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Guida alla domotica per le luci: architetture, comandi, dimmer, sensori, KNX, DALI, Zigbee, Matter, scenari, collaudo, guasti e costi.
Rendere “smart” una luce può significare avvitare una lampadina connessa, installare un relè dietro l’interruttore oppure progettare un impianto nel quale comandi, sensori e attuatori continuano a funzionare anche senza Internet. Le tre soluzioni non sono equivalenti: cambiano il punto in cui viene interrotta o regolata l’alimentazione, la possibilità di usare i pulsanti a parete, la manutenzione e ciò che accade quando un dispositivo si guasta.
Un buon progetto di domotica per le luci parte quindi dai circuiti e dalle azioni desiderate, non dall’app. Prima si stabiliscono zone, tipi di carico, livelli di regolazione, comandi manuali, sensori e comportamento in avaria; solo dopo si scelgono protocollo e prodotti compatibili. Questa sequenza evita stanze che restano al buio perché qualcuno ha spento l’interruttore della lampadina smart, dimmer che fanno lampeggiare i LED e scenari che dipendono interamente dal cloud.
La guida generale alla casa domotica e alle sue funzioni integrate confronta clima, schermature, energia e sicurezza. Qui il campo è più ristretto e operativo: progettazione e collaudo del solo sistema di illuminazione.
Sommario
Il sistema comprende almeno il carico luminoso, un organo che lo alimenta o lo regola, uno o più comandi e la logica che traduce un evento in un’azione. A questi elementi si possono aggiungere sensori di presenza, luminosità e apertura, orologi, supervisione, app, assistenti vocali e gateway verso altri protocolli.
La distinzione importante è tra potenza e comando. Il circuito di potenza porta energia a lampade, driver e apparecchi; il comando comunica accensione, spegnimento o livello. In un impianto tradizionale le due funzioni possono coincidere nell’interruttore. In un sistema bus o centralizzato il pulsante invia invece un messaggio a un attuatore posto nel quadro o vicino al carico.
“Wireless” descrive il mezzo radio, non garantisce automazione, compatibilità o funzionamento locale. Allo stesso modo, un impianto cablato non è necessariamente ben progettato: servono schema, indirizzamento, configurazione salvata, comandi comprensibili e una strategia di manutenzione.
La prima scelta riguarda il punto controllato. Una lampadina smart contiene alimentatore, radio e logica: è rapida da aggiungere, ma deve restare alimentata. Se il vecchio interruttore toglie tensione, app e automazioni non possono riaccenderla. È adatta a lampade singole o a funzioni cromatiche, meno a gruppi che devono comportarsi come un circuito edilizio stabile.
Un modulo da incasso rende comandabile il circuito esistente e conserva un comando a parete, purché scatola, cablaggio, neutro, dissipazione e carico siano compatibili. Un attuatore modulare nel quadro concentra relè o canali dimmer e semplifica accesso e sostituzione; richiede però cablaggi e spazio pianificati. Nel nuovo o in una ristrutturazione importante si può separare in modo netto linea di potenza e bus di comando.
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| Architettura | Quando è adatta | Comando manuale | Limite da verificare |
|---|---|---|---|
| Lampadina o apparecchio smart | Retrofit puntuale, luce decorativa o colore variabile | Serve un comando che non tolga stabilmente alimentazione | Cloud, standby, compatibilità e sostituzione della lampada |
| Relè o dimmer da incasso | Casa finita con pochi circuiti da aggiornare | Pulsante o interruttore collegato al modulo | Neutro, profondità della scatola, temperatura e tipo di carico |
| Attuatori centralizzati | Nuovo impianto o ristrutturazione estesa | Pulsanti su bus o ingressi dedicati | Quadro, dorsali, lunghezza dei cavi e progetto esecutivo |
| Controllo digitale dell’apparecchio | Molti corpi illuminanti regolabili e monitorati | Comandi e sensori dialogano con un controllore | Driver compatibili, indirizzi e messa in servizio |
| Sistema ibrido | Ampliamento progressivo o zone con esigenze diverse | Locale, con gateway per funzioni trasversali | Responsabilità dell’integrazione e comportamento se il gateway manca |
Prima di acquistare i dispositivi si ricostruisce ciò che è realmente installato. Dal quadro si identificano circuiti, protezioni, sezioni e carichi; nelle scatole si verificano conduttori, profondità e derivazioni. Si annotano deviatori, invertitori, pulsanti, relè passo-passo, temporizzatori e punti dai quali la luce può essere comandata.
Il neutro non è sempre presente dietro un vecchio comando. Un modulo dichiarato “senza neutro” può richiedere una corrente minima attraverso il carico o un componente di bypass: la compatibilità va letta nella documentazione del prodotto, non dedotta dalla sola forma. Anche la potenza nominale del relè non basta, perché l’elettronica di alimentazione dei LED può generare una corrente di inserzione elevata.
Per ogni circuito si registra il tipo di lampada o driver, la potenza installata, il metodo di regolazione, il numero di apparecchi, l’uso del locale e lo stato desiderato al ritorno della tensione. Se l’impianto presenta difetti o non dispone della documentazione necessaria, la priorità è la verifica dell’impianto elettrico e delle sue condizioni di sicurezza, non l’aggiunta di automazioni.
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| Dato | Come si verifica | Perché serve | Errore da evitare |
|---|---|---|---|
| Schema dei comandi | Tracciatura di interruttori, deviatori e relè | Definisce ingressi e logica manuale | Sostituire un solo dispositivo senza seguire il circuito |
| Neutro e conduttori | Ispezione e misure dell’elettricista | Determina alimentazione e collegamenti del modulo | Usare colore o posizione come unica prova |
| Carico e driver | Targhe e schede tecniche | Permette di scegliere relè o dimmer | Somma dei watt come unico criterio |
| Spazio e temperatura | Scatola, quadro e condizioni di posa | Evita surriscaldamento e cablaggi compressi | Forzare più moduli in un volume insufficiente |
| Copertura e rete | Prova nel punto reale, non accanto al router | Verifica stabilità del collegamento radio | Affidarsi alle sole distanze nominali |
| Uso e avaria | Intervista agli occupanti e prova funzionale | Fissa comando locale e stato sicuro | Progettare soltanto la schermata dell’app |
Un relè realizza normalmente un comando tutto o niente. Un dimmer modifica invece l’energia fornita o invia un valore di regolazione al driver. Collegare un apparecchio LED non dimmerabile a un regolatore può produrre lampeggi, spegnimenti incompleti, rumore o guasto. Anche quando lampada e dimmer sono entrambi dichiarati regolabili, devono essere compatibili per principio di controllo, campo di potenza e numero di carichi.
Nel taglio di fase si distinguono soluzioni a bordo di attacco e a bordo di discesa; la scelta dipende dal driver. I sistemi analogici 1-10 V separano alimentazione e segnale di regolazione ma non offrono, da soli, indirizzamento individuale. DALI usa invece una comunicazione digitale dedicata agli apparecchi. Le strisce LED richiedono di distinguere alimentazione a tensione costante, corrente costante e regolazione PWM o tramite driver specifico.
Per scegliere correttamente si chiedono al fabbricante curva e intervallo di dimmerazione, carico minimo e massimo, corrente di spunto, numero massimo di driver per canale, comportamento al livello minimo, frequenza o metodo di controllo e compatibilità provata. La qualità luminosa — lumen, lux, resa cromatica, temperatura di colore e abbagliamento — resta un problema distinto, approfondito nella guida al progetto illuminotecnico.
Un protocollo non si sceglie contando i dispositivi presenti in un negozio. Bisogna stabilire se governa il carico, il bus dell’edificio o il dialogo fra ecosistemi; se lavora su cavo, radio o rete IP; chi conserva la logica; quali prodotti sono certificati; come si esegue il backup e che cosa rimane operativo senza Internet.
KNX è uno standard internazionale per l’automazione di case ed edifici e può coordinare illuminazione, clima, schermature, sicurezza ed energia. È adatto a un’infrastruttura progettata e configurata professionalmente. DALI, basato sulla serie IEC 62386, è invece specifico per il controllo digitale dell’illuminazione: distingue alimentatori, dispositivi di comando e sensori e permette indirizzamento e regolazione dei punti luce. I due sistemi possono lavorare insieme tramite interfacce progettate.
Zigbee è una soluzione radio mesh a basso consumo che richiede normalmente un coordinatore o hub. Thread è una rete mesh IP a basso consumo; Matter è un livello applicativo IP per l’interoperabilità fra ecosistemi e può usare Thread, Wi-Fi o Ethernet secondo il dispositivo. Matter e Thread non sono sinonimi e nessuno dei due sostituisce automaticamente un bus professionale di illuminazione. Wi-Fi può essere pratico per pochi dispositivi, ma rete locale, credenziali, aggiornamenti e dipendenza dai servizi remoti diventano parte della manutenzione.
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| Sistema | Ruolo principale | Mezzo | Verifica prima della scelta |
|---|---|---|---|
| KNX | Automazione integrata di casa ed edificio | Bus, IP o radio secondo configurazione | Prodotti certificati, progetto, ETS, backup e competenze disponibili |
| DALI-2 | Controllo digitale di apparecchi, comandi e sensori luce | Bus DALI dedicato | Parti IEC 62386 applicabili, certificazione e numero di dispositivi |
| Zigbee | Rete radio per dispositivi e sensori | Mesh radio | Hub, profili supportati, router di rete e compatibilità certificata |
| Thread | Trasporto IP a basso consumo | Mesh radio IP | Border router, copertura e ruolo nell’ecosistema scelto |
| Matter | Interoperabilità applicativa tra ecosistemi | IP su Thread, Wi-Fi o Ethernet | Tipo di dispositivo, funzioni esposte, versione e controllo locale |
| Wi-Fi proprietario | Collegamento diretto ad app o servizio | Rete IP wireless | Numero di dispositivi, cloud, aggiornamenti e continuità del servizio |
| 1-10 V | Segnale analogico di regolazione | Doppino dedicato | Cablaggio, spegnimento separato e comportamento al minimo |
Il comando a parete resta il riferimento per chi entra in una stanza. Deve funzionare senza telefono, account o connessione Internet e dare un risultato prevedibile. Un pulsante breve può accendere, uno prolungato regolare; moltiplicare doppio clic, triplo clic e pressioni temporizzate rende però il sistema difficile da usare e da ricordare.
App e voce sono livelli aggiuntivi. L’app è utile per configurazione, supervisione e comando remoto; la voce aiuta quando le mani sono occupate o in alcuni casi di accessibilità. Nessuna delle due dovrebbe essere l’unico modo per ottenere luce normale. Per ospiti, bambini, anziani e manutentori servono comandi riconoscibili e una procedura semplice di ripristino.
È utile distinguere il comando di zona dallo spegnimento generale. “Tutto spento” non deve togliere energia a illuminazione di sicurezza, apparecchi essenziali o dispositivi che devono restare raggiungibili. Se una lampadina smart perde alimentazione, va definito anche lo stato al ritorno della corrente per evitare accensioni notturne inattese.
Un sensore di movimento rileva variazioni nel proprio campo; un sensore di presenza è progettato per riconoscere attività più minute, ma prestazioni e tecnologia dipendono dal prodotto. Posizione, altezza, ostacoli, porte, fonti di calore e attività svolta contano più del nome commerciale. Un rilevatore nel corridoio non va configurato come quello di uno studio dove una persona resta seduta.
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Richiedi informazioni gratisIl sensore di luminosità deve leggere una zona rappresentativa senza essere abbagliato direttamente dall’apparecchio controllato. Nella regolazione a luce costante il sistema riduce l’illuminazione artificiale quando aumenta quella naturale; soglie troppo vicine e tempi troppo brevi provocano continui cambi di stato. Ritardo, isteresi, livello minimo e possibilità di esclusione manuale vanno provati nell’ambiente arredato.
Bagni, scale, ripostigli e passaggi possono beneficiare di accensione automatica, ma occorre prevedere cosa succede durante una doccia lunga, il trasporto di oggetti o un’attività notturna. In camera da letto un sensore può comandare soltanto una luce di cortesia a livello basso, evitando di richiamare lo scenario diurno.
Uno scenario non è un elenco di percentuali: è un risultato utile con un nome condiviso. Per ogni scena si annotano punto di attivazione, zone coinvolte, livelli, eventuale temperatura di colore, tempo di transizione, durata, condizioni che la bloccano e modo per tornare al comando manuale. Quattro scene stabili sono spesso migliori di venti scene quasi uguali.
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| Scenario | Azione utile | Condizione | Override manuale |
|---|---|---|---|
| Ingresso | Accende percorso e zona di accoglienza | Solo se la luce naturale è insufficiente | Un pulsante richiama o annulla la scena |
| Cucina operativa | Porta piano di lavoro e luce generale ai livelli di progetto | Comando volontario, non sola presenza | Regolazione separata delle due zone |
| Relax | Riduce la luce generale e mantiene punti indiretti | Scelta dell’utente | Ogni zona resta modificabile |
| Notte | Attiva soltanto un percorso a livello contenuto | Fascia oraria più presenza | Pulsante per luce piena in emergenza |
| Pulizia | Accende tutte le zone al livello necessario | Comando dedicato temporaneo | Ritorno allo stato precedente |
| Uscita | Spegne i circuiti non essenziali | Comando vicino all’uscita o inserimento allarme | Conferma visiva e riaccensione locale |
Gli scenari non devono correggere un progetto illuminotecnico debole. Se mancano luce di lavoro, uniformità o controllo dell’abbagliamento, la programmazione può soltanto variare un impianto già inadeguato. Prima si progettano apparecchi e livelli, poi si decide come richiamarli.
Nel nuovo si definiscono presto numero di circuiti, posizione dei driver, cavi bus, scatole, spazio nel quadro, alimentazioni ausiliarie, rete dati e accessibilità per manutenzione. Conviene separare zone che devono avere comportamenti diversi: un unico circuito per tutto il soggiorno impedisce una regolazione indipendente anche se i comandi sono sofisticati.
La predisposizione non consiste nel lasciare un corrugato senza destinazione. Tavola e schema devono indicare origine, arrivo, diametro, riserva e funzione prevista. Il coordinamento evita di collocare driver non ispezionabili sopra controsoffitti chiusi o sensori dietro porte e travi.
Nel retrofit si parte da una stanza o da una funzione, ma si disegna comunque l’evoluzione. Un hub scelto per due lampade può diventare un vincolo quando si aggiungono sensori, tapparelle e controllo energia. Se l’obiettivo finale è ampio, una soluzione ibrida con infrastruttura stabile e radio nei punti difficili può essere più mantenibile di molti dispositivi indipendenti.
La CEI 64-8 disciplina gli impianti utilizzatori in bassa tensione; l’edizione corrente delle sue parti va applicata nel progetto complessivo. Il Capitolo 37 tratta anche le dotazioni degli ambienti residenziali: la guida alla dotazione minima di prese, punti luce e livelli CEI 64-8 chiarisce perché “domotico” non sostituisce quantità e sicurezza dell’impianto.
Gli interventi fissi su impianti elettrici ed elettronici rientrano nel DM 37/2008. L’impresa deve essere abilitata per le attività pertinenti e, al termine, rilasciare la documentazione prevista. Il progetto professionale è obbligatorio nei casi e oltre i limiti dell’articolo 5; negli altri casi resta necessario lo schema realizzato dal responsabile tecnico secondo la disciplina applicabile.
Alla consegna servono almeno schema unifilare e funzionale, elenco di dispositivi e driver, indirizzi o gruppi, tabella dei comandi, scenari, credenziali amministrative, versioni, file di progetto, backup della configurazione, istruzioni per riavvio e ripristino e verbale delle prove. La dichiarazione di conformità degli impianti non va confusa con il solo manuale dell’app.
Il progetto deve distinguere tre guasti: assenza di Internet, guasto della rete locale e mancanza di alimentazione. Se la logica è nel cloud, anche un collegamento Wi-Fi perfetto può non bastare quando il servizio remoto è indisponibile. Le funzioni essenziali dovrebbero avere comando locale e uno stato definito, mentre gateway e controller possono essere alimentati da un piccolo UPS se il requisito lo giustifica.
Account unici, autenticazione forte, aggiornamenti, rete IoT separata quando opportuno e dismissione dei dispositivi non più supportati riducono il rischio. Prima dell’acquisto si verifica chi fornisce gli aggiornamenti, per quanto tempo, se il sistema funziona senza abbonamento e come si trasferisce l’amministrazione a un nuovo proprietario o manutentore.
Una configurazione locale non è automaticamente sicura: password predefinite, gateway esposti e backup non protetti restano problemi. Allo stesso modo, il cloud non è automaticamente inaffidabile, ma introduce dipendenze che devono essere dichiarate e provate.
L’automazione non riduce i watt di una lampada accesa allo stesso livello; può ridurre ore di funzionamento e intensità quando la luce non serve. Il bilancio include però controller, hub, sensori e standby dei dispositivi connessi. Per una stima trasparente si separano i due contributi:
Consumo annuo luce = potenza a pieno carico × ore annue di accensione × fattore medio di assorbimento ÷ 1.000.
Consumo annuo controllo = potenza media in standby × 8.760 ÷ 1.000.
Le potenze sono espresse in watt e il risultato in kWh. Il fattore è il rapporto fra potenza media assorbita durante l’accensione e potenza a pieno carico: vale 1 senza regolazione e non coincide necessariamente con la percentuale luminosa impostata sul dimmer. Esempio didattico a fattore 1: 100 W complessivi usati per 3 ore al giorno consumano circa 109,5 kWh l’anno. Se sensori e scenari riducono l’equivalente a piena potenza a 2,2 ore, il consumo luce scende a circa 80,3 kWh. Un sistema di controllo che assorbe mediamente 4 W aggiunge circa 35 kWh annui: nell’esempio il risparmio energetico netto sarebbe quindi annullato. Con carichi, regolazione e standby diversi il risultato cambia; vanno usati valori misurati o dichiarati, non percentuali promozionali.
Il valore della domotica può essere anche comfort, accessibilità, sicurezza dei percorsi e flessibilità degli spazi. Conviene dichiararlo separatamente dal risparmio, così il progetto non viene giustificato con una promessa energetica non dimostrata.
Il collaudo non consiste nell’accendere ogni lampada una volta. Si prova ciascun comando, poi le combinazioni e infine le condizioni di guasto. I test vanno svolti con arredi e sensori nella posizione finale, perché una porta o una libreria possono cambiare il campo di rilevazione e la luce letta.
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| Prova | Risultato atteso | Registrazione | Difetto intercettato |
|---|---|---|---|
| Comandi locali | Ogni tasto produce sempre l’azione descritta | Tabella comando-funzione | Associazioni ambigue o mancanti |
| Regolazione | Nessun lampeggio o spegnimento nel campo utile | Minimo, massimo e transizione | Driver e dimmer incompatibili |
| Presenza e luce | Copertura, ritardo e soglia coerenti con l’uso | Posizione e parametri | Spegnimenti o accensioni intempestivi |
| Scenari | Zone, livelli e override corrispondono alla scheda | Versione della configurazione | Scene incomplete o non reversibili |
| Internet assente | I comandi essenziali restano disponibili | Funzioni locali e remote | Dipendenza cloud non dichiarata |
| Riavvio rete e controller | Il sistema torna operativo senza stati pericolosi | Tempo e sequenza di ripristino | Indirizzi persi o luci bloccate |
| Ritorno della corrente | Ogni zona assume lo stato concordato | Stato per circuito | Accensione generale inattesa |
| Backup e ripristino | Il file consegnato ricrea la configurazione | Data, software e custode | Impianto dipendente da un solo tecnico |
Una luce che lampeggia può indicare dimmer incompatibile, carico sotto il minimo, alimentatore instabile, bypass errato o connessione difettosa. Una luce che resta debolmente accesa può essere attraversata dalla corrente necessaria a un comando senza neutro. Prima di aggiungere componenti si identifica circuito e schema e si seguono le istruzioni del sistema.
Se app e voce non funzionano ma il pulsante sì, il circuito di potenza è probabilmente disponibile e si controllano rete, hub, account e servizio. Se non funziona neppure il comando locale, si parte da alimentazione, protezioni, attuatore e carico. Se il difetto riguarda un solo scenario, si controllano logica, condizioni e ultima configurazione invece di sostituire la lampada.
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Richiedi informazioni gratisDispositivi radio intermittenti richiedono una mappa: posizione, qualità del collegamento, alimentazione dei nodi che ripetono il segnale, interferenze e modifiche dell’ambiente. Aggiungere ripetitori casualmente può peggiorare la rete. Ogni modifica va seguita da prova e salvataggio di una nuova versione del progetto.
Un prezzo “per punto luce smart” non rende confrontabili le offerte. Un punto può essere un semplice relè, un canale dimmer, un apparecchio DALI, un sensore, un pulsante bus o una combinazione con gateway e programmazione. Incidono opere murarie, quadro, cavi, driver, apparecchi, licenze, messa in servizio e assistenza.
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| Voce | Quantità da indicare | Prestazione da descrivere | Consegna verificabile |
|---|---|---|---|
| Rilievo e progetto | Circuiti, locali, comandi e scenari | Schema di potenza, comando e rete | Tavole e matrice funzionale |
| Infrastruttura | Cavi, scatole, quadro e rete dati | Spazi, riserve e accessibilità | Schema aggiornato e identificazioni |
| Attuatori e driver | Canali on/off e regolabili | Carichi, spunto e campo di dimmerazione | Schede e associazione ai circuiti |
| Comandi e sensori | Pulsanti, presenza e luminosità | Campo, logica, ritardi e override | Tabella delle funzioni |
| Gateway e software | Protocolli, licenze e account | Funzionamento locale, cloud e aggiornamenti | Credenziali e titolarità trasferite |
| Programmazione | Zone, gruppi, scene e integrazioni | Comportamento normale e in avaria | File di progetto e backup |
| Prove e assistenza | Test, formazione e interventi inclusi | Tempi, garanzia e manutenzione | Verbale di collaudo e istruzioni |
Il confronto corretto parte da una stessa matrice di funzioni. Se il budget diminuisce, è preferibile ridurre scenari decorativi o zone secondarie preservando sicurezza, comandi locali, documentazione e predisposizioni difficili da aggiungere dopo.
La lampadina è utile per retrofit puntuali e colore variabile; il controllo del circuito conserva meglio il comportamento di un punto luce edilizio. La scelta dipende da comandi, cablaggio e uso.
Normalmente sì: se un interruttore tradizionale toglie tensione, radio e logica non possono ricevere il comando di riaccensione.
Soltanto se il prodotto è previsto per quello schema e compatibile con il carico. Possono essere richiesti limiti minimi o un bypass; deve verificare l’elettricista.
No. Lampada o driver devono essere dimmerabili e compatibili con il metodo, il campo di potenza, la corrente di inserzione e il numero di apparecchi collegati.
KNX integra più funzioni dell’edificio; DALI è specializzato nel controllo digitale dell’illuminazione. Possono essere collegati mediante interfacce progettate.
No. Thread fornisce una rete mesh IP a basso consumo; Matter definisce l’interoperabilità applicativa e può usare Thread, Wi-Fi o Ethernet.
Dipende dall’architettura. Un sistema progettato per il controllo locale può mantenere pulsanti e automazioni essenziali; le funzioni cloud possono diventare indisponibili.
No. Possono ridurre ore inutili, ma posizione e tempi errati provocano accensioni superflue; inoltre sensori, hub e dispositivi hanno un consumo proprio.
Dipende dal protocollo. Alcuni prodotti si collegano direttamente alla rete, altri richiedono coordinatore, border router, controller o gateway.
Lo stato va definito per ogni zona: spento, ultimo stato o livello prestabilito. La prova evita che tutte le luci si accendano insieme in modo inatteso.
Quando si interviene sull’impianto fisso si applica il DM 37/2008 e l’impresa abilitata rilascia la documentazione prevista per i lavori eseguiti.
Schema, elenco dispositivi, matrice dei comandi, indirizzi e gruppi, file di progetto, backup, credenziali amministrative, verbale prove e istruzioni di ripristino.
Guida informativa. Progetto, collegamenti e verifiche sull’impianto fisso devono essere affidati a professionisti e imprese abilitati secondo il caso concreto.
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