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DPI in cantiere: guida a categorie, marcatura CE, obblighi, scelta, uso, addestramento e controlli di elmetti, guanti, scarpe, respiratori e anticaduta.
I dispositivi di protezione individuale (DPI) sono attrezzature che il lavoratore indossa o tiene per proteggersi da uno o più rischi per la salute e la sicurezza. In un cantiere possono comprendere elmetto, calzature di sicurezza, guanti, occhiali, otoprotettori, apparecchi per le vie respiratorie e sistemi anticaduta.
Non esiste però un corredo identico per tutti. I DPI devono essere scelti dopo la valutazione dei rischi, in relazione alla mansione, all’ambiente, alla durata dell’esposizione e alle caratteristiche della persona. Un guanto adatto a movimentare materiali può essere inadeguato contro una sostanza chimica; una maschera FFP può filtrare particelle, ma non sostituisce un filtro per gas e vapori.
La disciplina italiana è contenuta soprattutto negli articoli 74-79 del D.Lgs. 81/2008, mentre progettazione, fabbricazione e commercializzazione seguono il Regolamento (UE) 2016/425.
Sommario
Un DPI è destinato a proteggere chi lo indossa da un rischio concreto. La definizione comprende anche componenti e accessori necessari alla protezione, per esempio un filtro correttamente abbinato a una semimaschera oppure il cordino con assorbitore inserito in un sistema anticaduta.
I DPI sono l’ultima barriera della prevenzione, non la prima. L’articolo 75 del D.Lgs. 81/2008 ne impone l’impiego quando il rischio non può essere evitato o ridotto abbastanza con misure tecniche, protezioni collettive, metodi o procedimenti organizzativi. Prima vengono quindi eliminazione del pericolo, segregazione dell’area, aspirazione delle polveri, parapetti, reti, ponteggi, procedure e riduzione dell’esposizione; il dispositivo individuale copre il rischio residuo.
Questo principio è decisivo nei lavori in quota. Un’imbracatura non rende sicuro un bordo privo di protezione se è possibile installare un parapetto. L’INAIL sui sistemi individuali contro le cadute ricorda che vanno utilizzati quando organizzazione e protezioni collettive non consentono di ridurre il rischio a un livello accettabile.
Non sono DPI gli indumenti da lavoro ordinari e le uniformi che non hanno una specifica funzione protettiva, gli apparecchi portatili che rilevano un pericolo, i materiali sportivi usati come tali e le protezioni collettive. Un gilet ad alta visibilità certificato per rendere visibile il lavoratore può essere un DPI; una semplice maglietta aziendale no.
Anche parapetti, reti di sicurezza e protezioni delle macchine non sono DPI, perché proteggono più persone o agiscono direttamente sulla fonte. Sono comunque prioritari rispetto alla protezione individuale quando tecnicamente adottabili.
Il Regolamento europeo divide i DPI in tre categorie di rischio. Non esiste una categoria IV. La categoria non indica semplicemente che un prodotto è “più robusto”, ma determina il livello di rischio coperto e la procedura con cui il fabbricante dimostra la conformità.
| Categoria | Rischi coperti | Esempi indicativi | Valutazione di conformità |
|---|---|---|---|
| I | Solo rischi minimi elencati dal Regolamento | Guanti per lesioni meccaniche superficiali; protezione da condizioni atmosferiche non estreme | Controllo interno della produzione del fabbricante |
| II | Rischi diversi da quelli delle categorie I e III | Molti elmetti, occhiali, guanti e calzature contro rischi meccanici ordinari | Esame UE del tipo e controllo interno della produzione |
| III | Rischi che possono provocare morte o danni irreversibili | Caduta dall’alto, rumore nocivo, sostanze pericolose, carenza di ossigeno, rischio elettrico | Esame UE del tipo più controllo sorvegliato o garanzia qualità |
Il singolo modello va letto attraverso marcature, dichiarazione di conformità e istruzioni. Non è corretto assegnare una categoria a un’intera famiglia in astratto: due guanti possono appartenere a categorie diverse perché proteggono da rischi differenti.
La marcatura CE è richiesta per tutti i DPI immessi sul mercato europeo, non soltanto per quelli di categoria III. Per questi ultimi, accanto alla marcatura CE compare il numero identificativo dell’organismo notificato coinvolto nella sorveglianza della produzione.
Prima di acquistare o consegnare un dispositivo occorre controllare:
La sigla di una norma non basta. Una calzatura può avere puntale di sicurezza ma non la resistenza allo scivolamento, alla perforazione o agli agenti chimici necessaria alla lavorazione. Il responsabile dell’acquisto deve confrontare le prestazioni dichiarate con il DVR, il POS, le schede di sicurezza e le condizioni reali del cantiere.
L’elenco seguente descrive le famiglie più comuni. La dotazione effettiva deve essere stabilita dalla valutazione dei rischi e può cambiare anche durante la stessa giornata, quando mutano lavorazione, area o attrezzatura.
Protegge da urti, oggetti in caduta e altri rischi per la testa entro le prestazioni dichiarate. Deve essere della misura corretta, regolato con la bardatura interna e compatibile con cuffie, visiera o lampada. Il sottogola va scelto in relazione al rischio e alla tipologia di elmetto: un casco per attività alpinistiche non è automaticamente sostitutivo di un elmetto industriale.
Dopo un urto significativo l’elmetto va ritirato anche se non presenta crepe evidenti. Guscio, bardatura, deformazioni, raggi UV e agenti chimici possono ridurne l’efficacia; vita utile e sostituzione devono seguire le istruzioni del fabbricante.
Proteggono da schiacciamento, perforazione, scivolamento, acqua, calore o rischio elettrico soltanto se il modello possiede la prestazione richiesta. Il puntale non è sempre in acciaio e la presenza del puntale non garantisce tutte le altre protezioni. Suola, lamina antiperforazione, altezza della tomaia e resistenza agli agenti presenti vanno selezionate per la mansione.
Una scarpa troppo larga, usurata o non adatta al terreno perde efficacia e può creare un nuovo rischio. Devono essere disponibili taglia corretta e sostituzione quando battistrada, tomaia, puntale o sistema di chiusura sono compromessi.
Non esiste un guanto universale. Taglio e abrasione, cemento umido, solventi, resine, calore, vibrazioni ed elettricità richiedono prestazioni e materiali diversi. Per i prodotti chimici bisogna verificare sostanza, concentrazione, tempo di permeazione e modalità d’impiego sulla scheda del guanto e sulla scheda di sicurezza.
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Richiedi informazioni gratisI guanti possono essere controindicati vicino a organi rotanti quando rischiano di essere trascinati. La procedura di lavoro e le protezioni della macchina prevalgono sull’idea generica che “con i guanti si è sempre più sicuri”.
Occhiali a stanghe, occhiali a mascherina e visiere coprono rischi diversi: schegge ad alta velocità, polvere, spruzzi chimici, radiazioni della saldatura o arco elettrico. La visiera protegge il viso ma, in molte lavorazioni, deve essere combinata con una protezione oculare. Le lenti graduate personali non sostituiscono gli occhiali protettivi, salvo dispositivi certificati o sovraocchiali idonei.
Inserti auricolari e cuffie devono ridurre l’esposizione al rumore senza isolare più del necessario. Una sovraprotezione può impedire di percepire allarmi e comunicazioni. La scelta dipende dalla valutazione del rumore, dalle frequenze, dal tempo di impiego, dalla compatibilità con elmetto e occhiali e dalla corretta vestizione.
Il rumore nocivo rientra nella categoria III: per gli otoprotettori l’articolo 77 richiede comunque uno specifico addestramento pratico.
Un facciale filtrante FFP1, FFP2 o FFP3 protegge dalle particelle secondo la classe e le condizioni d’uso, ma non filtra automaticamente gas e vapori. Per solventi, sostanze acide o altri contaminanti servono filtri selezionati in base alla sostanza; in atmosfere con carenza di ossigeno i dispositivi filtranti non sono utilizzabili e occorrono apparecchi isolanti individuati da una valutazione specialistica.
Tenuta sul viso, barba, compatibilità con occhiali, sforzo fisico, concentrazione e durata sono determinanti. L’INAIL ha presentato nel 2025 la nuova UNI 11719:2025 per i programmi di protezione respiratoria; la guida tecnica INAIL 2026 sulle polveri pericolose ribadisce la necessità di formare e, quando previsto, addestrare il lavoratore.
Tute contro sostanze chimiche, indumenti ignifughi, antistatici o contro intemperie estreme e capi ad alta visibilità sono DPI quando hanno una funzione protettiva certificata. Devono mantenere chiusure, superfici fluorescenti o retroriflettenti e livelli di protezione previsti. Un indumento sporco, strappato o coperto da altri capi può non garantire più la prestazione.
Per arrestare una caduta serve un sistema completo: imbracatura per il corpo, collegamento adeguato, eventuale assorbitore, connettori e punto o linea di ancoraggio compatibili. Una semplice cintura attorno alla vita non è un sistema di arresto caduta e può provocare lesioni gravissime.
Devono essere calcolati spazio libero, tirante d’aria, effetto pendolo, posizione dell’ancoraggio e percorso. Serve inoltre un piano di recupero rapido: lasciare una persona sospesa in attesa dei soccorsi non è una procedura sufficiente. I sistemi di trattenuta, che impediscono di raggiungere il bordo, sono preferibili quando attuabili rispetto a quelli che arrestano una caduta già iniziata.
La tabella è orientativa e non sostituisce la valutazione aziendale. Lo stesso lavoro può richiedere dispositivi diversi in base a materiali, macchine, ventilazione e protezioni collettive presenti.
| Lavorazione | Rischi da valutare | DPI possibili dopo le misure collettive |
|---|---|---|
| Demolizione e taglio di materiali | Caduta di frammenti, polveri, rumore, schegge, tagli | Elmetto, occhi/viso, udito, vie respiratorie, guanti e calzature selezionati |
| Preparazione di malte e getti | Polveri, schizzi alcalini, contatto cutaneo, movimentazione | Occhiali o maschera, guanti chimicamente compatibili, calzature e indumenti protettivi |
| Uso di smerigliatrice | Proiezioni, rottura disco, rumore, polveri, vibrazioni | Protezione oculare e facciale, udito, respirazione e altri DPI previsti dal fabbricante |
| Lavori presso bordi o coperture | Caduta dall’alto e caduta di materiali | Sistema di trattenuta o arresto caduta se parapetti e altre misure non bastano |
| Saldatura | Radiazioni, scintille, fumi, calore e incendio | Schermo con filtro idoneo, guanti e indumenti specifici, protezione respiratoria se necessaria |
| Area con traffico o mezzi | Investimento e scarsa visibilità | Indumenti ad alta visibilità della classe richiesta, elmetto e calzature |
| Bonifica di materiali pericolosi | Fibre, sostanze, contaminazione e dispersione | Dispositivi definiti dal piano e dalle procedure specialistiche, con decontaminazione |
Il datore di lavoro individua le caratteristiche necessarie partendo dalla valutazione dei rischi e sceglie DPI adeguati al rischio, alle condizioni del luogo, all’ergonomia e alla salute del lavoratore. Deve valutare frequenza e durata dell’uso, prestazioni del dispositivo e compatibilità quando più DPI sono indossati insieme.
I dispositivi necessari sono forniti senza costi per il lavoratore. Il datore mantiene efficienza e igiene con manutenzione, riparazione e sostituzione, stabilisce dove conservarli e ne assicura l’uso conforme alle istruzioni. I DPI sono normalmente personali; se devono essere condivisi, l’organizzazione deve impedire problemi sanitari e igienici.
Deve inoltre informare sui rischi protetti, rendere disponibili istruzioni comprensibili, organizzare la formazione e assicurare l’addestramento quando necessario. L’addestramento è indispensabile per tutti i DPI di categoria III e per quelli destinati a proteggere l’udito; deve comprendere prova pratica ed essere tracciato nel registro previsto.
Consegnare un modulo da firmare non esaurisce gli obblighi. Occorre verificare che il dispositivo sia realmente indossato e usato bene, correggere comportamenti errati, sostituire ciò che non è più idoneo e aggiornare la scelta quando cambiano rischio, lavorazione o tecnologia.
Il lavoratore partecipa a formazione e addestramento, usa i DPI secondo istruzioni, se ne prende cura, non li modifica e segnala subito difetti o inconvenienti. Al termine segue le procedure aziendali di riconsegna. Il rifiuto ingiustificato o l’uso scorretto non elimina il dovere del datore di vigilare e intervenire.
Il lavoratore autonomo deve utilizzare le attrezzature e dotarsi dei DPI conformemente al Titolo III del D.Lgs. 81/2008. In cantiere deve inoltre rispettare coordinamento, prescrizioni del piano di sicurezza applicabile e indicazioni organizzative, senza sostituire con i propri DPI le protezioni collettive dovute.
Una gestione efficace parte da una scheda di consegna che identifichi lavoratore, modello, taglia, data e dispositivi ricevuti. La scheda è utile come prova organizzativa, ma deve corrispondere a consegna effettiva, informazione e vigilanza.
La formazione spiega rischio, limiti e condizioni di impiego. L’addestramento fa provare concretamente vestizione, regolazione, controllo, uso, svestizione e procedure di emergenza. Per un respiratore comprende anche verifica della tenuta e gestione dei filtri; per un sistema anticaduta comprende collegamenti, ancoraggi, tirante d’aria e recupero.
Il contenuto va adattato alla persona, anche per lingua e comprensione. Una dimostrazione generica non è sufficiente per dispositivi complessi o per un lavoratore che non ha provato la configurazione realmente usata.
Non esiste una scadenza unica valida per tutti i DPI. Il fabbricante indica durata di immagazzinamento, vita utile, controlli e cause di ritiro. Alcuni dispositivi monouso devono essere eliminati dopo l’impiego o la contaminazione; altri richiedono pulizia, sostituzione di componenti e verifiche periodiche da persona competente.
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Richiedi informazioni gratisPrima dell’uso il lavoratore effettua il controllo previsto: integrità, pulizia, marcature, deformazioni, cuciture, connettori, filtri, valvole, lenti, suole e regolazioni. Il controllo periodico più approfondito va registrato quando richiesto dalle istruzioni o dalle procedure aziendali.
Il dispositivo va ritirato se ha arrestato una caduta, subito un forte impatto, superato i limiti del fabbricante, perso tracciabilità, è contaminato senza possibilità di decontaminazione oppure presenta un difetto che può ridurre la protezione. Non sono ammesse riparazioni improvvisate o modifiche non autorizzate.
Non esiste un elenco nazionale identico per ogni cantiere e mansione. L’obbligo deriva dai rischi presenti e dalle misure indicate in DVR, POS, PSC, procedure e istruzioni. Elmetto, calzature e alta visibilità sono molto comuni, ma devono essere giustificati e selezionati correttamente.
Il datore di lavoro li fornisce senza spese ai lavoratori e sostiene manutenzione e sostituzione. Non può trasferire il costo al dipendente quando il dispositivo è necessario per la sicurezza.
No. Il Regolamento (UE) 2016/425 prevede soltanto categorie I, II e III. La categoria III copre rischi capaci di causare morte o danni irreversibili.
Sì, i DPI soggetti al Regolamento europeo devono essere marcati CE. Nei prodotti di categoria III la marcatura è accompagnata dal numero dell’organismo notificato che sorveglia la produzione.
No. Una FFP3 filtra particelle nelle condizioni previste, ma gas e vapori richiedono filtri e apparecchi specifici. In carenza di ossigeno non basta un filtro e serve una soluzione isolante definita da specialisti.
No. Per arrestare una caduta occorre un sistema progettato, normalmente con imbracatura per il corpo, collegamento, connettori e ancoraggio idonei. Devono essere valutati anche spazio libero e recupero.
È indispensabile per tutti i DPI di categoria III e per quelli di protezione dell’udito. È inoltre necessario ogni volta che l’uso corretto richiede una prova pratica; gli interventi devono essere tracciati.
Di regola è destinato all’uso personale. Se le circostanze richiedono un uso condiviso, devono essere adottate pulizia, disinfezione, regolazione e organizzazione tali da evitare problemi igienici e sanitari.
Dipende dal dispositivo, dall’uso e dalle istruzioni del fabbricante. Danno, contaminazione, urto, caduta arrestata, scadenza o perdita delle prestazioni possono imporre il ritiro anche prima della durata teorica.
No. Tagli, fori, adesivi, componenti non approvati o riparazioni improvvisate possono annullare la protezione. Se il dispositivo è scomodo o incompatibile va segnalato e sostituito con un modello idoneo.
In conclusione, la sicurezza non dipende dal numero di dispositivi indossati, ma da una sequenza corretta: valutare il rischio, privilegiare prevenzione e protezioni collettive, scegliere DPI conformi e compatibili, formare e addestrare, controllare l’uso e sostituire tempestivamente ciò che non protegge più.
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