Un abuso edilizio sulle parti comuni condominiali può riguardare la facciata, il tetto, il lastrico solare, il cortile, il vano scala, un portico, un locale comune, un muro portante o un impianto condiviso. Può essere stato realizzato dal condominio, da un singolo proprietario oppure essere così antico da non consentire di individuare subito l’autore. In tutti questi casi non basta constatare che l’opera non compare nei disegni: occorre ricostruire il titolo edilizio, la proprietà della parte interessata, l’epoca dei lavori, il soggetto che li ha commissionati e la disciplina applicabile.

Il punto decisivo è che regole edilizie e regole condominiali operano su piani diversi. Il consenso dell’assemblea non sostituisce CILA, SCIA, permesso di costruire, autorizzazione paesaggistica o adempimenti strutturali. Al contrario, un titolo rilasciato dal Comune non attribuisce al singolo la proprietà di un bene comune e non elimina eventuali violazioni degli articoli 1102 e 1122 del Codice civile, del regolamento o del decoro architettonico.

Questa guida spiega come distinguere l’abuso del singolo da quello condominiale, chi deve intervenire, quando una difformità può essere regolarizzata, che cosa cambia dopo il Salva Casa, come funzionano ordine di demolizione e spese e quali verifiche effettuare prima di lavori, sanatoria o compravendita.

Quali sono le parti comuni del condominio

L’articolo 1117 del Codice civile elenca beni e impianti che si presumono comuni quando sono necessari all’uso collettivo o destinati a un servizio condiviso, salvo che il titolo stabilisca diversamente. Vi rientrano normalmente suolo, fondazioni, muri maestri, pilastri e travi portanti, facciate, tetti e lastrici solari, scale, portoni, vestiboli, anditi, portici, cortili, locali di servizio e impianti fino al punto di diramazione verso le proprietà individuali.

L’elenco non è chiuso e la qualificazione non dipende soltanto dal catasto. Rogiti, regolamento contrattuale, atti di provenienza e funzione concreta del bene possono dimostrare che una parte apparentemente comune è esclusiva o, al contrario, che un elemento compreso materialmente in un appartamento serve l’intero edificio. Un lastrico di proprietà esclusiva, per esempio, continua normalmente a svolgere la funzione di copertura delle unità sottostanti.

Prima di attribuire responsabilità o presentare una pratica vanno quindi confrontati titolo di proprietà, regolamento, elaborato planimetrico, tabelle millesimali, progetto edilizio e stato dei luoghi. La planimetria catastale, da sola, non dimostra la regolarità urbanistico-edilizia.

Quando un’opera comune costituisce abuso edilizio

Un’opera è abusiva quando è stata eseguita senza il titolo richiesto, in difformità dal titolo o in contrasto con la disciplina applicabile. La qualificazione cambia in base a consistenza, funzione, stabilità, aumento di volume o superficie, modifica della sagoma, incidenza strutturale, vincoli e normativa regionale o comunale.

Non ogni lavoro svolto senza autorizzazione assembleare è per questo un abuso edilizio: potrebbe essere un’opera amministrativamente libera ma civilmente illecita. E non ogni lavoro autorizzato dall’assemblea è regolare per il Comune. Occorre sempre svolgere entrambe le verifiche.

Caso frequente Verifica edilizia Verifica condominiale
Veranda o chiusura di un balcone Volume, sagoma, prospetto, titolo richiesto e vincoli Facciata, decoro, stabilità e regolamento
Tettoia o pergolato nel cortile Dimensioni, copertura, stabilità, funzione e disciplina locale Occupazione della cosa comune e pari uso degli altri
Apertura in un muro comune Prospetto, distanze, eventuale pratica strutturale Portanza, sicurezza, decoro e diritti dei condomini
Locale ricavato nel sottotetto o sul lastrico Nuovo volume, destinazione d’uso, altezze e requisiti Proprietà, funzione di copertura, statica, luce e aria
Canna fumaria, condizionatore o impianto Edilizia libera o titolo, vincoli e norme di settore Decoro, rumore, sicurezza e uso della facciata
Chiusura di pianerottolo, portico o corridoio Superficie, volume, destinazione e titolo originario Sottrazione di spazio comune e accessibilità

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Abuso del singolo, abuso condominiale e opera di autore ignoto

Se un condomino amplia il proprio appartamento sul terrazzo, chiude una porzione di corridoio o modifica la facciata per una propria utilità, iniziativa e vantaggio sono individuali. Il fatto che l’opera tocchi un bene comune non trasferisce automaticamente responsabilità e costi a tutti.

Il quadro cambia quando l’intervento è stato deliberato e commissionato come opera condominiale: per esempio, la costruzione di un locale comune o una trasformazione stabile della copertura. Bisogna allora esaminare delibera, incarico al tecnico, contratto d’appalto, pratica edilizia e condotta dell’amministratore. La responsabilità amministrativa, quella civile e l’eventuale responsabilità penale non coincidono necessariamente e vanno accertate separatamente.

Per manufatti antichi, presenti sin dalla costruzione o utilizzati da tutti, non è corretto attribuire l’abuso sulla sola base dell’utilità attuale. Servono accesso agli atti, fotografie storiche, verbali, fatture, dichiarazioni attendibili e rilievo tecnico. Il decorso del tempo può rendere più difficile la prova, ma non regolarizza automaticamente l’opera.

Cosa può fare il singolo sulle parti comuni

L’articolo 1102 del Codice civile consente a ciascun partecipante di servirsi della cosa comune senza alterarne la destinazione e senza impedire agli altri di farne parimenti uso. L’articolo 1122 vieta opere nella proprietà individuale o nelle parti comuni attribuite in proprietà o uso esclusivo quando danneggino le parti comuni o pregiudichino stabilità, sicurezza o decoro; prima dell’esecuzione deve esserne data notizia all’amministratore, che riferisce all’assemblea.

La comunicazione all’amministratore non equivale a una pratica edilizia e non trasforma sempre l’assemblea nell’organo che “autorizza” l’uso consentito dall’articolo 1102. Tuttavia, quando l’intervento implica appropriazione, modifica della destinazione, limitazione dei diritti altrui, innovazione o opere sul bene comune, la posizione del condominio diventa determinante. Il regolamento contrattuale può inoltre contenere limiti più rigorosi.

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Ruolo dell’amministratore e dell’assemblea

L’amministratore cura gli atti conservativi relativi alle parti comuni, esegue le deliberazioni e rappresenta il condominio nei limiti delle proprie attribuzioni. Davanti a una segnalazione credibile dovrebbe raccogliere i primi documenti, impedire l’aggravamento del danno, informare i condomini e convocare l’assemblea quando servono verifiche, spese o decisioni che escono dalla gestione ordinaria.

L’assemblea può incaricare un tecnico, deliberare l’accesso agli atti, autorizzare una pratica relativa al bene comune, approvare il ripristino, resistere a un provvedimento o agire contro il responsabile. Le maggioranze dipendono dalla natura concreta della decisione: non esiste un unico quorum valido per sanatoria, demolizione, innovazione e lite. Una delibera non può comunque sanare urbanisticamente l’opera né disporre dei diritti individuali oltre i limiti di legge.

Se vi è pericolo per persone o cose, infiltrazioni gravi o un termine amministrativo imminente, l’amministratore può adottare gli interventi urgenti consentiti dall’articolo 1135, riferendone alla prima assemblea. L’urgenza civilistica non elimina autorizzazioni edilizie, paesaggistiche, strutturali o di sicurezza.

Come verificare se l’opera è davvero abusiva

Una difformità non si accerta confrontando soltanto lo stato attuale con una planimetria catastale. Il tecnico deve ricostruire lo stato legittimo attraverso i titoli che hanno autorizzato costruzione e interventi successivi, verificare eventuali sanatorie o condoni, rilevare l’immobile e classificare le differenze.

Il fascicolo minimo comprende normalmente:

  • titolo originario e varianti, elaborati grafici e agibilità disponibili;
  • pratiche successive, sanatorie, condoni e ricevute delle sanzioni;
  • atti di proprietà, regolamento contrattuale e verbali assembleari;
  • elaborato planimetrico e dati catastali, usati come supporto e non come prova esclusiva;
  • pratiche strutturali, autorizzazioni paesaggistiche e altri atti di settore;
  • fotografie storiche, fatture e documenti utili a datare l’opera.

L’accesso agli atti va richiesto al Comune indicando immobile e interesse concreto; per pratiche condominiali è utile coordinare la richiesta con l’amministratore. Se mancano elaborati o titoli molto vecchi, non si può inventare lo stato autorizzato: vanno utilizzati gli elementi probatori ammessi dall’articolo 9-bis e motivata ogni ricostruzione.

Stato legittimo dell’appartamento e abusi sulle parti comuni

L’articolo 9-bis, comma 1-ter, del D.P.R. 380/2001 separa le verifiche: per dimostrare lo stato legittimo della singola unità immobiliare non rilevano le difformità insistenti sulle parti comuni; per dimostrare quello dell’edificio non rilevano le difformità presenti nelle singole unità.

La regola evita che una difformità del tetto, della facciata o del vano scala blocchi automaticamente una pratica limitata all’appartamento regolare. Opera anche in senso inverso, impedendo che un’irregolarità interna a un alloggio comprometta da sola la ricostruzione dell’intero edificio.

Non è però una sanatoria. L’abuso comune continua a esistere, può essere sanzionato e torna rilevante quando l’intervento riguarda o interferisce con quella parte. La separazione non consente neppure di frazionare artificialmente un progetto unitario per sottrarne una porzione ai controlli.

Sanatoria, tolleranza, fiscalizzazione e condono non sono la stessa cosa

Prima di parlare di sanatoria occorre classificare la difformità. Il D.P.R. 380/2001 prevede istituti differenti, con presupposti e conseguenze diverse. Pagare una sanzione non significa sempre che l’opera acquisisca piena legittimità; allo stesso modo, una tolleranza dichiarata dal tecnico non è un titolo in sanatoria.

Istituto Quando può rilevare Punto da non confondere
Tolleranze dell’articolo 34-bis Scostamenti che rientrano nei presupposti e limiti di legge Non sono una sanatoria generalizzata e devono essere attestabili
Regolarizzazione di varianti pregresse dell’articolo 34-ter Casi storici specificamente disciplinati dalla norma Servono datazione e condizioni previste, non basta l’anzianità
Articolo 36 Assenza di permesso o totale difformità Resta richiesta la conformità urbanistica ed edilizia nei momenti stabiliti dalla norma
Articolo 36-bis Parziali difformità, variazioni essenziali e casi di SCIA indicati dalla legge Opera la conformità “asimmetrica”: urbanistica oggi ed edilizia all’epoca della realizzazione
Fiscalizzazione Casi in cui la demolizione della parte difforme danneggerebbe quella conforme La sanzione pecuniaria non equivale automaticamente a un titolo edilizio pieno
Condono edilizio Domande presentate entro le finestre delle leggi straordinarie del passato Non esiste oggi un condono nazionale sempre aperto per opere vecchie

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La Corte costituzionale, nella sentenza n. 86/2026, ha ribadito la distinzione nazionale: l’articolo 36 riguarda assenza di titolo o totale difformità, mentre l’articolo 36-bis disciplina parziali difformità e variazioni essenziali con il regime introdotto dal Salva Casa. La qualificazione non può essere scelta in base alla procedura più conveniente.

Quando si può sanare un’opera sulla parte comune

La regolarizzabilità dipende dalla disciplina edilizia applicabile, non dal solo voto favorevole dell’assemblea. Il tecnico deve verificare epoca, titolo richiesto, conformità, vincoli, norme strutturali e possibilità di realizzare eventuali opere prescritte dal Comune. Una sanatoria può essere subordinata a interventi necessari per sicurezza o conformità e comportare oblazioni, diritti e parcelle.

Chi presenta l’istanza deve inoltre essere proprietario o avere un titolo idoneo a intervenire. Su una parte comune l’amministratore deve agire nei propri poteri o in esecuzione della delibera necessaria; il singolo non può usare il procedimento amministrativo per appropriarsi di un bene comune. Il titolo è rilasciato salvi i diritti dei terzi, ma un conflitto di proprietà concreto e documentato non può essere ignorato come se non esistesse.

La sentenza del Consiglio di Stato n. 4669 del 10 giugno 2026 evidenzia il peso degli interessi condominiali: in una controversia sull’accertamento di conformità per opere sul lastrico solare, anche di proprietà esclusiva, il condominio è stato considerato controinteressato necessario e ai singoli è stato riconosciuto un interesse qualificato alla tutela di statica, aspetto architettonico, luce e aria.

Vincolo paesaggistico, strutture e altre autorizzazioni

La sanatoria edilizia non assorbe automaticamente gli altri profili. Una modifica della facciata o della copertura in area vincolata può richiedere la verifica paesaggistica; un’apertura in un muro portante, un ampliamento sul lastrico o la trasformazione di un sottotetto richiedono controlli strutturali e sismici secondo normativa nazionale e regionale.

Vanno inoltre considerate prevenzione incendi, efficienza energetica, requisiti igienico-sanitari, distanze, sicurezza degli impianti e disciplina locale. Una pratica comunale incompleta può non risolvere l’irregolarità e lasciare aperti ulteriori procedimenti.

Perché CILA o SCIA tardiva non risolvono ogni abuso

Presentare una comunicazione tardiva non è una soluzione universale. Il procedimento deve corrispondere alla categoria dell’intervento: un nuovo volume o un ampliamento che richiedeva il permesso di costruire non diventa lecito con una CILA. Anche la SCIA in sanatoria opera soltanto nei casi e alle condizioni stabiliti dalla legge.

È rischioso partire dalla modulistica prima di avere ricostruito titoli, consistenza autorizzata, epoca delle opere, vincoli, strutture e proprietà. Il Comune può dichiarare inefficace la pratica, respingere la sanatoria o avviare il procedimento sanzionatorio.

Chi riceve l’ordine di demolizione

Per gli interventi eseguiti senza permesso, in totale difformità o con le conseguenze previste dall’articolo 31, il Comune ingiunge la rimozione al proprietario e al responsabile dell’abuso. L’ordine ha funzione ripristinatoria e può raggiungere anche il proprietario attuale che non ha materialmente eseguito i lavori, perché mira a eliminare la situazione illecita che permane sul bene.

Nel condominio i destinatari devono essere individuati rispetto all’opera, alla proprietà e alla disponibilità materiale. Se il manufatto è stato realizzato dal singolo per il proprio appartamento, il provvedimento non diventa automaticamente un debito di tutti. Se invece incide su una parte comune, la notifica al condominio e il coinvolgimento dell’amministratore possono essere indispensabili per consentire difesa ed esecuzione.

Demolizione e acquisizione gratuita sono fasi diverse. La prima è una misura di ripristino; l’acquisizione conseguente all’inottemperanza ha natura sanzionatoria e richiede le garanzie proprie del procedimento. La posizione del proprietario incolpevole deve essere valutata, ma l’estraneità alla realizzazione non autorizza a ignorare l’ordine. I termini indicati nell’atto, normalmente novanta giorni nelle ipotesi dell’articolo 31, richiedono un esame immediato.

Responsabilità amministrativa, civile e penale

Le tre responsabilità non vanno sovrapposte:

  • la responsabilità amministrativa riguarda sanzioni, ripristino e rapporto con il Comune;
  • la responsabilità civile riguarda proprietà, danni, spese, uso della cosa comune e rapporti tra condomini;
  • l’eventuale responsabilità penale è personale e dipende dalla condotta di committente, esecutore e altri soggetti coinvolti.

La prescrizione del reato edilizio non rende regolare il manufatto e non fa venir meno automaticamente il potere ripristinatorio. Anche una delibera assembleare illegittima non esonera di per sé chi ha concretamente commissionato o realizzato l’opera. Occorre ricostruire fatti e ruoli con documenti, senza formule automatiche.

Il condominio deve demolire l’opera realizzata dal singolo?

Dipende dalla disponibilità materiale e da come il ripristino incide sul bene comune. Se l’opera è nella sfera del singolo e può essere rimossa senza interventi del condominio, l’azione ricade anzitutto sul responsabile e sugli altri destinatari dell’ordine. Se per adempiere servono accesso, ponteggi o lavori su strutture, copertura o facciata comuni, amministratore e assemblea devono organizzare ciò che è necessario per non esporre l’edificio a conseguenze ulteriori.

Chi esegue materialmente il ripristino e chi ne sopporta definitivamente il costo possono essere soggetti diversi. Il condominio può dover anticipare lavori urgenti o indivisibili, riservandosi la rivalsa verso il responsabile quando ne esistono prova e presupposti. Prima della demolizione è necessaria una progettazione che eviti danni alla parte legittima e rispetti sicurezza, strutture e titoli richiesti per il ripristino.

Chi paga verifica, sanatoria, demolizione e danni

Se l’abuso è stato realizzato dal singolo esclusivamente nel proprio interesse, costi di verifica, regolarizzazione o ripristino e danni tendono a gravare sul responsabile, salvo che emergano responsabilità concorrenti. Una delibera che ripartisca indistintamente tra tutti una spesa esclusivamente imputabile a un condomino può essere contestata.

Se l’opera era stata deliberata e realizzata nell’interesse comune, le spese seguono i criteri legali o convenzionali applicabili. Restano da valutare eventuali responsabilità di amministratore, tecnico, impresa o direttore dei lavori. Il riparto condominiale non decide definitivamente chi sia civilmente responsabile del danno.

Spesa o conseguenza Chi può anticiparla Chi può sostenerla in via definitiva
Accesso agli atti e rilievo Condominio o singolo interessato Secondo origine dell’opera, incarico e decisioni successive
Pratica, oblazione e opere prescritte Soggetto che presenta la sanatoria o condominio Responsabile o comproprietari secondo interesse e titolo
Ripristino urgente della parte comune Condominio Possibile rivalsa verso il responsabile provato
Danni a struttura o appartamenti Soggetto tenuto a mettere in sicurezza Autore, committente e altri responsabili secondo nesso causale
Difesa contro ordinanza o diniego Soggetto che agisce o condominio deliberante Secondo esito, interesse e deliberazione

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Cosa può fare un condomino che scopre l’abuso

Il condomino dovrebbe segnalare per iscritto all’amministratore fatti, posizione dell’opera e possibili rischi, chiedendo che il tema sia documentato e portato in assemblea. Se l’amministratore resta inattivo, almeno due condomini che rappresentino un sesto del valore dell’edificio possono chiedere la convocazione ai sensi dell’articolo 66 delle disposizioni di attuazione del Codice civile e, trascorsi inutilmente dieci giorni, procedervi direttamente nei termini di legge.

La segnalazione al Comune va formulata con elementi verificabili, evitando accuse non provate. Chi ha un interesse concreto può chiedere accesso agli atti e valutare con un legale azioni civili, impugnazione di delibere o tutela cautelare. In presenza di pericolo statico o rischio immediato vanno avvisati senza ritardo i soggetti e le autorità competenti.

Abusi comuni e vendita dell’appartamento

La separazione introdotta dall’articolo 9-bis, comma 1-ter, facilita la verifica della singola unità, ma non rende irrilevante l’abuso condominiale per chi compra. Un ordine sulla facciata, una copertura irregolare o una sanatoria contestata possono generare spese straordinarie, contenzioso, limitazioni ai lavori futuri e problemi di sicurezza o assicurazione.

Prima di proposta o preliminare è utile acquisire verbali recenti, regolamento, rendiconti, lavori deliberati, liti, ordinanze e pratiche relative alle parti comuni. Il tecnico dell’acquirente deve distinguere ciò che riguarda l’appartamento da ciò che riguarda l’edificio, senza omettere il rischio economico. Nel contratto è opportuno disciplinare informazioni rese, pratiche in corso, condizioni sospensive, lavori e riparto delle spese.

Procedura pratica quando emerge una difformità

  1. Conservare le prove: fotografie, verbali e documenti prima di alterare lo stato dei luoghi.
  2. Verificare la proprietà: titoli, regolamento e funzione del bene per capire se sia comune, esclusivo o a uso esclusivo.
  3. Fare accesso agli atti: recuperare progetto originario, varianti, sanatorie, condoni e pratiche di settore.
  4. Eseguire il rilievo: confrontare lo stato reale con quello legittimo, non soltanto con il catasto.
  5. Datare e classificare l’opera: individuare titolo necessario, categoria della difformità, vincoli e regole regionali.
  6. Ricostruire le responsabilità: esaminare delibere, contratti, fatture, comunicazioni e utilizzo del manufatto.
  7. Verificare la sanabilità: distinguere tolleranza, articolo 36, articolo 36-bis, eventuale condono pendente e ripristino.
  8. Gestire subito le ordinanze: controllare notifica, termini, destinatari, descrizione dell’opera e possibili rimedi.
  9. Deliberare ciò che serve: incarichi, accessi, lavori, anticipazioni, difesa e azioni di rivalsa.
  10. Chiudere il fascicolo: conservare titolo finale, ricevute, elaborati aggiornati, fine lavori e verbali.

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Errori da evitare

  • ritenere che il consenso dell’assemblea sostituisca il titolo edilizio;
  • considerare automaticamente comune ogni elemento indicato in catasto;
  • credere che un’opera vecchia sia sanata per prescrizione;
  • depositare una CILA senza classificare l’intervento;
  • confondere l’articolo 9-bis, comma 1-ter, con una sanatoria delle parti comuni;
  • ignorare vincolo paesaggistico, strutture e sicurezza;
  • attendere l’assemblea lasciando scadere i termini di un’ordinanza;
  • addebitare automaticamente a tutti una spesa riferibile al solo autore;
  • demolire senza verificare gli effetti sulla parte legittima e sulla stabilità;
  • comprare controllando soltanto planimetria e conformità dell’appartamento.

Domande frequenti

Un abuso sulla facciata blocca la regolarità del mio appartamento?

Ai fini della dimostrazione dello stato legittimo della singola unità non rilevano le difformità sulle parti comuni, secondo l’articolo 9-bis, comma 1-ter. L’abuso comune, però, resta tale e può incidere su lavori, sicurezza, spese e contenzioso.

Il condominio può sanare qualsiasi opera comune?

No. La sanabilità dipende dalla categoria dell’intervento, dalla conformità richiesta, dai vincoli e dalle altre norme di settore. L’approvazione assembleare risolve soltanto il profilo condominiale nei limiti consentiti.

Serve sempre l’unanimità per presentare la sanatoria?

Non esiste una regola unica. Dipende da proprietà del bene, natura dell’opera e diritti coinvolti. Una pratica conservativa su un bene comune non equivale all’attribuzione della parte a un singolo; se vengono modificati diritti individuali può servire un consenso più ampio. Il caso va qualificato prima della delibera.

Se l’abuso è stato realizzato dal singolo, pagano tutti?

Non automaticamente. Il condominio può dover anticipare un intervento urgente o indivisibile sulla parte comune, ma può valutare la rivalsa se responsabilità e costi sono provati.

L’amministratore può disporre da solo la demolizione?

Può compiere atti conservativi e gestire lavori urgenti nei limiti di legge. Per opere non urgenti, incarichi e scelte rilevanti è normalmente necessaria l’assemblea. Un ordine comunale deve comunque essere esaminato e gestito entro i suoi termini.

Un permesso comunale elimina le contestazioni dei condomini?

No. Il titolo edilizio riguarda il profilo amministrativo ed è rilasciato salvi i diritti dei terzi. Restano applicabili proprietà, regolamento, uso della cosa comune, stabilità, sicurezza e decoro.

La prescrizione del reato sana il manufatto?

No. L’eventuale prescrizione penale non produce la regolarità urbanistico-edilizia e non elimina automaticamente l’ordine di ripristino. Occorre un titolo valido, una tolleranza applicabile o un diverso istituto previsto dalla legge.

La fiscalizzazione rende l’opera pienamente regolare?

Non sempre. La sanzione pecuniaria sostitutiva della demolizione opera in fattispecie specifiche e non va confusa con l’accertamento di conformità. Effetti e utilizzabilità futura devono essere verificati nel caso concreto.

Posso vendere se nel condominio esiste un abuso comune?

La risposta non è automatica. La separazione dello stato legittimo aiuta la verifica dell’appartamento, ma l’acquirente deve essere informato di ordinanze, pratiche, contenziosi, lavori e spese prevedibili.

Una tettoia nel cortile può essere edilizia libera?

Dipende da dimensioni, stabilità, funzione, copertura, durata, vincoli e disciplina locale. Anche quando non serve un titolo edilizio, restano i limiti condominiali e i diritti degli altri partecipanti.

In sintesi

Negli abusi edilizi sulle parti comuni bisogna tenere separati regolarità urbanistica, proprietà, responsabilità personale e gestione condominiale. L’articolo 9-bis, comma 1-ter, rende autonoma la verifica dell’appartamento ma non sana tetti, facciate, cortili o strutture irregolari. La soluzione corretta parte dai titoli e dal rilievo, individua la categoria della difformità, verifica legittimazione e sanabilità, protegge l’edificio e gestisce senza ritardi eventuali ordinanze.

Fonti ufficiali