Impianti a pannelli radianti: tipologie, vantaggi, prezzi, incentivi


Gli impianti a pannelli radianti rappresentano senza dubbio una delle soluzioni più efficienti e funzionali al fine di garantire il risparmio energetico in un determinato ambiente.

Per questo motivo, l’installazione di questa tipologia di impianti risulta anche agevolabile con le detrazioni fiscali volte al conseguimento dell’efficienza energetica, tra cui anche il Superbonus 110%.

Gli impianti maggiormente installati sono quelli a pavimento, che vengono posizionati direttamente sotto lo strato più superficiale (es. sotto alle piastrelle), e garantiscono una dispersione del calore omogenea e naturale. Ma esistono anche differenti tipologie di impianti a pannelli radianti, che possono essere installate anche sul soffitto, sulle pareti laterali, o addirittura nel battiscopa.

Comunque sia, gli impianti a climatizzazione radiante assicurano realmente innumerevoli vantaggi, in tutti i termini possibili. Si va dall’ottenimento di notevoli risparmi energetici, alla certezza della riduzione degli importi in bolletta. Per non parlare poi dei grossissimi vantaggi riguardanti la riduzione delle emissioni di CO2, e quindi la tutela dell’ambiente.

Ma non basta. Questa tipologia di impianto assicura anche dei miglioramenti sorprendenti in termini di qualità dell’aria interna, quella che chi frequenta o abita il luogo respira quotidianamente.

In questo vademecum scopriremo tutto quello che c’è da sapere sugli impianti di climatizzazione a pannelli radianti, con le varie tipologie, il funzionamento, le modalità di installazione e i tantissimi vantaggi che comportano.

Vedremo inoltre che cosa bisogna conoscere in riferimento all’ambito normativo, con tutti i requisiti che gli impianti devono possedere per essere in regola.

I prezzi di mercato aggiornati al 2021 e gli incentivi statali concessi sono gli ultimi argomenti che tratteremo. Di seguito la guida completa sugli impianti di climatizzazione a pannelli radianti.

Impianti a pannelli radianti: come funziona la climatizzazione radiante

Gli impianti a pannelli radianti più comunemente conosciuti sono quelli composti da un lungo tubo a forma di serpentina, che può essere installato sotto il pavimento, sul soffitto o nelle pareti laterali.

Tali sistemi funzionano grazie al principio dell’irraggiamento, ovvero si servono di onde elettromagnetiche per trasferire energia termica da un corpo all’altro, e possono essere installati sia per riscaldare che per raffrescare gli ambienti.

Il concetto è molto semplice. In sostanza, all’interno di questo lungo tubo scorre dell’acqua, che negli impianti a climatizzazione radiante funge appunto da fluido termoconvettore. Chiaramente, per raffrescare o riscaldare l’acqua, è necessario che il sistema sia collegato ad una fonte.

Per ottenere calore nei mesi invernali, l’impianto dovrà essere collegato, per esempio, ad una caldaia, ad un impianto a pompa di calore o ad una stufa a biomassa. Se invece si desidera risparmiare più energia possibile e ridurre al minimo le emissioni di CO2, la soluzione ideale è legare il funzionamento del sistema ad un impianto fotovoltaico.

Per raffrescare l’ambiente invece, sarà possibile affidarsi ai cosiddetti “chiller”, ovvero dei macchinari refrigeranti che sfruttano i principi della compressione e dell’espansione di gas frigorigeni per sottrarre calore all’acqua e abbassarne la temperatura.

Gli impianti a pannelli radianti, quando sono installati in ambienti domestici, solitamente vengono disposti per trasmettere calore per convenzione. Il che significa che il calore viene generato solo tramite il movimento dell’acqua attraverso i tubi.

Quando invece gli impianti vengono installati per soddisfare una richiesta maggiore, e quindi grandi ambienti commerciali, allora il sistema viene disposto per lavorare sia per convenzione che per conduzione.

In questo caso, il calore si trasmette anche attraverso il contatto tra due corpi, come il pavimento e il corpo umano. In sostanza, più le persone camminano sul pavimento, più questo genera calore.

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Sistemi radianti: perché sono tra le migliori soluzioni

Come abbiamo detto, gli impianti a pannelli radianti garantiscono una quantità davvero considerevole di vantaggi.

Questi sistemi, oltre ad adattarsi perfettamente a qualsiasi tipo di impianto, possono inoltre essere installati su tutte le tipologie di parete o pavimentazione. Sono dunque altamente versatili e in più, essendo posizionati al di sotto della superficie, non hanno modo di creare ingombro.

Nel parlare dei vantaggi però siamo solo all’inizio. Gli impianti a climatizzazione radiante garantiscono un comfort abitativo che nessun altro impianto è in grado di creare allo stesso modo.

Ciò perché, a differenza delle soluzioni radianti tradizionali, come i termosifoni, i tubi a serpentina vengono installati sull’intera superficie. Il che significa che la parte riscaldante è nettamente superiore a quella degli altri sistemi, ed è questo in sostanza il segreto fondamentale.

Tutti gli impianti radianti, inclusi i termosifoni, tendono a riscaldare principalmente l’area in prossimità di dove sono installati, e solo dopo un po’ di tempo riescono ad espandere il calore nell’ambiente.

L’aria calda però, come sappiamo, sale naturalmente prima verso l’alto, e in seguito raggiunge le parti più basse dell’abitazione. Questo significa che generalmente è necessario diverso tempo per ottenere un livello di calore omogeneo nelle stanze.

Gli impianti a pannelli radianti, pur funzionando attraverso lo stesso principio, hanno una superficie riscaldante che copre l’intero pavimento. Il che vuol dire che il calore parte dal basso e, visto che tende a salire verso l’alto, si diffonderà attraverso la stanza in poco tempo, riempiendola naturalmente.

Altri vantaggi: risparmi energetici, qualità dell’aria, tutela dell’ambiente

A questo concetto è legata anche la ragione dei notevoli risparmi energetici. I radiatori tradizionali infatti, visto che presentano una superficie riscaldante minima rispetto alla grandezza di un ambiente medio, necessitano di molta più energia per riscaldarlo.

Ciò comporta notevoli sforzi per l’impianto al quale sono collegati, per esempio la caldaia, che dovrà riscaldare l’acqua a temperature più alte. Pensate solo al fatto che gli impianti tradizionali, solitamente, per funzionare bene devono generare calore a circa 70°.

Gli impianti radianti a pavimento invece, visto che possiedono un’intera superficie sulla quale operare, riescono a lavorare tranquillamente a 30°-40°. Per questo motivo, rispetto a quanto accade con le soluzioni comuni, gli importi in bolletta si possono ridurre fino al 40%.

Ciò comporterà svantaggi in termini di rendimento? Assolutamente no, anzi. Ci saranno miglioramenti sia per quanto riguarda le tempistiche necessarie al riscaldamento di un ambiente, sia per quanto riguarda la qualità stessa del riscaldamento.

Il calore prodotto da un impianto a pannelli radianti è definito come il più simile a quello che genera il sole. Si adatta al corpo umano in maniera naturale e lo riscalda gradualmente, rispettandone i tempi e la fisiologia.

Questo, come si può immaginare, è anche il motivo per il quale l’aria interna risulterà più pulita e salutare. Proprio come il calore emanato dai raggi solari, anche quello prodotto dall’impianto radiante è in grado di purificare l’aria, ridurre la proliferazione batterica e prevenire lo sviluppo dell’umidità.

Insomma, citare tutti i vantaggi che comporta l’installazione di un impianto di riscaldamento a pavimento è una seria impresa.

Ma aggiungiamo anche, per chi non l’avesse ancora capito, che la tutela dell’ambiente è un tema delicato che riguarda chiunque, e se c’è una cosa che tutti possono fare per contribuire, è installare in casa un sistema di riscaldamento che garantisca emissioni minime di CO2 nell’ambiente.

I sistemi radianti assicurano anche questo, e perciò possono essere acquistati e installati usufruendo delle detrazioni fiscali, che lo ricordiamo, ad oggi, sono diventate fruibili anche per i soggetti incapienti.

Degli incentivi statali però parleremo più avanti.

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Impianti a pannelli radianti: esistono degli svantaggi?

Riguardo l’installazione degli impianti a pannelli radianti non esistono dei veri e propri svantaggi.

Più che altro, esistono degli aspetti che potrebbero inizialmente scoraggiare l’acquirente, ma che in realtà risultano facilmente risolvibili.

Il primo riguarda l’installazione dei sistemi radianti. Essendo appunto che le tubazioni vengono installate al di sotto della pavimentazione, è chiaro che il momento migliore per procedere con la messa in posa sarebbe quando ancora l’immobile è in fase di costruzione.

Attenzione però, gli impianti a pannelli radiati possono essere installati senza problemi anche con un intervento di ristrutturazione successivo alla costruzione dell’immobile. L’aspetto sconveniente è solo che ci vorrà più tempo e più lavoro da parte degli operai.

A tutto ciò, come si può immaginare, è legato anche l’aspetto economico.

Chi decide di acquistare e installare in casa questa tipologia di impianti, inizialmente si troverà a dover pagare delle cifre leggermente più elevate rispetto a quelle che generalmente vengono richieste per l’acquisto e la posa degli impianti tradizionali.

Il motivo però è solo uno. I sistemi radianti sono più efficienti, più sicuri e, come abbiamo detto diverse volte, vi permettono di risparmiare col tempo.

Dunque, se gli importi in bolletta andranno pian piano a calare, è normale che all’inizio questi impianti possano venire a costare di più.

In ogni caso, potete star certi che il risparmio sarà garantito, e che andrete a guadagnarci sia in termini economici che in termini di salute.

Tipologia impianto: a bassa o ad alta inerzia

L’unica differenza che abbiamo visto finora tra le tipologie di impianto a pannelli radianti è il loro sistema di trasmissione del calore. Ovvero, ci sono dei tipi che sfruttano il metodo della convenzione, mentre altri si servono anche della conduzione, ovvero dell’energia che scaturisce tramite il contatto.

Sempre a questo discorso si legano le differenze esistenti tra gli impianti radianti a bassa inerzia e quelli che invece funzionano ad alta inerzia.

I sistemi che generalmente vengono installati in ambienti domestici sono quelli a bassa inerzia, che hanno una resistenza minore, e sono perfetti per i luoghi nei quali il riscaldamento acceso non è necessario durante tutta la giornata.

L’acqua presente nelle tubazioni viene riscaldata in tempi molto brevi, ma il calore prodotto potrà soddisfare solo le esigenze di ambienti non troppo grandi, come quelli domestici appunto.

Gli impianti ad alta inerzia invece sono nati appositamente per i grandi ambienti interni, come ad esempio quelli dei centri commerciali, che rimangono aperti per buona parte della giornata, sono molto frequentati, e quindi devono soddisfare standard molto superiori.

I sistemi ad alta inerzia ci mettono molto più tempo a riscaldare l’intero ambiente, ma d’altro canto sono anche in grado di mantenere per molto più tempo una temperatura ideale costante, anche dopo che si è spento il riscaldamento.

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Tipologia impianto: idraulico o elettrico?

Finora abbiamo parlato esclusivamente delle tipologie di impianto radiante che vengono alimentate in maniera idraulica, ovvero tramite l’utilizzo dell’acqua.

Esiste però anche un’altra tipologia di impianti a pannelli radianti, che per riscaldare l’ambiente utilizza invece la corrente elettrica.

Al posto delle tubazioni a serpentina, gli impianti elettrici possiedono dei conduttori flessibili.

L’aspetto più vantaggioso di questi impianti, è che non servirà più collegare il sistema ad una fonte di energia principale come la caldaia. Tutto funzionerà semplicemente tramite corrente elettrica, e non servirà nient’altro.

Rispetto all’efficienza dell’impianto idraulico però, quello elettrico presenta diversi svantaggi.

I sistemi radianti elettrici sono molto meno conosciuti e acquistati rispetto a quelli idraulici, semplicemente perché sono meno prestanti in termini di rendimento e perché anche il risparmio in bolletta è più contenuto.

Hanno una potenza minore, e necessitano inoltre di interventi di manutenzione piuttosto complessi e costosi. Anche i prezzi iniziali per l’acquisto e l’installazione di un sistema elettrico, d’altronde, sono più costosi rispetto agli importi richiesti per l’impianto idraulico.

I sistemi idraulici, in più, non richiedono interventi di manutenzione, a meno che in casi estremi non si verifichino delle perdite.

Modalità d’installazione: a umido o a secco?

Un’altra differenza riguardante le tipologie di impianti a pannelli radianti è inerente invece alle modalità d’installazione.

I sistemi radianti possono essere installati infatti sia a umido che a secco, e nel compiere la scelta giusta bisogna considerare diverse caratteristiche.

Negli impianti a umido, i pannelli su cui saranno disposte le serpentine vengono “annegati” direttamente:

  • nello strato di sottofondo, in caso di nuova costruzione;
  • nello strato di massetto (una tipologia di massetto specifica per l’impianto radiante), se il sistema viene integrato dopo la costruzione.

Gli impianti a secco invece sono installati con l’utilizzo di pannelli pre-fabbricati, contenenti le tubature, che vengono “poggiati” direttamente sopra lo strato di massetto, proprio al di sopra della pavimentazione.

Come è ovvio che sia, l’installazione a secco è molto più facile e veloce da mettere in atto, ed inoltre i pannelli sono meno spessi rispetto a quelli necessari con l’installazione a umido.

Con un impianto installato a secco è possibile ottenere un risparmio energetico addirittura maggiore, perché le temperature di riscaldamento dell’acqua saranno più basse, e con queste anche le prestazioni dell’impianto.

Per via della loro installazione “superficiale”, i sistemi a secco possiedono un livello di inerzia molto ridotto, ed una totale mancanza di volano termico. Questo significa che ci metteranno pochissimo tempo ad accendersi e a spegnersi, ma anche che non saranno in grado di trattenere il calore.

I sistemi a umido, al contrario, hanno un’inerzia superiore ed un volano termico molto elevato. Il che vuol dire che si accenderanno e si spegneranno molto più lentamente, ma saranno in grado di mantenere il calore anche per giorni.

Alla fine, non c’è una risposta ideale alla domanda: “è meglio installare in casa un impianto a umido oppure uno a secco?”. In realtà, tutto dipende dalle abitudini di chi ci vive.

Per le famiglie che sono solite passare tanto tempo in casa, è senza dubbio consigliata l’installazione a umido. Se invece l’abitazione rimane vuota per buona parte della giornata, allora non avrebbe senso il sistema a umido, perché l’ambiente non farebbe neanche a tempo a riscaldarsi.

La scelta dipende anche dal luogo in cui si trova l’immobile. Se, ad esempio, si tratta di una villa indipendente senza immobili accanto, allora sarebbe impensabile installare un impianto a pavimento a secco. Sarebbe necessario quello a umido, ed inoltre, sarebbe utile in questo caso anche la coibentazione dell’unità.

Nel caso in cui invece l’immobile si trovasse in un’area molto edificata oppure facesse direttamente parte di un agglomerato di edifici, allora si avrebbe già un buon grado di isolamento, e l’installazione a secco potrebbe essere un’opzione.

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Impianti radianti per riscaldamento e raffrescamento: le tipologie

Gli impianti a pannelli radianti sono generalmente installati per generare calore, e quindi essere utilizzati nei mesi invernali.

Tuttavia, come abbiamo già accennato, i sistemi più prestanti riescono a garantire sia il riscaldamento che il raffrescamento per i mesi estivi.

Oltre alle varie differenze che abbiamo visto riguardo l’installazione e il funzionamento degli impianti radianti, esiste anche una distinzione che invece riguarda il posizionamento. Ovvero, dove si deciderà di installare i pannelli con le serpentine.

Gli impianti a pannelli radianti possono essere installati:

  • A pavimento;
  • A parete;
  • Nel battiscopa;
  • Sul soffitto.

Vediamo di seguito tutte le tipologie una per una e analizziamo le differenze.

Pannelli radianti a pavimento

Gli impianti radianti a pavimento sono senza dubbio i più scelti, in quanto sono più prestanti sia in termini di rendimento che di risparmio energetico.

Come abbiamo già detto infatti, il riscaldamento a pavimento gode di una superficie riscaldante molto elevata, per cui la caldaia non necessita di temperature alte per riscaldare l’ambiente, e consumerà di meno.

C’è poi anche il fattore della posizione, che non è da sottovalutare, perché sfrutta fattori naturali per garantire prestazioni massime. Il calore viene prodotto dal basso e si espande per tutto l’ambiente, salendo naturalmente verso l’alto e creando un moto convettivo.

Un grande svantaggio degli impianti a pavimento invece è che, se si intende installarli all’interno di una costruzione già finita, saranno necessari lavori di ristrutturazione pesanti e molto costosi.

Negli impianti di riscaldamento a pavimento, le tubazioni possono essere installate in due modi:

  • A chiocciola, ovvero parallele l’una all’altra;
  • A serpentina, ovvero a zig-zag.

Pannelli radianti a parete

Quando gli impianti a pannelli radianti vengono installati a parete, le tubazioni si posizionano intervenendo sulla parte esterna dell’immobile, e non su quella interna.

Come accade con il riscaldamento a pavimento, in cui si posiziona uno strato isolante al di sotto dei pannelli per far sì che il calore vada solo verso il pavimento e non verso il sottofondo, nel caso delle pareti il materiale isolante si disporrà appunto in modo che sia rivolto dall’interno verso l’esterno.

In questo modo il calore, invece che riscaldare gli ambienti interni, trasmetterà il calore verso la parte esterna della parete, impedendo direttamente al freddo di entrare.

Per questo motivo, il sistema a parete funge in qualche modo anche da cappotto termico. È in grado infatti di limitare o azzerare le dispersioni di calore verso l’esterno e di ridurre la differenza di temperatura tra le pareti calde (parte interna) e quelle fredde (parte esterna).

Di contro, per gli impianti a parete c’è che, avendo a disposizione una superficie inferiore su cui operare rispetto al riscaldamento a pavimento, la caldaia dovrà produrre calore a temperature più elevate, e quindi i consumi in bolletta saranno maggiori.

Oltretutto, c’è da tenere in conto che non sarà possibile installare le tubazioni sull’intera superficie della parete, in quanto i tubi non si estendono per più di 2 metri. In base alla possibile altezza dei locali dunque, potranno coprire circa la metà oppure 1/3 della parete.

Un grande vantaggio per gli impianti a parete invece è che, come si può immaginare, sono più semplici da installare rispetto a quelli a pavimento. Ciò non perché le modalità d’installazione siano differenti, ma perché lavorare su una parete è senza dubbio meno complesso di quanto non lo sia farlo sulla pavimentazione.

Tubazioni radianti nel battiscopa: come funziona?

Questa potrà suonare nuova a molti, in quanto si tratta di una soluzione relativamente più recente rispetto alle altre tipologie di climatizzazione radiante.

Ebbene sì, i tubi, oltre che nel pavimento, nella parete e sul soffitto, possono essere posizionati anche all’interno del battiscopa.

Ovviamente non stiamo parlando di un normale battiscopa, ma di una speciale tipologia di battiscopa (adatta a contenere dei piccoli tubi) che viene installata nel momento in cui si sceglie questo tipo di impianto.

Le tubazioni, che in questo caso non vengono chiaramente annegate nel cemento, sono realizzate con materiali che godono di un’elevata conducibilità termica e che sono specificamente adatti allo scopo che devono soddisfare, ovvero:

  • Rame con alettature in alluminio;
  • Ottone antistatico.

Il funzionamento è molto semplice. In sostanza, l’aria fredda che entra a contatto con i tubi, dove all’interno scorre acqua calda, si scalda e circola all’interno del battiscopa.

Questo speciale battiscopa è dotato di una fessura posta lungo tutta la parte superiore. Ancora una volta l’aria calda, come è normale che sia, salirà verso l’alto, ricoprendo l’intera parete sovrastante.

A quel punto il calore, visto che avrà una bassa velocità di salita e visto il contatto con l’aria fredda, rimarrà come poggiato sulla parete, che quindi si riscalderà a tal punto da trasmettere il calore verso le parti interne della stanza.

Ovviamente, rispetto alle soluzioni a pavimento, a parete e a soffitto, le tubazioni posizionate nel battiscopa hanno un rendimento nettamente minore. È chiaro però che saranno molto più semplici da installare, in quanto non saranno necessari infatti interventi strutturali invasivi.

Pannelli radianti a soffitto

Per quanto riguarda le tipologie di impianti a pannelli radianti a soffitto, la loro installazione in ambienti domestici è piuttosto rara, in quanto risulta sconveniente per diversi aspetti.

C’è da dire intanto che, quando questi moduli vengono installati nelle case, generalmente lo si fa per produrre raffrescamento e non riscaldamento.

Questo perché la natura impone che l’aria che si trova in basso sia sempre più calda di quella che si trova in alto, e anche la fisiologia del corpo umano, per stare bene, ha bisogno di rispettare questa regola.

Installare un impianto di riscaldamento a soffitto in un ambiente domestico standard, che generalmente è alto sui 3 metri, significherebbe in qualche modo alterare il naturale movimento del calore all’interno dell’ambiente.

Per questo motivo, nel caso dovesse essere installato, esistono anche delle temperature massime che l’impianto non potrà superare, che dipendono appunto dall’altezza del locale.

Questa tipologia di impianti adibita al riscaldamento, per le ragioni viste sopra, viene più comunemente installata in ambienti molto ampi, come capannoni industriali o depositi. In questo caso, non si installano i classici pannelli ma le cosiddette “termostrisce radianti”.

Si tratta di grandi moduli metallici disposti a vista, che coprono solo parte del soffitto in quanto non sono attaccati tra loro, ma disposti parallelamente. Per via dei grandi ambienti che devono soddisfare, questi sistemi operano a temperature elevatissime e necessitano di un bruciatore esterno.

Riguardo invece agli impianti radianti a soffitto per raffrescare gli ambienti domestici, anche questi di solito vengono disposti a vista, con dei pannelli metallici oppure in cartongesso, separati dal soffitto con uno strato isolante. Dopodiché, le tubazioni si dispongono attaccate sopra gli stessi pannelli, oppure direttamente al loro interno.

Intervenire con pesanti lavori di ristrutturazione al fine di disporre le tubazioni direttamente “annegate” nella struttura del solaio, è una scelta molto rara in quanto troppo onerosa in caso di costruzione già esistente.

Se invece l’operazione si compie in fase di costruzione, conviene senza dubbio installare le tubazioni direttamente nascoste all’interno del solaio.

Climatizzazione radiante: ambito normativo e requisiti tecnici

La normativa che attualmente regolamenta il funzionamento degli impianti a pannelli radianti è la UNI EN 1264, introdotta per la prima volta nel 1997 e aggiornata con le ultime modifiche in data 1 luglio 2021.

Si tratta di una norma di prodotto, valida per tutti i Paesi europei che partecipano al CEN (Comitato Europeo di Normazione).

La UNI EN 1264 si divide in 5 parti come segue:

  1. UNI EN 1264-1: Definizioni e simboli;
  2. UNI EN 1264-2: Riscaldamento a pavimento: metodi per la determinazione della potenza termica mediante metodi di calcolo e prove;
  3. UNI EN 1264-3: Dimensionamento;
  4. UNI EN 1264-4: Installazione;
  5. UNI EN 1264-5: Superfici per il riscaldamento e il raffrescamento integrate nei pavimenti, nei soffitti e nelle pareti – Determinazione della potenza termica.

La normativa attualmente in vigore calcola il livello di potenza termica dell’impianto tenendo conto dei seguenti parametri:

  • Tubo di conduttività che, per una conducibilità termica (λ) pari a 0, 35 W/(m*K) ed uno spessore pari a 2 mm, deve avere un’irradianza (ovvero deve essere in grado di trasmettere una densità di corrente termica) pari a 6,7 W/m³;
  • Tipo di pavimento, il cui calcolo di basa sul grado di resistenza termica del rivestimento del pavimento e sulla conduttività termica dello strato di supporto;
  • Passo tra i tubi, il cui calcolo si basa sulla resistenza termica del rivestimento del pavimento;
  • Il tipo di rivestimento del pavimento, che dipende dal suo grado di resistenza termica e dal passo tra i tubi;
  • Diametro esterno del tubo, che si calcola sempre in base alla resistenza termica del rivestimento e al passo tra i tubi;
  • Salto termico medio tra la temperatura dell’acqua e quella dell’aria.

Come prima accennavamo, la normativa che regolamenta l’installazione e il funzionamento degli impianti a pannelli radianti, impone anche dei limiti riguardanti la temperatura massima che la superficie del pavimento non deve superare. Questa è differente in base alla tipologia di ambiente nel quale i pannelli vengono installati.

Ovvero, il valore massimo di potenza termica che i pannelli potranno produrre è di:

  • 100 W/m², per le aree della casa in cui si è soliti permanere e soggiornare, per una temperatura massima del pavimento pari a 29 °C;
  • 100 W/m², per i bagni e aree simili, per una temperatura massima del pavimento pari a 33 °C;
  • 175 W/m², per le aree periferiche, ovvero quelle meno frequentate, nelle quali la temperatura massima del pavimento potrà arrivare a 35°C.
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Impianti a pannelli radianti: Prezzi 2021

L’acquisto e l’installazione degli impianti a pannelli radianti, come abbiamo già detto, possono richiedere un costo generalmente più elevato rispetto agli impianti tradizionali.

Ribadiamo però che questi sistemi innovativi e sostenibili garantiscono notevoli risparmi nel lungo periodo, come si potrà notare dalla riduzione degli importi in bolletta.

Per calcolare i prezzi medi di mercato aggiornati al 2021, per gli impianti radianti si deve tener conto di alcuni importanti fattori, ovvero:

  • Il passo di posa delle serpentine (ovvero la distanza tra due tubi immediatamente contigui, che può essere costante o variabile);
  • La temperatura media esterna del luogo in cui viene installato l’impianto;
  • La qualità del modello che si sceglie.

Per gli impianti a pannelli radianti, considerandone l’acquisto e l’installazione finita, inclusa l’installazione di una nuova caldaia per la produzione di calore, si può arrivare a spendere complessivamente circa sui:

  • 30-40 € al mq (soluzioni più economiche e meno prestanti);
  • 70-90 € al mq (soluzioni di medio livello);
  • 100 € al mq e oltre (soluzioni più innovative e prestanti).

Se consideriamo invece solo l’impianto radiante, senza includere la caldaia, prendendo come esempio un’abitazione standard di 100 mq e dei sistemi mediamente prestanti, i costi si aggireranno sui:

  • 25-35 € al mq per la sola fornitura dei componenti dell’impianto;
  • 30-37 € al mq per l’installazione dell’impianto.

È chiaro che, quando si parla di questi impianti, sono troppi i fattori variabili che possono sopraggiungere, per cui determinare un sprezzo specifico per tutti i casi è sicuramente impossibile, oltre che sbagliato.

Ad esempio, le opere murarie necessarie per installare un impianto di riscaldamento a pavimento saranno nettamente più costose di quelle necessarie per un impianto a parete. Mentre gli impianti a soffitto e quelli a battiscopa non richiederanno generalmente interventi invasivi.

Ci sono inoltre da tenere in conto le temperature medie degli ambienti esterni. Finora abbiamo considerato l’installazione di un impianto radiante in luoghi dove il clima invernale non presenta temperature eccessivamente fredde.

Se l’installazione avviene invece in ambienti situati in luoghi con climi estremi e temperature molto rigide, l’impianto dovrà necessariamente essere molto più potente, e si potrebbe arrivare a spendere anche diverse migliaia di euro in più.

Impianti a pannelli radianti: tutti gli incentivi disponibili

Come abbiamo già accennato, visto che gli impianti a pannelli radianti garantiscono dei notevoli risparmi in termini energetici, esistono diversi incentivi statali che ne agevolano l’acquisto e l’installazione.

Ecco quali sono e come funzionano.

Ecobonus 50%-85%: acquisto, installazione, posa in opera, sostituzione impianto

In ottica di interventi edilizi mirati all’efficientamento energetico degli edifici, il primo bonus da prendere in considerazione è ovviamente l’Ecobonus.

L’incentivo è in vigore ormai da tanti anni e concede una detrazione del 50% o 65% per il conseguimento di interventi che assicurano il miglioramento delle prestazioni energetiche, su unità immobiliari esistenti di qualsiasi categoria catastale, anche se rurali o adibite ad uso professionale, sia che si trovino in condominio oppure che siano indipendenti.

Solo per gli interventi sulle parti comuni degli edifici condominiali, a seconda dell’entità degli interventi, sono concesse aliquote in misura maggiore, del 70%, 75%, 80% e 85%.

Gli interventi edilizi fatti sulle pareti, sulle finestre, sui tetti e sui pavimenti degli edifici, che servono a migliorare le prestazioni energetiche, per l’Ecobonus rientrano tra quelli legati “all’efficientamento dell’involucro degli edifici”.

L’acquisto, l’installazione e le opere murarie legate alla posa in opera degli impianti a pannelli radianti sono quindi agevolabili con l’Ecobonus. Il massimale di spesa legato a questo intervento è pari a 60.000 euro, sia per le unità indipendenti che per gli edifici condominiali.

Per le parti comuni degli condomini, il massimale si deve moltiplicare per le unità presenti.

I requisiti da rispettare sono i seguenti:

  • Gli interventi devono interessare le strutture opache di edifici esistenti, e non sono ammessi ampliamenti;
  • Gli interventi devono comportare la delimitazione di un volume riscaldato verso l’esterno, verso vani non riscaldati o contro terra;
  • Si dovrà dimostrare il rispetto dei requisiti di trasmittanza termica per l’isolamento dei pavimenti, ai sensi dell’Allegato E, Tabella 1 del DM Requisiti Tecnici (Decreto 6 agosto 2020).

L’Ecobonus consente anche di agevolare la sostituzione dell’impianto di climatizzazione esistente con un nuovo impianto ad alta efficienza energetica.

Si può beneficiare dell’Ecobonus con la detrazione diretta (con recupero in 10 quote per 10 anni), con la cessione del credito a fornitori o istituti bancari, oppure con lo sconto immediato in fattura.

Bonus Ristrutturazioni 50%: acquisto, installazione, opere murarie, sostituzione impianto

Il Bonus Ristrutturazioni è conosciuto generalmente perché concede detrazioni fiscali per interventi edilizi volti appunto alla ristrutturazione, al recupero e al risanamento degli edifici.

Tuttavia, è possibile accedervi anche per interventi edilizi volti al risparmio energetico (vedi qui quali).

Tra gli interventi volti al risparmio energetico che possono essere agevolati con il Bonus Ristrutturazione, ci sono quelli che garantiscono la riduzione della trasmittanza termica degli edifici, come la coibentazione oppure l’installazione di un impianto radiante a pavimento, a parete o a soffitto.

I lavori volti alla riduzione della trasmittanza termica dovranno rispettare anche qui i requisiti previsti dal Decreto Requisiti Tecnici, e potranno essere eseguiti su:

  • Pareti verticali che separano i locali riscaldati dall’esterno, dai vani freddi o dal terreno;
  • Coperture opache orizzontali e inclinate che delimitano gli spazi riscaldati dall’esterno o dai vani freddi;
  • Pavimenti che separano gli ambienti riscaldati dall’esterno, dai vani freddi o dal terreno;
  • Serramenti comprensivi di infissi che delimitano i locali riscaldati dall’esterno e dai vani freddi.

Ma non è finita qui. Oltre all’acquisto e all’installazione dell’impianto radiante e agli interventi murari connessi, il Bonus Ristrutturazioni, come l’Ecobonus, agevola anche la sostituzione dell’impianto di climatizzazione invernale esistente con un nuovo impianto, come la caldaia.

Il massimale di spesa previsto per il Bonus Ristrutturazioni è pari a 96.000 euro per ogni unità immobiliare. È possibile usufruire dell’incentivo con la detrazione diretta (10 quote per 10 anni), con la cessione del credito o con lo sconto in fattura.

Con le modifiche introdotte dal DL Semplificazioni a luglio 2020, la definizione di ristrutturazione edilizia è cambiata, e ad oggi ammette anche gli interventi di demolizione e ricostruzione con ampliamento e modifiche strutturali. Per approfondire: “Ristrutturazione edilizia: la nuova definizione dal DL Semplificazioni

Superbonus 110%: impianti radianti come intervento trainato

Il Superbonus 110% non poteva certo mancare. L’incentivo introdotto lo scorso anno con il Decreto Rilancio, come sappiamo, ha potenziato l’aliquota prevista per l’Ecobonus e per il Sismabonus, concedendo la possibilità di eseguire gli stessi interventi nella misura del 110%.

I lavori legati all’efficientamento energetico, per essere ammissibili al Super Ecobonus 110%, devono garantire il miglioramento minimo di 2 Classi energetiche rispetto alla condizione ante-operam. Se gli interventi dovessero conseguire il raggiungimento della Classe più elevata, sarebbe sufficiente dimostrare il salto di 1 sola Classe, con l’APE Pre e Post Interventi.

L’installazione di un impianto di riscaldamento a pavimento è conseguibile con il Superbonus 110% come intervento Trainato. Il che significa che non potrà essere eseguito da solo, ma dovrà essere appunto “trainato” da un altro intervento Trainante.

Gli interventi trainanti sono:

Per gli interventi rientranti nel Super Sismabonus 110%, non sarà necessario dimostrare il salto di classe, ma si dovrà comunque provare che gli interventi hanno comportato dei miglioramenti rispetto a prima. In questo caso servirà l’asseverazione sismica.

Tra le spese che possono essere portate in detrazione ci rientrano anche tutte quelle indirette, che sono state necessarie alla realizzazione dell’intervento. Come le opere murarie, lo smaltimento dell’impianto precedente o anche i corrispettivi pagati ai professionisti.

Il Superbonus 110% è fruibile tramite:

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