Riportare in uso un’area industriale abbandonata può richiedere molto più di un progetto edilizio. Prima vengono le condizioni del suolo, le verifiche ambientali e gli interventi necessari a rendere compatibile il sito con il suo utilizzo. È il tema rilanciato dall’ANCE il 30 ottobre 2026, in vista del convegno sulle bonifiche in programma a Ecomondo.

L’associazione richiama un mercato potenziale di almeno 43 miliardi di euro, oltre 16 mila procedimenti in corso e circa 23 mila addetti specializzati. La cifra descrive la dimensione economica del settore: non è un nuovo fondo pubblico né l’importo di lavori già affidati.

Il recupero dei siti contaminati al centro di Ecomondo

L’incontro “Bonifiche e valorizzazione del suolo: dal sito contaminato alla risorsa” si terrà giovedì 5 novembre 2026, dalle 11:30 alle 13, nella Sala Circular & Healthy City, padiglione D3 della Fiera di Rimini.

Il programma prevede l’apertura del presidente ANCE Antonio Ciucci e le conclusioni del vicepresidente Stefano Betti. Una prima parte affronterà il quadro normativo, il monitoraggio e la resilienza del suolo e l’impatto economico delle bonifiche, con contributi di ISPRA, università e REF Ricerche. La seconda porterà il confronto sulle esperienze dei territori, con ACEN e ANCE Torino.

Per il settore delle costruzioni, il collegamento fra questi temi è concreto: il futuro di un’area dismessa dipende anche dalla possibilità di affrontare le criticità ambientali e inserirne il recupero nella trasformazione del territorio.

Un procedimento aperto non equivale a un cantiere pronto

Il quarto rapporto ISPRA sui dati regionali, pubblicato nel 2025, analizza 16.365 procedimenti in corso e 22.191 conclusi censiti nella banca dati MOSAICO. Il riferimento temporale è il 1° gennaio 2024: sono dati di contesto, non un nuovo conteggio diffuso oggi.

Il rapporto distingue gli stati di avanzamento e di contaminazione, le modalità di chiusura, la durata dei procedimenti e le superfici interessate. Questo aiuta a leggere correttamente anche gli annunci sul mercato: il numero di pratiche amministrative non può essere trasformato direttamente nel numero di cantieri immediatamente avviabili.

Quando si valuta un’opportunità di recupero, è quindi utile chiedere a quale fase si riferisca l’informazione disponibile. Un’area da approfondire, un intervento da progettare e un procedimento concluso non offrono lo stesso punto di partenza.

Che cosa deve affrontare una bonifica

ISPRA descrive i siti contaminati come aree nelle quali attività umane, pregresse o ancora in corso, hanno alterato suolo, sottosuolo o acque sotterranee con un rischio per la salute. Il problema non si può dunque valutare soltanto osservando lo stato degli edifici o la presenza di vegetazione.

La disciplina nazionale è contenuta nella parte quarta, titolo V, del D.Lgs. 152/2006. La presentazione istituzionale dell’ISPRA richiama procedure e interventi finalizzati a eliminare le sorgenti di inquinamento o a ridurre le concentrazioni delle sostanze inquinanti.

Per chi programma una trasformazione immobiliare, la verifica ambientale e quella urbanistica rispondono quindi a domande diverse. La disponibilità di un’area e la sua prospettiva di recupero vanno esaminate insieme alle condizioni che consentono di realizzare il progetto previsto.

Il potenziale economico va tradotto in progetti verificabili

Il valore richiamato dall’ANCE segnala l’interesse della filiera per il risanamento delle aree compromesse. Per valutare una singola operazione servono però informazioni più circoscritte: stato del procedimento, interventi previsti, soggetti coinvolti, condizioni del progetto e risorse effettivamente disponibili.

È su questo passaggio, dai numeri aggregati alle esperienze concrete, che si concentrerà l’appuntamento di Rimini. Il programma consente a imprese, tecnici e amministrazioni di individuare il confronto di interesse senza confondere un’opportunità di mercato con l’apertura di un bando.

Fonti e riferimenti