Una saldatrice TIG permette di costruire un cordone preciso controllando separatamente arco, bagno di fusione e materiale d’apporto. Questa libertà è anche la sua difficoltà: la macchina non compensa automaticamente una superficie contaminata, un elettrodo scelto male, una protezione gassosa disturbata o una regolazione incompatibile con lega e spessore. Due generatori entrambi dichiarati da 200 A possono inoltre differire per corrente minima stabile, ciclo di lavoro, qualità dell’innesco, funzioni AC, comando remoto e dotazione della torcia.

La scelta corretta parte dai materiali da saldare e prosegue con alimentazione disponibile, corrente continua o alternata, diametro del tungsteno, gas, bacchetta, preparazione del giunto e durata reale del lavoro. Questa guida spiega come leggere le funzioni di una TIG, impostare parametri iniziali ragionevoli e riconoscere gli errori, ma non sostituisce una procedura di saldatura qualificata, il manuale del generatore o la valutazione dei rischi.

Come funziona la saldatura TIG

TIG significa Tungsten Inert Gas; nella terminologia internazionale il processo è anche indicato come GTAW, Gas Tungsten Arc Welding. L’arco scocca tra un elettrodo di tungsteno non consumabile e il pezzo. Un gas inerte, normalmente argon, esce dalla torcia e protegge elettrodo, arco e bagno dall’aria. Se serve materiale d’apporto, l’operatore introduce con l’altra mano una bacchetta separata.

Il tungsteno non deve diventare parte del cordone. Se tocca il bagno o la bacchetta, la punta si contamina e l’arco può diventare instabile: si interrompe il lavoro, si rimuove la zona contaminata e si riaffila correttamente. Su lamiere sottili o giunti ben accostati è possibile una saldatura autogena senza bacchetta, ma soltanto quando geometria, lega e requisiti del componente lo permettono.

TIG, MIG/MAG ed elettrodo rivestito

Nel MIG/MAG il filo continuo è insieme elettrodo e materiale d’apporto, quindi la deposizione è più rapida e semplice da automatizzare. Nell’MMA l’elettrodo rivestito genera protezione e scoria, tollera meglio vento e superfici meno perfette ed è pratico in cantiere. Il TIG è più lento e richiede maggiore coordinazione, ma offre un arco concentrato, assenza di scoria, pochissimi spruzzi e ottimo controllo su radici, piccoli spessori e materiali reattivi.

Il processo migliore dipende dal lavoro. Per lunghi cordoni su carpenteria pesante la produttività può favorire filo o elettrodo; per tubi inox, particolari a vista, alluminio sottile e riparazioni di precisione il TIG può giustificare tempo e preparazione maggiori.

Saldatrice TIG DC o AC/DC

Una macchina DC eroga corrente continua e copre acciai al carbonio, inox, leghe di nichel, titanio e molti lavori su rame. Nella configurazione usuale si lavora in DCEN, cioè elettrodo negativo: gran parte del calore si sviluppa sul pezzo, mentre il tungsteno mantiene capacità di corrente e punta stabile.

Per alluminio e magnesio si sceglie normalmente una AC/DC. La corrente alternata combina una fase a elettrodo negativo, utile alla penetrazione, e una fase a elettrodo positivo che contribuisce a rompere lo strato di ossido. Una TIG soltanto DC non acquisisce questa funzione attraverso una torcia diversa o un comando nel menu.

Configurazione Materiali tipici Vantaggio Limite
TIG DC con Lift Acciaio, inox, rame e leghe compatibili Costo contenuto e innesco senza strisciare Il contatto iniziale può contaminare più facilmente del vero HF
TIG DC con HF Acciaio, inox, titanio, nichel Innesco senza contatto e migliore precisione L’alta frequenza richiede compatibilità con l’ambiente elettronico
TIG AC/DC Tutti i precedenti più alluminio e magnesio Bilanciamento e frequenza AC regolabili Prezzo, peso e complessità maggiori
Multiprocesso con funzione TIG Dipende dal generatore Un solo apparecchio per più processi “TIG ready” può significare solo Lift DC senza gas gestito o pedale

Che cosa fanno bilanciamento e frequenza AC

Il bilanciamento regola il rapporto tra le porzioni dell’onda. Più tempo in elettrodo negativo concentra calore nel pezzo e riduce il carico sul tungsteno; aumentare la componente di pulizia può aiutare su ossido tenace ma allarga l’azione superficiale e scalda maggiormente l’elettrodo. Non esiste una percentuale valida per tutte le macchine, perché alcuni display indicano EN e altri la quota opposta.

Una frequenza AC più alta tende a restringere e stabilizzare l’arco, utile su giunti stretti; una più bassa crea un bagno più ampio. Sono regolazioni di affinamento: non correggono alluminio sporco, ossido non rimosso, gas inadeguato o tungsteno sovraccarico.

Corrente massima, minima e ciclo di lavoro

I 200 A stampati sul frontale descrivono soltanto un limite. Per lamiera sottile conta una corrente minima realmente stabile, spesso 5–10 A sui generatori adatti; per lavori lunghi conta il ciclo di lavoro. Un dato di 200 A al 35% significa, nelle condizioni e nel periodo di riferimento della norma applicata, che la macchina non può erogare quella corrente in continuo. A 160 A potrebbe dichiarare il 60% e a 130 A il 100%.

La temperatura di prova è importante: un dato a 40 °C è più severo di uno ottenuto in condizioni non specificate. Torcia, cavi, connettori e raffreddamento devono sostenere la stessa corrente. Una torcia piccola raffreddata ad aria può diventare il limite prima del generatore; per lavori prolungati ad alta intensità può servire una torcia ad acqua con gruppo dedicato.

Alimentazione monofase e potenza disponibile

Una TIG da 200 A non assorbe semplicemente 200 A dalla presa, ma può comunque richiedere una corrente d’ingresso incompatibile con un circuito domestico ordinario alla massima uscita. Si leggono tensione, corrente massima I1max, corrente efficace I1eff, potenza, fusibile consigliato e sezione del cavo nel manuale. Prolunghe lunghe o sottodimensionate causano cadute di tensione e surriscaldamento.

Il morsetto di ritorno chiude il circuito di saldatura e va collegato su metallo pulito vicino al giunto. Non è una “messa a terra” di protezione e non sostituisce il conduttore di protezione dell’impianto. Spina, presa, differenziale, cavi e involucro vanno mantenuti integri; per i controlli dell’alimentazione è utile la guida alla manutenzione dell’impianto elettrico.

Come stimare gli ampere iniziali

Per acciaio e inox in DCEN si usa spesso come punto di partenza una corrente massima nell’ordine di 35–40 A per millimetro di spessore su giunti semplici. Non è una formula di progetto: tipo di giunto, posizione, dispersione termica, velocità, preparazione, bacchetta e pulsazione spostano il valore. Su inox sottile si può partire più bassi; su alluminio, che conduce molto calore e lavora in AC, può servire una corrente massima superiore.

Spessore Acciaio/inox DC: intervallo iniziale Tungsteno frequente Bacchetta frequente
0,8–1,0 mm 25–45 A 1,0 o 1,6 mm 1,0 mm oppure autogena se ammessa
1,5 mm 45–70 A 1,6 mm 1,0–1,6 mm
2,0 mm 60–90 A 1,6 mm 1,6 mm
3,0 mm 90–130 A 1,6 o 2,4 mm 1,6–2,4 mm
5,0 mm 140–200 A con preparazione adeguata 2,4 o 3,2 mm 2,4–3,2 mm

La tabella serve soltanto alla prova su campione. La corrente sul pannello è spesso il limite massimo, mentre un pedale o comando torcia permette di modularla durante la saldatura. Se il bagno nasce con ritardo, non si compensa sempre aumentando molto gli ampere: arco troppo lungo, massa mal collegata e pezzo sporco dissipano controllo.

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Elettrodo di tungsteno: tipo, diametro e colore

La ISO 6848 classifica gli elettrodi non consumabili per saldatura in gas inerte. Il codice e la banda colorata identificano la composizione, non il diametro. Tra le famiglie comuni si incontrano tungsteno puro WP verde, ceriato WC20 grigio, lantanato WL15 oro e WL20 blu. I tungsteni toriati WT, diffusi nelle attrezzature più vecchie, contengono torio radioattivo e richiedono gestione specifica della polvere di molatura; per nuovi acquisti sono disponibili alternative non toriate.

Il lantanato è una scelta versatile su inverter DC e AC; il ceriato lavora bene soprattutto a correnti basse e medie. Il tungsteno puro era tradizionale sull’alluminio con vecchi trasformatori sinusoidali, ma non è automaticamente la soluzione migliore per un moderno inverter. Si segue la tabella del costruttore perché forma d’onda e innesco influenzano il comportamento.

Diametro dell’elettrodo

Un elettrodo troppo piccolo si surriscalda, deforma la punta e rende instabile l’arco; uno troppo grande a bassa corrente può innescare male e produrre un arco poco concentrato. In lavorazioni comuni, 1,6 mm copre lamiere sottili e correnti medio-basse, 2,4 mm è il diametro più versatile fino a circa 180–220 A secondo composizione e polarità, 3,2 mm serve per intensità maggiori. I limiti esatti si leggono nel manuale della macchina e nella scheda dell’elettrodo.

Affilatura corretta

Per il DC si prepara una punta conica, spesso lunga circa due o due volte e mezzo il diametro, lasciando un piccolo piano all’estremità quando richiesto. La molatura avviene nel senso longitudinale, non ad anelli: i graffi trasversali favoriscono un arco erratico. La mola deve essere dedicata al tungsteno per evitare inclusioni di acciaio o altri metalli.

Sugli inverter AC moderni si usa spesso una punta affilata e leggermente troncata che si arrotonda in servizio. Formare intenzionalmente una grossa sfera come sulle vecchie macchine può produrre un arco largo e sovraccaricare l’elettrodo. La punta contaminata si tronca oltre la zona interessata e si riaffila con aspirazione adeguata.

Innesco HF, Lift e strisciato

L’innesco ad alta frequenza HF avvia l’arco senza toccare il pezzo: limita la contaminazione e facilita lavori precisi. L’HF può però interferire con controlli elettronici, sensori o apparecchiature vicine; il manuale definisce collegamenti, schermatura e distanze. Non si salda su un veicolo o un impianto elettronico senza la procedura prevista dal fabbricante.

Nel Lift TIG si appoggia delicatamente il tungsteno, si preme il comando e si solleva: la macchina rileva il distacco e porta la corrente al valore impostato. È migliore dello strisciamento, ma il contatto resta possibile. Un generatore MMA pubblicizzato come “TIG” può offrire soltanto torcia a valvola e innesco Lift, senza elettrovalvola, pregas, postgas, rampa o pedale.

Gas di protezione: argon, elio e portata

L’argon puro è la scelta di partenza per la maggior parte dei lavori TIG: facilita l’innesco e protegge acciaio, inox, alluminio, titanio e molte leghe. Miscele argon-elio o elio possono aumentare energia dell’arco, penetrazione e velocità su materiali molto conduttivi o spessori elevati, ma richiedono portate e regolazioni diverse e costano di più. Anidride carbonica e miscele MAG ossidanti non sono sostituti dell’argon nel TIG.

In officina riparata, con tazza adeguata, un punto di partenza comune è circa 6–10 l/min; tazze grandi, gas lens o geometrie particolari possono richiedere altro. Aumentare troppo la portata non migliora sempre la copertura: il getto può diventare turbolento e aspirare aria. Correnti d’aria, aspirazione posizionata male, tubo lesionato, raccordi che perdono e tazza sporca generano porosità anche con il flussometro apparentemente corretto.

Pregas, postgas e gas lens

Il pregas allontana l’aria prima dell’innesco. Il postgas protegge bagno e tungsteno mentre si raffreddano: se la punta diventa blu o grigia subito dopo lo spegnimento, tempo o portata possono essere insufficienti. Dieci secondi sono un valore frequente a correnti medio-alte, non una regola; diametro, amperaggio e torcia determinano l’attesa.

Il gas lens usa una rete diffusore per rendere il flusso più uniforme e permette una maggiore sporgenza del tungsteno in alcuni giunti. Non autorizza però a saldare nel vento. All’aperto il TIG è vulnerabile: si crea uno schermo che non intrappoli i fumi e si verifica la copertura con una prova.

Bacchetta d’apporto: non si sceglie solo dal diametro

La bacchetta deve essere compatibile con lega base, servizio, resistenza, corrosione, temperatura e finitura. Per acciaio al carbonio si incontrano consumabili come ER70S-2; per inox 304 è comune ER308L, mentre per 316 si valuta ER316L; sull’alluminio sono diffuse ER4043 ed ER5356, con proprietà e limiti differenti. Sono esempi, non equivalenze automatiche: la composizione reale del pezzo e la procedura governano la scelta.

Una bacchetta troppo grande raffredda il piccolo bagno e costringe ad aumentare il calore; una troppo sottile richiede molte aggiunte e può ossidarsi più facilmente. Per lamiera da 1–2 mm si usano spesso diametri da 1,0 o 1,6 mm; aumentando spessore e bagno si passa a 2,0–2,4 mm. La superficie del consumabile deve rimanere pulita e asciutta: si conserva separata, identificata e senza toccarne con le mani nude la parte che entrerà nel bagno.

Quali materiali si possono saldare a TIG

Materiale Corrente tipica Protezione e preparazione Difficoltà principale
Acciaio al carbonio DCEN Argon, superficie a metallo pulito Calamina, ruggine e geometria del giunto
Acciaio inox DCEN, spesso pulsato su sottile Argon e spurgo al rovescio quando richiesto Ossidazione della radice e apporto termico
Alluminio AC Argon, sgrassaggio e rimozione ossido con utensili dedicati Ossido refrattario, alta conducibilità e contaminazione
Magnesio AC secondo lega e procedura Protezione inerte e pulizia rigorosa Infiammabilità di trucioli/polveri e identificazione della lega
Rame DCEN Argon o miscela con elio; possibile preriscaldo controllato Dissipazione molto rapida del calore
Titanio DCEN Argon molto puro, protezione di radice e coda del cordone Reattività a caldo: il colore segnala contaminazione
Nichel e leghe DCEN Gas e apporto compatibili con la lega Cracking, pulizia e procedura specifica
Ghisa Procedura specialistica Apporto, preriscaldo e raffreddamento definiti Carbonio, cricche e natura incerta del getto

Acciaio inox e protezione della radice

Su tubi e giunti a piena penetrazione, l’aria sul retro ossida la radice e produce la superficie granulosa detta sugaring. Uno spurgo con argon protegge il lato opposto finché la temperatura è critica. Volume, tenuta, sfogo e tempo di lavaggio si progettano: immettere molto gas in una cavità completamente chiusa crea pressione e può spingere il bagno.

La colorazione termica del cordone aiuta a leggere la protezione, ma l’accettabilità dipende dal servizio. Per componenti destinati ad ambienti corrosivi possono essere richieste pulizia, decapaggio e passivazione. La guida alla ringhiera del balcone mostra perché saldature, drenaggio e protezione anticorrosiva devono essere valutati insieme nei manufatti esposti.

Alluminio: ossido e pulizia separata

L’ossido di alluminio fonde a temperatura molto più alta del metallo sottostante. Si sgrassa prima con prodotto compatibile e poi si rimuove l’ossido con spazzola inox dedicata esclusivamente all’alluminio, evitando di reintrodurre contaminanti. Pulire un pezzo caldo con solventi clorurati o sconosciuti è pericoloso: i rivestimenti devono essere identificati e rimossi con procedura sicura.

Il bagno di alluminio non cambia colore come l’acciaio e può collassare rapidamente. Pedale, puntatura fitta, dissipatori e sequenza riducono deformazione e sfondamento. Lega, stato metallurgico e apporto determinano resistenza e possibilità di trattamento successivo.

Zincato, verniciato e metalli sconosciuti

Lo zinco, la vernice e i contaminanti devono essere rimossi in un’area sufficiente attorno al giunto; i fumi restano da aspirare alla fonte. Non si salda un contenitore, tubo o serbatoio di provenienza ignota soltanto perché appare vuoto: residui infiammabili o tossici possono provocare incendio, esplosione o esposizione grave. Identificazione, bonifica, permesso di lavoro e misure per spazi confinati precedono l’arco.

Preparazione del giunto e puntatura

Il TIG richiede bordi puliti, accostamento ripetibile e punti che non contaminino il cordone. Si rimuovono ossidi, calamina, oli, vernici e umidità con utensili dedicati alla lega. La preparazione a I, V o altra geometria dipende da spessore e penetrazione richiesta; una luce eccessiva su lamiera sottile aumenta il rischio di sfondamento, una radice chiusa su grosso spessore può impedire la fusione completa.

I punti vanno distribuiti per mantenere la geometria e rifusi correttamente. Prima della saldatura si controllano squadra, diagonali e ritiro previsto. Nei manufatti di sicurezza la qualità non si giudica dalla sola regolarità estetica: dimensioni, gola, penetrazione, continuità e difetti devono corrispondere al progetto.

Regolare una TIG: sequenza pratica

  1. Identificare lega, spessore, posizione, tipo di giunto e requisito del componente.
  2. Scegliere DCEN o AC, tungsteno, diametro, bacchetta, torcia e tazza.
  3. Preparare bordi, morsetto di ritorno e utensili senza contaminazione incrociata.
  4. Fissare la bombola, montare riduttore/flussometro e verificare le perdite con metodo ammesso.
  5. Impostare una portata iniziale coerente con tazza e ambiente, poi pregas e postgas.
  6. Impostare corrente massima, rampa, corrente finale e, se utile, pulsazione.
  7. Provare su uno scarto della stessa lega, spessore e preparazione.
  8. Controllare forma del bagno, penetrazione, colore, tungsteno e rovescio del giunto.
  9. Correggere una variabile alla volta e registrare i parametri riusciti.

2T, 4T e pedale

In 2T l’arco resta attivo tenendo premuto il pulsante; in 4T una sequenza di pressioni permette di saldare senza tenerlo continuamente azionato, utile sui cordoni lunghi. La logica esatta varia tra generatori. Il pedale modula la corrente fra minimo e limite impostato, particolarmente utile su alluminio e piccoli pezzi che accumulano calore; non sostituisce una corrente massima prudente.

Quando usare il TIG pulsato

Il pulsato alterna corrente di picco e di base. A bassa frequenza aiuta a scandire avanzamento e apporto; ad alta frequenza può concentrare l’arco e ridurre la permanenza termica. Bisogna impostare picco, base, frequenza e duty del picco: copiare soltanto “2 Hz” da un video non definisce la stessa onda. Il pulsato non garantisce automaticamente meno calore totale; se si aumenta troppo il picco o si rallenta, la deformazione resta.

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Tecnica della torcia e della bacchetta

La torcia si inclina poco nella direzione di avanzamento, mantenendo arco corto e tazza vicina senza toccare il pezzo. Allungare l’arco aumenta tensione e larghezza del calore, espone il bagno all’aria e rende il cordone meno controllabile. La bacchetta entra sul bordo anteriore del bagno, dentro la protezione gassosa, e non deve urtare il tungsteno.

Mani e avambracci hanno bisogno di appoggio stabile e libertà di scorrimento. Si esegue prima un movimento a macchina spenta per verificare che torcia, bacchetta, cavo e corpo non arrivino a fine corsa. In posizione scomoda si spezza il cordone in tratti pianificati invece di allungare progressivamente l’arco.

Difetti frequenti e come interpretarli

  • porosità: perdite, correnti d’aria, portata troppo bassa o troppo alta, superficie umida o contaminata;
  • tungsteno incluso: contatto con bagno o bacchetta, elettrodo troppo piccolo o polarità errata;
  • arco erratico: affilatura trasversale, punta contaminata, ritorno scarso o gas instabile;
  • mancanza di fusione: corrente insufficiente, avanzamento rapido, preparazione o angolo errati;
  • sottosquadro: eccesso di calore, arco lungo, velocità o apporto non coordinati;
  • ossidazione inox/titanio: copertura insufficiente, postgas corto o rovescio non protetto;
  • sfondamento: luce eccessiva, corrente alta, sosta lunga o assenza di dissipazione;
  • cratere finale: interruzione brusca senza rampa, riempimento o protezione adeguati.

La soluzione non è sempre modificare gli ampere. Prima si controllano gas, perdite, pulizia, punta, collegamenti e geometria; poi si varia un parametro e si ripete la prova. Su un componente strutturale o in pressione un cordone esteticamente regolare non esclude difetti interni: procedura, qualifica e controlli sono definiti dal progetto e dalle norme applicabili.

Sicurezza: arco, fumi, elettricità e incendio

L’arco TIG emette radiazioni ultraviolette e infrarosse capaci di danneggiare occhi e pelle. La maschera deve avere filtro e grado di protezione appropriati alla corrente, essere integra e abbassata prima dell’innesco. Guanti da saldatura, abbigliamento coprente resistente alle scintille e calzature idonee completano la protezione; la guida ai DPI in cantiere aiuta a inserirli nella valutazione complessiva.

Il TIG produce in genere meno fumo visibile di altri processi, ma “meno visibile” non significa innocuo. Metallo base, bacchetta, rivestimenti e radiazione dell’arco possono generare particolato, ozono e ossidi di azoto; inox e leghe contenenti cromo o nichel richiedono particolare attenzione. Si applicano aspirazione localizzata e ventilazione senza disturbare il gas di protezione. In spazi confinati l’argon può ridurre l’ossigeno: non basta aprire la bombola o usare un ventilatore generico.

Il banco va liberato da combustibili, polvere, schiume e materiali nascosti dietro pareti o lamiere. Scintille e metallo caldo possono innescare un incendio lontano dal punto visibile; sorveglianza e permesso per lavori a caldo dipendono dall’ambiente. Per il quadro generale si veda la guida alle misure antincendio in cantiere.

Bombola e riduttore

La bombola resta verticale e assicurata con catena o fascia a supporto stabile, lontana dal circuito elettrico e protetta da urti e calore. Si usa il riduttore previsto per gas e pressione, senza grassi o adattatori improvvisati. Durante il trasporto si chiude la valvola, si rimuove il riduttore quando prescritto e si monta il cappellotto.

Anche la protezione dei piedi è concreta: una bombola, una morsa o un pezzo caldo possono cadere. La guida alle scarpe antinfortunistiche spiega come collegare puntale, suola e ambiente al rischio reale.

Quanto costa una saldatrice TIG nel 2026

Nel mercato italiano una TIG DC inverter essenziale da circa 160–200 A si trova indicativamente tra 180 e 450 euro. Una AC/DC da 180–200 A parte spesso da circa 400–700 euro; prodotti con componentistica, controlli, assistenza e ciclo di lavoro professionali possono collocarsi tra 1.000 e oltre 2.000 euro. Generatori industriali, trifase e raffreddati ad acqua salgono ulteriormente. Sono fasce orientative, soggette a dotazione, promozioni e condizioni di vendita.

Il costo completo comprende torcia, comando o pedale, morsetto, riduttore con flussometro, bombola e ricariche, tungsteno, pinze portaelettrodo, tazze, gas lens, bacchette, affilatura, DPI e aspirazione. Una macchina economica senza ricambi o assistenza può costare più di un modello meglio supportato dopo la prima torcia danneggiata.

Come scegliere la macchina senza farsi guidare dal solo amperaggio

  • elencare materiali e spessori massimi reali, compreso l’alluminio se previsto;
  • verificare corrente minima, massima e ciclo di lavoro alla temperatura dichiarata;
  • controllare alimentazione, I1eff, spina e protezioni richieste;
  • distinguere HF vero, Lift, elettrovalvola gas e semplice torcia a rubinetto;
  • valutare 2T/4T, pedale, memoria, pulsato e controlli AC soltanto se utili;
  • dimensionare torcia ad aria o acqua e disponibilità dei consumabili;
  • controllare garanzia, assistenza, manuale in italiano e conformità della dotazione;
  • prevedere gas, aspirazione, banco e protezioni nel budget.

Per uso saltuario su ferro e inox una buona DC può essere più razionale di una AC/DC economica piena di funzioni. Se l’alluminio è una lavorazione reale, AC/DC, qualità dell’arco a bassa corrente, bilanciamento, frequenza e assistenza diventano centrali. Un ciclo di lavoro elevato serve soltanto se anche torcia, impianto e operatore possono sostenerlo.

Richiedere informazioni o un preventivo

Per scegliere attrezzatura o affidare una lavorazione è utile indicare lega esatta, spessore, numero e lunghezza dei giunti, posizione, finitura richiesta, ambiente di servizio e necessità di qualifica o controlli. Fotografie senza scala e la sola dicitura “acciaio” non bastano: inox 304, 316, zincato e acciaio al carbonio richiedono consumabili e preparazioni differenti.

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Conclusioni

Una TIG si sceglie dall’intero sistema: corrente adatta allo spessore, DC o AC/DC coerente con la lega, tungsteno e bacchetta identificati, gas stabile, torcia dimensionata e alimentazione sufficiente. La regolazione nasce da una prova sullo stesso materiale e cambia una variabile alla volta. Pulizia, arco corto, protezione del rovescio e sicurezza del posto di lavoro contano almeno quanto il numero di ampere sul display.

Domande frequenti sulla saldatrice TIG

Che differenza c’è tra TIG e GTAW?

Nessuna nel processo: TIG è la sigla più comune in Europa, GTAW è la denominazione Gas Tungsten Arc Welding usata nella terminologia internazionale.

Per saldare alluminio serve per forza AC/DC?

Per la normale saldatura TIG dell’alluminio si usa AC, quindi serve un generatore AC/DC. La sola corrente continua non offre l’azione di pulizia dell’ossido tipica dell’alternata.

Quanti ampere servono per ogni millimetro?

Su acciaio e inox DC si può partire da circa 35–40 A/mm, ma giunto, posizione, lega, dissipazione e velocità impongono una prova e possono cambiare sensibilmente il valore.

Quale tungsteno scegliere per iniziare?

Su moderni inverter un lantanato compatibile con AC e DC è spesso versatile. Tipo, diametro e intervallo di corrente devono però rispettare tabella della macchina e classificazione dell’elettrodo.

Il tungsteno verde va bene per alluminio?

Era comune con vecchi trasformatori AC, ma non è automaticamente ideale sugli inverter moderni, che spesso lavorano meglio con elettrodi lantanati o ceriati affilati e troncati.

Si può usare la miscela argon-CO2 del MIG?

No. Nel TIG si usa normalmente argon puro o miscele inerti previste; la CO2 è reattiva, ossida tungsteno e bagno e non sostituisce il gas TIG.

Quanti litri al minuto di argon servono?

In officina riparata 6–10 l/min è un punto di partenza frequente, da adattare a tazza, gas lens, posizione e ambiente. Troppa portata può creare turbolenza e aspirare aria.

Perché il tungsteno diventa blu o nero?

Può essere ossidato per postgas troppo corto, portata o copertura insufficienti, perdita o rimozione anticipata della torcia. Va eliminata la parte contaminata e corretta la causa.

A cosa serve il pulsato?

Alterna corrente di picco e base per controllare bagno, ritmo e apporto termico. Non riduce automaticamente la deformazione: frequenza, percentuale e correnti devono essere coordinate.

Si può saldare inox senza bacchetta?

Solo in giunti sottili, perfettamente accostati e quando la procedura ammette una saldatura autogena. Resistenza, corrosione, penetrazione e ritiro vanno comunque verificati.

Il morsetto di massa mette a terra la saldatrice?

No. È il collegamento di ritorno della corrente di saldatura. La protezione elettrica dell’apparecchio e dell’impianto resta distinta e deve essere integra.

Una TIG da 200 A funziona su una normale presa?

Dipende da I1eff, I1max, potenza, protezioni, linea e corrente effettivamente usata. Si verificano targhetta e manuale con un elettricista, senza affidarsi al solo dato di uscita.

Fonti tecniche e istituzionali