Supporto 3d-Scopico con testa autolivellante
Supporto per quadrotti 3D-scopico con altezza regolabile da min. 35 a max....
Una copertura raramente dà problemi il giorno della consegna. Il collaudo è andato bene, le lastre sono ferme al loro posto e il committente è soddisfatto. Poi passano le stagioni.
Una copertura raramente dà problemi il giorno della consegna. Il collaudo è andato bene, le lastre sono ferme al loro posto e il committente è soddisfatto. Poi passano le stagioni. Al secondo anno compaiono aloni all’interno delle lastre, al terzo qualche infiltrazione. A volte si sentono anche rumori e deformazioni che all’inizio non c’erano.
Quando la copertura è in policarbonato alveolare, la colpa viene spesso attribuita al materiale. Nella pratica, però, le cause sono quasi sempre dettagli progettuali o di posa sottovalutati, che nei primi mesi non si notano e che con il tempo, sotto sole, pioggia e sbalzi termici, diventano evidenti. Per questo conoscere le caratteristiche delle lastre e prevederne il comportamento negli anni è la condizione per realizzare coperture durevoli e funzionali.
Vediamo quali sono i punti critici e come affrontarli.
Sommario
Il policarbonato alveolare è un materiale molto usato in edilizia per tettoie, pensiline, verande, serre e coperture industriali. Il motivo sta nella struttura interna a camere d’aria, che conferisce alla lastra:
Queste prestazioni, però, non sono uguali per tutte le lastre in policarbonato alveolare. La scelta va fatta valutando insieme lo spessore, la configurazione delle camere interne (numero di pareti e geometria), l’ interasse tra i supporti e i carichi previsti, compresi quelli di vento e neve, che in alcune zone sono determinanti.
C’è poi un errore molto diffuso: pensare che uno spessore maggiore sia sempre la scelta più sicura. Una lastra più spessa, se l’interasse è sbagliato o i supporti sono insufficienti, può comunque flettere o cedere. Per dimensionare correttamente la copertura bisogna quindi partire dalle tabelle di carico e dalle indicazioni del produttore, che legano spessore, luce libera e sollecitazioni in modo verificabile.
Tra i problemi più frequenti nelle coperture alveolari ci sono aloni, depositi e sporco all’interno delle camere. Succede quando le estremità delle lastre non sono protette in modo adeguato: umidità, polvere e impurità entrano nei canali e si accumulano. Non è un danno strutturale, ma compromette l’aspetto estetico della copertura, e in una veranda o in una tettoia a vista è spesso il difetto che il committente nota per primo.
Per questo i sistemi di posa prevedono soluzioni diverse per le due estremità:
A questo si aggiunge un accorgimento semplice ma decisivo: le camere vanno sempre orientate nella direzione della pendenza. In questo modo l’umidità che inevitabilmente si forma all’interno può scorrere verso il basso e uscire. Se le lastre sono posate nel senso sbagliato, l’acqua resta intrappolata e il difetto si ripresenta stagione dopo stagione.
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Richiedi informazioni gratisUn discorso a parte riguarda le infiltrazioni d’acqua, che dipendono quasi sempre da errori di progetto o di assemblaggio. Le cause più comuni sono:
La pendenza minima e le modalità di collegamento non vanno infatti decise “a occhio”, ma devono rispettare le prescrizioni del sistema scelto, perché variano in base al tipo di lastra e di profilo.

Il policarbonato si dilata e si contrae con la temperatura molto più dei metalli usati di solito per le strutture di sostegno, come alluminio e acciaio. Come ordine di grandezza, il suo coefficiente di dilatazione è circa due o tre volte quello dell’alluminio. Su una lastra lunga alcuni metri, tra una notte invernale e un pomeriggio d’estate, il movimento può arrivare a diversi millimetri, e diventa rilevante soprattutto nelle coperture di grandi dimensioni.
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Se il sistema di fissaggio non lascia libera la lastra di muoversi, il materiale lavora contro i vincoli. Gli effetti tipici sono:
La soluzione è prevedere fin dall’inizio profili e guarnizioni compatibili con il materiale e rispettare i giochi di dilatazione indicati dal produttore, evitando ad esempio fori troppo aderenti alle viti o serraggi eccessivi. Lo stesso discorso vale anche per la compatibilità chimica: sigillanti e guarnizioni non adatti possono attaccare il policarbonato e comprometterne la tenuta nel tempo.
C’è infine la protezione dai raggi UV. In molte lastre il trattamento protettivo è presente su una sola faccia, che deve essere rivolta verso l’esterno. Montarla al contrario è un errore facile da commettere in cantiere e difficile da notare subito.
Il risultato, però, si vede dopo: ingiallimento, perdita di trasparenza e deterioramento prematuro. La faccia protetta è di norma indicata da un’etichetta o da una pellicola sulla lastra, quindi conviene verificarla prima della posa, prima di togliere le pellicole.
I problemi descritti non sono necessariamente difetti del policarbonato alveolare. Nella maggior parte dei casi sono la conseguenza di scelte progettuali o modalità di posa non adeguate. Per prevenirli, fin dall’inizio bisogna considerare con attenzione:
Sono scelte che richiedono attenzione già in fase di progetto, ma che permettono di evitare interventi correttivi, costi aggiuntivi e contestazioni con il committente.
Perché una copertura ben progettata non è soltanto quella che funziona il giorno della consegna, ma quella di cui, tre inverni dopo, nessuno ha ancora avuto bisogno di parlare.
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