Mulamo
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La Commissione europea valuta i primi 16 Piani nazionali di ristrutturazione degli edifici. L’Italia non compare nell’elenco: scadenze e conseguenze.
La Commissione europea ha pubblicato il primo esame dei Piani nazionali di ristrutturazione degli edifici, i documenti con cui gli Stati membri devono indicare come intendono trasformare il patrimonio immobiliare esistente in un parco edilizio ad alta efficienza energetica e decarbonizzato entro il 2050. Nell’elenco dei 16 piani completi valutati il 14 luglio 2026 l’Italia non compare.
Il dato richiede però una precisazione: l’assenza dall’elenco pubblicato non equivale all’introduzione immediata di nuovi obblighi per proprietari e condomìni, né dimostra da sola che in Italia non sia in corso la preparazione del documento. Significa che, alla data della verifica, il piano italiano non risulta tra quelli completi già resi disponibili e inclusi nella prima valutazione della Commissione. Un secondo esame dei piani rimanenti è atteso nel corso del 2026.
Sommario
Il Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, spesso indicato con l’acronimo inglese NBRP, è previsto dall’articolo 3 della direttiva europea 2024/1275 sulla prestazione energetica nell’edilizia, la cosiddetta EPBD o “Direttiva Case Green”. Sostituisce le precedenti strategie di ristrutturazione a lungo termine e riguarda l’intero patrimonio edilizio nazionale: edifici residenziali e non residenziali, pubblici e privati.
Non è quindi un semplice elenco di bonus. Il piano deve unire obiettivi energetici, politiche pubbliche, investimenti, strumenti finanziari, assistenza tecnica e misure per sostenere famiglie vulnerabili e contrastare la povertà energetica. Deve inoltre descrivere come aumentare il ritmo delle riqualificazioni profonde e come eliminare progressivamente i combustibili fossili utilizzati negli edifici.
Advertisement - PubblicitàLa prima relazione della Commissione prende in esame i piani completi di Austria, Bulgaria, Cipro, Germania, Danimarca, Spagna, Finlandia, Francia, Croazia, Lituania, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Svezia, Slovenia e Regione Vallonia del Belgio. Estonia e Grecia risultano successivamente elencate tra le bozze pubblicate, con il riscontro della Commissione previsto nel terzo trimestre del 2026.
L’Italia, invece, non figura nella pagina europea che raccoglie i documenti nazionali disponibili. La Commissione precisa di essere al lavoro con i Paesi che non hanno ancora trasmesso la bozza e annuncia una seconda valutazione per i piani restanti. In assenza di un documento italiano pubblicato in quella sede, è prudente parlare di Italia assente dal primo esame UE, senza anticipare contenuti o date che le autorità nazionali non hanno ancora reso ufficiali.
La direttiva stabiliva il 31 dicembre 2025 come termine per presentare alla Commissione la prima bozza del piano. Il documento definitivo dovrà essere trasmesso entro il 31 dicembre 2026; in seguito l’aggiornamento sarà quinquennale.
Prima della versione definitiva ogni Stato deve svolgere una consultazione pubblica. I risultati della consultazione e il modo in cui sono stati considerati devono essere riportati nel piano. La Commissione può formulare raccomandazioni specifiche sulla bozza e lo Stato deve spiegare come le ha recepite oppure motivare l’eventuale scelta di non seguirle.
Il passaggio decisivo per l’Italia sarà dunque la pubblicazione di una proposta verificabile, accompagnata dal percorso di consultazione e da misure coerenti con gli obiettivi europei. Fino ad allora non è possibile stabilire quali strumenti saranno confermati, modificati o introdotti.
Advertisement - PubblicitàIl documento nazionale dovrà partire da una fotografia attendibile del patrimonio esistente: numero e tipologia degli edifici, epoca di costruzione, consumi, classi energetiche disponibili e quota di immobili sottoposti ogni anno a interventi di riqualificazione. A questa base dovrà affiancare una tabella di marcia con obiettivi misurabili per il 2030, il 2040 e il 2050.
Tra i contenuti richiesti rientrano le politiche e le misure già adottate o programmate, il fabbisogno di investimenti, le fonti di finanziamento e le risorse amministrative necessarie. Particolare attenzione dovrà essere riservata agli edifici con le prestazioni peggiori, agli immobili pubblici, alle famiglie vulnerabili, agli alloggi sociali e alla disponibilità di lavoratori qualificati.
Per il settore delle costruzioni il piano potrà incidere sulla prevedibilità della domanda di lavori: isolamento dell’involucro, sostituzione degli impianti, pompe di calore, serramenti, ventilazione, fonti rinnovabili, diagnosi energetiche e riqualificazioni integrate. La sua efficacia dipenderà però dalla capacità di collegare gli obiettivi a procedure semplici, finanziamenti stabili e tempi di attuazione realistici.
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Richiedi informazioni gratisSecondo la Commissione, i Paesi già valutati prevedono entro il 2050 una riduzione del consumo di energia primaria degli edifici compresa tra il 24% e il 73% rispetto ai livelli attuali. Circa metà dei piani punta inoltre a tagliare di oltre il 90% le emissioni di gas serra del settore edilizio entro la metà del secolo.
Molti documenti fissano per il 2030 una quota di energia rinnovabile negli edifici compresa tra il 40% e il 90%. Le differenze sono ampie perché ogni Stato parte da un patrimonio, da un clima e da un sistema energetico diversi. Proprio per questo la direttiva stabilisce traguardi comuni, lasciando ai governi la scelta della combinazione di misure più adatta al contesto nazionale.
La posta in gioco è rilevante: nell’Unione europea gli edifici assorbono più del 30% dell’energia consumata e circa la metà del gas naturale. Ridurre i fabbisogni dell’involucro e rendere più efficienti gli impianti significa quindi intervenire contemporaneamente su bollette, dipendenza energetica ed emissioni.
Advertisement - PubblicitàUno degli equivoci più frequenti sulla Direttiva Case Green è l’idea che ogni singola casa debba raggiungere obbligatoriamente una determinata classe energetica entro il 2030. La versione definitiva della EPBD non stabilisce un passaggio uniforme di tutte le abitazioni a una classe prestabilita.
Per il comparto residenziale, gli Stati devono assicurare una riduzione del consumo medio di energia primaria di almeno il 16% entro il 2030 e del 20-22% entro il 2035 rispetto al 2020. Almeno il 55% del calo dovrà derivare dalla ristrutturazione del 43% degli edifici residenziali con le prestazioni peggiori.
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Per gli edifici non residenziali è invece previsto un percorso basato su soglie massime di prestazione energetica: entro il 2030 dovrà essere riqualificata almeno la quota corrispondente al 16% degli immobili peggiori ed entro il 2033 quella corrispondente al 26%. Sarà il quadro nazionale di recepimento a tradurre questi obiettivi in regole e strumenti operativi.
Nell’immediato, la pubblicazione della relazione europea non introduce un nuovo adempimento per chi possiede, vende o affitta un immobile in Italia. Non rende automaticamente obbligatori lavori di ristrutturazione e non modifica da sola le detrazioni fiscali già in vigore.
Il piano nazionale sarà però importante perché dovrà indicare la direzione delle politiche italiane nei prossimi decenni. Proprietari e amministratori di condominio potranno capire quali edifici saranno prioritari e quali forme di sostegno economico e tecnico verranno previste. Imprese, professionisti e produttori potranno valutare con maggiore certezza la domanda futura e organizzare competenze, personale e investimenti.
Tra i punti da osservare ci saranno la continuità degli incentivi, l’accesso al credito, la tutela dei nuclei a basso reddito, gli sportelli unici per la riqualificazione, i passaporti di ristrutturazione e il coordinamento con gli altri strumenti nazionali in materia di energia e clima. Senza una programmazione stabile, il rischio è alternare picchi di domanda a periodi di blocco, con conseguenze negative sia per le famiglie sia per la filiera.
Advertisement - PubblicitàLa Commissione attende i piani ancora mancanti e prevede di pubblicare una seconda relazione di valutazione nel corso del 2026. Per l’Italia, i passaggi da monitorare sono la disponibilità della bozza, l’avvio della consultazione pubblica, le eventuali raccomandazioni europee e la consegna del piano definitivo entro il 31 dicembre.
Solo il testo nazionale consentirà di valutare in modo concreto obiettivi, coperture finanziarie e impatto sul mercato edilizio. Nel frattempo, la prima analisi europea offre un riferimento utile ma non può essere letta come un nuovo obbligo diretto per i cittadini italiani.
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