Il Bonus Mobili 2026 riconosce una detrazione Irpef del 50% sull’acquisto di mobili nuovi e grandi elettrodomestici destinati ad arredare un immobile oggetto di recupero edilizio. Il limite di spesa è di 5.000 euro per unità immobiliare e la detrazione massima è quindi pari a 2.500 euro, ripartiti in dieci quote annuali.

Il bonus non spetta per il semplice rinnovo dell’arredamento. È indispensabile che esista un intervento edilizio ammesso, iniziato prima dell’acquisto dei beni, e che la spesa per mobili sia sostenuta dallo stesso contribuente che beneficia della detrazione relativa ai lavori.

Aggiornato al 19 luglio 2026. La guida considera la proroga disposta dalla Legge di Bilancio 2026 e le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Bonus mobili 2026 in sintesi

Elemento Regola 2026
Aliquota 50% della spesa ammessa
Limite 5.000 euro per unità immobiliare, pertinenze comprese
Detrazione massima 2.500 euro, in dieci quote annuali
Inizio lavori Prima dell’acquisto; per acquisti 2026 i lavori devono essere iniziati dal 1° gennaio 2025
Pagamenti Bonifico ordinario, carta di credito o carta di debito; niente contanti o assegni
Beneficiario Lo stesso contribuente che detrae le spese dell’intervento edilizio

La Legge di Bilancio 2026 ha esteso la misura alle spese sostenute fino al 31 dicembre 2026 senza modificare aliquota e limite applicati nel 2025.

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Chi può ottenere il Bonus Mobili

Può utilizzare la detrazione chi sostiene le spese per mobili ed elettrodomestici e beneficia anche della detrazione per l’intervento di recupero sull’immobile. Possono rientrare proprietari, nudi proprietari, usufruttuari, inquilini, comodatari e familiari conviventi, se possiedono i requisiti del Bonus Casa e risultano correttamente intestatari di fatture e pagamenti.

Se un coniuge paga i lavori e l’altro acquista i mobili, il bonus non spetta a nessuno dei due per gli arredi: il soggetto che sostiene la spesa per i beni deve essere lo stesso che utilizza la detrazione relativa al recupero edilizio.

Quali lavori danno diritto al bonus

Per le singole abitazioni costituiscono normalmente il presupposto:

  • manutenzione straordinaria;
  • restauro e risanamento conservativo;
  • ristrutturazione edilizia;
  • ricostruzione o ripristino dopo eventi calamitosi, quando è stato dichiarato lo stato di emergenza;
  • interventi di recupero eseguiti da imprese o cooperative che vendono o assegnano l’immobile nei termini previsti.

Sulle parti comuni condominiali è ammessa anche la manutenzione ordinaria, ma gli arredi acquistati devono essere destinati alle parti comuni, come guardiola o appartamento del portiere. I lavori condominiali non consentono al singolo condomino di comprare mobili per il proprio appartamento.

Lavori che non sono sufficienti

Non danno diritto al Bonus Mobili la sola tinteggiatura o manutenzione ordinaria eseguita all’interno della singola abitazione, l’acquisto di un box pertinenziale e gli interventi agevolati esclusivamente con Ecobonus. Anche una caldaia fossile singola, esclusa dal Bonus Casa dal 2025, non va considerata automaticamente un presupposto valido.

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Quando devono iniziare i lavori

La data di inizio dell’intervento deve essere anteriore alla data di acquisto dei mobili o degli elettrodomestici. Non è invece necessario pagare i lavori prima degli arredi.

Per gli acquisti effettuati nel 2026, l’intervento deve essere iniziato non prima del 1° gennaio 2025. La data può essere dimostrata con CILA, SCIA, permesso, comunicazione ASL o altro titolo. Per i lavori in edilizia libera è opportuno predisporre una dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà che indichi la data di avvio.

Mobili ammessi ed esclusi

Sono agevolabili soltanto beni nuovi. Rientrano, per esempio:

  • letti, armadi, cassettiere, librerie e scrivanie;
  • tavoli, sedie, divani e poltrone;
  • materassi e apparecchi di illuminazione necessari all’arredo;
  • spese di trasporto e montaggio, se pagate con modalità ammesse.

Non rientrano porte, pavimenti, parquet, tende, tendaggi, complementi decorativi e mobili usati o di antiquariato. I beni possono arredare anche un ambiente diverso da quello materialmente interessato dai lavori, purché appartenga alla stessa unità immobiliare.

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Elettrodomestici e classi energetiche

I grandi elettrodomestici devono essere nuovi e, quando è prevista l’etichetta energetica, rispettare almeno queste classi:

  • A per i forni;
  • E per lavatrici, lavasciugatrici e lavastoviglie;
  • F per frigoriferi e congelatori.

Tra i beni agevolabili rientrano frigoriferi, congelatori, lavatrici, asciugatrici, lavastoviglie, apparecchi di cottura, stufe elettriche, radiatori, ventilatori e apparecchi per il condizionamento. Per prodotti non soggetti a etichetta energetica non si applica un requisito di classe inesistente.

Limite di 5.000 euro ed esempio di calcolo

Il limite riguarda la singola unità immobiliare, pertinenze comprese, ed è indipendente dall’importo speso per la ristrutturazione. Chi interviene su due unità distinte può avere due limiti, se per ciascuna esistono i requisiti.

Con una spesa di 4.000 euro, la detrazione è di 2.000 euro: 200 euro all’anno per dieci anni. Con una spesa di 8.000 euro, il beneficio si calcola comunque su 5.000 euro: 2.500 euro complessivi, pari a 250 euro annui.

Se i lavori sono iniziati nel 2025 e nello stesso anno sono già stati acquistati beni agevolati, il limite disponibile nel 2026 deve essere ridotto delle spese già utilizzate per il bonus nell’anno precedente.

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Come pagare mobili ed elettrodomestici

Sono ammessi:

  • bonifico bancario o postale ordinario;
  • carta di credito;
  • carta di debito.

Per il Bonus Mobili non è obbligatorio il bonifico parlante usato per i lavori edilizi. Non sono invece ammessi contanti, assegni o altri mezzi non tracciabili. Con la carta conta la data della transazione, non il successivo addebito sul conto.

Acquisto a rate o tramite finanziaria

Il finanziamento è ammesso se la società finanziaria paga il fornitore con una modalità tracciabile consentita e il contribuente conserva copia della ricevuta del pagamento. La fattura deve riportare i beni acquistati e i dati necessari a collegare la spesa al beneficiario.

Documenti da conservare ed ENEA

  • titolo edilizio o dichiarazione sostitutiva che prova l’inizio dei lavori;
  • fatture o scontrini parlanti con natura, qualità e quantità dei beni;
  • ricevute dei bonifici o delle transazioni con carta;
  • estratti conto o documentazione di addebito;
  • documenti relativi alla ristrutturazione e alla detrazione utilizzata;
  • schede energetiche degli elettrodomestici.

Per alcuni grandi elettrodomestici è prevista la trasmissione dei dati all’ENEA. L’Agenzia delle Entrate ha chiarito che la mancata comunicazione non determina da sola la perdita della detrazione, ma l’adempimento va comunque eseguito quando richiesto e la ricevuta deve essere conservata.

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Casi frequenti

Posso comprare i mobili prima di pagare i lavori?

Sì, purché i lavori siano già iniziati. La spesa edilizia può essere pagata anche successivamente.

Posso arredare una stanza diversa da quella ristrutturata?

Sì. I beni devono essere destinati alla stessa unità immobiliare, ma non necessariamente al locale materialmente interessato dai lavori.

La sostituzione degli infissi dà sempre diritto al Bonus Mobili?

No. Se viene trattata soltanto come intervento di risparmio energetico in Ecobonus non costituisce il presupposto. Occorre verificare se il lavoro possiede anche i requisiti di un intervento di recupero edilizio ammesso.

La detrazione passa all’acquirente se vendo casa?

No. A differenza di alcune rate del Bonus Casa, le quote residue del Bonus Mobili restano al contribuente che ha sostenuto la spesa e non si trasferiscono con l’immobile.

Serve la residenza nell’immobile?

No. Il Bonus Mobili non è limitato all’abitazione principale, ma devono essere rispettati tutti i requisiti dell’intervento edilizio e del beneficiario.

Fonti ufficiali