Griglia Fissa Preverniciata bianca in alluminio
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Guida alle scarpe antinfortunistiche: classi EN ISO 20345, puntale, inserto P/PL/PS, grip, acqua, antistaticità, scelta, costi e sostituzione.
Le scarpe antinfortunistiche non si scelgono partendo dalla sigla più alta o dal modello più robusto in catalogo. La scelta corretta nasce dai rischi reali della mansione: urti e schiacciamenti sulle dita, chiodi e ferri a terra, superfici bagnate o sporche, calore, freddo, acqua, posture in ginocchio, scale, molte ore di cammino oppure necessità di dissipare cariche elettrostatiche. Due calzature entrambe marcate S3S possono avere calzata, battistrada e comportamento nell’ambiente di lavoro molto diversi.
Questa guida spiega come leggere la marcatura prevista dalla famiglia EN ISO, distinguere puntale e inserto antiperforazione, valutare grip e impermeabilità, provare la calzatura e riconoscere quando va sostituita. Le indicazioni servono a orientare acquisto e controllo, ma non sostituiscono la valutazione dei rischi, le istruzioni del fabbricante o le procedure aziendali.
Sommario
Nel linguaggio comune tutto viene chiamato “scarpa antinfortunistica”, ma le norme distinguono tre famiglie. La EN ISO 20345 riguarda le calzature di sicurezza con puntale resistente a un impatto di 200 joule e a una prova di compressione definita. La EN ISO 20346 riguarda le calzature di protezione, con puntale da 100 joule. La EN ISO 20347 riguarda invece le calzature da lavoro, o occupational, che possono offrire grip, proprietà antistatiche o resistenza all’acqua senza avere necessariamente un puntale di sicurezza.
La lettera iniziale aiuta a non confondersi: S per safety, P per protective e O per occupational. Una O2 non equivale quindi a una S2, anche se l’aspetto esterno può essere identico. In cantiere, dove sono plausibili cadute di oggetti, schiacciamenti o urti, la semplice dicitura “scarpa da lavoro” non prova che la protezione richiesta sia presente.
Il riferimento corrente per le calzature di sicurezza è EN ISO 20345:2022 con emendamento A1:2024. Nei magazzini e nelle dotazioni aziendali si incontrano ancora modelli certificati secondo l’edizione 2011: ciò non rende automaticamente falsa o inutilizzabile la loro marcatura. Occorre verificare la dichiarazione UE di conformità, la validità della certificazione e le istruzioni specifiche del fabbricante, senza trasformare una sigla vecchia in una nuova per somiglianza.
La revisione ha modificato in particolare le classificazioni della resistenza alla perforazione, introdotto le categorie S6 e S7 e cambiato il sistema per lo scivolamento. Per questo una scritta S3 SRC del vecchio schema e una S3S SR del nuovo schema non descrivono la stessa sequenza di prove.
La marcatura deve poter essere ricondotta al modello e alla documentazione. Sulla linguetta, sulla tomaia o all’interno si cercano almeno produttore, modello, misura, marcatura CE, norma applicata con anno, categoria e simboli aggiuntivi. La confezione e le istruzioni completano le informazioni su impiego, manutenzione, limiti, conservazione ed eventuale obsolescenza.
La sola presenza del marchio CE non dice se la scarpa protegga da perforazione, acqua o calore. Il Regolamento (UE) 2016/425 disciplina progettazione e immissione sul mercato dei DPI; la prestazione utile per la mansione si ricava invece dalla combinazione di norma, categoria e requisiti opzionali dichiarati.
| Categoria | Caratteristiche principali | Limite da ricordare |
|---|---|---|
| SB | Requisiti di base e puntale da 200 J | Non implica lamina antiperforazione o resistenza dell’intera scarpa all’acqua |
| S1 | Zona tallone chiusa, antistaticità A, assorbimento energia E | FO non è più automaticamente compreso nel nuovo schema |
| S1P / S1PL / S1PS | S1 più protezione contro la perforazione P, PL o PS | Non comprende la resistenza della tomaia alla penetrazione dell’acqua |
| S2 | S1 più WPA, penetrazione e assorbimento d’acqua della tomaia | WPA non significa impermeabilità dell’intera calzatura |
| S3 / S3L / S3S | S2 più inserto P, PL o PS e suola con rilievi | La variante indica il tipo di prova antiperforazione, non una graduatoria generale |
| S4 | Calzatura di classe II in gomma o polimero, con requisiti analoghi a S1 | Non comprende automaticamente l’antiperforazione |
| S5 / S5L / S5S | S4 più inserto antiperforazione e suola con rilievi | Va comunque verificata la compatibilità con sostanze e temperature presenti |
| S6 | S2 più WR, resistenza all’acqua dell’intera calzatura | Non comprende l’inserto antiperforazione |
| S7 / S7L / S7S | S3, S3L o S3S più WR | Impermeabilità e traspirabilità vanno bilanciate con durata e clima |
Le categorie sono pacchetti di requisiti, non voti da uno a sette. Una S1PS molto traspirante può essere più adatta a un reparto interno asciutto di una S7S impermeabile; una S7S può essere necessaria all’aperto con acqua persistente ma risultare eccessiva in un ambiente caldo e secco.
Il puntale crea uno spazio protetto davanti alle dita e deve superare le prove della norma come parte della calzatura finita. Acciaio, alluminio e composito possono tutti raggiungere la prestazione richiesta: il materiale, da solo, non assegna una classe di sicurezza superiore.
L’acciaio è robusto e spesso economico, ma può aumentare peso e trasmissione termica. L’alluminio permette soluzioni più leggere e sottili, con costi generalmente maggiori. I compositi non metallici possono ridurre conduzione termica e problemi ai varchi con metal detector, ma ingombro, peso e risposta agli urti dipendono dal progetto. La scelta va fatta sulla scarpa certificata, non su promesse generiche come “metal free”.
Un puntale troppo stretto comprime le dita lateralmente; uno troppo basso può toccare l’unghia quando il piede si gonfia. Un numero più grande non risolve sempre: può far scivolare il tallone e spostare il punto di flessione. Durante la prova bisogna camminare, scendere un gradino, accovacciarsi e simulare i movimenti abituali con le calze da lavoro.
Dopo un forte urto il danno può non essere evidente. Se un carico è caduto sul puntale o la calzatura ha subito schiacciamento, va tolta dal servizio e valutata secondo le istruzioni; non si raddrizza e non si fora il puntale.
La “lamina” è in realtà un inserto incorporato nella suola. Protegge dal rischio di calpestare chiodi, sfridi metallici e oggetti appuntiti, ma non rende il piede invulnerabile: diametro e forma dell’oggetto, angolo, forza e usura della suola influenzano l’esito reale.
Il metallo offre una risposta stabile e uno spessore contenuto, ma può pesare e irrigidire. Un tessuto tecnico può coprire meglio la pianta ed essere più flessibile e isolante, ma la prestazione va letta nella marcatura PL o PS. Non è corretto concludere che ogni inserto tessile sia migliore o che ogni lamina metallica copra meno superficie.
È tipica di cantieri, demolizioni, carpenterie, raccolta rifiuti, manutenzioni e depositi con chiodi o sfridi. Deve essere accompagnata da ordine e pulizia: lasciare oggetti appuntiti a terra confidando nella scarpa significa usare il DPI come unica barriera. Per lavorazioni senza questo rischio, un inserto può aggiungere rigidità non necessaria.
Il grip nasce dall’interazione tra mescola, disegno e flessibilità della suola, pavimento, contaminante e modo di camminare. Una suola che scarica bene il fango può comportarsi diversamente su ceramica bagnata; una mescola efficace al freddo può cambiare con calore, polvere fine, olio o distaccanti.
Nell’edizione 2022 la resistenza allo scivolamento fa parte dei requisiti di base nelle condizioni previste, mentre SR indica una prova aggiuntiva. Le vecchie sigle SRA, SRB e SRC appartengono allo schema precedente e non vanno cercate obbligatoriamente su un modello certificato con la nuova edizione. Nessuna prova di laboratorio autorizza a chiamare la scarpa “antiscivolo su tutto”.
Canali aperti aiutano a espellere acqua e fango; tasselli profondi sostengono terreni incoerenti, ma possono trattenere detriti e ridurre il contatto su superfici lisce. Il simbolo LG riguarda il grip su scala secondo i requisiti previsti, ma non sostituisce una corretta tecnica di salita né la valutazione della scala.
Il battistrada va pulito e controllato. Tasselli consumati, tagli, distacco della suola o mescola indurita riducono la prestazione. L’Agenzia europea per la sicurezza sul lavoro ricorda che l’usura influisce sull’attrito e che la selezione dovrebbe considerare prove nelle condizioni reali e il riscontro dei lavoratori.
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La sigla S3 o S3S include WPA, cioè requisiti sulla penetrazione e sull’assorbimento d’acqua della tomaia; non certifica che tutta la scarpa sia impermeabile. Per la resistenza all’acqua dell’intera calzatura si cerca WR, compresa nei pacchetti S6 e S7. Cuciture, linguetta, altezza del gambale e manutenzione restano decisive quando si lavora sotto pioggia o in ristagni.
| Simbolo | Prestazione | Quando valutarla |
|---|---|---|
| WPA | Penetrazione e assorbimento d’acqua della tomaia | Umidità e spruzzi non persistenti |
| WR | Resistenza all’acqua dell’intera calzatura | Pioggia, fango e lavori esterni prolungati |
| HRO | Suola resistente al contatto con superficie calda | Asfalto, coperture e lavorazioni con calore al suolo |
| HI / CI | Isolamento dal calore / dal freddo | Ambienti termicamente severi |
| FO | Resistenza della suola agli idrocarburi | Officine e aree con carburanti o oli compatibili |
| AN / M | Protezione della caviglia / del metatarso | Urti laterali o caduta di carichi sul dorso del piede |
| SC | Abrasione del rinforzo sul puntale | Lavori spesso in ginocchio |
| CR | Resistenza al taglio della tomaia | Rischi specifici da bordi e materiali taglienti |
FO non significa resistenza universale a solventi o prodotti chimici. Per sostanze aggressive occorre una calzatura specifica, verificando sostanza, concentrazione, temperatura, tempo di contatto e decontaminazione nelle istruzioni.
La marcatura A indica una calzatura antistatica: introduce un intervallo controllato di resistenza tra piede e suolo per ridurre l’accumulo di cariche, ma non garantisce l’isolamento contro una scossa. Umidità, sporco, pavimento e soletta possono cambiare il comportamento del sistema.
ESD identifica esigenze più restrittive di dissipazione elettrostatica, tipiche di elettronica o atmosfere sensibili. Come evidenziato anche da INAIL, scarpa, persona e pavimento lavorano insieme: non basta acquistare una calzatura dichiarata ESD e usarla su qualunque superficie. Una scarpa conduttiva, inoltre, può essere inappropriata se esiste rischio di contatto elettrico.
Per lavori elettrici servono dispositivi e procedure specifici, con norme dedicate alle calzature isolanti. Una normale S3 antistatica non è una scarpa da elettricista e la presenza di un puntale composito non certifica isolamento.
La scarpa bassa favorisce mobilità e ventilazione, utile in interni asciutti e lavori con molti passi. Un modello medio o alto protegge maggiormente da urti e ingresso di detriti e può dare una sensazione di contenimento, ma non impedisce da solo distorsioni. Lo stivale polimerico è adatto a fango e acqua quando la categoria e i requisiti lo confermano, con un compromesso su traspirazione e precisione di calzata.
La protezione della caviglia è una prestazione specifica indicata da AN, non una conseguenza automatica del gambale alto. Analogamente, il rinforzo esterno sul puntale è utile in ginocchio, ma solo la marcatura SC documenta la relativa prova di abrasione.
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Richiedi informazioni gratisPrima di ordinare, si incrociano pericoli, ambiente, durata e caratteristiche personali. Il Piano Operativo di Sicurezza aiuta a collegare attività e misure del singolo cantiere, mentre la scelta e la consegna del DPI restano responsabilità da gestire secondo la valutazione dei rischi.
| Scenario | Rischi da verificare | Caratteristiche da valutare |
|---|---|---|
| Magazzino interno asciutto | Schiacciamento, transpallet, molte ore in piedi | S1 con eventuale P/PL/PS, grip adatto al pavimento, peso e ammortizzazione |
| Cantiere edile generale | Chiodi, macerie, carichi, fango | S3/S3L/S3S, battistrada autopulente, eventuale SR e gambale coerente |
| Esterno con pioggia persistente | Acqua, terreno incoerente, freddo | S7/S7L/S7S oppure stivale idoneo, CI se richiesto, gestione dell’asciugatura |
| Posa asfalto o superfici calde | Calore al suolo, scivolamento, abrasione | HRO, battistrada adatto, materiali compatibili con la temperatura |
| Coperture | Scivolamento, pendenza, chiodi, caduta dall’alto | Grip verificato sul manto e flessibilità; la scarpa non sostituisce protezioni anticaduta |
| Officina | Olio, trucioli, urti, posture | FO se pertinente, SR, antiperforazione e protezione metatarsale in base al rischio |
| Ambiente ESD | Danno da scarica elettrostatica o atmosfera sensibile | Sistema scarpa-pavimento controllato e procedure dedicate |
| Lavoro elettrico | Contatto con parti in tensione | Calzatura isolante specifica e procedura: non basta la marcatura A |
La matrice non assegna una categoria in automatico. Per esempio, il cantiere generale può richiedere protezione metatarsale M per movimentazione di elementi pesanti, oppure una calzatura resistente al taglio in attività particolari. Il responsabile deve tradurre la valutazione in una specifica d’acquisto verificabile.
Il piede tende a gonfiarsi durante la giornata: la prova è più realistica nel pomeriggio, con le calze usate al lavoro e su entrambi i piedi. Si controllano lunghezza, larghezza, tenuta del tallone e punto di flessione. Le dita devono muoversi senza urtare il puntale; il tallone non deve sollevarsi in modo marcato.
Camminare per pochi metri non basta. È utile salire e scendere un gradino, stare sulle punte, inginocchiarsi e simulare guida o azionamento di pedali. Pressione localizzata, sfregamento o intorpidimento sono segnali da non liquidare con “si farà”. Modello e forma possono essere inadatti anche con la misura teoricamente corretta.
La calzatura è certificata con una configurazione precisa. Sostituire la soletta con un prodotto generico può alterare spazio sotto il puntale, antistaticità, assorbimento e calzata. Si usano solo solette autorizzate dal fabbricante o una soluzione certificata per l’abbinamento. Per esigenze ortopediche è opportuno coinvolgere medico competente, tecnico ortopedico e fornitore.
Una scarpa scomoda viene slacciata, sostituita impropriamente o indossata male. Peso, flessibilità, traspirazione e assorbimento al tallone influenzano affaticamento e precisione dei movimenti. Tuttavia “leggera” non equivale a meno protettiva, così come “pesante” non prova robustezza: conta la prestazione certificata del modello.
In mansioni lunghe può essere utile alternare due paia compatibili, lasciando asciugare completamente l’interno. Calze tecniche adeguate gestiscono umidità e sfregamento; due calze spesse possono invece comprimere il piede e ridurre lo spazio nel puntale.
Il D.Lgs. 81/2008 definisce il DPI come attrezzatura indossata per proteggere da rischi per salute e sicurezza. Il datore di lavoro individua le caratteristiche necessarie, sceglie dispositivi adeguati, li fornisce, ne mantiene l’efficienza e informa o addestra quando previsto. Non è corretto trasferire al lavoratore la scelta tecnica tramite un semplice rimborso senza specifica.
Il lavoratore usa la calzatura secondo formazione e istruzioni, ne ha cura, non la modifica e segnala difetti o inadeguatezze. Il quadro generale degli obblighi del datore di lavoro in cantiere aiuta a collocare la gestione delle scarpe nell’insieme delle misure di prevenzione.
Prima dell’uso si osservano tomaia, cuciture, lacci o chiusure, unione tra suola e tomaia, battistrada, interno e puntale. Si rimuovono sassolini, chiodi o frammenti incastrati senza danneggiare la suola. Se entra acqua, la causa va individuata: non sempre è semplice condensa.
La pulizia segue materiale e istruzioni. Fango e contaminanti si eliminano con prodotti compatibili; la scarpa si asciuga ventilata, lontano da fiamme, termosifoni e fonti che possono deformare o indurire i materiali. Le calzature contaminate da sostanze pericolose richiedono una procedura specifica: portarle a casa può diffondere il contaminante.
Non esiste una scadenza universale valida per ogni scarpa. Sono segnali critici: suola liscia o spaccata, distacco, tagli profondi, cuciture aperte, puntale visibile o deformato, chiusura inefficiente, imbottitura collassata, infiltrazioni incompatibili con il lavoro e contaminazione non rimovibile. Un forte impatto o una perforazione impongono il ritiro anche se l’esterno sembra recuperabile.
Età e conservazione contano: calore, ozono, umidità e lunghi periodi in magazzino possono degradare polimeri e adesivi. Il registro di consegna non sostituisce l’ispezione, ma aiuta a ricostruire modello, lotto, uso e sostituzioni.
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I prezzi al dettaglio sono molto variabili. Indicativamente si trovano modelli essenziali tra 45 e 80 euro, una fascia intermedia tra 80 e 130 euro e proposte leggere o specialistiche tra 130 e oltre 200 euro. Promozioni, taglia, marchio e canale cambiano il totale; per forniture aziendali contano anche prove di calzata, ricambi e gestione delle sostituzioni.
Il prezzo non sostituisce la specifica tecnica. Conviene confrontare norma e anno, categoria, requisiti aggiuntivi, dichiarazione UE di conformità, peso per paio nella taglia di riferimento, materiali, disponibilità di solette autorizzate e condizioni di garanzia. Anche il costo di una calzatura non indossata perché scomoda è un costo reale.
Anche l’abbigliamento da lavoro va coordinato con clima e movimenti: pantaloni troppo lunghi, lacci liberi o sovrapposizioni ingombranti possono interferire con la calzatura.
Una richiesta d’offerta ben costruita non dice soltanto “scarpa S3”. Descrive ambiente, rischi, durata d’uso, requisiti aggiuntivi e necessità di prova. In questo modo il confronto tra prodotti avviene su caratteristiche verificabili e non su slogan.
Per forniture aziendali, adeguamento dei DPI o dubbi sulla combinazione tra calzatura e lavorazione è utile descrivere mansione, superfici, contaminanti, tempi di utilizzo, numero di addetti e marcature già in uso. Una richiesta completa riduce proposte non confrontabili.
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La scarpa antinfortunistica corretta è quella certificata per i rischi individuati, compatibile con ambiente e persona e mantenuta in condizioni efficienti. Classe, puntale, inserto antiperforazione e simboli raccontano prestazioni diverse: vanno letti insieme all’anno della norma e alla documentazione. Calzata e grip si verificano nel lavoro reale, mentre danni, contaminazione e usura richiedono una sostituzione tempestiva.
Entrambe aggiungono protezione dalla perforazione a S1. P indica un inserto metallico provato con chiodo da 4,5 mm; PS un inserto non metallico provato con chiodo da 3,0 mm secondo il nuovo schema.
No. S3S include WPA per la tomaia, non necessariamente WR per l’intera calzatura. Per la resistenza completa all’acqua si valutano S7S o un’altra configurazione con marcatura WR.
Non esiste una classe universale. S3, S3L o S3S sono frequenti per chiodi e umidità, ma calore, freddo, acqua persistente, metatarso e caratteristiche della superficie possono richiedere requisiti ulteriori.
No. Un puntale non metallico non certifica l’isolamento elettrico dell’intera calzatura. Per il rischio elettrico servono dispositivi conformi alle norme dedicate e una procedura specifica.
No. La marcatura A serve a dissipare cariche entro un intervallo di resistenza, ma non offre isolamento sufficiente contro una scossa elettrica.
SR è una prova aggiuntiva nel nuovo schema EN ISO 20345:2022. SRC appartiene al precedente schema SRA/SRB/SRC. Bisogna leggere la sigla insieme all’edizione della norma.
Solo con una soletta prevista o autorizzata dal fabbricante per quel modello, perché spessore e materiali possono modificare spazio sotto il puntale, antistaticità e prestazioni certificate.
Non c’è un intervallo uguale per tutte. Uso, ambiente, materiali e conservazione cambiano la durata. Si seguono le istruzioni e si sostituisce la calzatura quando danni o usura compromettono la protezione.
No. Il gambale alto può contenere e schermare, ma la protezione della caviglia è una prestazione specifica identificata dalla marcatura AN.
Quando la calzatura è un DPI necessario per il rischio lavorativo, deve essere individuata e fornita dal datore di lavoro nell’ambito degli obblighi di sicurezza.
Va verificata la documentazione, la conservazione e lo stato dei materiali. L’assenza di usura non esclude invecchiamento di suole e adesivi; fanno fede indicazioni e periodo di obsolescenza del fabbricante.
Non esiste una misura unica valida per ogni forma. Le dita non devono toccare puntale o lati durante cammino, discesa e accovacciamento, mentre il tallone deve restare stabile.
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