Un ponteggio può apparire perfettamente verticale e avere comunque un punto debole nascosto: il collegamento alla facciata. Il tubo è serrato, ma il tassello è stato messo nell’intonaco invece che nella muratura portante; oppure l’ancoraggio previsto dal disegno è stato tolto per aprire una finestra e mai ripristinato. Finché il vento e i carichi restano modesti, il difetto può non vedersi. Quando le azioni aumentano, non è il numero di tubi a risolverlo: occorre che l’intera catena, dal montante alla struttura dell’edificio, sia verificata.

Questa guida riguarda gli ancoraggi strutturali dei ponteggi fissi alla costruzione: come leggere lo schema, riconoscere il supporto, scegliere un tipo di fissaggio coerente, capire quando serve una prova di tenuta e controllare gli ancoraggi durante montaggio, uso e smontaggio.

Non è uno schema esecutivo da copiare né una tabella di portate dei tasselli. Il libretto del sistema, il disegno del ponteggio, il PiMUS e, quando dovuto, il progetto stabiliscono la soluzione per il cantiere concreto.

A che cosa serve l’ancoraggio e quale elemento deve resistere

L’ancoraggio collega il ponteggio all’opera servita e ne limita gli spostamenti, trasferendo alla costruzione le azioni per le quali è previsto. Non coincide con il semplice tassello: comprende il collegamento al montante, eventuali tubi e giunti, la barra o il gancio, l’ancorante, il materiale di base e, dove richiesto, l’elemento di contrasto o ripartizione. Se uno solo di questi elementi non è adatto, la capacità dichiarata per gli altri non rende affidabile il sistema.

Un ancoraggio normale può essere progettato per azioni ortogonali alla facciata, in trazione e/o compressione secondo il dettaglio adottato; non per questo resiste automaticamente anche alle azioni parallele. La guida tecnica INAIL distingue inoltre ancoraggi speciali, che coinvolgono montante interno ed esterno, e speciali a V, capaci nelle configurazioni previste di contrastare azioni in entrambe le direzioni orizzontali. La distinzione non autorizza a montare due tubi inclinati sul posto e chiamarli “a V”: contano schema, nodi, angoli, supporto e calcolo.

Gli ancoraggi del ponteggio non vanno confusi con i punti per il DPI anticaduta del lavoratore. Un punto di collegamento del cordino deve essere individuato e verificato secondo la procedura di montaggio; non è automaticamente idoneo perché nelle vicinanze c’è un tassello del ponteggio. Viceversa, una sollecitazione da arresto caduta può richiedere verifiche e rinforzi specifici se è prevista sul ponteggio.

Questa separazione va scritta nel PiMUS, senza lasciare all’operatore la scelta del primo tubo disponibile.

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Schema a rombo, libretto e progetto: come si stabilisce la posizione

L’articolo 125, comma 6, del D.Lgs. 81/2008 richiede che il ponteggio sia efficacemente ancorato alla costruzione almeno in corrispondenza di ogni due piani e di ogni due montanti, con disposizione a rombo o di pari efficacia. È un minimo normativo espresso in elementi del ponteggio, non la promessa che una griglia fissa in metri vada bene su ogni facciata. Il numero e la collocazione applicabili si leggono negli schemi dell’autorizzazione ministeriale e nel disegno della configurazione reale, tenendo presenti condizioni e limiti d’impiego.

La guida INAIL sui ponteggi di facciata avverte che il numero previsto dagli schemi tipo va incrementato nelle situazioni particolari: teli e cartelloni, piazzole di carico, apparecchi di sollevamento, parasassi, uso del ponteggio come supporto di linee di ancoraggio e vento significativo. Non basta aggiungere un tassello “per sicurezza”: vanno controllate anche le azioni che arrivano alla struttura, la stabilità globale e i dettagli di collegamento. Un telo può aumentare molto la superficie esposta al vento; una piazzola concentra carichi; un angolo o una testata introduce geometrie diverse dal fronte rettilineo.

Il disegno esecutivo richiamato nell’Allegato XXII al D.Lgs. 81/2008 deve indicare appoggi e ancoraggi. Il PiMUS traduce quel disegno nella sequenza di montaggio, trasformazione e smontaggio e nei controlli del cantiere.

La guida su chi redige il PiMUS e che cosa contiene approfondisce documenti e responsabilità; qui il punto operativo è che libretto, eventuale progetto, disegno e ponteggio montato devono raccontare la stessa configurazione.

Quando la facciata non consente la posizione disegnata

Una finestra, una facciata continua, un balcone o una muratura degradata possono rendere inutilizzabile il punto segnato sulla carta. L’operatore non deve semplicemente saltarlo, spostarlo di una campata o agganciarsi al parapetto. Si registra l’impedimento e si fa definire una soluzione coerente con il libretto o, se si esce dalla configurazione disponibile, con il progetto del professionista abilitato. L’articolo 133 prevede il progetto per ponteggi oltre 20 metri e per configurazioni strutturali non disponibili nella relazione di calcolo autorizzata; la quota inferiore a 20 metri non sana una modifica fuori schema.

Un esempio: il disegno prevede quattro punti su un fronte, ma due cadono su una parete con cappotto davanti a blocchi forati. Aggiungere altri due fissaggi nell’intonaco non equivale a ripristinare la capacità del fronte. Occorre identificare il materiale resistente dietro il rivestimento, valutare gli ancoranti ammessi e i distanziamenti, misurare le distanze dai bordi e verificare se la nuova disposizione resta nello schema. Se non resta, va aggiornata la soluzione tecnica prima di montare i livelli successivi.

L’esempio descrive il percorso decisionale, non stabilisce un numero di ancoraggi per quel fronte.

Dal disegno alla facciata: il rilievo che evita le improvvisazioni

Prima del montaggio si porta il disegno sul posto. Si individuano i montanti, le quote dei piani, la posizione degli ancoraggi e le possibili interferenze: aperture, cornici, balconi, rivestimenti, impianti, zone di carico e accessi. Ogni punto va associato a una struttura realmente resistente, non a un colore uguale sulla superficie. Dietro un intonaco possono trovarsi calcestruzzo, laterizio pieno, laterizio forato, muratura mista, pietra, un tamponamento degradato o un cappotto. La stessa vite non assume la stessa capacità in tutti questi supporti.

INAIL sottolinea che lo strato isolante e il pannello esterno di una facciata a cappotto non sono il materiale di base dell’ancoraggio. Il collegamento deve arrivare alla struttura adatta, con un dettaglio che gestisca lo spessore del rivestimento e le azioni sul gambo, senza schiacciare l’isolante o affidargli il carico. Nei vecchi edifici la resistenza della muratura può variare anche fra due punti vicini: una malta friabile, un giunto vuoto o un laterizio rotto richiedono una nuova valutazione, non un tassello più lungo scelto a vista.

È utile assegnare a ogni punto un codice che compaia sul disegno e nella scheda di controllo. Per ciascuno si annotano almeno posizione e quota, supporto identificato, tipo di ancoraggio, elemento del libretto/progetto cui corrisponde, eventuale prova e suo esito, data e operatore che l’ha realizzato. Le fotografie delle situazioni particolari aiutano prima che teli e lavorazioni nascondano i collegamenti.

Non sono burocrazia aggiuntiva per principio: rendono individuabile il punto che si deve ricontrollare dopo un urto o una trasformazione.

Anello, cravatta e tassello: differenze pratiche

Le autorizzazioni e la guida INAIL mostrano più famiglie di ancoraggio. La scelta non è una gara tra prodotti: dipende dal ponteggio autorizzato, dalla direzione delle azioni e dalla struttura disponibile. Un anello incorporato nella costruzione nuova richiede una verifica del dettaglio e delle armature; una cravatta sfrutta una struttura rigida che si può abbracciare con tubi e giunti; un gancio o uno squadro usa un ancorante meccanico o chimico nel materiale di base.

Soluzione Quando può essere valutata Controllo che non si può saltare
Anello Nuova costruzione con dettaglio collegato alla struttura e alle armature, se previsto nello schema Continuità del collegamento e risposta a trazione/compressione secondo il dettaglio; non presumere resistenza parallela alla facciata
Cravatta Pilastro o altra parte rigida accessibile e abbracciabile con componenti previsti Geometria, giunti, contrasto, ripartizione del carico e reale solidità dell’elemento abbracciato
Gancio o squadro con tassello meccanico Supporto e ancorante compatibili con le azioni e con le condizioni di posa dichiarate Materiale base, foro, profondità, bordo, interassi, serraggio e prestazione documentata
Gancio o squadro con ancorante chimico Supporto e sistema chimico ammessi, anche con accessori specifici per murature cave se approvati Pulizia del foro, resina, bussola se prevista, tempi di indurimento, temperatura e condizioni del supporto

Su smartphone scorri la tabella lateralmente. Le righe descrivono famiglie di soluzioni, non equivalenze strutturali né istruzioni di montaggio.

La guida INAIL distingue inoltre fra ancoraggi normali, speciali e speciali a V. Un ancoraggio ad anello ordinario, per esempio, non contrasta automaticamente le azioni parallele al piano di facciata; lo schema deve assicurare l’insieme delle direzioni richieste. Per un ponteggio a tubo e giunto e uno multidirezionale possono cambiare nodi e dettagli autorizzati: avere un tubo dello stesso diametro non consente di mescolare liberamente componenti o disegni.

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Tasselli e materiale base: la compatibilità viene prima della portata

Per un ancorante post-installato si parte dalla domanda “in che cosa lavora?”, poi si legge la documentazione del prodotto per quel materiale e per le azioni di progetto. Un’eventuale valutazione tecnica europea e le istruzioni del fabbricante indicano il campo d’uso del fissaggio, le condizioni del supporto e le modalità di posa. Il valore di carico stampato su una confezione non può essere trasferito, senza verifica, da calcestruzzo sano a muratura forata, pietra irregolare o calcestruzzo degradato.

Il supporto influisce anche sul modo di cedimento. In un calcestruzzo prossimo al bordo possono governare rottura del cono o del bordo; in una muratura forata contano geometria e integrità delle camere, giunti di malta e sistema di ancoraggio completo. Un rivestimento spesso introduce un braccio tra il nodo del ponteggio e il materiale resistente. Per questo il professionista o chi definisce la soluzione deve considerare trazione, compressione, taglio e combinazioni pertinenti, non una generica “tenuta allo strappo”.

La posa è altrettanto determinante. Diametro e profondità del foro, pulizia, distanza da spigoli e da altri fissaggi, coppia di serraggio e tempi di maturazione di una resina devono seguire istruzioni del prodotto e progetto.

Iniettare resina in un foro polveroso, usare una bussola non prevista o caricare il fissaggio prima dell’indurimento può annullare il vantaggio di un ancorante nominalmente più prestante. Si registra il prodotto effettivamente usato, non soltanto quello indicato nel preventivo.

Muratura eterogenea, cappotto e facciate fragili

Nelle murature miste o vecchie il punto provato può non rappresentare l’intera facciata. Si suddivide il rilievo in aree omogenee per materiale e stato di conservazione; cambi di tessitura, riparazioni e fasce intorno alle aperture meritano attenzione separata. Se la prestazione del supporto non è documentabile, servono verifiche mirate e una soluzione tecnica che ne tenga conto, fino a prevedere altri punti o strutture resistenti.

Il cappotto non si attraversa semplicemente con una lunga barra lasciata libera nel vuoto: il dettaglio deve controllare eccentricità, distanziamento e rischio di schiacciamento o infiltrazione. Un serramento, una ringhiera, un parapetto e un pluviale non diventano strutture di ancoraggio perché sono vicini alla posizione desiderata. Quando la facciata non offre punti idonei, la configurazione va ripensata con il progettista, non “alleggerita” a occhio.

Prove di tenuta: che cosa dimostrano e che cosa no

La linea guida INAIL sui ponteggi precisa che, quando la resistenza dell’accoppiamento tassello-parete non è nota, deve essere preventivamente verificata con prove di tenuta. Non è una prova scenografica eseguita dopo aver chiuso il ponteggio: serve a decidere prima se il fissaggio nel supporto reale è utilizzabile. Il piano di prova deve essere definito da chi assume la verifica tecnica, tenendo conto di supporti differenti, ancoranti, azioni e criteri di accettazione del caso concreto.

Una prova di estrazione misura la risposta a un’azione applicata a uno o più fissaggi nelle condizioni di prova. Un test di rottura su punti campione e una prova di carico su fissaggi installati non rispondono alla stessa domanda e non vanno confusi. Il rapporto deve identificare posizione, supporto, prodotto, profondità di posa, modalità, attrezzatura, carico applicato, spostamenti o cedimenti osservati ed esito rispetto al criterio stabilito. Un valore isolato, senza queste informazioni, è poco utile per decidere.

Una prova non sostituisce il calcolo del ponteggio, non verifica da sola tutti gli ancoraggi e non autorizza a usare un supporto diverso da quello campionato. Nemmeno un tassello che ha “tenuto” a trazione dimostra automaticamente la capacità a taglio, la risposta a compressione del nodo o il comportamento degli altri punti. In caso di risultati incoerenti si sospende l’ipotesi di posa, si approfondisce il supporto e si aggiorna la soluzione; non si prende il valore migliore scartando gli altri.

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Montaggio e controlli: quando cercare un ancoraggio mancante

Gli ancoraggi si realizzano progressivamente con il montaggio, secondo PiMUS e disegno. Rimandare tutti i collegamenti alla fine lascia la struttura in una configurazione diversa da quella verificata. La linea guida INAIL segnala gravi infortuni legati sia ad ancoraggi realizzati male sia alla loro rimozione prematura durante lo smontaggio. Il preposto deve poter confrontare ciò che è installato con la sequenza prevista prima di far procedere la squadra.

Prima dell’uso si controllano posizione e numero dei punti, continuità della catena fino al supporto, serraggi e blocchi previsti, integrità dei giunti e assenza di deformazioni o lesioni intorno al fissaggio. Si controlla anche che elementi aggiunti successivamente — teli, cartelloni, argani, mantovane o piazzole — risultino nella configurazione verificata. La stabilità degli appoggi e le diagonali restano essenziali: un ancoraggio non sostituisce il resto della struttura.

Durante l’uso servono controlli dopo vento forte, urti, trasformazioni, cedimenti, lavori che hanno toccato la facciata o lunga inattività. Un’asticella piegata, una piastra che si muove, un giunto allentato, una fessura che cresce o un tassello che gira sono segnali da trattare come anomalia da valutare, non da occultare con un serraggio casuale. Se la sicurezza è dubbia, si limita o interrompe l’uso della parte interessata, si fa verificare il punto e si riprende solo dopo la soluzione documentata.

Durante lo smontaggio la sequenza funziona al contrario del montaggio: i collegamenti che stabilizzano i livelli ancora in piedi non si tolgono per fare spazio. Un’impresa diversa che interviene sulla facciata non può rimuoverli senza coordinarsi con chi gestisce il ponteggio. Se un ancoraggio deve cambiare posizione, la trasformazione e gli eventuali elementi provvisori devono essere definiti e realizzati prima di disattivare il punto esistente.

Un caso di cantiere: ponteggio telato davanti a una facciata mista

Si immagini un fronte di ristrutturazione con due livelli su calcestruzzo, piani superiori in laterizio forato e un cappotto parziale. Lo schema autorizzato individua la geometria base degli ancoraggi, ma il committente chiede di aggiungere un telo per contenere la polvere. Nello stesso momento una piazzola di carico viene spostata per agevolare il trasporto dei materiali.

La risposta corretta non consiste nel mettere tasselli uguali a intervalli regolari. Prima si riportano su disegno telo, piazzola, punti realmente raggiungibili e materiali di base; si verificano vento e carichi del nuovo assetto, si individuano i dettagli ammessi dal libretto oppure la necessità di progetto. Si scelgono fissaggi per ciascun supporto, si prevedono prove dove la resistenza della parete non è nota, poi si aggiornano elaborati e sequenze del PiMUS. Infine si controllano in opera i punti installati e si registra la configurazione consegnata.

Questo percorso può far emergere che il laterizio non offre la prestazione richiesta nel punto desiderato o che il braccio attraverso il cappotto rende inadeguato il dettaglio scelto. Il fatto che il ponteggio sia già montato non rende accettabile una soluzione improvvisata. Si rivede il progetto, si cambia l’appoggio o si individuano altri elementi strutturali, mantenendo il ponteggio in condizioni sicure durante la trasformazione.

Documenti e consegna: cosa chiedere prima di salire

Chi riceve il ponteggio dovrebbe poter riconoscere il sistema usato, vedere libretto/autorizzazione, disegno esecutivo, PiMUS e progetto quando richiesto, e confrontare il disegno con i punti di ancoraggio effettivamente presenti. Un registro o una scheda dei punti singolari rende più facile controllare un tassello sottoposto a prova o una cravatta intorno a un pilastro che un successivo intervento potrebbe modificare.

  • Il disegno indica gli appoggi e gli ancoraggi e corrisponde alla facciata reale?
  • Ogni punto raggiunge una struttura resistente identificata, senza affidarsi al solo intonaco o cappotto?
  • Tipo di collegamento, componenti, giunti e ancorante sono quelli previsti e documentati?
  • Per la parete incerta sono state definite ed eseguite prove pertinenti, con rapporto leggibile?
  • Teli, piazzole, argani e altri accessori sono rappresentati e verificati?
  • La squadra sa quali ancoraggi non può toccare e chi autorizza eventuali trasformazioni?
  • Sono previsti controlli dopo vento, urti e modifiche e una sequenza di smontaggio che mantenga la stabilità?

Per chiedere un preventivo di ponteggio o di verifica degli ancoraggi, è sufficiente descrivere edificio, altezza e sviluppo approssimativi, lavorazioni, presenza di teli o carichi aggiuntivi e tipo noto di facciata. L’impresa e il tecnico potranno poi effettuare il rilievo, acquisire gli elaborati e definire le prove realmente necessarie. Nel confronto delle offerte è utile distinguere montaggio, nolo, smontaggio, progetto, eventuali prove e ripristini dei punti di fissaggio: la guida al noleggio del ponteggio spiega anche come leggere queste voci.

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Domande frequenti

Ogni quanti metri va ancorato un ponteggio?

Non esiste un interasse in metri valido per ogni ponteggio. L’art. 125, comma 6, indica almeno un ancoraggio ogni due piani e due montanti, a rombo o di pari efficacia; numero e posizione si verificano nello schema autorizzato o nel progetto, tenendo conto delle condizioni reali.

Un ponteggio sotto 20 metri non ha mai bisogno di progetto?

No. Oltre 20 metri il progetto è previsto; può essere necessario anche a quota inferiore quando la configurazione strutturale non è disponibile nella relazione di calcolo del sistema autorizzato, per esempio per geometrie o ancoraggi fuori schema.

Il tassello può essere fissato nell’intonaco o nel cappotto?

No: intonaco e isolante non sono automaticamente un supporto strutturale idoneo. Il fissaggio deve lavorare nel materiale resistente individuato e con un dettaglio verificato per lo spessore del rivestimento e per le azioni previste.

Quando bisogna fare le prove di tenuta dei tasselli?

La guida INAIL sui ponteggi prescrive la verifica preventiva mediante prove quando non è nota la resistenza dell’accoppiamento tassello-parete. Piano di prova, campioni e criterio di accettazione vanno definiti per il supporto e la soluzione del cantiere, non scelti a posteriori.

Un ancoraggio chimico è sempre più resistente di quello meccanico?

No. La resistenza dipende da prodotto, supporto, geometria, carichi e posa. Una resina non compensa un foro mal pulito, un materiale degradato o un tempo di indurimento non rispettato.

Si può spostare un ancoraggio per aprire una finestra?

Non di iniziativa dell’utilizzatore. Lo spostamento modifica la configurazione resistente: prima occorre una soluzione verificata nel libretto o dal progettista, aggiornare disegno e PiMUS e mantenere stabile il ponteggio durante la trasformazione.

Il punto che tiene il ponteggio va bene anche per il cordino anticaduta?

Non automaticamente. I punti per il sistema anticaduta del lavoratore devono essere individuati nella procedura e verificati per le sollecitazioni pertinenti; una prova del tassello del ponteggio o la sola presenza di un tubo non dimostrano questa idoneità.

Quando si possono togliere gli ancoraggi nello smontaggio?

Solo secondo la sequenza del PiMUS e mantenendo la stabilità dei livelli ancora in piedi. INAIL ha documentato infortuni gravi dovuti alla rimozione prematura degli ancoraggi inferiori.

Fonti tecniche e normative