Nel circuito primario di molti impianti solari termici non circola semplice acqua, ma un fluido termovettore formulato per trasportare calore, proteggere dal gelo e limitare la corrosione. Spesso è una miscela di acqua e glicole propilenico con inibitori; non è però corretto identificare ogni liquido solare con una percentuale standard di “glicole”. Esistono prodotti premiscelati, concentrati, formulazioni per alte temperature e sistemi che adottano strategie differenti, compresi alcuni impianti a svuotamento.

Il fluido non dura per sempre. Calore, stagnazioni ripetute, ingresso d’aria, diluizioni, contaminazioni e materiali incompatibili possono consumare gli additivi e alterarne le proprietà. Il colore scuro o l’odore acre sono segnali utili, ma una tanica ancora limpida non dimostra che protezione antigelo e anticorrosiva siano sufficienti.

La manutenzione corretta non consiste quindi nel cambiare il glicole ogni numero fisso di anni né nel rabboccare “a occhio”. Si identifica il prodotto, si preleva un campione in sicurezza, si misurano i parametri prescritti dal fabbricante e si interpreta il risultato insieme a pressione, portata, vaso di espansione e storia termica dell’impianto. Questa guida costruisce il percorso completo dal controllo alla sostituzione.

Che cosa contiene il fluido del solare termico

Nel circuito indiretto il fluido attraversa collettori, tubazioni e scambiatore senza mescolarsi con l’acqua sanitaria. La base glicolica abbassa il punto di congelamento rispetto all’acqua; gli inibitori proteggono i metalli e regolano il comportamento chimico; altri additivi possono limitare schiuma o depositi. La prestazione appartiene alla formulazione completa, non al glicole puro preso isolatamente.

Il glicole propilenico è comune nelle formulazioni destinate al solare, ma non va dato per scontato. Il circuito potrebbe contenere un prodotto con base diversa o un fluido pronto all’uso specifico del costruttore. La scheda tecnica e la scheda di dati di sicurezza devono accompagnare il prodotto. “Atossico” o idoneo a determinati impieghi non significa bevibile, innocuo quando degradato o scaricabile in fognatura.

Alcuni sistemi a svuotamento, detti drain-back, portano il fluido fuori dai collettori quando la pompa si arresta; anche qui composizione, volume e protezione dipendono dal progetto. Prima di acquistare una tanica si identifica quindi lo schema idraulico e si leggono manuale, etichetta del riempimento precedente e documenti di manutenzione.

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Configurazione Fluido possibile Dato decisivo Errore da evitare
Circuito chiuso indiretto Miscela glicolata inibita o prodotto specifico Manuale, clima, materiali e temperatura Usare antigelo automobilistico
Prodotto premiscelato Concentrazione preparata dal fabbricante Limite di gelo e campo di impiego dichiarati Diluirlo senza autorizzazione
Concentrato Base e pacchetto additivi da miscelare Acqua ammessa e rapporto prescritto Confondere percentuale in volume e in massa
Sistema drain-back Fluido previsto dal costruttore, non sempre identico Svuotamento completo e volume di raccolta Concludere che non serva alcun controllo
Circuito diretto Acqua soltanto nei sistemi progettati per usarla Clima e strategia antigelo certificata Convertire un impianto chiuso senza progetto
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Perché il glicole si degrada

Il principale stress di un impianto solare è la temperatura. Quando l’accumulo non riceve più calore e la pompa si ferma, il collettore può raggiungere la temperatura di stagnazione dichiarata dal produttore. Parte del fluido può vaporizzare e spostarsi verso il vaso di espansione; quando il sistema si raffredda, dovrebbe tornare in condizioni operative senza perdite.

Stagnazioni brevi e previste non equivalgono automaticamente a fluido distrutto. Se però la formulazione resta a lungo nelle zone più calde, se il vapore non viene accolto correttamente o se il ciclo si ripete spesso, gli additivi possono precipitare e il fluido può ossidarsi e acidificarsi. Morchie, residui appiccicosi e passaggi ristretti peggiorano lo scambio e aumentano le perdite di carico.

L’ossigeno accelera molti processi corrosivi. Può entrare con perdite, rabbocchi, sfiati impropri, tubazioni non adatte o riempimento non disaerato. L’acqua aggiunta può introdurre sali e cambiare concentrazione; un fluido incompatibile può destabilizzare il pacchetto di inibitori. Anche un vaso di espansione scarico o piccolo trasforma ogni stagnazione in un forte aumento di pressione, con apertura della valvola di sicurezza e successivi rabbocchi.

Non basta quindi sostituire il liquido se non si corregge la causa. Un impianto che scarica fluido ogni estate, perde pressione o presenta resa anomala richiede verifica di centralina, sonde, circolatore, portata, scambiatore, espansione e strategia di smaltimento del calore.

Quali segnali possono indicare un problema

Il proprietario può osservare manometro, allarmi e produzione senza aprire il circuito. Pressione che cala, rumori di aria, pompa che gira ma non trasferisce calore, differenza di temperatura anomala, valvola di sicurezza bagnata o tracce vicino ai raccordi meritano un controllo. Nessuno di questi sintomi prova da solo che il glicole sia esausto.

Durante il campionamento il tecnico valuta colore, trasparenza, particelle, schiuma e odore. Il confronto ha senso soltanto con il prodotto nuovo corretto: i coloranti variano fra marche e possono scolorire senza che ogni proprietà sia perduta. Viceversa, un liquido ancora colorato può avere pH o protezione antigelo fuori specifica.

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Segnale Cause compatibili Controllo prioritario Conclusione da non anticipare
Fluido molto scuro Stress termico, ossidazione o contaminazione pH, antigelo, residui e storia delle stagnazioni Che basti filtrarlo
Odore acre o bruciato Degrado termico della formulazione Campione, depositi e temperature raggiunte Che il colore normale escluda il difetto
Pressione in calo Perdita, scarico di sicurezza, aria o vaso Tenuta, valvola e precarica Che serva solo un rabbocco
Portata bassa Aria, pompa, filtro, morchie o valvole Misuratore di portata e percorso idraulico Che il glicole sia troppo denso per definizione
Protezione gelo insufficiente Diluizione, miscela errata o lettura sbagliata Rifrattometro adatto alla base del fluido Che più concentrato sia sempre migliore
pH fuori specifica Inibitori esauriti, ossidazione o contaminazione Metodo e limite del prodotto installato Che basti correggere con additivi casuali
Valvola di sicurezza sporca Sovrapressione, stagnazione o vaso inefficace Espansione, taratura e sequenza degli eventi Che la valvola sia la causa originaria

Quando controllare il fluido

Non esiste un intervallo unico valido per ogni impianto. Il piano si ricava dal manuale del sistema e del fluido, dalle condizioni climatiche e dalla storia di esercizio. Diversi produttori richiedono un controllo annuale di protezione antigelo e pH; ciò non autorizza a estendere automaticamente la stessa frequenza o le stesse soglie a ogni formulazione.

Un controllo straordinario è opportuno dopo perdita o apertura della valvola di sicurezza, rabbocco non documentato, sostituzione di un componente, lunga inattività, forte surriscaldamento, gelo sospetto, circolazione bloccata o contaminazione. Anche l’acquisto di un immobile senza registro di manutenzione giustifica l’identificazione del fluido e una verifica di base.

La UNI EN 12976-1:2022 tratta durabilità, affidabilità e sicurezza dei sistemi solari prefabbricati e richiede documentazione destinata a installatore e utente. Per gli impianti assemblati su specifica con mezzo termovettore liquido, la UNI EN 12977-1:2018 definisce requisiti di durabilità, affidabilità, sicurezza e processo di progettazione nel proprio campo. Il manuale del sistema resta essenziale per tradurre i requisiti nel piano concreto.

Campionamento: prima la sicurezza

Il circuito solare può contenere fluido molto caldo e in pressione. La valvola di campionamento non va aperta durante stagnazione né semplicemente perché il manometro sembra basso. Si arresta il sistema secondo istruzioni, si attende il raffreddamento e, se necessario, si proteggono i collettori o si lavora nelle ore indicate dal produttore.

Il tecnico usa guanti resistenti al prodotto, protezione per occhi e viso, tubo e recipiente compatibili. Prima di prelevare identifica punto, pressione e rischio di contatto. Il primo tratto può non rappresentare il circuito se è rimasto fermo in una valvola o in un tubo di servizio: volume da scartare o ricircolare e modalità di prelievo dipendono dalla procedura del sistema.

Il campione viene raccolto pulito, senza contaminarlo con acqua, detergenti o residui di altri fluidi. Si annotano data, impianto, punto, temperatura, pressione, prodotto dichiarato e rabbocchi conosciuti. Il campione usato non si rimette nel circuito se la procedura non lo consente.

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Protezione antigelo: usare il rifrattometro corretto

Il rifrattometro misura l’indice di rifrazione e lo traduce, attraverso una scala, in concentrazione o temperatura di protezione. La scala deve corrispondere alla base del fluido: uno strumento o una lettura impostati per glicole etilenico non sono intercambiabili con quelli per propilenico. Anche i fluidi premiscelati speciali possono richiedere una curva propria.

Si pulisce il prisma, si verifica lo zero con il liquido indicato dal costruttore, si porta campione e strumento nell’intervallo ammesso e si applicano poche gocce senza bolle. La compensazione automatica della temperatura non elimina ogni limite: vale soltanto nel campo dello strumento. Il risultato si confronta con scheda del fluido, temperatura minima di progetto e prescrizione dell’impianto.

Una protezione più bassa del necessario espone a gelo e rotture. Aumentare troppo il glicole, però, può incrementare viscosità e perdite di carico e ridurre la capacità termica rispetto all’acqua. La pompa e lo scambiatore devono lavorare con le proprietà della miscela prevista. Non si corregge quindi la concentrazione senza verificare compatibilità e quantità reali.

pH e protezione anticorrosiva

Il pH aiuta a riconoscere l’acidificazione, ma non misura direttamente tutta la riserva degli inibitori. Strisce indicatrici, elettrodo e intervallo di lettura devono essere compatibili con il fluido; una striscia scaduta o una scala troppo grossolana può nascondere uno scostamento. Il risultato va confrontato con il limite del prodotto e del manuale, non con una soglia universale trovata online.

Un manuale Vaillant, per esempio, prescrive per quello specifico sistema il controllo annuale di densità e pH e indica il rinnovo sotto i propri limiti. Il dato è utile per mostrare come si lavora, non per imporre gli stessi numeri a un’altra marca. Formulazione iniziale, metodo e campo ammesso possono cambiare.

Quando il pH è anomalo, il fluido contiene particelle o il prodotto è ignoto, un laboratorio può analizzare riserva alcalina, contenuto di inibitori, metalli disciolti, contaminanti e altre proprietà pertinenti. Aggiungere un correttore di pH isolato può mascherare un fluido ormai degradato e creare incompatibilità.

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Controllo Che cosa indica Limite del metodo Decisione corretta
Identificazione documentale Base, prodotto e miscela prevista Etichetta vecchia o riempimenti ignoti Non miscelare finché l’identità è incerta
Aspetto e odore Degrado evidente, particelle o contaminazione Non misura gli inibitori Usarlo come segnale, non come unico test
Rifrattometro Concentrazione o protezione antigelo Scala e curva dipendono dal fluido Confrontare con scheda e clima di progetto
Densità Coerenza della miscela a una temperatura nota Prodotti diversi possono sovrapporsi Usare tabella specifica del fabbricante
pH Possibile acidificazione Non esprime tutta la riserva anticorrosiva Applicare metodo e soglia del prodotto
Analisi di laboratorio Inibitori, contaminanti e metalli secondo prova Richiede campione rappresentativo Usarla nei casi dubbi o impianti importanti
Pressione e portata Comportamento dell’intero circuito Non descrivono da sole la chimica Correlare fluido, pompa, aria e vaso

Colore, torbidità e odore: che cosa valgono davvero

Il colore è spesso aggiunto per identificare il fluido o rendere visibili le perdite. Può cambiare con il tempo e con la temperatura, ma non esiste una tabella cromatica universale. Rosa, verde, blu o trasparente non definiscono base chimica, concentrazione né qualità residua.

Torbidità, scaglie e morchie suggeriscono contaminazione, corrosione o precipitazione degli additivi. Una filtrazione può rimuovere una parte dei solidi, ma non ricostituisce gli inibitori né corregge un prodotto acidificato. Se si decide la sostituzione, occorre anche cercare dove i residui possono essersi fermati: collettore, scambiatore, pompa, valvole e misuratore di portata.

Un odore insolito richiede ventilazione e cautele secondo la scheda di sicurezza. Non si annusa intenzionalmente il campione e non si usa il contatto con pelle o dita come prova empirica.

Quando sostituire il glicole

Si sostituisce quando uno o più parametri escono dai limiti del prodotto, quando il fluido mostra degrado o contaminazione incompatibili con il servizio, quando la formulazione è ignota e non verificabile oppure quando il costruttore lo prescrive dopo uno specifico evento. L’età è un’informazione, non una diagnosi sufficiente.

La decisione deve distinguere fra correzione e rinnovo completo. Un lieve scostamento di concentrazione può essere gestibile soltanto se prodotto, volume, acqua ammessa e procedura sono certi. Se sono stati mescolati fluidi sconosciuti, pH e residui sono anomali o si è verificato forte stress termico, il rinnovo con pulizia compatibile è spesso più controllabile di una serie di additivi.

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Esito Condizione indicativa Azione Verifica successiva
Mantenere Identità certa e parametri entro specifica Registrare i risultati Controllo alla scadenza prevista
Correggere Scostamento ammesso con prodotto compatibile Calcolo e aggiunta secondo manuale Omogeneizzare e rimisurare
Analizzare Risultati discordanti o impianto importante Campione rappresentativo al laboratorio Decisione basata sul rapporto
Sostituire pH, antigelo o stato fuori limite Svuotare, pulire se previsto e riempire Misure iniziali e collaudo
Correggere l’impianto Stagnazioni, perdite o scarichi ricorrenti Risolvere causa idraulica o di controllo Monitorare pressione, portata e resa
Fermare e progettare Fluido ignoto, incompatibilità o danni Ricostruire materiali e configurazione Nuova specifica documentata

Perché non bisogna mescolare fluidi diversi

Due liquidi entrambi descritti come “glicole propilenico” possono usare inibitori, coloranti e stabilizzanti differenti. La compatibilità non è dimostrata dalla sola base chimica. La miscela può modificare pH, precipitazione, protezione dei metalli, schiuma e lettura al rifrattometro.

Neppure il liquido per radiatori di automobile è un sostituto. È formulato per materiali, temperature, pressioni e manutenzione diversi e può contenere additivi non ammessi dal costruttore solare. Se non si conosce il prodotto esistente, si cerca la documentazione o si valuta il rinnovo completo anziché aggiungere una marca casuale.

Come si calcola la quantità per il riempimento

Il volume del circuito comprende collettori, tubazioni di mandata e ritorno, scambiatore, stazione solare e componenti collegati. Si ricava da schede e lunghezze oppure si misura con la procedura di riempimento. Alla quantità utile si aggiunge soltanto la riserva prevista per pompa di caricamento e contenitore, evitando eccedenze non necessarie.

Se il fabbricante ammette la preparazione da concentrato e indica la concentrazione in volume, il calcolo preliminare è:

Volume di concentrato = volume finale della miscela × frazione richiesta.

Il resto è acqua della qualità prescritta. La formula non sostituisce le istruzioni: alcuni prodotti sono pronti all’uso e non vanno diluiti; altri esprimono rapporti in massa; il volume può cambiare leggermente dopo miscelazione. La miscela viene preparata in un recipiente pulito e omogeneizzata prima del caricamento, se il manuale non stabilisce diversamente.

Sostituzione: sequenza di lavoro

La sostituzione è un intervento sul circuito in pressione e deve essere eseguita da personale competente. Il DM 37/2008 comprende gli impianti di riscaldamento e le relative opere nel proprio campo e disciplina imprese abilitate e dichiarazioni per installazione, trasformazione e manutenzione straordinaria. La portata documentale dipende dall’intervento effettivo.

  1. Identificare: schema, fluido esistente, materiali, volume, manuali e anomalie.
  2. Raffreddare: fermare secondo procedura e impedire il nuovo riscaldamento dei collettori.
  3. Mettere in sicurezza: togliere alimentazione dove previsto, verificare pressione e predisporre protezioni.
  4. Raccogliere: collegare tubi compatibili e convogliare tutto il fluido in recipienti chiusi.
  5. Ispezionare: valutare residui, filtri, scambiatore, pompe, valvole e punti bassi.
  6. Pulire: usare soltanto acqua o prodotto di lavaggio ammessi, con risciacquo e smaltimento separati.
  7. Correggere la causa: riparare perdita, vaso, sensore, portata o configurazione che ha accelerato il degrado.
  8. Preparare il fluido: usare prodotto compatibile e concentrazione documentata.
  9. Riempire e disaerare: far circolare con stazione di caricamento fino a eliminare aria e residui secondo manuale.
  10. Impostare pressione e portata: a temperatura nota e in coerenza con progetto, vaso e pompa.
  11. Collaudare: verificare tenuta, centralina, sonde, circolazione, temperature e sicurezza.
  12. Registrare: prodotto, lotto, quantità, concentrazione, valori iniziali, rifiuto e prossima verifica.

Lavaggio: quando serve e quando può fare danni

Se il fluido esce pulito e compatibile, il manuale può prevedere una procedura semplice. In presenza di prodotti degradati e depositi può servire un detergente specifico. Un solvente scelto a caso può danneggiare guarnizioni, metalli o rivestimenti; l’acqua rimasta dopo il risciacquo può diluire il nuovo fluido e ridurre la protezione antigelo.

Il tecnico verifica quindi compatibilità, tempo di contatto, temperatura, neutralizzazione e completezza dello scarico. Dopo il riempimento misura nuovamente il campione, invece di presumere che la composizione in tanica sia rimasta identica nel circuito.

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Riempimento, spurgo e pressione

Una pompa di caricamento fa circolare il fluido attraverso mandata e ritorno, trascinando l’aria verso il recipiente. Valvole e flussometri vengono posizionati secondo la procedura dello specifico gruppo solare. Sfiati automatici lasciati aperti nelle zone molto calde possono creare problemi e vanno gestiti come previsto dal sistema.

La pressione di riempimento dipende da altezza statica, pressione minima al collettore, temperatura e precarica del vaso. Non si copia il valore di un impianto vicino. Un vaso privo di precarica o isolato da una valvola non viene riparato aumentando la pressione di carico: al primo riscaldamento il circuito può raggiungere la valvola di sicurezza.

La guida al vaso di espansione, precarica e pressione spiega la differenza fra lato gas e pressione del circuito; nel solare servono componenti compatibili con fluido e temperature specifiche.

Come prevenire un nuovo degrado

Il nuovo glicole durerà poco se l’impianto continua a stagnare in modo anomalo. Si controllano dimensionamento fra collettori e accumulo, regolazione della centralina, sonde, circolatore, portata, isolamento e capacità di cedere calore. In una casa spesso vuota d’estate può essere necessaria una strategia progettuale specifica, non la semplice sostituzione periodica del fluido.

Il vaso di espansione deve accogliere espansione e volume di vapore previsti. La valvola di sicurezza non deve essere tappata né convogliata in modo invisibile; il recipiente di raccolta consente di riconoscere uno scarico. Perdite ripetute si riparano e non si compensano con acqua.

Si conservano etichetta e residuo pulito del nuovo prodotto in un contenitore originale chiuso, nei limiti di stoccaggio indicati. Sul registro si annotano concentrazione e pH iniziali: il confronto futuro diventa molto più utile di un giudizio basato sul colore.

Smaltimento del vecchio glicole

Il fluido esausto non si versa nel terreno, nelle acque meteoriche o nello scarico domestico. La classificazione del rifiuto dipende dalla composizione effettiva, dalle sostanze pericolose presenti e dalle contaminazioni raccolte nell’impianto. Anche liquidi commercializzati come a bassa tossicità possono contenere inibitori e prodotti di degradazione che richiedono gestione controllata.

Le Linee guida SNPA pubblicate da ISPRA forniscono un metodo per classificare i rifiuti e valutarne la pericolosità. Il manutentore deve consultare scheda di sicurezza, origine, analisi quando necessarie e regole applicabili, quindi affidare il fluido al circuito autorizzato con i documenti richiesti. Anche liquido di lavaggio, morchie e contenitori contaminati vanno considerati.

Quanto costa controllo o sostituzione

Non esiste un prezzo nazionale affidabile per cambiare il glicole. Incidono volume del circuito, accessibilità, necessità di coprire i collettori, prodotto prescritto, analisi, stato del fluido, durata del lavaggio, ricambi, riparazioni, smaltimento e collaudo. Un preventivo per il solo liquido non è confrontabile con un intervento che comprende diagnosi e ripristino.

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Voce Dato da chiedere Che cosa può aumentare il costo Risultato da ricevere
Controllo Parametri, strumenti e limiti usati Prodotto ignoto o analisi esterna Rapporto con valori e decisione
Svuotamento Volume e punti serviti Punti bassi, accesso e fluido viscoso Raccolta completa e tracciabile
Lavaggio Prodotto, cicli e risciacquo Morchie e scambiatori ostruiti Circuito compatibile col nuovo fluido
Nuovo fluido Marca, tipo, quantità e concentrazione Formulazione speciale e grande volume Etichetta, scheda e valori iniziali
Riparazioni Vaso, valvole, pompa, sonde o perdite Ricambi e accessibilità Causa del degrado eliminata
Caricamento Spurgo, pressione e portata inclusi Circuiti lunghi o più campi Funzionamento stabile senza aria
Smaltimento Quantità e gestione documentata Rifiuto contaminato o separazioni Conferimento conforme

Se l’intervento rientra in un progetto più ampio, la guida al Conto Termico 3.0 e ai relativi requisiti aiuta a distinguere la manutenzione ordinaria dalla sostituzione o installazione incentivabile. Il beneficio non va presunto per il semplice acquisto del fluido.

Checklist da consegnare al manutentore

  • manuale, schema e data di installazione dell’impianto;
  • nome, scheda tecnica e scheda di sicurezza del fluido esistente;
  • quantità e tipo di ogni rabbocco effettuato;
  • pressione a freddo e variazioni osservate;
  • eventuali scarichi dalla valvola, perdite o allarmi;
  • periodi di lunga assenza e stagnazioni note;
  • risultati precedenti di antigelo, densità e pH;
  • stato di vaso, pompa, sonde, portata e isolamento;
  • volume calcolato o misurato del circuito;
  • prodotto nuovo compatibile e concentrazione di progetto;
  • procedura di raccolta, lavaggio e smaltimento;
  • rapporto finale con valori, lotto e prossima verifica.

Domande frequenti

Ogni quanto va cambiato il glicole del solare termico?

Non esiste una scadenza universale. Si controlla con la frequenza indicata dal costruttore e si sostituisce quando parametri, stato o eventi lo richiedono.

Come si capisce se il glicole è da sostituire?

Si combinano identificazione, protezione antigelo, pH, aspetto e comportamento dell’impianto. Colore ed età da soli non bastano.

Il glicole scuro è sempre esausto?

È un segnale di possibile stress o contaminazione, ma la decisione richiede prove e confronto con il prodotto corretto.

Quale pH deve avere il fluido solare?

Il limite dipende dalla formulazione e dal manuale. Non si applica automaticamente la soglia di una marca a un prodotto diverso.

Si può misurare il glicole con un rifrattometro?

Sì, se scala, taratura e temperatura sono adatte alla base e alla curva del fluido. Propilenico ed etilenico non vanno confusi.

Si può rabboccare con acqua?

Non senza diagnosi e calcolo: l’acqua cambia protezione antigelo, inibitori e proprietà idrauliche e può introdurre sali.

Si possono mescolare due glicoli diversi?

Solo se la compatibilità è espressamente documentata. La stessa base glicolica non garantisce che i pacchetti di additivi siano miscibili.

Va bene l’antigelo per automobile?

No, salvo un’improbabile prescrizione esplicita del sistema. I fluidi automotive sono formulati per condizioni e materiali diversi.

Più glicole significa più protezione?

Non in modo illimitato. Una concentrazione eccessiva può aumentare viscosità e perdite e ridurre lo scambio; si usa quella prescritta.

Perché il glicole degrada ogni estate?

Possibili cause sono stagnazioni frequenti, circolazione assente, accumulo saturo, vaso inadeguato o sonde e regolazione difettose. Va corretta la causa.

Il vecchio fluido può essere scaricato in fognatura?

No. Va raccolto, classificato in base a composizione e contaminazione e conferito attraverso il circuito autorizzato.

Che cosa deve riportare il verbale?

Prodotto, lotto, quantità, concentrazione, misure iniziali e finali, pressione, portata, anomalie, riparazioni, smaltimento e prossima verifica.

Fonti tecniche e istituzionali

Guida informativa. Il fluido può essere caldo, pressurizzato e chimicamente degradato: campionamento, correzione e sostituzione richiedono manuali, scheda di sicurezza e personale competente.