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Guida al videocitofono: sistemi 2 fili e IP, verifica dei cavi, alimentazione, posti interni, serratura, installazione, collaudo, guasti e costi.
Un videocitofono non è soltanto un campanello con una telecamera. È un piccolo impianto composto da posto esterno, uno o più monitor interni, alimentatore, linea BUS o rete dati, comando dell’elettroserratura e dispositivi di distribuzione. La qualità dell’immagine conta, ma una scelta sbagliata di cavo, topologia o alimentazione può produrre chiamate intermittenti, monitor che si riavviano e serrature che non aprono.
Prima di acquistare un kit bisogna quindi ricostruire il percorso dei cavi, contare ingressi e appartamenti, misurare le distanze, verificare il tipo di serratura e stabilire quali funzioni servono davvero. Questa guida spiega come progettare e installare un videocitofono monofamiliare o condominiale, come valutare il riuso dei conduttori esistenti e quali prove richiedere al termine del lavoro.
Sommario
Il posto esterno integra pulsante o tastiera, microfono, altoparlante, telecamera e illuminatore per la visione notturna. Nei condomini può avere più tasti, rubrica digitale o lettore di prossimità. Il posto interno riceve la chiamata, mostra il visitatore, abilita la conversazione e comanda l’apertura; può essere un monitor a parete, un apparecchio con cornetta o un dispositivo vivavoce.
L’alimentatore converte la tensione di rete nei valori richiesti dal sistema e deve essere installato nel quadro o nel contenitore previsto, con ventilazione e protezioni corrette. Distributori, derivatori, interfacce e terminazioni organizzano il segnale. L’elettroserratura, infine, può ricevere energia direttamente dal posto esterno oppure attraverso un attuatore dedicato: i due schemi non sono equivalenti.
In un sistema moderno gli stessi due fili possono trasportare alimentazione, audio, video e dati, ma questo non significa che ogni componente sia intercambiabile. Protocollo, polarità, impedenza, indirizzi e potenza disponibile dipendono dal produttore e dalla famiglia di prodotto. Il comando serratura può inoltre essere un contatto pulito, un’uscita alimentata o un relè remoto: va letto lo schema, non dedotto dal numero dei morsetti.
I sistemi analogici o multifilari più vecchi dedicano conduttori separati a fonia, chiamata, video e servizi. Possono essere ancora funzionanti, ma l’aggiunta di monitor e funzioni è spesso vincolata ai ricambi. I sistemi BUS 2 fili semplificano il montante e sono molto diffusi nelle ristrutturazioni; i sistemi IP usano una rete Ethernet e risultano adatti a edifici con infrastruttura dati progettata e gestita.
| Tecnologia | Cablaggio tipico | Punti di forza | Attenzioni |
|---|---|---|---|
| Analogico/multifilare | Più conduttori e, talvolta, coassiale | Possibile conservazione di impianti esistenti | Ricambi, schema e compatibilità possono essere limitati |
| BUS 2 fili proprietario | Coppia indicata dal costruttore | Montante ridotto, configurazione flessibile | Distanze, cavo, derivatori e terminazioni non sono universali |
| IP con PoE | Ethernet categoria adeguata | Integrazione di rete, gestione di molti varchi | Switch, VLAN, PoE, sicurezza e continuità di servizio |
| Ibrido | BUS nei tratti residenziali e rete sul backbone | Utile in edifici estesi o aggiornamenti progressivi | Richiede gateway e progetto coerenti della stessa piattaforma |
“Due fili” descrive una semplificazione fisica, non uno standard universale. Un monitor di una serie non va collegato al BUS di un’altra, anche se morsetti e tensione sembrano simili. Per ampliamenti e riparazioni si identifica la sigla esatta di alimentatore, posto esterno, derivatori e apparecchi interni.
L’IP è utile in complessi con molti ingressi, portineria, rete strutturata o gestione centralizzata. Richiede però competenze sia elettriche sia informatiche: calcolo del budget PoE, porte degli switch, indirizzamento, segmentazione, aggiornamenti e controllo degli accessi remoti. Un apparato Wi-Fi non rende automaticamente wireless l’intero impianto: spesso il monitor continua a ricevere alimentazione e chiamata dal BUS cablato.
In una villetta il percorso è spesso lineare: posto esterno, alimentatore, monitor e serratura. Un secondo ingresso, due monitor o un cancello carrabile introducono già distributori, alimentazioni ausiliarie e comandi differenti. In condominio si aggiungono montante verticale, derivazioni ai piani, indirizzi degli appartamenti, pulsantiera comune e possibili dorsali tra edifici.
La topologia ammessa può essere entra-esci, a stella con distributori, ramificata o mista entro limiti precisi. Collegare le derivazioni come capita può produrre riflessioni e attenuazioni del segnale video. Lo schema di principio deve riportare lunghezze di ogni tratta, sezione e tipo di cavo, numero di dispositivi, terminazioni e punto di alimentazione.
Non basta contare gli appartamenti. Si registrano i posti esterni, i pulsanti, i monitor per unità, le chiamate intercomunicanti, i ripetitori acustici, le serrature e gli eventuali relè. Si verifica quante unità possono essere alimentate contemporaneamente e se il sistema consente due conversazioni, una sola chiamata per volta o più dorsali indipendenti.
Il sopralluogo parte dal vecchio alimentatore e dalla pulsantiera, non dal catalogo. Si fotografano morsetti e codici, si disegna il percorso dei cavi e si aprono soltanto le scatole accessibili in sicurezza. Un cercacavi o misure di continuità permettono di associare le coppie; la prova di isolamento richiede strumento e procedura adeguati, con tutti gli apparecchi elettronici scollegati.
A volte sì, ma non per il solo fatto che siano due. Il costruttore indica cavo, sezione, lunghezza massima e condizioni di posa ammesse. La coppia esistente va identificata, scollegata, misurata e controllata lungo le giunzioni. Conduttori ossidati, sezione insufficiente, isolamento degradato o percorso condiviso in modo non ammesso impongono la sostituzione.
Il riuso è più delicato quando il cavo corre all’esterno o accanto a circuiti disturbanti. Le giunzioni nascoste producono resistenza e guasti intermittenti. Nel preventivo conviene distinguere “riuso subordinato a verifica” da “nuova linea garantita”, indicando cosa accade se il test del cavo non viene superato.
Il posto esterno deve consentire a persone di diversa statura di chiamare e farsi vedere, senza creare ostacoli. Altezza di pulsante e telecamera si ricavano dalle istruzioni, dal campo visivo reale e dai requisiti di accessibilità del luogo: non esiste una quota unica valida per ogni apparecchio. Prima di forare si simula l’inquadratura nelle condizioni diurne e serali.
Controluce, sole diretto, pioggia battente e illuminazione stradale possono compromettere l’immagine. Una visiera compatibile aiuta, ma non corregge una posizione sbagliata. Il supporto deve essere stabile e planare; la scatola da incasso o la base da parete deve rispettare drenaggi, guarnizioni, grado di protezione e passaggi cavo previsti.
L’obiettivo si orienta verso l’area necessaria a riconoscere chi suona, minimizzando riprese di proprietà vicine e spazi non pertinenti. Registrazione, rilevamento del movimento e accesso da cloud cambiano il profilo privacy rispetto alla semplice visualizzazione temporanea della chiamata. In condominio, finalità, informativa, tempi di conservazione e responsabilità devono essere valutati prima di attivare funzioni aggiuntive.
Il monitor principale si colloca in un punto raggiungibile, asciutto e leggibile, vicino ai percorsi quotidiani ma non esposto a sole diretto, vapore o urti. L’altezza deve essere compatibile con gli utenti e con eventuali prescrizioni di accessibilità. Il passaggio dei cavi e la scatola richiesta dal prodotto sono più importanti della perfetta centralità estetica.
Per due o più monitor si stabilisce se devono suonare insieme, trasferire la chiamata o comunicare tra loro. Ogni posto aggiuntivo pesa sul budget di alimentazione e sulla lunghezza equivalente della linea. Alcuni sistemi richiedono una configurazione master/slave o un indirizzo univoco; altri ammettono un solo apparecchio video e ripetitori audio.
In case su più piani può servire un secondo monitor, un ripetitore acustico o un segnalatore luminoso. Il volume massimo dichiarato non garantisce che il segnale sia udibile in ogni stanza. Si prova la chiamata con porte chiuse e rumori ordinari, valutando dispositivi per utenti con deficit uditivi e comandi installati a quota accessibile.
Il manuale della serie stabilisce se il BUS è polarizzato, quale coppia utilizzare, le sezioni ammesse e la lunghezza massima per ogni topologia. Si rispettano anche il numero di derivazioni, la distanza fra nodi e l’eventuale lunghezza equivalente. Mischiare cavi di natura diversa rende imprevedibile l’attenuazione e complica l’assistenza.
I conduttori vengono etichettati alle due estremità, posati senza schiacciamenti e giuntati in scatole ispezionabili con morsetti adatti. Le schermature, quando previste, si collegano come indicato: metterle a terra su entrambi i lati senza progetto può creare correnti indesiderate. Gli spezzoni liberi di BUS non si lasciano collegati “per il futuro”.
Molti BUS richiedono terminazioni sull’ultimo dispositivo o sui rami secondo regole precise. Un ponticello mancante può dare video instabile; uno in eccesso può caricare la linea. Analogamente, configuratori fisici, DIP switch o programmazione software assegnano indirizzi e funzioni. Lo schema finale deve riportarne la posizione, non soltanto il nome degli apparecchi.
Il BUS lavora normalmente a bassissima tensione, ma non può essere posato con conduttori a 230 V senza rispettare le condizioni di isolamento e separazione previste dalle norme e dalle istruzioni. Scatole, setti, tubi e apparecchi devono mantenere la separazione richiesta. Il fatto che il videocitofono “consumi poco” non autorizza passaggi promiscui improvvisati.
I tratti interrati verso il cancello richiedono tubazione idonea, pozzetti drenati e cavo ammesso per l’ambiente. L’acqua che entra in un pozzetto trova facilmente le giunzioni; è preferibile limitare i raccordi e mantenerli accessibili. Le linee esterne possono richiedere protezione dalle sovratensioni in funzione di percorso, edificio e indicazioni del sistema.
| Tratto | Verifica progettuale | Errore frequente | Effetto possibile |
|---|---|---|---|
| Alimentatore-BUS | Sezione, protezioni, ventilazione | Modulo chiuso in scatola sovraffollata | Surriscaldamento o cadute di tensione |
| Montante | Topologia e derivatori ammessi | Giunzioni a stella non previste | Video instabile o chiamate perse |
| Derivazione monitor | Polarità, indirizzo, terminazione | Conduttori scambiati o ramo aperto | Apparecchio non raggiungibile |
| Tratto esterno | Cavo e tubo per ambiente umido | Giunta libera nel pozzetto | Ossidazione e guasti intermittenti |
| Serratura | Assorbimento e caduta di tensione | Sezione insufficiente | Ronzio senza sgancio |
L’alimentatore deve appartenere alla piattaforma e fornire potenza sufficiente alla configurazione. Si installa sul supporto previsto, rispettando spazi, temperatura e ventilazione. Il circuito a monte è realizzato e protetto secondo progetto; la parte a tensione di rete resta segregata dai morsetti BUS e non va manipolata senza togliere alimentazione e verificarne l’assenza.
Per impianti estesi si considera la contemporaneità: monitor accesi, illuminatori, conversazione e apertura serratura possono generare il picco. Un alimentatore “più grande” non corregge una linea sottodimensionata né può essere sostituito con un modello generico dalla tensione apparentemente simile. L’abbinamento deve risultare dalla documentazione del sistema.
Se il controllo dell’accesso deve funzionare durante un’interruzione, si progetta una sorgente di continuità compatibile e si definisce l’autonomia. Un UPS casuale nel quadro non garantisce comportamento, ventilazione o manutenzione. Si decide anche la logica di sicurezza della serratura: rimanere chiusa o sbloccarsi in assenza di energia dipende dal varco, dall’esodo e dal dispositivo installato.
L’elettroserratura è spesso il punto più critico. La scheda deve indicare tensione nominale, corrente, funzionamento in corrente alternata o continua e durata dell’impulso. La distanza dal posto esterno e la sezione dei conduttori determinano la caduta di tensione. Se al morsetto arriva troppo poco durante lo sgancio, si sente il ronzio ma il catenaccio non libera.
Per una linea in corrente continua, la caduta può essere stimata con ΔV = 2 × ρ × L × I / S, dove L è la distanza di sola andata, I la corrente, S la sezione e ρ la resistività del conduttore. È un controllo preliminare: spunto, contatti, temperatura e indicazioni del costruttore restano determinanti.
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Richiedi informazioni gratisUn’uscita alimentata fornisce direttamente energia entro limiti definiti. Un contatto pulito comanda invece un alimentatore o relè separato. Collegare una serratura energivora all’uscita sbagliata può danneggiare il posto esterno. Per maggiore protezione del varco si può collocare il relè di apertura sul lato interno, evitando che la semplice rimozione della pulsantiera esponga il comando.
Se lo stesso accesso ha un motore per cancello battente, il videocitofono di norma invia un comando impulsivo all’ingresso dedicato della centrale; non alimenta il motore. Si verifica la compatibilità del contatto e si mantengono separate le funzioni di apertura pedonale e carrabile.
Un monitor connesso può inoltrare la chiamata allo smartphone, ma la qualità dipende da Wi-Fi, accesso Internet, servizio cloud e aggiornamenti. Durante il sopralluogo si misura la copertura nel punto del monitor e si evita di affidarsi al nome della rete visibile. Credenziali, account del proprietario e recupero dell’accesso devono essere consegnati in modo chiaro.
Si cambia ogni password predefinita, si abilita l’autenticazione più robusta disponibile e si aggiornano firmware e app. Un videocitofono IP professionale può essere isolato in una VLAN e raggiungere soltanto i servizi necessari. Porte aperte sul router e account condivisi tra installatore e cliente sono pratiche da evitare.
Si fotografano percorsi, profondità, scatole e giunzioni con riferimenti dimensionali. Si registrano continuità, isolamento dove pertinente e identificazione delle coppie. Correggere un cavo schiacciato prima dell’intonaco costa poco; ricercarlo dopo finitura e tinteggiatura può richiedere demolizioni.
L’aggiornamento è possibile se il percorso e i conduttori soddisfano il nuovo sistema. Non si sostituisce soltanto il terminale: in genere cambiano alimentatore, posto esterno e apparecchi interni; nel condominio l’intervento deve essere coordinato sull’impianto comune. Conservare parte del vecchio sistema richiede un’interfaccia espressamente prevista.
Si verifica anche lo spazio della pulsantiera e la qualità dell’inquadratura. La telecamera può richiedere una scatola diversa e una posizione che il vecchio citofono non aveva. Se la facciata è rivestita o sottoposta a vincoli, dimensioni, finitura e opere murarie vanno definite prima dell’ordine.
Il collaudo non consiste in una sola chiamata. Si prova ciascun pulsante verso il monitor corretto, la fonia nei due sensi, il video di giorno e di sera, il volume e ogni comando di apertura. Nei sistemi con più monitor si prova la chiamata simultanea, l’intercom e il comportamento con un apparecchio già impegnato.
È utile annotare tensione BUS nei punti previsti dal manuale, tensione alla serratura durante l’impulso, configurazione degli indirizzi e versione firmware. Le misure a vuoto non bastano: una serratura può mostrare la tensione nominale senza carico e crollare quando assorbe corrente. Si usano punti e strumenti indicati dal produttore, evitando cortocircuiti sul BUS.
| Sintomo | Cause probabili | Prima verifica | Intervento |
|---|---|---|---|
| Nessun monitor suona | Alimentatore, BUS interrotto, posto esterno | Diagnostica e tensioni previste | Isolare alimentazione e tratta guasta |
| Un solo appartamento non riceve | Indirizzo, derivazione o terminale | Configurazione e continuità del ramo | Correggere indirizzo o collegamento |
| Audio con fischio | Volume eccessivo, montaggio o acustica | Regolazioni e guarnizioni | Tarare secondo manuale |
| Video a scatti o righe | Topologia, terminazione, cavo o alimentazione | Schema reale e terminatori | Ripristinare rete BUS prevista |
| Monitor si riavvia aprendo | Picco serratura o alimentatore insufficiente | Tensione sotto carico | Correggere linea o usare attuatore ammesso |
| Serratura ronza ma non apre | Caduta di tensione, attrito meccanico | Prova a cancello libero e misura al carico | Regolare serratura o ridimensionare linea |
| App non riceve chiamate | Wi-Fi, account, cloud o notifiche | Prova su rete mobile e stato servizio | Ripristinare rete, permessi e credenziali |
La diagnosi procede per sezioni. Si evita di sostituire contemporaneamente alimentatore e monitor, perché si perde l’indizio. Nei condomini si stabilisce se il guasto è comune, di montante o della singola derivazione. Prima di spostare configuratori o indirizzi si documenta lo stato iniziale.
Il videocitofono dovrebbe inquadrare la zona immediatamente necessaria al riconoscimento del visitatore. Se registra immagini o suoni, invia eventi a un cloud o copre aree comuni, occorre valutare le regole applicabili e fornire le informazioni dovute. La guida sulla videosorveglianza in condominio approfondisce maggioranze, cartelli e limiti quando il sistema assume funzioni di sorveglianza.
Le registrazioni non si attivano per semplice curiosità. Si limita il campo visivo, si impostano tempi coerenti, si controllano gli utenti autorizzati e si revocano gli account di vecchi residenti o manutentori. Per i dispositivi connessi si mantengono firmware aggiornato, password uniche e log degli accessi disponibili.
Ogni anno si puliscono lente e griglia con prodotti ammessi, si controllano pulsanti, fissaggi, guarnizioni e ossidazioni. Non si spruzzano detergenti direttamente sul posto esterno. Dopo temporali o lavori elettrici si verificano data, rete e funzioni remote; dopo interventi sul cancello si riprova l’apertura dal monitor.
Nei condomini è utile mantenere un registro con guasti, sostituzioni, configurazioni e ricambi. Una pulsantiera con molti nomi va aggiornata senza esporre informazioni non necessarie. Quando una serie entra a fine vita, si pianifica la disponibilità di monitor e moduli prima che un singolo guasto imponga la sostituzione generale.
Un kit video monofamiliare BUS con un posto esterno e un monitor può costare indicativamente 250-700 euro per i componenti. Soluzioni con due monitor, controllo da app, finiture robuste o secondo ingresso possono collocarsi tra 600 e 1.500 euro. I sistemi IP professionali e le pulsantiere condominiali dipendono molto da numero di utenti, licenze e infrastruttura.
Per una sostituzione semplice su cavi verificati, posa e configurazione possono partire orientativamente da 250-600 euro; nuove tracce, montanti, opere murarie, pozzetti e serrature possono superare il costo del kit. In condominio è più utile un computo per alimentatore, dorsali, derivatori, pulsantiera e singolo appartamento che un prezzo generico “a posto”.
Un’offerta economica che non cita il cablaggio può presupporre il riuso senza verifica. Al contrario, una nuova linea può eliminare molte incognite. Per confrontare i preventivi bisogna rendere uguali funzioni e opere comprese, non soltanto contare i monitor.
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Il collegamento dell’alimentatore alla rete, le modifiche al quadro e le nuove condutture richiedono competenza elettrica e possono rientrare negli obblighi del DM 37/2008. L’impresa deve valutare il perimetro dell’intervento, realizzarlo secondo regola dell’arte e rilasciare la documentazione dovuta. Anche il coordinamento con serratura e automazione del cancello deve rispettare i rispettivi schemi.
La dotazione minima dell’impianto elettrico riguarda prese e punti utilizzatori dell’abitazione, mentre il videocitofono è un sistema ausiliario con proprie regole di posa. In una ristrutturazione conviene progettare insieme tubazioni, quadro, rete dati e punto monitor prima di chiudere le murature.
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Al termine il committente dovrebbe ricevere schema aggiornato, codici dei componenti, posizione di derivatori e alimentatori, tabella degli indirizzi e credenziali amministrative. Si allegano manuali, garanzie, risultati delle prove e dichiarazioni previste per l’intervento. Le password temporanee vengono cambiate insieme al cliente, senza lasciarne copie non necessarie.
È utile fotografare anche il quadro chiuso con etichette leggibili e conservare una copia dello schema fuori dall’app. In caso di guasto futuro, sapere dove si trova l’ultimo terminatore o quale uscita pilota la serratura riduce tempi e tentativi. Il verbale di collaudo deve elencare ogni posto chiamante e ogni comando provato.
No. Tipo, sezione, distanza e posa del cavo devono rispettare le istruzioni della specifica piattaforma; “2 fili” non indica uno standard universale.
Solo dopo aver verificato percorso, lunghezza, sezione, isolamento, giunzioni e compatibilità col nuovo sistema. La presenza di due conduttori non basta.
Dipende da sistema, cavo, topologia, alimentatore e numero di apparecchi. Si usa la tabella del costruttore relativa alla configurazione reale.
Spesso no: il Wi-Fi collega il monitor a Internet o allo smartphone, mentre alimentazione e chiamata arrivano ancora dal BUS cablato.
Il limite dipende dalla piattaforma e dal budget di alimentazione. Vanno considerati configurazione master/slave, chiamata simultanea e lunghezze dei rami.
Le cause comuni sono caduta di tensione, alimentazione non adatta, impulso troppo breve o attrito meccanico tra anta e incontro.
Sì, se dispone di un contatto compatibile con l’ingresso della centrale o usa un relè previsto. Il videocitofono comanda la centrale, non alimenta il motore.
La soluzione dipende dal progetto. L’alimentatore richiede un circuito protetto e una posa conforme, mentre BUS e rete devono restare separati dalla tensione di rete come previsto.
Sì se sistema, alimentatore e topologia lo consentono. Prima si verificano tratta, derivatore, indirizzo e numero massimo di apparecchi.
Alcuni modelli possono farlo, ma registrazione e rilevamento non vanno attivati senza valutare finalità, campo ripreso, informativa, accessi e conservazione.
Senza una continuità progettata, monitor e chiamata smettono di funzionare. Il comportamento della serratura dipende dal tipo di dispositivo e dalla logica di sicurezza.
Quando i componenti non sono più compatibili o reperibili, il cablaggio non supera le verifiche oppure l’ampliamento supera i limiti della piattaforma esistente.
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