Una perdita che compare nella parete del bagno, cattivi odori persistenti o scarichi che gorgogliano possono far pensare a un guasto della colonna di scarico condominiale. Individuare la causa, però, è meno immediato di quanto sembri: la macchia visibile in un appartamento può dipendere dalla tubazione verticale comune, dalla diramazione privata di un’altra unità, da un raccordo, dall’impermeabilizzazione del bagno o perfino da una condotta dell’acqua pulita.

La distinzione è decisiva perché stabilisce chi deve autorizzare il lavoro, chi paga la riparazione e chi risponde dei danni. Non basta quindi osservare dove compare l’umidità e non è corretto attribuire automaticamente ogni problema al condominio.

In questa guida vediamo come è fatto l’impianto, dove termina la parte comune, cosa fare in caso di perdita o ostruzione, come vengono ripartite le spese e quali cautele servono quando la vecchia colonna è in cemento-amianto.

Che cos’è la colonna di scarico condominiale

La colonna di scarico, chiamata anche colonna fecale o montante di scarico, è la tubazione prevalentemente verticale che raccoglie le acque reflue provenienti dagli apparecchi sanitari delle unità immobiliari sovrapposte. Le diramazioni di wc, lavabi, docce, bidet, lavatrici e cucine confluiscono nella colonna; alla base, un collettore convoglia i reflui verso la rete fognaria oppure, dove manca l’allaccio diretto, verso un sistema di trattamento autorizzato.

Non tutti gli edifici, dunque, hanno una fossa biologica. La configurazione dipende dall’epoca di costruzione, dalla rete pubblica disponibile e dalle prescrizioni locali. Negli impianti correttamente progettati la colonna è inoltre collegata a una ventilazione primaria che prosegue verso la copertura: serve a compensare le pressioni durante lo scarico e a proteggere i sifoni dallo svuotamento.

Nello stesso fabbricato possono esserci più colonne, per esempio una per ogni scala o per gruppi distinti di bagni e cucine. Le acque meteoriche dovrebbero invece essere gestite da pluviali e reti dedicate, senza confonderle con gli scarichi domestici salvo le configurazioni ammesse dalla rete locale.

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Colonna, braga e diramazione privata: le differenze

Per capire a chi appartiene il tratto guasto bisogna ricostruire il percorso dell’impianto e il servizio svolto da ciascun elemento. I termini usati nei preventivi o nelle discussioni condominiali non sono sufficienti da soli.

Elemento Funzione Regola da verificare
Colonna verticale Raccoglie gli scarichi di più unità sovrapposte È normalmente comune ai proprietari delle unità che serve
Diramazione orizzontale privata Collega gli apparecchi di una singola unità alla colonna È normalmente a carico del proprietario dell’unità servita
Braga o raccordo Unisce la diramazione alla colonna La proprietà dipende dalla posizione e dalla funzione concreta del raccordo
Collettore alla base Raccoglie una o più colonne e conduce i reflui verso l’uscita È comune ai soggetti serviti dal relativo tratto
Tratto verso la rete pubblica Collega l’impianto interno alla fognatura Occorre individuare il limite tra proprietà privata/condominiale e rete del gestore

L’articolo 1117 del Codice civile include tra le parti comuni gli impianti idrici e fognari e i relativi collegamenti fino al punto di diramazione ai locali di proprietà individuale, salvo che il titolo disponga diversamente. La presunzione di comunione riguarda quindi il tratto destinato al servizio collettivo; oltre il punto in cui la condotta serve soltanto un appartamento, la manutenzione tende a ricadere sul proprietario di quell’unità.

La cosiddetta braga è il caso che genera più contestazioni. Può trovarsi materialmente vicino alla colonna ma servire esclusivamente un alloggio, oppure costituire parte funzionale del sistema comune. Per attribuire la spesa occorre esaminare schema, posizione del guasto, funzione del raccordo ed eventuali titoli o regolamenti contrattuali. Una videoispezione accompagnata da una relazione tecnica evita che il riparto venga deciso soltanto sulla base di supposizioni.

Quando la colonna è comune soltanto a una parte del condominio

Se un edificio ha più scale, corpi di fabbrica o colonne indipendenti, non è detto che tutti i condomini debbano sostenere ogni intervento. Il terzo comma dell’articolo 1123 del Codice civile prevede che, quando un’opera o un impianto serve soltanto una parte dell’edificio, le spese siano a carico del gruppo di condomini che ne trae utilità. È il principio comunemente definito condominio parziale.

Una colonna che raccoglie esclusivamente i bagni della scala A, per esempio, non dovrebbe gravare sui proprietari della scala B serviti da un’altra montante. Bisogna tuttavia verificare l’intero percorso: le due colonne potrebbero confluire in un collettore comune e il guasto potrebbe trovarsi proprio dopo la confluenza.

Neppure box, negozi, cantine o unità al piano terra sono esclusi in automatico. Un locale può avere un lavandino, un bagno, una predisposizione o un allaccio al medesimo impianto; può inoltre essere comproprietario in forza del titolo. L’esclusione richiede una verifica tecnica e giuridica, non la semplice considerazione che quel tipo di locale “normalmente” non utilizzi un wc.

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Come riconoscere una perdita o un’ostruzione

I segnali più frequenti sono macchie umide che aumentano quando vengono usati i servizi dei piani superiori, odore di fogna, intonaco che si gonfia, gocciolamento nel cavedio, rumori anomali, scarichi lenti o reflussi dagli apparecchi posti più in basso. Un’ostruzione importante può provocare la fuoriuscita dei reflui dal punto più debole dell’impianto, anche lontano dal punto in cui si è formato il tappo.

Questi indizi aiutano a orientare la ricerca, ma non dimostrano da soli l’origine del guasto. Una perdita intermittente potrebbe provenire dal raccordo della doccia di un solo appartamento; una macchia accanto alla colonna potrebbe dipendere da condensa o da una tubazione di adduzione; un cattivo odore potrebbe essere causato da un sifone asciutto o da una ventilazione insufficiente.

L’età del fabbricato è un elemento utile, non una diagnosi. Ghisa, gres, PVC e cemento-amianto hanno caratteristiche e criticità differenti, ma una colonna vecchia non deve essere sostituita integralmente per il solo fatto di essere datata. Prima si individua il difetto, poi si confrontano riparazione locale, risanamento interno e sostituzione.

Cosa fare subito quando compare una perdita

Chi rileva il problema dovrebbe avvisare tempestivamente l’amministratore per iscritto, indicando dove e quando si manifesta e allegando fotografie o video. Se l’acqua aumenta con l’uso degli scarichi, può essere prudente limitarne temporaneamente l’impiego nelle unità interessate fino all’arrivo del tecnico. In presenza di reflui o rischio elettrico occorre mettere in sicurezza l’area senza improvvisare aperture o riparazioni.

L’amministratore deve attivarsi per proteggere la parte comune e limitare l’aggravamento del danno. Per i lavori urgenti, l’articolo 1135 del Codice civile consente di disporre la manutenzione straordinaria urgente, con obbligo di riferirne alla prima assemblea. Quando invece c’è il tempo di confrontare soluzioni e preventivi, la decisione passa normalmente dall’assemblea secondo competenze e maggioranze applicabili. Per convocazione, quorum e verbale è disponibile la nostra guida all’assemblea condominiale.

È utile aprire subito anche la pratica assicurativa, se il condominio o il proprietario dispone di una polizza fabbricato o casa. La denuncia tempestiva non garantisce il rimborso: franchigie, esclusioni, ricerca del guasto e ripristini dipendono dalle condizioni sottoscritte.

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Come si individua il tratto guasto

Il tecnico parte dalla mappa degli scarichi, dagli appartamenti serviti e dalla relazione tra uso degli apparecchi e comparsa del problema. Una videoispezione può mostrare incrostazioni, giunti disassati, crepe, corpi estranei e restringimenti; prove con traccianti, verifiche di tenuta e ispezioni dei cavedi possono circoscrivere la perdita. L’apertura di pareti o controsoffitti dovrebbe essere decisa soltanto dopo aver ristretto l’area di ricerca.

La relazione finale dovrebbe indicare almeno il tratto interessato, la probabile causa, le unità servite e l’intervento proposto. Questa documentazione è importante anche per il riparto: una fattura che riporta genericamente “riparazione scarico” non chiarisce se si è lavorato sulla colonna comune o sulla tubazione privata.

Chi paga la riparazione della colonna di scarico

Se il guasto riguarda il tratto comune, la regola di partenza è l’articolo 1123: le spese necessarie per conservazione e godimento delle parti comuni sono sostenute dai condomini in proporzione al valore delle rispettive proprietà, salvo diversa convenzione. Quando la colonna serve i condomini in misura diversa o soltanto una parte dell’edificio, entrano in gioco i criteri di utilità e condominio parziale.

In pratica, prima di applicare i millesimi condominiali bisogna individuare quali unità sono effettivamente comprese nel sistema interessato. Il fatto che il danno sia visibile al secondo piano non significa che debba pagare soltanto quel proprietario: se la rottura è sulla montante comune, la spesa riguarda il gruppo servito. Al contrario, se perde la diramazione esclusiva di un appartamento, il costo della riparazione ricade normalmente sul relativo proprietario.

Il riparto può cambiare quando il danno deriva da un comportamento identificabile, come l’immissione impropria di materiali che ha ostruito il tubo, una modifica privata eseguita male o la mancata riparazione di un tratto esclusivo già segnalato. In questi casi bisogna provare il nesso tra condotta e danno; non è sufficiente attribuire genericamente la colpa all’ultimo appartamento che ha usato lo scarico.

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Proprietario o inquilino: a chi spetta la spesa?

Nei confronti del condominio il referente per gli oneri condominiali resta il proprietario. Nel rapporto interno tra locatore e conduttore, però, non è corretto affermare che l’inquilino non paghi mai nulla. L’articolo 9 della Legge 392/1978, il contratto di locazione e le eventuali tabelle richiamate distinguono gli oneri di servizio e manutenzione ordinaria dalle opere straordinarie e strutturali.

Lo spurgo periodico o una normale attività di esercizio può quindi essere addebitato al conduttore nei limiti consentiti dal contratto e dalla legge; la sostituzione della colonna deteriorata o un intervento straordinario sull’impianto comune resta, in linea generale, a carico del proprietario. Se l’ostruzione è stata causata da un uso scorretto documentato dell’inquilino, il problema diventa invece una responsabilità per il danno provocato. Ogni addebito deve essere accompagnato da giustificativi e da una chiara descrizione del lavoro.

Danni nell’appartamento: chi deve risarcire

Riparare il tubo e risarcire pareti, mobili o finiture danneggiate sono due questioni collegate ma distinte. Quando la fuoriuscita proviene da una parte comune, il condominio, quale custode dell’impianto, può essere chiamato a rispondere ai sensi dell’articolo 2051 del Codice civile. Il danneggiato deve documentare il danno e il collegamento causale con la cosa in custodia; restano da valutare l’eventuale caso fortuito e le responsabilità di terzi.

Se la perdita nasce da una diramazione privata, la richiesta sarà invece rivolta al proprietario o al soggetto responsabile di quel tratto. Possono concorrere più cause: per esempio una colonna parzialmente ostruita e un raccordo privato difettoso. Per questo è opportuno conservare fotografie, relazione del tecnico, fatture, beni danneggiati e comunicazioni inviate all’amministratore, evitando di eseguire ripristini definitivi prima del sopralluogo assicurativo quando non sono urgenti.

Devi individuare o riparare una perdita nella colonna di scarico?

Descrivi il problema e le caratteristiche dell’edificio: la richiesta può essere inoltrata a imprese e operatori del settore.

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Riparazione locale o sostituzione completa

La scelta dipende da materiale, accessibilità e diffusione del degrado. Un giunto difettoso o una lesione circoscritta possono consentire una riparazione locale. In alcune configurazioni è possibile risanare internamente la tubazione con tecniche senza demolizione estesa, purché diametro, curve e stato del tubo siano compatibili. Corrosione diffusa, rotture ripetute, diametro insufficiente o numerosi raccordi compromessi possono invece rendere più ragionevole la sostituzione di un tratto verticale o dell’intera colonna.

Una soluzione economica nell’immediato non è sempre quella meno costosa nel ciclo di vita. Se si aprono bagni e cavedi a più piani, conviene valutare lo stato dell’intera montante prima di richiudere; allo stesso tempo, non è giustificato demolire tutto senza una diagnosi che dimostri un deterioramento esteso.

Quanto costa sostituire una colonna montante

Non esiste un prezzo attendibile al metro valido per tutti i condomini. Il costo dipende dal numero di piani, dal diametro e dal materiale, dalla possibilità di lavorare in un cavedio ispezionabile, dalle demolizioni nei bagni, dalla presenza di ponteggi o piattaforme, dal ripristino di rivestimenti e controsoffitti e dalla necessità di operare in urgenza.

Un preventivo confrontabile dovrebbe separare ricerca del guasto e videoispezione, protezioni, demolizioni, nuova tubazione e raccordi, manodopera, prove finali, smaltimento, assistenze murarie e ripristini. Se è presente amianto devono comparire anche analisi, piano di lavoro quando richiesto, confinamento, impresa abilitata, trasporto e smaltimento. Per un intervento localizzato si può spendere nell’ordine delle centinaia o superare il migliaio di euro; la sostituzione di una montante su più piani entra normalmente nell’ordine delle migliaia e può crescere molto in edifici complessi. Sono grandezze orientative: la decisione deve basarsi su sopralluogo e preventivi omogenei, non su una cifra trovata online.

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Colonna di scarico in eternit o cemento-amianto

Negli edifici meno recenti la colonna può essere realizzata in cemento-amianto. La presenza del materiale non significa che debba essere rimossa immediatamente in ogni caso, ma impone una gestione consapevole. Il D.M. 6 settembre 1994 richiede, quando vengono rilevati materiali contenenti amianto in un edificio, un programma di controllo e manutenzione volto a conservarli in buone condizioni e ridurre il rischio di rilascio delle fibre.

La colonna non deve essere forata, tagliata, levigata o rimossa con un intervento fai da te. Se è danneggiata o deve essere interessata dai lavori, occorre affidare valutazione e bonifica a soggetti qualificati, nel rispetto delle procedure applicabili. Il Ministero della Salute ricorda che il rischio è legato soprattutto al rilascio di fibre causato dal deterioramento o da manutenzioni inappropriate; la nostra guida spiega più nel dettaglio come viene gestita la bonifica dell’amianto.

Prima di deliberare la sostituzione è opportuno far identificare il materiale, valutarne lo stato e inserire nel capitolato tutte le lavorazioni di sicurezza. Un preventivo ordinario per PVC o ghisa non è confrontabile con uno che include la rimozione di cemento-amianto.

È possibile collegare un nuovo bagno alla colonna comune?

Il proprietario che realizza o sposta un bagno non può limitarsi a innestare una tubazione dove risulta più comodo. Deve verificare pendenze, diametri, ventilazione, capacità della montante, attraversamenti delle parti comuni e possibile aumento di rumore. L’articolo 1102 del Codice civile consente a ciascun partecipante di usare la cosa comune purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri di farne pari uso, ma non elimina gli obblighi tecnici, edilizi e condominiali.

L’amministratore deve essere informato quando l’opera coinvolge la parte comune; a seconda dell’intervento possono servire una pratica edilizia, un progetto o una dichiarazione dell’impresa. Va controllato anche il regolamento condominiale. Un innesto eseguito male può causare riflussi, rumorosità e perdite, facendo ricadere sul proprietario i costi di ripristino e gli eventuali danni.

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Rumori provenienti dalla colonna di scarico

Il passaggio dell’acqua produce inevitabilmente un certo rumore, ma colpi, vibrazioni o scrosci molto intensi possono indicare fissaggi inadeguati, contatto rigido con le strutture, ventilazione insufficiente o assenza di isolamento acustico. Negli interventi di sostituzione è opportuno valutare tubazioni a bassa rumorosità, collari disaccoppiati e corretta chiusura del cavedio, senza sacrificare l’ispezionabilità dei punti critici.

Il risultato non dipende soltanto dal materiale del tubo: curve, velocità del flusso, attraversamenti e posa incidono in modo rilevante. In caso di contestazione serve una verifica tecnica riferita alla configurazione dell’edificio e ai requisiti applicabili, non una semplice misurazione con lo smartphone.

Manutenzione e prevenzione delle ostruzioni

Una colonna efficiente non richiede necessariamente pulizie a calendario in ogni edificio. Se però gli intasamenti sono ricorrenti, è utile programmare una videoispezione e una pulizia professionale, perché il problema può dipendere da contropendenze, incrostazioni o deformazioni che il solo spurgo non risolve.

Negli scarichi non devono essere gettati salviette, prodotti assorbenti, oli, grassi solidificati, residui di cantiere o sostanze non compatibili. Anche l’uso frequente di prodotti chimici molto aggressivi può danneggiare guarnizioni e tubazioni e rende più rischioso il lavoro dell’operatore. Dopo una sostituzione conviene conservare schema, fotografie prima della chiusura e dichiarazioni rilasciate dall’impresa: saranno preziosi al guasto successivo.

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Domande frequenti

La colonna di scarico è sempre condominiale?

È normalmente comune nella parte che serve più unità, fino al punto di diramazione verso i locali privati, salvo diverso titolo. Una colonna o un collettore che serve soltanto una scala può appartenere al relativo gruppo di condomini e non all’intero fabbricato.

Se la perdita appare nel mio bagno devo pagare io?

Non necessariamente. Il luogo in cui si manifesta la macchia non identifica il proprietario della tubazione guasta. Serve accertare se l’origine è nella montante comune, nella diramazione privata, nell’impermeabilizzazione o in un altro impianto.

Chi paga lo spurgo della colonna?

Se riguarda la parte comune, il condominio anticipa e ripartisce la spesa tra i soggetti serviti secondo il criterio applicabile. Se l’ostruzione è su un tratto privato o deriva da una responsabilità individuale provata, il costo può essere imputato al proprietario o al responsabile.

Il condomino del piano terra paga la colonna?

Sì, se la sua unità è collegata e trae utilità dal tratto interessato. L’altezza del piano non comporta da sola l’esenzione. Occorre ricostruire quali parti dell’impianto servono l’unità e quale tratto è stato riparato.

Una colonna in eternit deve essere sostituita subito?

Non per la sola presenza del cemento-amianto. Deve essere censita e valutata, mantenuta in buone condizioni e controllata. Se è deteriorata o i lavori richiedono di tagliarla o rimuoverla, l’intervento va progettato e svolto da operatori qualificati con le procedure previste.

Conclusioni

Davanti a una perdita della colonna di scarico, la domanda “chi paga?” viene dopo una verifica più importante: quale tratto è guasto e quali unità serve? Una diagnosi documentata permette di distinguere montante comune, raccordo e diramazione privata, scegliere tra riparazione e sostituzione e applicare correttamente i millesimi o il criterio del condominio parziale.

L’amministratore deve intervenire rapidamente quando c’è urgenza, ma il riparto finale non può basarsi sulla sola posizione della macchia o su categorie automatiche di locali. Negli impianti vecchi, soprattutto in presenza di cemento-amianto, la sicurezza delle lavorazioni e la qualità del capitolato sono parte essenziale della soluzione.

Le indicazioni hanno carattere generale. Proprietà delle tubazioni, responsabilità e ripartizione delle spese devono essere valutate sullo schema reale dell’impianto, sui titoli, sul regolamento condominiale e sulla causa accertata del guasto.