Impianti elettrici civili: la tua casa è a norma?

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Una indagine condotta da Demoskopea, per conto della associazione per la Promozione della Sicurezza Elettrica, espone dei risultati piuttosto preoccupanti in relazione alla sicurezza delle abitazioni italiane: pare che quasi 12 milioni di appartamenti siano dotati di impianti elettrici non a norma; di questi 12 milioni, i 2/3 sono edifici realizzati prima del 1990.

Mentre, gli incidenti domestici e i guasti relativi al malfunzionamento degli impianti elettrici si aggirano intorno ai 45 mila l’anno.

Quando si parla di impianti elettrici civili, quindi anche per uso domestico, occorre fare riferimento a precise normative, le quali se poste in essere evitano il verificarsi di situazioni dannose.

In questo articolo parleremo in maniera precisa e puntuale della norma, la CEI 64-8, attualmente ancora in vigore.

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Norma CEI 64-8

La norma di riferimento per la realizzazione di un impianto elettrico civile è la CEI 64-8, la quale è sottoposta costantemente ad aggiornamenti sulla materia.

Questa legge è il principale riferimento normativo per tutti gli elettricisti che devono realizzare impianti elettrici in ambito residenziale, a bassa tensione.

All’interno della CEI 64-8 è possibile reperire le esatte prescrizioni riguardanti il progetto, la mesa in opera e la verifica degli impianti elettrici, al fine di realizzare un impianto corretto non solo dal punto di vista normativo, ma anche della sicurezza delle persone che abitano l’appartamento.

Attualmente (dal 1° marzo 2019) è in vigore la Variante 5 della CEI 64-8, che sostituisce le precedenti Sezioni 443 (protezione contro le sovratensioni di origine atmosferica), 534 (dispositivi per la protezione dalle sovratensioni) e la 772 (alimentazione dei veicoli elettrici).

La V5 ha, inoltre, introdotto delle nuove linee guida che prevedono il percorso di allineamento delle norme nazionali degli impianti elettrici civili alle normative europee, oltre a presentare contenuti innovativi, riguardanti le prestazioni minime (anche funzionali) di cui devono essere dotati gli impianti elettrici, ivi compresi quelli realizzati secondo le regole della domotica.

In conclusione, con quest’ultima versione della CEI 64-8, in cui viene stabilita la dotazione impiantistica minima di cui deve essere composto un impianto elettrico e le prestazioni funzionali che deve possedere, verrà garantita al committente anche una messa in opera di un impianto sicuro, rispondente a livelli minimi di usabilità e pienamente fruibile.

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I livelli minimi delle dotazioni impiantistiche-funzionali

Il punto specifico della norma CEI 64-8, relativo ai livelli minimi delle dotazioni impiantistico funzionali è indirizzato soprattutto al settore residenziale, quindi agli impianti elettrici civili (appartamenti in condominio, case singole come villette a schiera o edifici residenziali indipendenti).

I livelli rappresentati dalla normativa in questione sono tre:

– nel primo livello, rientra la predisposizione di un impianto elettrico provvisto delle dotazioni minime obbligatorie, cosicché possa essere dichiarato conforme ai sensi della CEI 64-8; inoltre, in tal modo verrà data una garanzia circa la sicurezza dello stesso e la sua (seppur minima) funzionalità;

– il livello 2, invece, è una via di mezzo tra un impianto base e uno complesso; in questo settore rientrano gli impianti realizzati con un numero maggiore di prese di corrente e di circuiti, oltre al citofono e ai dispositivi di controllo dei carichi elettrici;

– al livello 3, infine, vengono inseriti gli impianti innovativi e di pregio, ovvero quelli scomposti in diverse sezioni e dotati, magari, anche di funzioni domotiche.

I livelli di classificazione degli impianti elettrici introdotti dalla norma CEI 64-8 sono indipendenti da qualsiasi altra disciplina, ivi comprese quelle relative alla classificazione energetica e alle classi catastali degli immobili.

In sostanza si può dire che questa ripartizione e specificazione delle dotazioni degli impianti elettrici è utile non solo all’elettricista che dovrà porre in essere il progetto (a regola d’arte) e rilasciare, a conclusione, una certificazione di conformità, ma anche al committente il quale, avendo ben presente tali livelli, potrà operare una scelta sul tipo di intervento da far svolgere al professionista.

Per rendere agevole la comprensione dei livelli, di seguito verrà illustrata una semplice rappresentazione, per ogni livello, di un impianto elettrico, con l’indicazione delle dotazioni minime che l’elettricista dovrà installare.

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Livello 1

Il Primo Livello rappresenta un impianto elettrico BASE, che l’elettricista predisporrà per far si che l’appartamento possa essere dotato di certificazione di conformità (di tale impianto), oltre a garantire i requisiti di sicurezza e fruibilità: la norma CEI 64-8 prevede che ogni stanza venga dotata di un numero minimo di dispositivi.

Per un appartamento di dimensioni inferiori ai 50 mq, l’elettricista dovrà predisporre un impianto elettrico a due circuiti: ciò significa che dal quadro generale dovrà partire un cavo che alimenta un magnetotermico / differenziale per la linea della luce (quindi i lampadari e le luci in generale) e un magnetotermico / differenziale per la linea delle prese.

Se l’appartamento è più grande rispetto al primo, ma non supera i 75 mq, i circuiti dovranno essere almeno tre: dal contatore generale, quindi, partiranno un magnetotermico / differenziale dedicato esclusivamente all’ambiente cucina e un magnetotermico / differenziale che a sua volta suddividerà la linea ad altri due magnetotermici / differenziali per la luce e per le prese.

Passando ai singoli dispositivi, in conclusione, nell’ingresso andranno previsti almeno una presa, un punto luce, stessa cosa per il corridoio e il ripostiglio.

Per le camere da letto, a seconda della dimensione, occorreranno dalle 4 alle 6 prese, 1 o 2 punti luce e almeno una presa tv.

Nella cucina, invece, potranno essere installare dalle 2 alle 4 prese (a seconda che vi sia cucina o angolo cottura) e almeno un punto luce e un punto antenna.

In bagno risultano necessarie almeno 2 prese e 2 punti luce (uno per lo specchio e uno per il soffitto).

Infine, andranno predisposti i punti luce esterni (uno per il balcone e uno sulla porta d’ingresso) e una presa per il telefono.

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Livello 2

Il Secondo Livello rappresenta un impianto elettrico di base, maggiorato con sistemi antiintrusioni, allarmi tecnici e videocitofono.

Perciò, rispetto al primo livello avremmo un numero maggiore di prese e punti luce: per le camere da letto, a seconda della dimensione, verranno installate dalle 5 alle 8 prese, 2 o 3 punti luce e almeno una presa tv; nella cucina saranno presenti dalle 2 alle 6 prese (a seconda che vi sia cucina o angolo cottura), 2 punti luce e un punto antenna, mentre nel bagno la predisposizione è identica al livello base, quindi 2 prese e 2 punti luce.

Per quanto riguarda i circuiti, questi, a seconda della dimensione dell’appartamento, saranno minimo 3 (per aree fino ai 75 mq) e massimo 6 (per aree maggiori di 125 mq).

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Livello 3

Il Terzo Livello è definito anche impianto domotico in quanto oltre a garantire una soluzione più completa sotto l’aspetto della funzionalità, della sicurezza e della protezione, prevede anche la gestione delle singole zone della casa, attraverso il controllo da remoto.

Un impianto elettrico civile domotico oltre a comprendere i dispositivi classici, quali prese e punti luce, vede la presenza di supporti di comunicazione atti al contrasto delle intrusioni di estranei in casa, della gestione e del controllo delle luci, della regolazione della temperatura degli ambienti e per la verifica dei carichi.

Inoltre, con un impianto di tale livello è possibile anche gestire ogni singolo ambiente, quindi, chiudere o aprire la tapparella di una stanza, spegnere e accendere la luce, diffondere la musica e collegare anche dispositivi di sicurezza quali i sistemi anti allagamento e di rilevazione fughe di gas.