Nel 2026 gli orari della visita fiscale sono gli stessi per i dipendenti privati e pubblici: dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00. Il lavoratore in malattia deve essere reperibile all’indirizzo comunicato per tutti i giorni coperti dal certificato, compresi sabato, domenica e festivi.

Non significa che sia obbligatorio rimanere in casa ininterrottamente dalle 10 alle 19. Le fasce sono due e durano complessivamente quattro ore: fuori da questi intervalli si può uscire, fermo restando l’obbligo di non svolgere attività incompatibili con la malattia o capaci di ritardare la guarigione.

Guida verificata e aggiornata al 24 luglio 2026. Le precedenti fasce più lunghe per i dipendenti pubblici — 9:00-13:00 e 15:00-18:00 — non sono più applicate dopo il Messaggio INPS 4640/2023.

Orari visita fiscale 2026: tabella completa

Categoria Fascia mattutina Fascia pomeridiana Giorni
Dipendenti privati 10:00-12:00 17:00-19:00 Tutti, compresi sabato, domenica e festivi
Dipendenti pubblici 10:00-12:00 17:00-19:00 Tutti, compresi sabato, domenica e festivi

La reperibilità vale dal primo all’ultimo giorno indicato nella prognosi. Se il certificato comprende Natale, Pasqua, Ferragosto, una domenica o un giorno di riposo, l’obbligo resta attivo anche in quella data.

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Perché gli orari del pubblico sono cambiati

Fino al 2023 la disciplina prevedeva fasce differenti: quattro ore al giorno per il settore privato e sette ore per il pubblico. Il TAR Lazio, con la sentenza 16305 del 3 novembre 2023, ha annullato la parte del Decreto 206/2017 che fissava per i dipendenti pubblici gli orari 9:00-13:00 e 15:00-18:00.

L’INPS, sentito il Dipartimento della Funzione pubblica e richiamando il principio di armonizzazione tra i due settori, ha disposto con il Messaggio 4640 del 22 dicembre 2023 che anche le visite domiciliari ai lavoratori pubblici siano effettuate dalle 10 alle 12 e dalle 17 alle 19. Queste sono tuttora le fasce riportate dall’Istituto per tutti i lavoratori.

Che cos’è la visita fiscale INPS

La visita fiscale, indicata dall’INPS come Visita Medica di Controllo o VMC, serve a verificare l’effettiva incapacità temporanea al lavoro dichiarata nel certificato di malattia e la congruità della prognosi. Non è una visita del medico curante e non coincide con un controllo amministrativo del datore di lavoro.

Il medico incaricato dall’INPS si presenta al domicilio di reperibilità, identifica il lavoratore, esamina la documentazione sanitaria utile e compie gli accertamenti compatibili con la situazione. Al termine redige un verbale con l’esito della visita.

Chi può richiedere il controllo

La visita può essere disposta:

  • d’ufficio dall’INPS, nei confronti dei lavoratori rientranti nella tutela prevista;
  • su richiesta del datore di lavoro privato;
  • su richiesta della pubblica amministrazione datrice di lavoro;
  • nell’ambito del Polo unico INPS per i dipendenti pubblici interessati.

Dal 2025 il servizio datoriale permette anche di selezionare direttamente gli attestati telematici di malattia per i quali richiedere il controllo. Il lavoratore non riceve necessariamente un preavviso.

La visita può arrivare fin dal primo giorno?

Sì. Per il settore pubblico il Decreto 206/2017 prevede espressamente che il datore possa richiedere il controllo fin dal primo giorno di assenza. Anche nel settore privato la richiesta può riguardare una data compresa nella prognosi disponibile: non esiste una franchigia generale che renda i primi giorni immuni dalle visite.

Si possono ricevere più visite durante la stessa malattia?

Sì. Un controllo già effettuato non esonera dalla reperibilità nei giorni successivi. Le verifiche possono essere ripetute durante lo stesso evento di malattia, sempre all’interno delle fasce previste, se l’INPS o il datore ne ravvisano la necessità.

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Dove deve essere reperibile il lavoratore

Il lavoratore deve trovarsi all’indirizzo indicato nel certificato telematico oppure al diverso domicilio comunicato successivamente attraverso i canali previsti. Non è obbligatorio che coincida con la residenza anagrafica: può essere l’abitazione di un familiare, una dimora temporanea o un altro luogo idoneo, purché sia indicato correttamente e il medico possa raggiungerlo.

Campanello, citofono e accessibilità

Il nominativo deve essere riconoscibile sul citofono o sul campanello. Il medico deve poter accedere all’edificio e individuare l’abitazione senza ostacoli evitabili. Un indirizzo incompleto, un numero civico errato, un citofono non funzionante o privo di nome possono rendere impossibile la visita e produrre conseguenze analoghe all’assenza.

È prudente verificare subito dopo l’emissione del certificato:

  • via, numero civico, Comune e CAP;
  • eventuale scala, interno o frazione;
  • nome esposto sul citofono;
  • funzionamento del campanello;
  • eventuali indicazioni necessarie a raggiungere il domicilio.

Si può cambiare domicilio durante la malattia?

Sì, ma la variazione deve essere comunicata tempestivamente e prima dello spostamento. L’INPS mette a disposizione lo “Sportello per il cittadino per le visite mediche di controllo”, accessibile con identità digitale, attraverso il quale si può modificare l’indirizzo di reperibilità, consultare le visite ricevute e scaricare i verbali disponibili.

La comunicazione all’INPS non sostituisce gli obblighi verso il datore di lavoro. Occorre quindi avvisare anche l’azienda o l’amministrazione con le modalità e nei tempi previsti dal contratto collettivo o dalle regole interne.

Certificato di malattia: che cosa deve fare il lavoratore

Quando la malattia impedisce di lavorare, il medico certificatore trasmette telematicamente il certificato all’INPS. Il lavoratore deve prendere nota del numero di protocollo, controllare i dati e rispettare le procedure con cui il proprio contratto impone di avvisare il datore dell’assenza.

Certificato e attestato non sono la stessa cosa

Il certificato destinato all’INPS contiene diagnosi e prognosi. L’attestato consultabile dal datore di lavoro riporta la prognosi e le informazioni amministrative, ma non la diagnosi, a tutela della riservatezza del lavoratore.

Controllare subito i dati trasmessi

La trasmissione telematica non elimina la responsabilità di verificare che generalità e domicilio di reperibilità siano esatti. Tramite i servizi INPS è possibile consultare il certificato; chi ha registrato i propri contatti su MyINPS può ricevere anche comunicazioni tramite app IO sulla ricezione del documento e sulle visite effettuate.

Quando è ammesso il certificato cartaceo

Il formato cartaceo rimane un’eccezione, utilizzabile quando la trasmissione telematica non è tecnicamente possibile. In questi casi bisogna rispettare i termini di consegna all’INPS e al datore previsti per la propria posizione, normalmente entro due giorni dal rilascio, conservando prova dell’invio.

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Durante le fasce orarie bisogna restare sempre in casa?

Durante 10:00-12:00 e 17:00-19:00 il lavoratore deve essere concretamente disponibile alla visita. Non è sufficiente trovarsi nelle vicinanze, nel giardino condominiale, in automobile o in un locale dello stesso edificio se non è possibile rispondere tempestivamente al medico.

L’obbligo non impone di restare a letto né vieta di svolgere normali attività domestiche. Richiede però che il medico possa contattare e visitare il lavoratore senza impedimenti.

Si può dormire durante gli orari della visita?

È possibile riposare, ma bisogna organizzarsi affinché il campanello sia udibile e il medico possa accedere. Non sentire il citofono perché si dormiva, si indossavano cuffie o il dispositivo era disattivato difficilmente elimina l’oggettiva irreperibilità.

Che cosa si può fare fuori dalle fasce

Fuori dagli intervalli di reperibilità si può uscire senza dover comunicare ogni spostamento all’INPS. Rimangono però i doveri di correttezza, buona fede e collaborazione alla guarigione. Un’attività lavorativa, sportiva o ricreativa incompatibile con la patologia può avere conseguenze disciplinari anche se svolta fuori dalle fasce e anche se il controllo domiciliare non è mai avvenuto.

Quando si può uscire durante le fasce di reperibilità

L’allontanamento durante le fasce può essere giustificato soltanto da un motivo serio, necessario e documentabile. Per i lavoratori privati, le indicazioni INPS richiamano in particolare:

  • visite mediche urgenti;
  • accertamenti specialistici che non possono essere effettuati in un altro orario;
  • gravi motivi personali o familiari provati;
  • cause di forza maggiore.

Non basta che l’impegno sia utile o più comodo in quell’orario. Bisogna poter dimostrare perché fosse necessario uscire proprio durante la fascia e, quando possibile, perché non fosse rinviabile.

Visita medica, analisi o fisioterapia

Una prestazione sanitaria non giustifica automaticamente qualunque assenza. È opportuno conservare prenotazione e attestazione della struttura con data e orario effettivo, preferibilmente rilasciata contestualmente. Se la prestazione può essere programmata fuori dalle fasce senza pregiudizio, l’assenza può essere contestata.

Farmacia, spesa e altre commissioni

Recarsi in farmacia, fare la spesa, accompagnare un familiare o svolgere pratiche amministrative non rappresentano giustificazioni automatiche. Possono assumere rilievo soltanto in presenza di una necessità concreta, urgente e non delegabile, adeguatamente provata. La valutazione dipende dalle circostanze effettive.

Emergenza familiare o forza maggiore

Un evento improvviso e grave può rendere legittimo l’allontanamento. Servono documenti coerenti con l’orario e la causa dichiarata: certificazione della struttura, verbale, ricevuta di accesso o altra prova oggettiva. Una spiegazione generica presentata molti giorni dopo è più difficile da valutare favorevolmente.

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Chi è esonerato dalle fasce di reperibilità

L’esonero non dipende semplicemente dal nome della malattia né dalla volontà del lavoratore. Deve ricorrere una condizione prevista dalla disciplina applicabile e questa deve essere correttamente attestata dal medico certificatore.

Esonero per i dipendenti privati

Per i lavoratori privati, il Decreto interministeriale 11 gennaio 2016 e la Circolare INPS 95/2016 individuano due gruppi principali:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita, documentate da strutture sanitarie;
  • stati patologici connessi a una situazione di invalidità riconosciuta che abbia determinato una riduzione della capacità lavorativa pari o superiore al 67%.

Esonero per i dipendenti pubblici

Per i dipendenti pubblici il Decreto 206/2017 prevede l’esclusione dall’obbligo nei casi di:

  • patologie gravi che richiedono terapie salvavita;
  • causa di servizio riconosciuta, nei casi e con le menomazioni previste dal decreto;
  • stati patologici connessi a invalidità riconosciuta pari o superiore al 67%.

Le condizioni di esonero sono rimaste distinte anche dopo l’armonizzazione degli orari.

Legge 104, gravidanza e patologie croniche

Il riconoscimento della Legge 104, lo stato di gravidanza o la presenza di una patologia cronica non producono da soli un esonero generale. Occorre verificare se la concreta condizione rientra in una delle categorie normative e se il certificato contiene la segnalazione prevista. Lo stesso vale per ansia, depressione, stress, mal di schiena e altre diagnosi: non esiste un automatismo basato esclusivamente sul nome della patologia.

L’esonero impedisce ogni controllo?

No. L’esonero elimina l’obbligo di reperibilità nelle fasce, ma non impedisce all’INPS di verificare la correttezza formale e sostanziale del certificato e la congruità della prognosi. In determinate situazioni può essere disposto un controllo previo appuntamento.

Che cosa succede durante la visita fiscale

Il medico verifica l’identità del lavoratore e procede all’accertamento medico-legale. È utile tenere a disposizione un documento di identità e la documentazione sanitaria pertinente, senza consegnare materiale estraneo alla patologia certificata.

Al termine viene formato il verbale. Attraverso lo Sportello INPS il lavoratore può successivamente consultare le visite ricevute e stampare i verbali disponibili.

Il medico fiscale può ridurre la prognosi?

Sì. In base all’accertamento può confermare la prognosi indicata dal curante oppure stabilire una ripresa anticipata del lavoro. Se il lavoratore non condivide la riduzione deve manifestare il dissenso immediatamente, chiedendo che sia annotato nel verbale; viene quindi avviato il successivo accertamento presso la struttura medico-legale INPS competente.

Il medico fiscale può prolungare la malattia?

Il controllo non sostituisce il medico curante nella gestione di un eventuale prolungamento. Se alla scadenza il lavoratore è ancora incapace di lavorare deve rivolgersi tempestivamente al medico certificatore per un nuovo certificato, rispettando continuità e regole previste.

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Assenza alla visita fiscale: procedura

Se il medico non trova il lavoratore, redige il verbale di accesso e lascia, normalmente in busta chiusa, un invito a presentarsi alla visita ambulatoriale presso la struttura INPS indicata. Presentarsi all’ambulatorio consente il controllo sanitario, ma non cancella automaticamente l’assenza domiciliare: questa deve essere giustificata separatamente.

Come presentare la giustificazione

Bisogna seguire le indicazioni contenute nell’invito o nella comunicazione INPS e inviare tempestivamente la documentazione. Le istruzioni storiche dell’Istituto indicano un termine di dieci giorni per fornire i motivi giustificativi; è comunque essenziale rispettare il termine specificamente riportato nell’atto ricevuto.

Le giustificazioni sanitarie vengono valutate dall’INPS. Per il pubblico impiego, i motivi non sanitari sono valutati dall’amministrazione datrice di lavoro. Anche il datore privato conserva il potere di valutare la condotta sotto il profilo disciplinare.

Sanzioni per assenza ingiustificata

Le conseguenze previdenziali riguardano l’indennità economica di malattia e diventano progressivamente più severe in caso di ulteriori assenze non giustificate.

Assenza ingiustificata Conseguenza sull’indennità di malattia
Prima assenza Perdita dell’indennità fino a un massimo di 10 giorni di calendario dall’inizio dell’evento
Seconda assenza Riduzione del 50% dell’indennità per il restante periodo di malattia, secondo le regole applicabili
Terza assenza Perdita totale dell’indennità dalla data della terza assenza per il periodo residuo

Le modalità concrete dipendono dalla posizione previdenziale e dalla sequenza dei controlli. Per i dipendenti pubblici, inoltre, il trattamento economico e le conseguenze seguono anche le regole del pubblico impiego e del contratto applicato.

Sanzioni disciplinari e licenziamento

La decurtazione economica INPS non esaurisce le conseguenze. L’assenza può essere contestata dal datore sotto il profilo disciplinare, specialmente quando emergono dichiarazioni false, mancata collaborazione, attività incompatibili con la malattia o condotte ripetute. Il licenziamento non è automatico dopo una singola assenza: richiede una valutazione della gravità, delle giustificazioni, del contratto collettivo e del principio di proporzionalità.

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Malattia durante ferie, trasferta o soggiorno all’estero

Malattia in un domicilio diverso

Chi si ammala mentre si trova temporaneamente in un’altra località deve far inserire nel certificato l’indirizzo presso cui sarà reperibile. Se si trasferisce in seguito, deve utilizzare il servizio di variazione e informare il datore prima dello spostamento.

Malattia in un Paese dell’Unione europea

Per la malattia insorta in un Paese dell’Unione europea si applicano le regole di coordinamento previste. Il certificato deve essere presentato tempestivamente all’INPS e al datore, oppure trasmesso attraverso l’istituzione locale competente secondo la procedura prevista.

Malattia fuori dall’Unione europea

Nei Paesi privi di convenzioni o accordi, la certificazione può richiedere la legalizzazione da parte della rappresentanza diplomatica o consolare italiana. Nei Paesi aderenti alla Convenzione dell’Aja può essere utilizzata l’Apostille. Prima della partenza o appena insorge la malattia è opportuno verificare le istruzioni INPS relative allo Stato interessato.

Checklist pratica per evitare problemi

  1. Avvisare il datore secondo il contratto applicato.
  2. Contattare tempestivamente il medico certificatore.
  3. Annotare il numero di protocollo del certificato.
  4. Controllare generalità, prognosi e indirizzo di reperibilità.
  5. Esporre il nome sul citofono e verificare il campanello.
  6. Restare reperibili 10:00-12:00 e 17:00-19:00, anche nei festivi.
  7. Comunicare prima ogni cambio di domicilio all’INPS e al datore.
  8. Programmare visite e accertamenti fuori dalle fasce quando possibile.
  9. Conservare attestazioni con data e ora per ogni uscita necessaria.
  10. Controllare eventuali comunicazioni INPS e presentarsi alla visita ambulatoriale.
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Domande frequenti sugli orari della visita fiscale

Quali sono gli orari della visita fiscale nel 2026?

Dalle 10:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 19:00, sia per i dipendenti privati sia per quelli pubblici.

Gli orari valgono anche il sabato e la domenica?

Sì. La reperibilità deve essere rispettata tutti i giorni compresi nel certificato, inclusi sabato, domenica, festivi e giorni normalmente non lavorativi.

Il dipendente pubblico deve ancora restare a casa dalle 9 alle 13?

No. Le vecchie fasce 9:00-13:00 e 15:00-18:00 sono state sostituite, per i controlli domiciliari INPS, dagli orari 10:00-12:00 e 17:00-19:00.

Fuori dalle fasce si può uscire?

Sì, ma l’attività svolta non deve essere incompatibile con la malattia, compromettere la guarigione o violare i doveri di correttezza verso il datore.

Il medico fiscale deve avvisare prima?

No. La visita domiciliare può avvenire senza preavviso. L’esonero dalla reperibilità non esclude eventuali controlli organizzati con appuntamento.

Il datore può chiedere la visita dal primo giorno?

Sì. Non esiste una regola generale che impedisca il controllo nei primi giorni della prognosi.

Una visita medica programmata giustifica l’assenza?

Solo quando l’accertamento è necessario e non può essere effettuato fuori dalle fasce. Occorre conservare documentazione con data e orario.

La Legge 104 esonera automaticamente dalla reperibilità?

No. Devono ricorrere le specifiche condizioni di esonero previste per patologie gravi, terapie salvavita, causa di servizio nei casi ammessi o invalidità collegata almeno al 67%.

Che cosa bisogna fare se il citofono non funziona?

Ripristinarlo o adottare subito una soluzione che permetta al medico di contattare il lavoratore. Un citofono non funzionante non mette automaticamente al riparo dalle sanzioni.

Che cosa succede se il medico non trova nessuno?

Viene normalmente lasciato un invito alla visita ambulatoriale. Il lavoratore deve presentarsi e giustificare separatamente l’assenza domiciliare con documenti adeguati.

Si può cambiare l’indirizzo indicato nel certificato?

Sì, tramite lo Sportello INPS per le visite mediche di controllo e comunicando la variazione anche al datore prima dello spostamento.

La visita fiscale può arrivare più volte?

Sì. Essere già stati controllati non elimina l’obbligo di reperibilità per il resto della prognosi.

Il medico fiscale può far rientrare prima al lavoro?

Sì, può ridurre la prognosi. Il dissenso deve essere dichiarato immediatamente e annotato nel verbale per attivare il successivo giudizio medico-legale INPS.

Fonti ufficiali