L’edilizia residenziale pubblica (ERP) comprende gli interventi con cui lo Stato, le Regioni, i Comuni e gli enti gestori cercano di rendere disponibile una casa a chi non riesce ad accedere alle normali condizioni di mercato. Dietro le espressioni “edilizia sovvenzionata”, “agevolata” e “convenzionata”, però, ci sono meccanismi diversi: cambiano il finanziamento, il proprietario dell’alloggio, il tipo di contratto, il canone o il prezzo e le regole da rispettare.

La distinzione è importante sia per chi vuole partecipare a un bando per una casa popolare, sia per chi sta valutando l’acquisto o la vendita di un immobile costruito in area PEEP. In quest’ultimo caso una convenzione urbanistica ancora efficace può imporre un prezzo massimo, requisiti soggettivi, limiti alla locazione o un diritto di superficie: elementi che devono essere verificati prima di firmare una proposta o un preliminare.

Questa guida spiega come riconoscere le diverse forme di edilizia residenziale sociale, quali requisiti vengono normalmente richiesti, come funzionano domanda e graduatoria e quali controlli servono per comprare o rivendere un alloggio convenzionato. È aggiornata anche alle misure nazionali approvate nel 2026, che non sostituiscono però i bandi e le regole regionali.

Che cosa significa ERP

ERP è l’acronimo di Edilizia Residenziale Pubblica. Nel linguaggio comune si parla di case popolari, ma l’espressione giuridica comprende la costruzione, il recupero e la gestione di abitazioni destinate a soddisfare un bisogno abitativo che il libero mercato non riesce a coprire.

La Legge 457/1978, tra le basi storiche del sistema, distingue gli interventi di edilizia sovvenzionata da quelli di edilizia convenzionata e agevolata. Nel tempo, tuttavia, competenze e disciplina operativa sono state in larga parte regionalizzate. Per questo non esiste un’unica soglia ISEE nazionale valida per tutti gli alloggi ERP, né un solo modulo utilizzabile in ogni Comune.

Il patrimonio può appartenere al Comune, a un ente territoriale o all’azienda casa regionale; le denominazioni cambiano da territorio a territorio: ATER, ALER, ACER, ARTE, IACP trasformati e altre aziende pubbliche. Gli alloggi sono normalmente assegnati in locazione attraverso un bando e una graduatoria, con un canone calcolato secondo la normativa regionale e la situazione del nucleo.

Advertisement - Pubblicità

Sovvenzionata, agevolata e convenzionata: la differenza fondamentale

Le tre parole non devono essere considerate come etichette sempre incompatibili. Sovvenzionata e agevolata indicano soprattutto in quale misura l’intervento è sostenuto con risorse pubbliche. Convenzionata indica invece la presenza di una convenzione con il Comune che regola, per un certo periodo, prezzi, canoni e altri obblighi.

Di conseguenza, uno stesso programma può essere agevolato perché riceve un contributo pubblico e, contemporaneamente, convenzionato perché l’operatore ha sottoscritto obblighi sul prezzo di cessione o sul canone. Anche l’equivalenza automatica “convenzionata = casa da comprare” è inesatta: la convenzione può riguardare sia la vendita sia la locazione.

Da smartphone, scorri la tabella orizzontalmente per leggere tutte le colonne.

Tipologia Come viene sostenuta Destinazione prevalente Vincoli principali
Sovvenzionata Costi coperti in misura prevalente o totale con risorse pubbliche Locazione ERP a canone sociale o calmierato Bando, requisiti economici e familiari, obbligo di occupazione, controlli e possibili cause di decadenza
Agevolata Contributi, finanziamenti o altre facilitazioni pubbliche a favore dell’operatore o dell’acquirente Vendita, locazione o programmi misti destinati a categorie individuate Requisiti e durata stabiliti dal programma, dal bando e dagli atti di finanziamento
Convenzionata Benefici urbanistici, aree PEEP, riduzione del contributo di costruzione o altri vantaggi in cambio di obblighi Vendita o locazione a condizioni regolate Prezzo massimo o canone massimo, durata, requisiti degli aventi causa ed eventuale diritto di superficie
Edilizia residenziale sociale (ERS/social housing) Risorse pubbliche e/o private, anche mediante fondi e partenariati Prevalentemente locazione a canone sostenibile; possibili programmi temporanei o in proprietà Condizioni del programma, convenzioni e regole regionali; non coincide automaticamente con l’ERP tradizionale

Edilizia sovvenzionata: le case popolari in locazione

Nell’edilizia sovvenzionata l’intervento è realizzato o recuperato con risorse pubbliche ed entra normalmente nel patrimonio destinato alla locazione sociale. Gli assegnatari non diventano proprietari: ottengono il diritto di abitare l’alloggio finché mantengono i requisiti e rispettano il contratto e il regolamento dell’ente.

Il canone non è un importo uguale in tutta Italia. Le leggi regionali possono considerare:

  • ISEE o altra capacità economica prevista dalla disciplina locale;
  • numero e caratteristiche dei componenti del nucleo;
  • superficie, qualità, ubicazione e stato dell’alloggio;
  • fascia reddituale nella quale ricade l’assegnatario;
  • eventuali condizioni di fragilità sociale.

L’assegnazione non attribuisce un diritto definitivo sull’abitazione. L’ente può effettuare controlli periodici e può rideterminare il canone. Morosità, dichiarazioni non veritiere, mancata occupazione stabile, uso illecito, sublocazione non autorizzata o perdita dei requisiti nei casi previsti dalla legge regionale possono portare all’annullamento, alla decadenza o alla risoluzione.

Ospitare temporaneamente un familiare o un’altra persona non equivale sempre a modificare il nucleo assegnatario, ma le regole sono locali e spesso impongono una comunicazione o un’autorizzazione. Prima di consentire una permanenza non occasionale è prudente verificare il contratto e il regolamento dell’ente.

Advertisement - Pubblicità

Edilizia agevolata: contributi pubblici, ma non una formula unica

L’edilizia agevolata utilizza un sostegno pubblico per rendere più accessibile la costruzione, il recupero, l’acquisto o la locazione dell’abitazione. L’agevolazione può assumere forme differenti: contributo in conto capitale, abbattimento degli interessi, garanzia, finanziamento agevolato, disponibilità dell’area o combinazione di più misure.

Non esiste però un “mutuo ERP agevolato” nazionale sempre disponibile. Bisogna individuare lo specifico programma e leggere il relativo bando. Possono essere privilegiati giovani, famiglie con reddito medio-basso, nuclei numerosi, persone con disabilità, anziani, lavoratori che devono trasferirsi o altre categorie definite dall’amministrazione.

Il beneficiario può essere una cooperativa, un’impresa, un ente o, quando il programma lo prevede, direttamente la famiglia. Il risultato può essere:

  • un alloggio in proprietà a prezzo inferiore a quello di mercato;
  • una locazione a canone calmierato;
  • una locazione temporanea con successivo acquisto;
  • un programma misto di vendita e affitto.

Per capire se un immobile è ancora “agevolato” non basta il titolo dell’annuncio. Occorre ricostruire il provvedimento di finanziamento, la convenzione, gli obblighi assunti dall’operatore e la loro durata. Un contributo ricevuto decenni prima può aver prodotto vincoli oggi scaduti; in altri casi, invece, la convenzione continua a limitare il prezzo o i possibili acquirenti.

Edilizia convenzionata: cosa prevede la convenzione con il Comune

Nell’edilizia convenzionata il proprietario dell’area o il soggetto attuatore sottoscrive con il Comune un atto che disciplina l’intervento. La convenzione è frequente nei PEEP, i piani di zona per l’edilizia economica e popolare previsti dalla Legge 167/1962, ma può derivare anche dalla disciplina del permesso di costruire convenzionato.

L’articolo 17 del DPR 380/2001 consente, quando il titolare si obbliga tramite convenzione a praticare prezzi di vendita e canoni determinati, la riduzione del contributo di costruzione alla sola quota degli oneri di urbanizzazione. Il vantaggio per l’operatore è quindi compensato da obblighi di interesse pubblico.

La convenzione può stabilire:

  • durata degli obblighi e data dalla quale decorrono;
  • criteri per calcolare il prezzo massimo di prima cessione e delle rivendite;
  • canone massimo di locazione e modalità di aggiornamento;
  • requisiti dell’acquirente o dell’inquilino;
  • obbligo di destinare l’immobile ad abitazione principale;
  • divieti o autorizzazioni per vendita e locazione;
  • caratteristiche costruttive, tempi di attuazione e sanzioni;
  • regime dell’area: piena proprietà oppure diritto di superficie.

Non è corretto presumere che tutti questi vincoli siano presenti in ogni caso. Fa fede l’atto applicabile al singolo fabbricato, letto insieme alle norme in vigore e agli eventuali successivi atti di modifica, trasformazione o affrancazione.

Area in proprietà o diritto di superficie

In molti piani PEEP il Comune ha ceduto la proprietà dell’area oppure ha costituito un diritto di superficie. La Legge 865/1971, articolo 35, ha storicamente previsto convenzioni per le aree in proprietà e concessioni del diritto di superficie per una durata compresa, in via ordinaria, fra 60 e 99 anni.

Se esiste un diritto di superficie, l’acquirente possiede l’alloggio ma non necessariamente il suolo sul quale sorge il fabbricato. La scadenza, il rinnovo e l’eventuale trasformazione in piena proprietà devono essere verificati nella convenzione e nelle deliberazioni comunali. Questo aspetto interessa anche banca e notaio, perché incide sul valore e sulla commerciabilità del bene.

Advertisement - Pubblicità

ERP, ERS e social housing: sono la stessa cosa?

Non esattamente. L’ERP tradizionale identifica soprattutto il patrimonio pubblico assegnato in locazione sociale. L’edilizia residenziale sociale (ERS) ha un perimetro più ampio e può coinvolgere operatori privati, cooperative, fondi immobiliari e partenariati pubblico-privati.

Il Decreto ministeriale 22 aprile 2008 definisce l’alloggio sociale come l’unità immobiliare adibita a uso residenziale in locazione permanente che svolge una funzione di interesse generale e riduce il disagio abitativo di persone e famiglie svantaggiate non in grado di accedere al libero mercato. La definizione comprende anche alloggi realizzati o recuperati da operatori pubblici e privati, con contributi o agevolazioni pubbliche, destinati alla locazione temporanea per almeno otto anni e anche alla proprietà.

Il social housing si rivolge spesso alla fascia intermedia: persone che non hanno i requisiti per una casa popolare ma che faticano a sostenere canoni e prezzi di mercato. Anche qui, tuttavia, requisiti, canone e durata dipendono dal singolo progetto.

Chi può chiedere un alloggio ERP

I requisiti devono essere letti nel bando del Comune o dell’ente competente e nella legge regionale. Un elenco nazionale può quindi essere solo orientativo. In genere vengono verificati:

  • cittadinanza italiana o altra condizione di soggiorno ammessa dalla normativa applicabile;
  • residenza o attività lavorativa nel territorio previsto dal bando;
  • ISEE o reddito entro il limite indicato;
  • assenza di diritti di proprietà, usufrutto, uso o abitazione su alloggi adeguati, secondo le definizioni regionali;
  • assenza di precedenti assegnazioni o contributi incompatibili;
  • assenza di occupazioni abusive e di altre cause di esclusione stabilite dalla legge;
  • composizione e condizioni del nucleo familiare dichiarato.

Non bisogna confondere i requisiti di accesso con i punteggi di graduatoria. Una famiglia può essere ammessa al bando ma ottenere un punteggio insufficiente per un’assegnazione immediata. Sfratto, sistemazione precaria, sovraffollamento, disabilità, presenza di minori, anzianità e incidenza del canone sul reddito possono dare punti, con criteri diversi da Regione a Regione.

Anche i requisiti territoriali vanno valutati con attenzione. La Corte costituzionale, con la sentenza 70/2026, ha dichiarato illegittimo un requisito regionale di residenza protratta perché privo di un ragionevole collegamento con il bisogno abitativo. Non si può quindi affermare in astratto che siano sempre necessari due, cinque o più anni di residenza: va controllato il testo vigente e l’eventuale giurisprudenza relativa a quel territorio.

Quale ISEE serve

Non c’è una soglia ISEE unica per tutta Italia. Il bando deve specificare:

  • tipo di attestazione richiesta e anno di riferimento;
  • limite per l’accesso;
  • eventuali correttivi o valori diversi dall’ISEE ordinario;
  • modalità per variazioni del nucleo o perdita del lavoro;
  • scadenza entro cui l’attestazione deve essere valida.

La soglia per entrare in graduatoria può essere diversa da quella usata per determinare il canone o per verificare la permanenza nell’alloggio. Inserire nella domanda un valore presunto, invece di quello risultante dall’attestazione richiesta, può rendere l’istanza incompleta o non verificabile.

Advertisement - Pubblicità

Come presentare domanda per una casa popolare

Il primo passaggio è individuare il bando corretto. Può essere pubblicato dal Comune, da un’unione di Comuni o dall’ente gestore. Alcuni territori utilizzano bandi periodici; altri graduatorie aperte che vengono aggiornate a intervalli prestabiliti.

La procedura tipica comprende:

  1. lettura integrale del bando, inclusi allegati e definizioni;
  2. raccolta dei documenti e ottenimento dell’ISEE richiesto;
  3. invio della domanda online, tramite sportello o con l’assistenza di CAF e soggetti abilitati, se previsto;
  4. istruttoria e controlli sulle dichiarazioni;
  5. graduatoria provvisoria e possibilità di presentare osservazioni o ricorso nei termini;
  6. graduatoria definitiva e successiva assegnazione quando si rende disponibile un alloggio adatto al nucleo.

Tra i documenti più comuni ci sono identità e titolo di soggiorno, stato di famiglia o dati anagrafici del nucleo, ISEE, documentazione relativa a sfratto, invalidità, alloggio improprio o sovraffollamento e ogni certificazione necessaria per ottenere i punteggi. Non vanno allegati automaticamente documenti non richiesti, ma ogni condizione dichiarata deve poter essere provata.

Essere primi o ben posizionati non significa poter scegliere liberamente qualsiasi immobile. L’ente abbina disponibilità e composizione del nucleo secondo standard di adeguatezza. Il rifiuto ingiustificato può avere conseguenze previste dal bando.

Obblighi dell’assegnatario e perdita dell’alloggio

Dopo l’assegnazione occorre stipulare il contratto, occupare stabilmente l’abitazione entro il termine comunicato e pagare canone e spese. L’alloggio non può essere ceduto né sublocato. Le variazioni del nucleo e del reddito devono essere comunicate con le modalità indicate dall’ente.

Le cause di decadenza non sono identiche in ogni Regione, ma ricorrono spesso:

  • mancata occupazione o abbandono non autorizzato dell’alloggio;
  • sublocazione, cessione a terzi o uso diverso dall’abitazione;
  • dichiarazioni false che hanno determinato assegnazione o punteggio;
  • superamento dei limiti economici nella misura e per il periodo fissati dalla legge;
  • acquisto di un’abitazione incompatibile con la permanenza nell’ERP;
  • gravi violazioni contrattuali o morosità, fatte salve le tutele previste per la morosità incolpevole;
  • comportamenti che arrecano gravi danni all’immobile o alla convivenza.

Prima di contestare un provvedimento bisogna verificare termini e autorità competente: riesame amministrativo, ricorso al giudice ordinario o amministrativo dipendono dalla fase e dalla natura dell’atto. Una semplice email non sostituisce necessariamente l’istanza o il ricorso formale.

Si può comprare una casa popolare?

Non esiste un diritto generalizzato dell’inquilino ad acquistare l’alloggio ERP. La vendita è possibile soltanto se l’immobile rientra in un piano di alienazione approvato e se sono rispettate le condizioni della disciplina applicabile. La Legge 560/1993 ha regolato programmi di vendita del patrimonio pubblico, ma Regioni ed enti proprietari conservano un ruolo decisivo.

Prima di considerare l’acquisto occorre chiedere all’ente:

  • se l’alloggio è compreso in un piano di vendita;
  • chi ha diritto di acquistare e con quale priorità;
  • come viene determinato il prezzo;
  • quali vincoli di rivendita o locazione seguiranno l’acquisto;
  • se esistono prelazione, diritto di superficie o altri oneri.

Se l’acquisto richiede un finanziamento, l’agevolazione pubblica sul prezzo non sostituisce la valutazione bancaria.

Acquistare o vendere un alloggio in edilizia convenzionata

Una compravendita in edilizia convenzionata richiede una verifica documentale più ampia di quella catastale e ipotecaria ordinaria. L’annuncio può non indicare il vincolo oppure definirlo in modo generico; il fatto che in passato siano già avvenute altre vendite a prezzo libero non garantisce da solo che la convenzione abbia cessato i suoi effetti.

Prima di sottoscrivere una proposta vincolante è opportuno ottenere:

  1. convenzione originaria completa di allegati e nota di trascrizione;
  2. atto di assegnazione o primo acquisto e catena dei successivi trasferimenti;
  3. delibere comunali e atti di modifica, integrazione, trasformazione o affrancazione;
  4. attestazione comunale del prezzo massimo, quando necessaria;
  5. indicazione del regime del suolo e della durata residua del diritto di superficie;
  6. requisiti soggettivi richiesti all’acquirente e destinazione dell’immobile;
  7. eventuali limiti alla locazione e canone massimo;
  8. conformità urbanistica, stato legittimo, dati catastali, agibilità e situazione condominiale.

Il controllo deve essere coordinato tra notaio e tecnico; quando il Comune ha una procedura dedicata, può servire un’istanza formale. Se la proposta viene firmata prima, è prudente inserire condizioni sospensive precise relative alla possibilità di vendere, al prezzo ammesso, all’ottenimento del mutuo e all’eventuale affrancazione.

Come si calcola il prezzo massimo di cessione

Non esiste una formula nazionale unica applicabile a ogni alloggio convenzionato. Il prezzo massimo deriva dalla convenzione e dalle deliberazioni comunali. In genere si parte dal prezzo iniziale riconosciuto, lo si aggiorna secondo gli indici e i criteri previsti, si considerano vetustà, stato di conservazione, migliorie documentate, pertinenze e quota dell’area; ma voci e coefficienti possono cambiare.

Per questo il prezzo non va ricostruito copiando la formula usata da un altro Comune. La domanda corretta è: “Qual è la convenzione trascritta su questo immobile e quale procedimento applica oggi il Comune?”. Il prezzo richiesto dal venditore, la rendita catastale e la stima di mercato non sostituiscono il prezzo massimo convenzionale.

Affrancazione e trasformazione del diritto di superficie: non sono la stessa cosa

Due procedimenti spesso confusi producono effetti diversi:

Da smartphone, scorri la tabella orizzontalmente per leggere tutte le colonne.

Procedimento Che cosa modifica Cosa non risolve automaticamente
Trasformazione del diritto di superficie Consente, quando il Comune lo ammette, di acquisire la quota di proprietà dell’area Non elimina necessariamente prezzo massimo, canone massimo o altri vincoli della convenzione
Affrancazione Rimuove i vincoli relativi al prezzo massimo di cessione e al canone massimo secondo l’articolo 31, comma 49-bis, della Legge 448/1998 Non trasforma da sola il diritto di superficie in piena proprietà del suolo

La rimozione dei vincoli non avviene con il semplice trascorrere di cinque anni. La norma consente di attivare la procedura dopo almeno cinque anni dal primo trasferimento, ma servono la richiesta, il pagamento del corrispettivo e un atto pubblico o una scrittura privata autenticata soggetta a trascrizione. È necessario verificare anche che il Comune abbia disciplinato il procedimento e calcolato l’importo.

Formula del corrispettivo di affrancazione

Il DM MEF 151/2020 stabilisce il criterio nazionale per il corrispettivo di rimozione dei vincoli:

CRV = Cc48 × QM × 0,5 × (ADC − ATC) / ADC

Per le convenzioni che concedono il diritto di superficie per una durata compresa tra 60 e 99 anni, il risultato è ulteriormente ridotto:

CRVs = CRV × 0,5

La legenda aiuta a capire quali dati servono:

  • CRV: corrispettivo per rimuovere i vincoli;
  • Cc48: corrispettivo calcolato secondo il comma 48 dell’articolo 31 della Legge 448/1998;
  • QM: quota millesimale dell’unità immobiliare;
  • ADC: numero di anni di durata della convenzione;
  • ATC: numero di anni già trascorsi dalla stipula, con il limite massimo della durata della convenzione;
  • CRVs: corrispettivo ridotto applicabile alla specifica convenzione in diritto di superficie.

Un esempio puramente didattico: se il Comune ha già determinato un Cc48 di 100.000 euro per il compendio, la quota dell’alloggio è 80 millesimi (0,08), la convenzione dura 30 anni e ne sono trascorsi 10, il calcolo è:

100.000 × 0,08 × 0,5 × (30 − 10) / 30 = 2.666,67 euro

Se ricorrono anche le condizioni per la riduzione relativa al diritto di superficie, il valore dell’esempio diventa 1.333,34 euro. I numeri non sono utilizzabili per stimare un caso reale: Cc48, quota, decorrenza e qualificazione della convenzione devono essere determinati sulla documentazione e con il procedimento comunale. Possono inoltre aggiungersi diritti, spese tecniche e notarili.

Acquisto in cooperativa: controlli prima di versare denaro

Una cooperativa edilizia può realizzare alloggi agevolati o convenzionati, ma la qualifica di socio non rende l’operazione priva di rischi. Prima di versare quote rilevanti o anticipi bisogna controllare statuto, bilanci, titolo sull’area, permesso di costruire, convenzione, quadro economico, finanziamento, garanzie e tempi di assegnazione.

Per gli immobili da costruire trovano applicazione, quando ne ricorrono i presupposti, le tutele del D.Lgs. 122/2005: fideiussione sugli importi riscossi prima del trasferimento, contenuto minimo del preliminare e polizza indennitaria decennale. Va inoltre chiarito se l’assegnazione trasferirà la piena proprietà o soltanto la proprietà superficiaria e quali costi resteranno a carico del socio.

Le spese finali possono comprendere conguagli di costruzione, urbanizzazioni, allacci, interessi, compensi tecnici, imposte e costi della cooperativa. Un prezzo iniziale basso non basta quindi per confrontare l’operazione con un acquisto ordinario.

Imposte, agevolazione prima casa e mutuo

Un immobile convenzionato non è automaticamente esente da imposte. IVA o imposta di registro, imposte ipotecaria e catastale e possibilità di applicare l’agevolazione prima casa dipendono dal venditore, dalla natura dell’atto e dai requisiti fiscali dell’acquirente.

Allo stesso modo, il rispetto dei requisiti della convenzione non coincide con quello delle agevolazioni fiscali. Una famiglia può essere idonea ad acquistare l’alloggio ma non avere i requisiti “prima casa”, oppure il contrario.

La banca valuterà reddito, merito creditizio, valore cauzionale e durata dei vincoli. Diritto di superficie in scadenza, prezzo massimo non chiarito o procedura di affrancazione ancora incompleta possono rallentare o impedire il mutuo. La documentazione deve quindi essere consegnata all’istituto con anticipo.

Cosa cambia con il Piano Casa 2026

Il Decreto-legge 66/2026, convertito con modificazioni dalla Legge 2 luglio 2026, n. 116, ha introdotto un programma nazionale per l’edilizia residenziale pubblica e sociale. Tra gli obiettivi ci sono il recupero degli immobili pubblici inutilizzati, la riqualificazione del patrimonio, l’incremento di alloggi a canone o prezzo controllato e interventi di rigenerazione urbana.

Il programma considera, nel rispetto dei requisiti reddituali e patrimoniali che saranno applicabili, anche le esigenze di giovani, studenti, lavoratori fuori sede, insegnanti, personale sanitario, forze dell’ordine, vigili del fuoco, giovani coppie, genitori separati e anziani interessati a soluzioni di coabitazione. Per recupero e manutenzione del patrimonio pubblico e sociale sono previste risorse complessive pari a 970 milioni di euro nel periodo 2026-2030.

L’approvazione della legge non apre automaticamente una domanda nazionale per ottenere una casa e non introduce un unico nuovo limite ISEE. Per il cittadino restano decisivi i provvedimenti attuativi, i programmi territoriali e i bandi pubblicati dagli enti competenti. Diffidare quindi da moduli non ufficiali o promesse di inserimento in graduatoria a pagamento.

Errori frequenti da evitare

I problemi più comuni derivano da semplificazioni che non reggono al controllo dei documenti:

  • considerare ogni casa popolare acquistabile dall’assegnatario;
  • credere che “convenzionata” significhi sempre proprietà piena e prezzo libero dopo cinque anni;
  • confondere trasformazione del diritto di superficie e affrancazione;
  • usare una soglia ISEE trovata online senza leggere il bando locale;
  • calcolare autonomamente il prezzo massimo con la formula di un altro Comune;
  • firmare una proposta prima di ottenere la convenzione completa;
  • pensare che una precedente vendita o un vecchio rogito abbiano cancellato automaticamente i vincoli;
  • confondere requisiti ERP, requisiti della convenzione e requisiti fiscali prima casa.

Domande frequenti

ERP e case popolari sono la stessa cosa?

Nel linguaggio corrente sì, ma ERP è un termine più preciso e indica il sistema dell’edilizia residenziale pubblica. “Casa popolare” viene usato soprattutto per gli alloggi pubblici assegnati in locazione.

Edilizia convenzionata significa che il Comune è proprietario?

No. L’alloggio può essere di proprietà privata o di una cooperativa. Il Comune è parte della convenzione e può essere proprietario dell’area, ma ogni intervento va verificato. Nei PEEP può esistere una piena proprietà oppure un diritto di superficie.

Dopo cinque anni si può vendere a prezzo di mercato?

Non automaticamente. Cinque anni è il periodo minimo indicato dalla legge per poter chiedere, nei casi ammessi, la rimozione dei vincoli. Servono procedimento, corrispettivo e atto trascritto. La convenzione potrebbe inoltre contenere altri obblighi.

Serve sempre l’ISEE per comprare una casa convenzionata?

Non sempre. I requisiti dell’acquirente sono stabiliti dalla convenzione e dalle norme applicabili. Alcuni atti fissano limiti di reddito o l’assenza di altre abitazioni; altri, soprattutto dopo modifiche o affrancazioni, possono non prevederli più.

Un alloggio ERP può essere ereditato?

L’assegnazione in locazione non è un bene ereditabile come la proprietà. L’eventuale subentro di un componente del nucleo dipende dalla legge regionale, dal contratto e dalla presenza dei requisiti. Se invece l’alloggio è stato regolarmente acquistato, si applicano le regole successorie insieme agli eventuali vincoli ancora esistenti.

Chi calcola il prezzo massimo o il costo dell’affrancazione?

Il riferimento è il Comune competente, sulla base della convenzione e della disciplina locale. Notaio e tecnico possono ricostruire il quadro e assistere nella pratica, ma una stima privata non sostituisce l’atto o l’attestazione richiesta dal Comune.

In sintesi

L’edilizia sovvenzionata finanzia soprattutto il patrimonio pubblico destinato alla locazione sociale; quella agevolata utilizza contributi o finanziamenti per rendere più accessibili vendita e affitto; quella convenzionata lega vantaggi pubblici o urbanistici a prezzi, canoni e altri obblighi. Le definizioni possono sovrapporsi e non sostituiscono la lettura del bando o della convenzione.

Chi cerca una casa popolare deve partire dal portale del Comune o dell’ente gestore e verificare requisiti, ISEE, punteggi e scadenze. Chi compra o vende un alloggio convenzionato deve invece recuperare l’intera documentazione prima di assumere impegni: regime del suolo, durata, prezzo massimo, requisiti e possibili procedure di trasformazione o affrancazione possono incidere in modo rilevante sull’operazione.