Superbonus 110%: tutta la documentazione necessaria (aggiornato Ottobre 2021)


A seguito dello scoppio della pandemia lo scorso anno e dei vari lockdown che sono seguiti, si è reso necessario trovare il modo di risollevare l’economia italiana.

Il Governo Conte II ha pensato allora, con il Decreto Rilancio convertito in legge a luglio 2020, di introdurre una delle misure più rilevanti e interessanti di sempre: il Superbonus 110%.

Parlandone a posteriori, si può dire che senza dubbio sia stata un’ottima mossa, visti i risultati che il maxi-incentivo sta ottenendo in termini di richieste. Vedi qui i dati aggiornati al 31 agosto 2021.

C’è da dire che inizialmente il Superbonus 110% non è decollato da subito, soprattutto per la complessa documentazione che era necessario ottenere per potervi accedere. Ne abbiamo parlato approfonditamente nell’articolo: “Superbonus 110%: tutta la documentazione necessaria

Così, con il Decreto Semplificazioni BIS del Governo Draghi, convertito in legge a luglio 2021, si è provveduto a facilitare di gran lunga i procedimenti più complessi legati alla richiesta del maxi-bonus, soprattutto in relazione ai documenti da presentare.

Vediamo quindi tutta la documentazione necessaria per accedere al Superbonus 110%, con gli ultimi aggiornamenti normativi e le varie semplificazioni introdotte.

Superbonus 110%: CILAS obbligatoria, quando e perché

La maggiore novità introdotta dal DL Semplificazioni BIS è, senza alcun dubbio, la nascita della CILAS (o CILA Superbonus).

Si tratta di un documento con funzioni simili a quelle della CILA tradizionale, che però si applica esclusivamente alla maxi-agevolazione con aliquota al 110%.

Presentare la CILAS è obbligatorio a partire dal 5 agosto 2021, per tutti gli interventi ammissibili al Superbonus 110% (sia ramo Ecobonus che Sismabonus) che non prevedono la demolizione e la ricostruzione dell’edificio.

Per gli stessi interventi non è più necessario invece presentare la certificazione che attesti che l’edificio possiede la doppia conformità urbanistico-edilizia. È proprio questo documento infatti che rallentava le pratiche Superbonus, in quanto sono necessari dei mesi per poterlo ottenere.

Per approfondire, leggi: “Superbonus 110%: si CILA no conformità, come funziona davvero

In merito invece agli interventi strutturali che richiedono la demolizione e la ricostruzione dell’immobile, è sempre obbligatorio presentare anche l’attestazione della doppia conformità. Possiamo quindi contare questo documento solo in riferimento al Super Sismabonus 110% e solo per gli interventi strutturali pesanti.

Il fatto che, grazie alla CILAS, non sia più necessario presentare la doppia conformità, ha comportato la possibilità, anche per gli immobili abusivi di accedere al maxi-incentivo.

Nella CILA Superbonus infatti si dovranno specificare solo gli estremi del titolo abilitativo (o del provvedimento per gli immobili realizzati prima del 1967), che ne ha concesso la costruzione.

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CILAS, doppia conformità e decadenza beneficio

A tal proposito, ricordiamo che i requisiti relativi alla doppia conformità dell’immobile rimangono invariati. Infatti, in qualsiasi momento, le amministrazioni potranno avviare i controlli e scoprire se l’unità non ha mai ottenuto il visto di conformità. Ma anche in questo caso, l’immobile abusivo non sarà escluso a priori.

A quel punto infatti, se l’immobile non possiede la doppia conformità e neanche il titolo abilitativo risulta valido, allora la possibilità di accedere al maxi-bonus decadrebbe del tutto.

Se invece l’edificio non possiede la doppia conformità, ma possiede un titolo edilizio valido, allora il Superbonus decadrà solo in relazione alle parti dell’immobile che sono ritenute abusive. Mentre i lavori potranno proseguire sulle parti legittime dell’immobile.

È chiaro che, anche qui, se l’intero edificio risultasse abusivo (e quindi non conforme alle normative urbanistiche), allora l’accesso al maxi-bonus sarebbe negato.

Per approfondire, leggi: “Superbonus per abusi edilizi insanabili: con la CILAS si può

Chiarito in che modo funzioni la CILAS, vediamo quali sono gli altri documenti necessari per accedere al Superbonus 110%.

Allegare alla domanda Superbonus 110%: documenti obbligatori

Volendo spiegare il tutto nella maniera più semplice possibile, possiamo dire che i vari documenti da presentare per accedere al Superbonus si dividono in:

  • Documenti da allegare alla richiesta del maxi-incentivo;
  • Documenti da conservare in caso fossero richiesti nel corso di verifiche successive.

La richiesta di accesso al Superbonus 110% si invia mediante la registrazione all’apposito portale messo a disposizione dall’ENEA, ente che gestisce l’incentivo.

È possibile registrarsi al portale sulla base di tre account differenti: “Beneficiario”, “Intermediario”, “Asseveratore”.

Questo significa che anche i soggetti direttamente beneficiari dell’incentivo possono fare la richiesta e inviarla all’ENEA. In realtà però, per via della grande complessità legata al funzionamento del maxi-bonus, sconsigliamo a chiunque non sia esperto nel settore di procedere autonomamente all’invio della domanda.

Al momento dell’invio della richiesta di accesso al Superbonus 110%, il sistema richiederà all’utente di allegare i seguenti documenti:

  • Asseverazione del tecnico abilitato, che attesta che il soggetto beneficiario è idoneo all’ottenimento del maxi incentivo in termini di requisiti tecnici e di congruità delle spese;
  • APE Convenzionale Pre e Post Intervento (per gli interventi legati alla riqualificazione energetica Super Ecobonus 110%);
  • Asseverazione sismica (per gli interventi legati al Super Sismabonus 110%);
  • Copia della polizza assicurativa minima di 500.000 euro, che il professionista deve obbligatoriamente stipulare per poter asseverare le pratiche Superbonus;
  • Copia delle fatture relative alle spese sostenute;
  • Computo metrico estimativo del totale delle spese da portare in detrazione, avendo cura di distinguere le voci relative ad ogni intervento complessivo realizzato.
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E in caso di metodo con ripartizione in SAL?

Come abbiamo spiegato nell’articolo: “Superbonus, Bonus Casa e SAL: facciamo chiarezza”, i soggetti beneficiari del Superbonus 110% che, invece della detrazione in sede di Dichiarazione dei Redditi, optano per le opzioni alternative della cessione del credito o dello sconto immediato in fattura, possono farlo procedendo con la ripartizione in SAL.

La ripartizione in SAL consiste nel procedere appunto all’usufrutto della detrazione per Stati Avanzamento Lavori. In questo modo è possibile monetizzare l’incentivo in maniera più rapida, “separando” la pratica generale in più pratiche, condotte in diversi periodi di tempo.

Ogni SAL, per essere valido, deve riferirsi almeno al 30% dei lavori effettuati. Inoltre non è possibile costituire più di 2 SAL per ogni intervento generale, oltre a quello da redigere a fine lavori.

Leggi anche: “Superbonus 110%: chiarimenti su coibentazione e SAL dall’ENEA”.

Abbiamo detto che i SAL andranno a riferirsi indipendentemente ad almeno il 30% di lavoro già svolto, e che le pratiche dovranno essere depositate separatamente.

In riferimento alla documentazione da allegare alla richiesta di accesso all’incentivo però, per quanto riguarda i SAL c’è un aspetto da specificare.

Essendo che si possono fare un massimo di 3 SAL per ogni intervento complessivo, non vi verrà comunque richiesto di inserire la richiesta al Superbonus 110%  per 3 volte. Tuttavia, si dovranno allegare i documenti sopra citati per ogni SAL che si presenta.

Dunque l’asseverazione, l’APE Convenzionale, la copia della polizza assicurativa e la copia delle fatture sono documenti da allegare alla domanda originaria ad ogni SAL che si redige, ovviamente con dati ogni volta aggiornati in riferimento ai nuovi lavori, al nuovo periodo e alle nuove spese.

Per il computo metrico estimativo vale lo stesso, ma esisterà solo un documento. Questo sarà allegato alla prima pratica con riferimento al primo 30% di lavori eseguiti come “Computo Metrico Complessivo”.

Il documento resterà sempre lo stesso e, ad ogni SAL, dovrà essere semplicemente aggiornato con i nuovi dati.

Documenti da conservare a cura del beneficiario

Come dicevamo poi, oltre ai documenti da trasmettere all’ente ENEA al momento dell’invio della domanda, esistono altre certificazioni che il beneficiario dovrà conservare in caso gli dovessero essere richiesti in un momento successivo.

Nel caso in cui la pratica sia stata affidata completamente ad un tecnico professionista, allora sarà questo a dover custodire tali documenti a cura del soggetto beneficiario.

La documentazione da conservare si divide in “tecnica” e “amministrativa”.

Documentazione tecnica

Per quanto riguarda quella tecnica, si dovrà custodire:

  1. Copia dell’asseverazione trasmessa all’ENEA con allegati tutti i documenti obbligatori che abbiamo visto sopra. L’asseverazione dovrà essere firmata dal professionista incaricato, e dovrà contenere i Codici IDA (Identificativo dell’Asseverazione) e ASID (Protocollo dell’Asseverazione), che vengono generati automaticamente dal portale al momento dell’invio della richiesta;
  2. Stampa originale della Scheda Descrittiva degli interventi firmata sia dal tecnico abilitato che dal soggetto beneficiario. Qui dovrà essere riportato il Codice CPID (Codice Personale Identificativo), che il portale assegna in automatico al momento dell’invio della richiesta;
  3. Copia della relazione tecnica o del provvedimento regionale equivalente che:
  1. Fatture relative alle spese sostenute;
  2. Copia dell’APE Convenzionale Pre-intervento e Post-Intervento (se gli interventi sono legati al Super Ecobonus 110%);
  3. Copia dell’asseverazione sismica che attesti il miglioramento delle prestazioni strutturali dell’edificio (per gli interventi legati al Super Sismabonus 110%).

Attenzione perché non è finita qui. Infatti, se gli interventi previsti comprendono la sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale (lavoro Trainante), allora bisognerà conservare anche:

  • Scheda tecnica riguardante i nuovi generatori di calore installati;
  • Certificazione del fornitore dal quale si sono acquistate le valvole termostatiche (se si è provveduto ad integrare l’impianto con delle valvole termostatiche a bassa inerzia termica);
  • Dichiarazione di conformità degli impianti, ai sensi del DM n. 37/2008.

Documentazione amministrativa

In merito invece alla documentazione amministrativa, le certificazioni da conservare saranno le seguenti:

  • Titolo edilizio in riferimento alla tipologia di interventi da effettuare;
  • Ricevute dei bonifici parlanti bancari o postali con riferimento alle spese sostenute per gli interventi ammissibili al Superbonus 110%;
  • Stampa dell’email ricevuta in seguito all’invio della richiesta di Superbonus 110%. La e-mail varrà come ricevuta dell’asseverazione e conterrà il Codice ASID;
  • Dichiarazione di consenso firmata dal proprietario dell’immobile, se la richiesta non viene inviata dal diretto proprietario o detentore di diritto reale di godimento.

In più, per quanto riguarda gli interventi da svolgere sulle parti comuni degli edifici condominiali, sarà necessario custodire con cura anche:

  • Delibera dell’assemblea in cui tutti i condomini partecipanti dichiarano di approvare l’esecuzione dei lavori e la ripartizione delle spese secondo le tabelle millesimali (o secondo diversa convenzione);
  • Copia delle fatture relative alle spese sostenute, che riportano la cifra complessiva riguardante il condominio nonché le spese singole attribuite ad ognuno dei condomini separatamente.
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Cessione credito e sconto in fattura: documentazione aggiuntiva

Solo con riferimento ai soggetti che, invece della detrazione in 5 anni (4 per le spese sostenute nel 2022), hanno optato per la cessione del credito o per lo sconto in fattura immediato, allora sarà obbligatorio presentare anche il visto di conformità.

Non si tratta appunto del visto di conformità urbanistica, ma di una certificazione firmata dal tecnico abilitato che attesti che i dati inseriti all’interno dei vari documenti sono corretti e consentono l’accesso al Superbonus 110%.

Il visto di conformità viene rilasciato, ai sensi del DL n. 241 del 9 luglio 1997, da:

  • Professionisti incaricati della trasmissione delle pratiche (commercialisti, ragionieri, periti commerciali, consulenti del lavoro);
  • Responsabili assistenza fiscale dei CAF (che sono tenuti a vigilare sull’operato dei tecnici professionisti).

E la Segnalazione Certificata di Agibilità?

Tornando invece alla certificazione di conformità urbanistico-edilizia, come abbiamo già spiegato, è necessaria solo fini dell’accesso al Superbonus 110% per le pratiche che comprendono la demolizione e la ricostruzione dell’edificio.

A questo proposito però c’è da fare un chiarimento. Infatti, seppure tutto ciò non sia specificato dal Decreto Rilancio o dai provvedimenti normativi successivi, secondo quanto stabilito dal nostro ordinamento giuridico, a fine lavori è obbligatorio presentare anche la SCA (Segnalazione Certificata di Agibilità).

La SCA è necessaria per attestare che l’edificio è agibile. Attenzione però, perché, secondo quanto previsto dal D.lgs. n. 222/2016, per ottenere la SCA è necessario avere la certificazione di doppia conformità.

Per saperne di più, leggi: “Superbonus e CILA: qual è il ruolo della SCA?



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