Una lavanderia domestica funziona quando il bucato può passare dalla cesta alla lavatrice, poi all’asciugatura e al riordino senza occupare ogni volta il corridoio o impedire l’apertura di una porta. Per progettarla conviene partire da questi gesti e dai percorsi degli impianti: il mobile viene dopo. Una stanza generosa con uno scarico difficile da raggiungere può richiedere più lavori di una nicchia vicina al bagno; una colonna compatta può liberare pavimento ma rendere scomodi i comandi superiori.

Il percorso utile è quindi scegliere il locale, confrontare la disposizione degli apparecchi e verificare insieme acqua, scarico, aria ed elettricità. Le misure definitive arrivano dalle schede dei modelli scelti e dal rilievo della casa. Questa guida aiuta a preparare quei dati e a capire quali risultati del sopralluogo possono cambiare la soluzione, compresa la possibilità di usare e pulire le macchine con autonomia.

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Scegliere il locale seguendo il percorso del bucato

Prima di misurare i mobili, annota dove si raccoglie il bucato, quante lavorazioni devono convivere e come verrà asciugato. Una famiglia che usa spesso uno stendino ha bisogno di uno spazio libero durante l’asciugatura e di una gestione dell’umidità; chi trasferisce tutto nell’asciugatrice deve poter aprire entrambe le macchine e appoggiare una cesta. Un piano per piegare è utile se resta disponibile: quando serve anche da deposito dei detersivi, quella funzione scompare.

La vicinanza al bagno può semplificare i lavori

Un locale vicino al bagno o alla cucina consente di studiare collegamenti alle reti esistenti con percorsi più brevi. L’idraulico deve comunque individuare la tubazione realmente utilizzabile, la sua quota e il tragitto fino al nuovo punto: una parete confinante con un bagno può trovarsi dal lato opposto rispetto alla colonna di scarico. Da questo rilievo si capisce se il collegamento può essere contenuto nell’arredo, se occorre aprire una parete o se il percorso coinvolge il pavimento.

Nel bagno condiviso, la lavanderia deve lasciare utilizzabili sanitari, doccia e passaggi anche con l’oblò aperto. È conveniente disegnare insieme tutte le utenze, soprattutto durante una ristrutturazione: la guida allo schema dell’impianto idraulico del bagno spiega come coordinare punti d’acqua, quote e scarichi prima delle finiture.

Un ripostiglio interno può essere una buona alternativa se è possibile organizzare il ricambio d’aria e mantenere le condizioni ambientali richieste dagli apparecchi. Per una veranda, un balcone chiuso o un vano molto freddo, occorre prima accertare l’idoneità del locale e la destinazione ammessa, insieme alle condizioni di installazione del produttore. I manuali consultati escludono esposizione al gelo e collocazione all’aperto per i rispettivi modelli: un mobile protettivo, da solo, non trasforma un apparecchio da interno in uno da esterno.

Quando la lavanderia condivide il locale tecnico

Se sono già presenti caldaia, accumulo o altre apparecchiature, sulla pianta vanno riportate anche le loro aree di manutenzione e le aperture di ventilazione. Ceste e scaffali devono trovare posto fuori da quelle aree. Il tecnico dell’impianto esistente stabilisce quali spazi e condizioni devono rimanere liberi; soltanto dopo si dimensiona la parte lavanderia. Il confronto con il progetto del locale tecnico domestico aiuta a evitare una sistemazione che funzioni nell’uso quotidiano ma blocchi l’assistenza.

Lavanderia e destinazione dei locali: due casi concreti

Scegliere un locale richiede anche di confrontare la funzione autorizzata con il risultato dei lavori. Due vicende già trattate sul portale aiutano a capire quali dati consegnare al progettista: da una parte l’uso domestico di uno spazio rimasto aperto, dall’altra una trasformazione più ampia di locali accessori. Le decisioni riguardano quei fatti e quelle pratiche, da leggere insieme alle regole applicabili al proprio intervento.

La nicchia sul balcone rimasto aperto

Nel caso deciso dal Consiglio di Stato, sezione II, con la sentenza n. 7516 del 14 ottobre 2026, il Comune aveva contestato un elemento murario che delimitava una nicchia sui balconi. Per i giudici, il balcone conservava la funzione di spazio aperto, aerato e non climatizzato: la presenza di una lavatrice o di un’asciugatrice non provava da sola la creazione di una stanza. L’elemento compariva inoltre negli elaborati della SCIA in variante; anche il corretto esercizio dei poteri di controllo ha inciso sull’esito, che ha confermato l’annullamento della demolizione.

Il caso della lavatrice nella nicchia del balcone è utile prima di progettare pareti o chiusure: va chiarito con il tecnico se lo spazio resterà effettivamente aperto, quali opere si realizzeranno e come saranno rappresentate nella pratica. La decisione non autorizza a chiudere un balcone; l’idoneità dell’elettrodomestico a quella collocazione resta una verifica tecnica distinta.

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La trasformazione della cantina insieme al garage

Nella vicenda esaminata dal TAR Lazio, Latina, sezione II, con la sentenza n. 1106 del 19 ottobre 2026, i lavori coinvolgevano garage, cantina e aree di accesso. La pratica descriveva il passaggio della cantina a servizio igienico per lavanderia e del garage a deposito. Il Tribunale ha valutato l’effetto complessivo come trasformazione di spazi accessori in superficie residenziale e ha annullato la sostituzione del ripristino con una multa di 3.000 euro. La causa riguardava anche i titoli edilizi e le conseguenze sull’accesso delle altre proprietà.

Il caso di garage e cantina trasformati mostra perché, quando si sceglie un seminterrato, il progettista debba esaminare insieme titoli precedenti, destinazione, opere e organizzazione finale degli spazi. Prima di acquistare macchine e arredo, chiedi una valutazione di quella configurazione. La pronuncia non significa che ogni lavanderia in cantina sia abusiva: descrive una trasformazione concreta, più estesa del semplice inserimento di una lavatrice.

Affiancare, sovrapporre o scegliere una lavasciuga

Il confronto riguarda lo spazio occupato durante l’uso e la sequenza dei cicli. La larghezza riportata nel catalogo descrive soltanto una parte dell’ingombro: servono anche profondità con collegamenti, apertura delle porte, distanze richieste dal manuale e possibilità di estrarre la macchina per la manutenzione.

Su mobile puoi scorrere la tabella orizzontalmente.

Disposizione Quando favorisce l’uso Che cosa decide la fattibilità
Lavatrice e asciugatrice affiancate Comandi alla stessa quota, trasferimento del bucato e possibile piano superiore continuo. Larghezza installata di entrambe, apertura degli oblò, accesso ai filtri e spazio davanti.
Lavatrice e asciugatrice in colonna Libera una porzione di pavimento per cesta, lavatoio o contenimento. Sovrapposizione ammessa per la coppia, kit compatibile prescritto, portata del supporto e raggiungibilità dei componenti superiori.
Un’unica lavasciuga Concentra lavaggio e asciugatura in un apparecchio quando manca lo spazio per due. Capacità dichiarata per lavaggio e asciugatura, durata del programma scelto e organizzazione dei carichi.

Il vantaggio della colonna e il suo limite pratico

Nella sovrapposizione, l’asciugatrice viene collocata sopra la lavatrice soltanto secondo la configurazione autorizzata dai produttori e con il sistema di collegamento previsto. Il fatto che i due apparecchi abbiano una larghezza simile non documenta la compatibilità. I manuali consultati richiedono specifiche condizioni per la coppia e il kit, ed escludono la colonna su un piedistallo: per altri modelli va letta la rispettiva istruzione.

La scelta si completa provando l’altezza dei comandi, l’estrazione del contenitore della condensa e la pulizia dei filtri. Se una di queste operazioni richiede uno sgabello, la compattezza ottenuta può penalizzare l’autonomia. In quel caso gli apparecchi affiancati, oppure una diversa collocazione della funzione di asciugatura, diventano alternative da valutare prima dell’acquisto.

Con la lavasciuga bisogna invece leggere separatamente capacità di lavaggio e di asciugatura. Se il carico lavato supera quello ammesso per il programma di asciugatura, il bucato va diviso. Inoltre una sola macchina impegnata ad asciugare non può iniziare nello stesso momento un altro lavaggio: questo può incidere sull’organizzazione più della superficie risparmiata. Il confronto va fatto sui programmi realmente utilizzati, senza attribuire a tutte le lavasciuga gli stessi tempi o consumi. L’etichetta energetica e la scheda del modello aiutano a distinguere il solo lavaggio dal ciclo completo: la Commissione europea illustra questa doppia lettura, utile per confrontare durata e consumi a parità di funzione.

Predisporre una futura asciugatrice

Per aggiungere un’asciugatrice in un secondo momento, conviene riservare lo spazio e far valutare alimentazione, ricambio d’aria e possibile gestione della condensa. Il progetto può mantenere alternative, ma la successiva sovrapposizione richiederà una coppia e un kit ammessi. Lasciare soltanto un vuoto sopra la lavatrice non documenta che la futura colonna sarà realizzabile.

Un esempio ipotetico di dimensionamento

Supponiamo di avere una parete utile di 150 cm e di considerare due macchine larghe, ciascuna, 60 cm. La sottrazione lascia 150 − 60 − 60 = 30 cm: è il residuo geometrico prima di fianchi del mobile, giochi e distanze di installazione. Questi numeri descrivono soltanto l’esempio e non costituiscono dimensioni standard o minimi di legge.

Il rilievo mostra poi che la porta del locale, aprendo verso l’interno, attraversa lo spazio davanti alla seconda macchina. La soluzione affiancata entra sulla parete ma ostacola l’uso. Il progettista può confrontare una modifica dell’apertura, se realizzabile senza nuovi conflitti, con una colonna compatibile. Quest’ultima libera larghezza, ma resta da provare l’accesso ai comandi superiori. Il risultato della prova, insieme alla fattibilità impiantistica, orienta la scelta: aggiungere centimetri al disegno del mobile non risolve il problema della porta.

Progettare lo scarico distinguendo macchina e impianto

Lo scarico comprende due parti con compiti diversi. La pompa della lavatrice spinge l’acqua nel tubo flessibile dell’apparecchio; la rete dell’edificio la riceve e la convoglia verso la colonna. Le condizioni ammesse per il tubo della macchina non dimensionano lo scarico della casa. Altezze, lunghezze e modalità di fissaggio del flessibile si ricavano dal manuale; percorso, sezione, pendenza e ventilazione della rete vengono valutati dall’idraulico sul collegamento effettivo.

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Quota del raccordo, sifone e percorso del tubo

Un raccordo troppo alto può superare la prevalenza ammessa dalla macchina; una sistemazione troppo bassa o una connessione impropria può favorire fenomeni di autosvuotamento o ritorno. Il manuale indica come posizionare e fissare il tubo rispetto al punto di scarico. L’installatore controlla quella configurazione senza schiacciare il flessibile dietro il mobile e senza aggiungere prolunghe non ammesse.

Quando si utilizza l’attacco di un sifone, occorre scegliere un componente adatto all’utenza, mantenere correttamente il collegamento e lasciare accessibile la pulizia. Il sifone realizza una chiusura d’acqua contro gli odori della rete; se il sistema si svuota o gorgoglia, la ricerca riguarda anche la ventilazione e il comportamento delle tubazioni a valle. La scheda pubblica UNI EN 12056-2 identifica il riferimento per progettazione e calcolo degli scarichi a gravità negli edifici: non offre, da sola, quote universali per qualsiasi lavanderia.

Acqua di condensa e collegamenti condivisi

Un’asciugatrice che raccoglie la condensa può richiedere lo svuotamento periodico del contenitore oppure consentire lo scarico diretto con un collegamento previsto dal produttore. Nel secondo caso si controllano percorso, quote e fissaggio del suo tubo. L’eventuale raccordo condiviso con la lavatrice deve essere adatto alla configurazione e ammesso dalle istruzioni: un tubo infilato in un altro non equivale a un collegamento progettato.

Per l’alimentazione idrica della lavatrice, prevedi un rubinetto di intercettazione raggiungibile e un percorso che lasci il tubo protetto e ispezionabile nei punti di connessione. La sostituzione del tubo deve poter avvenire senza demolire il mobile. Durante il sopralluogo conviene chiedere all’idraulico di indicare sulla pianta rubinetto, raccordo di scarico e spazio necessario per raggiungerli: queste posizioni condizionano la profondità utile del vano.

Aria, umidità e calore: scegliere prima di chiudere la nicchia

La ventilazione serve a gestire il locale durante il funzionamento, oltre all’umidità eventualmente prodotta dal bucato steso. Un’asciugatrice a condensazione o a pompa di calore raccoglie acqua, ma deve lavorare nelle condizioni ambientali previste e con le prese d’aria libere. Non va confusa con una macchina a evacuazione, che richiede il percorso di espulsione indicato dal produttore. Il tipo di apparecchio cambia quindi il progetto della stanza.

Stendino, finestra e ventilazione meccanica

Se si stende all’interno, l’acqua contenuta nei tessuti passa nell’aria. Una finestra consente il ricambio quando viene aperta, ma occorre considerare come si userà davvero il locale, anche nei periodi freddi. Se compaiono condensa o superfici umide, si riduce la sorgente e si migliora l’allontanamento dell’umidità; l’EPA indica proprio il controllo dell’acqua e della ventilazione fra le azioni centrali per prevenire la muffa.

In un vano interno, il progettista studia un’eventuale estrazione verso l’esterno e il percorso dell’aria di reintegro. La portata si sceglie in funzione dell’ambiente, dell’uso e del sistema complessivo; un ventilatore che muove aria dentro la stessa stanza non realizza quel ricambio. Un deumidificatore può contribuire a togliere acqua dall’aria, ma non introduce aria esterna. La guida alla ventilazione meccanica controllata aiuta a distinguere le soluzioni e i rispettivi impieghi.

La chiusura dietro ante richiede un ulteriore passaggio: confrontare il volume e le aperture dell’arredo con le istruzioni degli apparecchi e con il progetto dell’aria. Una coppia di griglie scelta per abitudine non garantisce le condizioni richieste. Se il mobile impedisce l’ingresso d’aria o trattiene calore, si modifica il vano o si sceglie una disposizione diversa prima di ordinarlo.

Coordinare elettricità, stabilità e protezione dalle perdite

Comunica all’elettricista i modelli previsti e se lavatrice e asciugatrice funzioneranno contemporaneamente. Da potenze dichiarate, impianto esistente e modalità d’uso verifica alimentazioni, protezioni e disponibilità di potenza. Il progetto deve consentire il collegamento e il sezionamento secondo le istruzioni, mantenendo raggiungibili i dispositivi previsti. Multiprese e prolunghe non sono la soluzione per compensare punti di alimentazione collocati male.

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Se la lavanderia è nello stesso locale di una vasca o di una doccia, l’elettricista deve applicare anche le prescrizioni pertinenti a quell’ambiente, comprese quelle della sezione 701 della CEI 64-8 nella versione applicabile. La documentazione CEI identifica espressamente quel campo: le distanze e le condizioni si verificano sulla geometria reale del bagno, senza trasferire automaticamente il suo schema a ogni ripostiglio con una lavatrice.

Per limitare movimenti e vibrazioni, l’apparecchio deve poggiare su una superficie stabile ed essere livellato secondo il manuale; i blocchi di trasporto si rimuovono prima dell’uso. Una macchina che si sposta richiede di controllare installazione e condizioni di carico. Inserire un tappetino o irrigidire il mobile senza diagnosticare la causa può lasciare irrisolto il problema.

La protezione dalle perdite comincia da raccordi corretti, tubi non schiacciati e intercettazione accessibile. Un rilevatore può segnalare acqua, ma per intervenire bisogna poter raggiungere il punto di chiusura. Eventuali impermeabilizzazioni e raccolte d’acqua si progettano insieme a pavimento e soglie: creare un gradino per trattenere una perdita può ostacolare il passaggio quotidiano. Uno scarico a pavimento, quando previsto, richiede un proprio progetto e una gestione della chiusura contro gli odori.

Accessibilità: provare anche pulizia e manutenzione

Una lavanderia accessibile deve consentire di entrare, avvicinarsi alla macchina e completare le operazioni. Disegna lo spazio della persona e della cesta davanti all’oblò aperto, poi verifica comandi, cassetto del detersivo, filtro e contenitore della condensa. Per chi utilizza una sedia a ruote o ha difficoltà a piegarsi, la prova con la persona interessata può far preferire una disposizione affiancata oppure un diverso apparecchio, prima di fissare gli arredi.

Il D.M. 236/1989 distingue accessibilità, visitabilità e adattabilità nel proprio campo di applicazione. Il punto 4.1.5 riguarda l’uso agevole dei terminali degli impianti; il punto 4.1.6, dedicato ai servizi igienici, richiama anche l’accostamento a lavatoio e lavatrice. Il progettista stabilisce quali prescrizioni riguardano l’intervento concreto e coordina spazi e manovre. Da quei richiami non si ricava una superficie minima unica per ogni lavanderia domestica.

Sollevare una macchina può facilitare il carico, ma introduce un supporto da dimensionare e una condizione da confrontare con il manuale, soprattutto in presenza di una colonna. Allo stesso modo, un piano per piegare va collocato a una quota utilizzabile senza coprire comandi o impedire l’estrazione degli apparecchi. La verifica si estende alla manutenzione: per aprire un filtro basso o sostituire un tubo serve uno spazio reale, non quello disponibile soltanto dopo avere smontato un arredo fisso.

Preventivi confrontabili e prove prima della consegna

Il costo cambia soprattutto con il percorso degli impianti e le opere necessarie per realizzarlo. Un preventivo per collegare due macchine a punti già predisposti non è confrontabile con uno che comprende tracce, nuove linee elettriche, estrazione dell’aria e ripristino dei rivestimenti. Per ottenere offerte utili, consegna la stessa pianta e lo stesso elenco di prestazioni, separando apparecchi, arredo e lavori impiantistici. Senza un rilievo e un elenco delle opere, un prezzo medio complessivo nasconderebbe proprio le differenze che guidano la scelta.

Chiedi che l’offerta indichi quali collegamenti vengono realizzati, come si accede a rubinetti e sifoni, le opere murarie e le finiture comprese, il sistema di ventilazione previsto e le verifiche finali. Il tecnico incaricato chiarisce inoltre gli eventuali adempimenti edilizi e impiantistici, soprattutto quando cambiano distribuzione, reti o destinazione del locale. Questo consente di scegliere fra una predisposizione vicina e una stanza più lontana sulla base dei lavori effettivi.

Prima della consegna, fai verificare il funzionamento secondo le istruzioni: carico e scarico, tenuta dei raccordi, stabilità della macchina e percorso dell’aria. Prova poi ad aprire porta, ante e oblò con la cesta nella posizione abituale; raggiungi il rubinetto e i componenti da pulire. Se due elementi si ostacolano, è il momento di correggerli. Conserva manuali, schema dei collegamenti e documentazione dovuta per gli interventi: serviranno quando un apparecchio verrà sostituito.

La decisione finale dovrebbe lasciare tre informazioni chiare: perché quel locale è adatto, come si svolge il bucato con le macchine installate e come si raggiungono impianti e parti da mantenere. Una pianta che risponde a queste domande è una base concreta per acquistare gli apparecchi e ordinare l’arredo.

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Fonti e riferimenti