Viti per calcestruzzo Bossong
La gamma Viti per calcestruzzo Bossong comprende 4 soluzioni professionali per applicazioni...
Guida a grondaie e pluviali: componenti, materiali, dimensionamento, pendenza, posa, difetti, manutenzione, sostituzione, costi e permessi.
Grondaie e pluviali formano il sistema che raccoglie l’acqua dalla copertura, la convoglia lungo il perimetro e la porta fino al recapito previsto. Se uno solo di questi passaggi è sottodimensionato, deformato o collegato male, l’acqua può superare il bordo, bagnare facciata e cornicione, penetrare dietro la copertura oppure concentrarsi vicino alle fondazioni.
La scelta non dovrebbe dipendere soltanto dal colore o dal prezzo al metro. Materiale, sezione, numero di bocchettoni, diametro dei pluviali, dilatazioni, staffe e punto di scarico devono funzionare come un sistema. Anche una grondaia molto grande può traboccare se l’imbocco del pluviale è piccolo; un pluviale ben dimensionato può non risolvere una contropendenza o un pozzetto ostruito.
Sommario
La grondaia, chiamata anche canale di gronda, è l’elemento prevalentemente orizzontale che intercetta l’acqua alla linea di gronda o all’interno della copertura. Il pluviale è la tubazione prevalentemente verticale che riceve l’acqua dal bocchettone e la conduce verso pozzetto, rete meteorica, dispersione autorizzata o impianto di recupero.
Tra i due ci sono componenti decisivi: testate, angoli, giunti, staffe, bocchette, cassette di raccolta, gomiti, collari e terminali. La continuità idraulica non coincide con una semplice successione di pezzi: ogni cambio di direzione e ogni restringimento modifica la portata e aumenta la probabilità di accumulo dei detriti.
Su smartphone la tabella può essere spostata orizzontalmente.
| Componente | Funzione | Difetto frequente |
|---|---|---|
| Canale di gronda | Raccoglie l’acqua proveniente dalla falda | Avvallamento, sezione insufficiente o bordo troppo basso |
| Staffa | Sostiene il canale e ne mantiene geometria e quota | Passo eccessivo, fissaggio debole o deformazione |
| Giunto | Collega due tratti consentendo la tenuta prevista | Fessura, sigillante degradato o dilatazione bloccata |
| Bocchettone | Trasferisce l’acqua al pluviale | Apertura piccola o ostruita |
| Pluviale | Convoglia verticalmente l’acqua | Tappo nei gomiti, schiacciamento o giunto aperto |
| Terminale e pozzetto | Consegnano l’acqua al recapito finale | Scarico contro il muro, riflusso o pozzetto pieno |
Le grondaie sospese sono montate lungo il bordo della falda mediante staffe. Possono avere profilo semicircolare, sagomato o quadro. Sono visibili e relativamente ispezionabili, ma devono essere posizionate in modo che l’acqua entri nel canale senza esporlo in maniera anomala a neve, ghiaccio o scorrimento delle tegole.
I canali di gronda appoggiati o ricavati nel cornicione sono integrati nella geometria dell’edificio. Possono offrire un risultato architettonico più discreto, ma una perdita ha conseguenze potenzialmente più serie perché l’acqua può raggiungere muratura, isolamento e locali interni prima di diventare visibile. Per questi sistemi assumono particolare importanza impermeabilizzazione, troppo pieno, ispezionabilità e possibilità di sostituzione.
Le coperture piane utilizzano bocchettoni e canali interni o perimetrali. Non vanno trattate come un tetto a falde con una gronda semplicemente nascosta: numero degli scarichi, emergenze, quote e rischio di ostruzione devono essere progettati in relazione alla superficie e all’accumulo possibile.
Non esiste un materiale migliore in assoluto. La scelta dipende dall’ambiente, dalla forma del tetto, dalle lunghezze, dall’estetica, dal supporto, dalla manutenzione attesa e dalla compatibilità con gli altri metalli. È preferibile utilizzare componenti appartenenti allo stesso sistema, evitando assemblaggi casuali fra profili, giunti e staffe di produttori diversi.
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| Materiale | Punti di forza | Aspetti da valutare | Impiego tipico |
|---|---|---|---|
| PVC | Leggero, non arrugginisce, componenti modulari | Dilatazione termica, qualità dei giunti, urti e comportamento alle temperature | Abitazioni e piccoli edifici con sistemi coordinati |
| Acciaio zincato o preverniciato | Buona rigidezza e ampia disponibilità di profili | Protezione dei tagli, graffi, corrosione e ambiente aggressivo | Residenziale, industriale e lattonerie su misura |
| Alluminio | Leggero, resistente alla corrosione, molte finiture | Dilatazione, giunti di sistema e incompatibilità con acqua proveniente dal rame | Nuove costruzioni e riqualificazioni |
| Rame | Lavorabile, durevole e con patina caratteristica | Costo, variazione estetica nel tempo e incompatibilità con metalli meno nobili a valle | Edifici di pregio e lattoneria tradizionale |
| Zinco-titanio | Adatto a lavorazioni di lattoneria e finiture continue | Supporti, ventilazione, compatibilità e dettagli prescritti dal produttore | Coperture contemporanee e restauri compatibili |
Il contatto fra metalli diversi e soprattutto il percorso dell’acqua devono essere valutati prima della posa. Un produttore di sistemi in alluminio, per esempio, esclude l’uso dell’alluminio sotto componenti in rame. Non basta separare due pezzi con un nastro se l’acqua continua a scorrere dal rame sul metallo incompatibile. Anche fissaggi, saldature, guarnizioni e sigillanti devono essere idonei al materiale scelto.
Il dimensionamento non si esegue scegliendo un diametro “standard” in base ai metri quadrati commerciali dell’abitazione. Occorre conoscere la superficie efficace della copertura servita da ciascun tratto, l’intensità di precipitazione assunta dal progetto, il coefficiente di deflusso e la configurazione del sistema. La UNI EN 12056-3 descrive il calcolo dell’adeguatezza idraulica dei sistemi di drenaggio delle coperture; la UNI 10724 fornisce criteri di progettazione, esecuzione, materiali, manutenzione e collaudo dei sistemi di scarico delle acque meteoriche dalle coperture.
La relazione di base può essere espressa come:
Q = r × A × C
dove Q è la portata da smaltire, r l’intensità di pioggia adottata, A la superficie efficace collegata allo scarico e C un coefficiente che rappresenta il comportamento della superficie. Formula, unità, area efficace e valori da usare devono seguire la norma e i dati di progetto: un esempio trovato online non sostituisce il calcolo per l’edificio reale.
La portata finale dipende poi da forma e dimensione del canale, altezza utile dell’acqua, pendenza, posizione e capacità dei bocchettoni, numero dei pluviali, gomiti e condizioni di sbocco. Dividere una lunga gronda in più bacini con più scarichi può essere più efficace che aumentare soltanto il diametro di un pluviale posto a un’estremità.
Non esiste una pendenza percentuale universale da applicare a qualunque materiale e profilo. Il canale deve essere installato secondo progetto e istruzioni del sistema, con quote che indirizzino l’acqua verso gli scarichi e senza avvallamenti. In alcuni sistemi una pendenza contenuta è chiaramente visibile; in altri la capacità viene verificata con diversa configurazione. Copiare il valore usato in un altro edificio può dare un risultato insufficiente o esteticamente scorretto.
Una pendenza troppo bassa, sommata alla deformazione delle staffe, favorisce sedimenti e ristagni. Una pendenza eccessiva può ridurre l’altezza utile sul lato basso, rendere evidente il disallineamento rispetto al cornicione e concentrare tutta l’acqua in un solo punto. Prima della posa si tracciano punto alto, scarichi e linea delle staffe; dopo il montaggio si controllano geometria e deflusso con una prova d’acqua moderata.
Il passo delle staffe non deve essere deciso con una regola generica. Dipende da materiale, profilo, carichi, vento, neve, supporto e indicazioni del fabbricante. Il fissaggio deve raggiungere un elemento capace di sopportare le azioni previste: una tavola deteriorata o un semplice bordo di finitura non diventano supporti adeguati perché la grondaia è leggera quando è vuota.
Acqua, ghiaccio, neve e detriti aumentano il peso. Nelle zone soggette a neve bisogna coordinare gronda, fermaneve e traiettoria dello scivolamento dalla falda. La grondaia non è un dispositivo destinato a trattenere una massa di neve.
Tutti i materiali cambiano dimensione con la temperatura, con effetti più evidenti sui tratti lunghi. Giunti, elementi di dilatazione e punti fissi devono seguire il sistema scelto. Bloccare ogni collegamento con rivetti o sigillante può impedire il movimento e produrre deformazioni o strappi. Le istruzioni PREFA, per esempio, richiamano espressamente la necessità di non rendere fisso un raccordo quando deve consentire la dilatazione.
Il bocchettone è spesso il collo di bottiglia. Deve avere apertura coerente con la portata del canale, raccordarsi senza spigoli inutili ed essere raggiungibile per l’ispezione. Una rete parafoglie molto fitta può proteggere il tubo ma ridurre rapidamente la superficie libera quando si copre di foglie.
Il pluviale deve mantenere la sezione utile lungo discese e gomiti. Curve molto ravvicinate e tratti quasi orizzontali aumentano le perdite e i punti di deposito. I collari devono sostenere il tubo lasciando il comportamento previsto dal materiale; lo scarico non va affidato a un terminale che versa contro la facciata o alla base delle fondazioni.
Un troppo pieno o un percorso di emergenza può evitare che, in caso di ostruzione o evento superiore al progetto, l’acqua entri nell’edificio. È particolarmente importante per canali interni, coperture piane e gronde integrate nel cornicione. Deve scaricare in una posizione visibile e sicura, senza creare pericolo per persone o proprietà vicine.
Il recapito dipende dalle reti presenti e dalle regole locali. L’acqua può essere inviata alla rete meteorica, a un sistema di infiltrazione autorizzato, a una vasca di laminazione o a un impianto di recupero. Non si deve presumere che sia sempre ammesso collegarla alla fognatura nera, disperderla sul marciapiede o convogliarla sul fondo del vicino.
Il progetto deve considerare capacità del pozzetto, rischio di riflusso, troppo pieno, distanza dalle fondazioni e manutenzione. In presenza di una cisterna, la linea necessita di filtrazione, accesso per la pulizia e scarico di eccedenza. Il riuso non rende potabile l’acqua e richiede una rete separata dove previsto.
Il lavoro inizia dal rilievo: sviluppo delle falde, linee di raccolta, quote, ostacoli, scarichi disponibili e stato del supporto. Si definiscono materiale, profilo, sezioni, bocchettoni, dilatazioni, staffe e raccordi. Soltanto dopo si tracciano le quote e si prepara la sottostruttura.
Le staffe vengono fissate con passo e sistema previsti, mantenendo il percorso progettato. I tratti di gronda vengono tagliati e collegati rispettando verso di posa, sovrapposizioni, guarnizioni o saldature proprie del materiale. Angoli e testate non devono creare sacche; bocchette e pluviali devono risultare accessibili.
Dopo il montaggio si controllano fissaggi, libertà delle dilatazioni, allineamento e distanza dalla copertura. La prova d’acqua non consiste nel riempire violentemente il canale: serve a osservare percorso, giunti, bocchettone, pluviale e recapito. Prima della consegna vanno documentati materiali, componenti, istruzioni di manutenzione e punti ispezionabili.
Il punto da cui cade l’acqua non coincide sempre con il difetto. Se la gronda trabocca soltanto durante piogge intense, le cause possibili sono sezione insufficiente, pochi scarichi o bocchettone parzialmente ostruito. Se resta acqua a pioggia finita, si cercano avvallamenti, staffe deformate e contropendenze. Se gocciola in assenza di trabocco, si controllano giunti, testate e fori.
Macchie sul cornicione possono dipendere anche dal bordo della copertura, dal gocciolatoio o da una scossalina, non dalla grondaia. Acqua alla base del muro può provenire dal terminale, da un pozzetto che rifluisce o da una tubazione interrata rotta. Una prova per settori e una videoispezione del pluviale permettono di evitare riparazioni casuali.
Un singolo giunto, una testata o una staffa possono essere riparati se il resto del sistema è sano e compatibile. La sostituzione diventa più razionale quando ci sono corrosione diffusa, numerose deformazioni, PVC fragile, supporti deteriorati, sezione insufficiente o continui adattamenti fra componenti diversi.
Prima di sostituire soltanto la gronda è necessario verificare pluviali e recapito. Aumentare il canale lasciando bocchettoni piccoli non elimina il trabocco. Allo stesso modo, cambiare il diametro del tubo non corregge una gronda con contropendenza. Il preventivo dovrebbe distinguere rimozione, ripristino della sottostruttura, nuovo sistema, mezzi di accesso, opere murarie, collegamento allo scarico e smaltimento.
La manutenzione comprende rimozione dei detriti, controllo di bocchettoni e terminali, prova di deflusso, verifica di giunti, staffe, collari e segni di corrosione. La frequenza dipende da vegetazione, vento, geometria e storico dell’edificio. Griglie e parafoglie riducono parte del materiale ma devono essere a loro volta ispezionati.
Il lavoro in quota va pianificato con accessi e protezioni adeguati. Non si appoggia una scala alla grondaia e non si cammina sulle tegole senza valutare copertura e percorso. Per lavoratori e imprese si applicano gli obblighi del D.Lgs. 81/2008, con priorità alle protezioni collettive e scelta dell’attrezzatura in funzione del rischio.
I prezzi dipendono da materiale, sezione, sviluppo, numero di angoli e bocchettoni, altezza e accessibilità. Anche la forma dell’edificio incide: una facciata rettilinea è diversa da un tetto con numerose rientranze. Piattaforma, ponteggio, occupazione di suolo pubblico e ripristino del cornicione possono superare il costo dei soli profili.
Come ordine di grandezza, la fornitura e posa di sistemi semplici può partire da circa 30-60 euro per metro lineare; materiali e lavorazioni di lattoneria più complessi possono arrivare a 80-150 euro al metro o oltre. Pluviali, pezzi speciali, accesso e opere murarie possono essere conteggiati separatamente. Non sono valori di prezzario: servono un rilievo e un preventivo riferito al sistema completo.
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| Voce | Da specificare nel preventivo | Rischio se manca |
|---|---|---|
| Materiale e spessore | Prodotto, finitura, accessori e garanzie | Confronto fra offerte non omogenee |
| Dimensionamento | Sezioni, bacini, bocchettoni e pluviali | Sistema nuovo ma ancora insufficiente |
| Sottostruttura | Controllo e ripristino del supporto | Staffe fissate su legno o muratura degradati |
| Accesso | Ponteggio, PLE, protezioni e occupazione suolo | Extra rilevanti durante il lavoro |
| Recapito finale | Pozzetti, collegamenti e prova di scarico | Acqua accumulata alla base dell’edificio |
| Smontaggio e rifiuti | Rimozione, trasporto e conferimento | Vecchi materiali lasciati in cantiere |
Descrivi il lavoro da realizzare: ti aiutiamo a inoltrare la richiesta a imprese edili pertinenti.
La riparazione o sostituzione equivalente di grondaie e pluviali, senza modifiche significative dell’edificio, rientra normalmente nella manutenzione ordinaria e può essere attività edilizia libera. Restano però applicabili le norme di sicurezza, condominiali, paesaggistiche, quelle sull’occupazione del suolo e i regolamenti locali.
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Se cambiano posizione, forma, materiale visibile, numero degli scarichi o prospetto, se si interviene sulla struttura o si realizzano nuove canalizzazioni, un tecnico deve qualificare l’insieme delle opere e verificare se servano CILA, SCIA o, nei casi pertinenti, Permesso di costruire. Il nome del componente non determina da solo il titolo.
Per immobili vincolati, sostituire un profilo in rame con PVC o cambiare colore e forma può alterare l’aspetto esteriore. Il D.P.R. 31/2017 distingue interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica e interventi soggetti a procedura semplificata; vanno rispettate anche le prescrizioni specifiche del vincolo e del piano paesaggistico.
Grondaie e pluviali che servono il tetto comune sono normalmente parti comuni. Non diventano privati soltanto perché attraversano una facciata accanto a un balcone. La funzione e il bacino servito sono determinanti: un tratto che raccoglie l’acqua soltanto da una parte dell’edificio può richiedere l’applicazione delle regole del condominio parziale.
La manutenzione ordinaria può essere organizzata nell’ambito della gestione; una sostituzione completa, la scelta di un materiale diverso o una modifica visibile richiedono valutazione e decisione condominiale coerenti con entità e urgenza. Se una rottura provoca danni, occorre documentare causa, parte servita, segnalazioni e interventi prima di ripartire spese e responsabilità.
Sulla singola abitazione la semplice sostituzione equivalente, se resta manutenzione ordinaria autonoma, non è normalmente sufficiente per il Bonus Ristrutturazioni. Può diventare una spesa collegata a un intervento agevolato più ampio quando è necessaria e documentata. Sulle parti comuni residenziali anche la manutenzione ordinaria può rientrare nell’agevolazione, nel rispetto di aliquote, pagamenti e adempimenti vigenti.
Dipende da ambiente, estetica, supporto, lunghezza, budget e metalli presenti. PVC, acciaio, alluminio, rame e zinco-titanio funzionano bene se progettati e posati come sistema compatibile.
Non esiste un unico valore per tutti i sistemi. Quota, sezione, scarichi e pendenza devono seguire calcolo e istruzioni del produttore, evitando avvallamenti e contropendenze.
Il numero deriva da superficie efficace, intensità di pioggia, portata di canali e bocchettoni e percorso dell’acqua. I soli metri quadrati della casa non bastano.
Il diametro va scelto nel calcolo dell’intero sistema. Un tubo maggiore non risolve automaticamente un bocchettone piccolo, una gronda insufficiente o un recapito ostruito.
Le cause più comuni sono staffe deformate, supporto ceduto, avvallamento, contropendenza o scarico ostruito. Una minima bagnatura residua non equivale a una pozza stabile.
La combinazione richiede una verifica tecnica. In particolare, l’alluminio non dovrebbe ricevere acqua di dilavamento proveniente da componenti in rame; seguire sempre le compatibilità dichiarate dal sistema.
Quando corrosione, crepe, deformazioni o giunti difettosi sono diffusi, oppure quando il sistema è sottodimensionato e le riparazioni locali non eliminano i trabocchi.
Una sostituzione equivalente è normalmente manutenzione ordinaria. Modifiche visibili, strutturali, del percorso di scarico o interventi su immobili vincolati richiedono verifiche ulteriori.
Se servono una copertura comune, la spesa è normalmente condominiale. Per tratti che servono soltanto una parte dell’edificio bisogna individuare le unità effettivamente servite.
Sulla singola unità la sostituzione ordinaria autonoma non è normalmente agevolata; sulle parti comuni residenziali la manutenzione ordinaria può rientrare, se sono rispettate le regole fiscali vigenti.