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Come scegliere e installare una valvola antiriflusso fognaria: livello di rigurgito, acque nere o grigie, tipi EN 13564, posizione, manutenzione e alternativa con pompa.
La valvola antiriflusso fognaria, chiamata anche valvola antirigurgito o valvola di non ritorno per fognatura, lascia defluire gli scarichi verso la rete e si chiude quando l’acqua tenta di tornare verso l’edificio. Può evitare che un WC, una doccia, una piletta o un lavatoio nel seminterrato diventino il punto di uscita della fognatura in pressione.
Non basta però inserire un clapet sul tubo più comodo. La protezione funziona solo se si conoscono il livello di riflusso, le utenze poste sotto tale quota, il tipo di refluo e ciò che deve continuare a scaricare durante la chiusura. In diversi casi la soluzione corretta non è una valvola passiva, ma una stazione di sollevamento con ansa antiriflusso. Questa guida costruisce il percorso di scelta e indica come evitare gli errori che possono provocare un auto-allagamento.
Sommario
In una tubazione a gravità l’acqua procede verso il collettore perché dispone di pendenza e spazio. Se la fognatura pubblica o privata si riempie oltre la propria capacità, il livello può risalire nel ramo di allaccio secondo il principio dei vasi comunicanti. Piogge intense, ostruzioni, guasti di pompaggio, restringimenti, ingressi impropri e lavori sulla rete sono cause possibili.
Il refluo cerca allora uno sfogo alla quota più bassa. Se nell’edificio sono presenti scarichi sotto la quota raggiungibile dalla rete, l’acqua può emergere dai loro sifoni anche quando nessuno li usa. Non è quindi sufficiente che la tubazione privata sia libera: il problema può arrivare da valle.
Una valvola contiene il ritorno soltanto durante la chiusura. Nello stesso periodo blocca anche il deflusso normale degli apparecchi posti a monte. Se qualcuno usa il WC o la lavatrice, oppure un pluviale continua a immettere acqua, il tratto interno si riempie e può allagare il locale dal lato dell’edificio.
Il livello di riflusso è la quota fino alla quale si assume che l’acqua possa risalire dalla rete. Va richiesto al gestore e verificato sul rilievo reale. Quando non esiste una prescrizione specifica, la UNI EN 12056 usa come riferimento generale il livello della strada in corrispondenza del collegamento, comprendendo carreggiata, marciapiede e banchina; terreno in pendenza, pozzetti e configurazioni locali richiedono una valutazione più cauta.
Per uno scarico sanitario si confronta con il livello dell’acqua nel sifone; per una piletta o un drenaggio superficiale conta la quota dalla quale l’acqua può fuoriuscire. Piano catastale, nome “seminterrato” e quota del pavimento non bastano. Un bagno al piano terra può trovarsi sotto il chiusino a monte in una strada inclinata, mentre una cantina può essere protetta dalla morfologia e da una rete separata.
Il rilievo deve riportare almeno quota degli apparecchi, fondo e cielo dei tubi, chiusini vicini, pendenza verso la rete, confine di proprietà e recapito. La guida al seminterrato abitabile chiarisce requisiti e cambio d’uso; la protezione idraulica resta però una verifica distinta e necessaria anche per locali accessori.
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| Dato | Che cosa misura | Dove si reperisce | Errore frequente |
|---|---|---|---|
| Livello di riflusso | Quota massima assunta per il ritorno dalla rete | Gestore, regolamento e rilievo tecnico | Usare sempre il pavimento stradale senza verifiche |
| Quota dello scarico | Punto dal quale il refluo può uscire | Rilievo di sifone, piletta o caditoia | Misurare soltanto la soletta |
| Pendenza disponibile | Possibilità di scaricare naturalmente | Quote del tubo e del collettore | Dedurla dal diametro della condotta |
| Tipo di refluo | Nere, grigie, meteoriche o reflui speciali | Schema degli apparecchi collegati | Guardare ciò che torna dalla fogna anziché ciò che attraversa la valvola |
| Continuità richiesta | Possibilità di sospendere l’uso durante il riflusso | Destinazione e utenze alternative | Dimenticare WC, cucina o attività indispensabili |
Si proteggono gli scarichi vulnerabili posti sotto il livello di riflusso. Quelli sopra tale quota, se possono raggiungere la rete per gravità, devono normalmente restare collegati a valle del dispositivo. In questo modo continuano a scaricare anche quando la valvola è chiusa e non riempiono la tubazione del piano inferiore.
È uno dei dettagli più importanti. Se la colonna dei piani superiori entra a monte della valvola, durante un rigurgito ogni uso interno scarica contro un tubo chiuso. Il refluo prodotto dall’edificio, non quello della strada, può uscire dal sanitario più basso. Prima dell’intervento bisogna quindi ricostruire diramazioni e colonne, anche con videoispezione e prove selettive. La guida alla colonna di scarico condominiale approfondisce percorso, proprietà e responsabilità.
Una valvola su tutta la condotta può essere appropriata solo se a monte si trovano esclusivamente gli scarichi da proteggere e il loro uso può essere interrotto. In alternativa si separano le linee o si proteggono singoli gruppi. Il frazionamento deve però evitare rami nascosti non protetti e garantire accesso a ogni dispositivo.
Il prodotto si sceglie in base al refluo che normalmente attraversa la valvola verso la fognatura. Acque grigie provengono, per esempio, da docce, lavabi e lavatrici e non contengono materia fecale. Acque nere sono presenti quando a monte ci sono WC o orinatoi. Le acque meteoriche hanno portate e logiche proprie e non vanno aggiunte alla rete nera senza verificare regolamento e sistema di smaltimento.
Un semplice clapet oscillante per acque non fecali non è adatto a proteggere un WC: la geometria può trattenere solidi, ridurre il passaggio e bloccarsi. Per reflui fecali servono dispositivi dichiarati per quell’uso, tipicamente di tipo 3 secondo EN 13564, con chiusura azionata da energia e sezione libera in esercizio. Si verifica sempre la classe esatta nella marcatura e nel manuale.
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| Flusso a monte | Protezione da valutare | Controllo indispensabile | Soluzione da non improvvisare |
|---|---|---|---|
| Acque grigie | Dispositivo EN 13564 dichiarato per reflui non fecali | Tipo, DN, accessibilità e chiusure | Clapet anonimo senza documenti |
| Acque nere con WC | Tipo 3 dichiarato per materia fecale oppure sollevamento | Passaggio libero, comando, allarme ed emergenza | Valvola passiva per sole acque grigie |
| Meteoriche | Schema specifico di drenaggio e recapito | Portata, superficie, pendenza e regole locali | Collegamento indiscriminato alla linea protetta |
| Reflui con grassi o oli | Progetto coordinato con separatore e continuità di esercizio | Tipo di sostanza e possibilità di fermare l’afflusso | Estendere la scelta domestica a un’attività |
| Scarico senza pendenza utile | Stazione di sollevamento con ansa antiriflusso | Portata, volume utile, allarme e continuità | Valvola che non può creare dislivello |
La distinzione tra reti è importante anche fuori fognatura. Fossa biologica e Imhoff svolgono funzioni di trattamento, non di protezione automatica dal rigurgito; livelli e connessioni devono essere coordinati nel progetto. Le differenze sono spiegate nella guida su fossa biologica e fossa Imhoff.
La UNI EN 13564-1 specifica tipi, materiali, prestazioni, progettazione, costruzione e marcatura dei dispositivi antiallagamento prefabbricati per impianti di scarico a gravità degli edifici. Non riguarda le piccole valvole di ritegno dell’acqua potabile, che rispondono ad altri rischi e norme.
I dispositivi per reflui non fecali possono avere una o due chiusure automatiche e una chiusura di emergenza, secondo il tipo. Un tipo 2 dispone di due chiusure automatiche, una delle quali può svolgere la funzione di emergenza. I dispositivi di tipo 3 usano una chiusura comandata da energia e una chiusura di emergenza indipendente e sono la famiglia da verificare quando passano acque nere.
Esistono inoltre dispositivi integrati nelle pilette di pavimento. La sigla del tipo non sostituisce il campo di impiego: occorre leggere materia fecale ammessa, orientamento, diametro nominale, pressione di prova, temperatura, modalità di installazione, eventuale unità di controllo e istruzioni di manutenzione. Una dicitura commerciale come “doppio clapet” non prova da sola la conformità.
La stazione di sollevamento raccoglie il refluo e lo pompa attraverso una tubazione in pressione che supera il livello di riflusso con un’ansa. È la protezione di riferimento quando non esiste pendenza naturale sufficiente o quando gli scarichi devono rimanere utilizzabili anche durante il rigurgito. La UNI EN 12056-4 tratta progettazione, gestione e manutenzione degli impianti di sollevamento per reflui fecali, non fecali e acque meteoriche negli edifici.
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Richiedi informazioni gratisLa valvola sfrutta invece la gravità e durante il riflusso interrompe lo scarico. Può essere presa in considerazione quando esiste pendenza verso la rete, i locali hanno uso subordinato, gli utenti sono pochi e informati, l’uso degli apparecchi può cessare, è disponibile un WC sopra il livello di riflusso e l’allagamento non mette a rischio persone o beni rilevanti. Condizioni e ammissibilità devono essere confermate dal progettista e dalle regole applicabili.
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| Condizione | Valvola antiriflusso | Stazione di sollevamento |
|---|---|---|
| Pendenza naturale verso la rete | Necessaria | Può superare la mancanza di pendenza |
| Uso durante il riflusso | Gli scarichi a monte devono fermarsi | Può continuare se progettata per la portata e la continuità |
| Energia | Non richiesta dai tipi passivi; richiesta dai motorizzati | Necessaria per il pompaggio |
| Acque nere | Solo dispositivo dichiarato appropriato, spesso tipo 3 | Pompa e serbatoio idonei a reflui fecali |
| Manutenzione | Pulizia, prova delle chiusure e guarnizioni | Pompe, livelli, allarme, valvole e serbatoio |
| Rischio accettabile | Adatta soltanto entro condizioni limitate | Preferibile per uso essenziale o danno elevato |
Esistono sistemi ibridi che scaricano normalmente a gravità e attivano una pompa durante il riflusso. Possono ridurre consumi e mantenere continuità, ma richiedono progetto, alimentazione, allarme, manutenzione e spazio. Non sono una semplice valvola con pompetta aggiunta in cantiere.
Il dispositivo va installato sul solo ramo che raccoglie gli scarichi vulnerabili, in un punto accessibile per apertura, pulizia e prova. Può trovarsi a vista sulla tubazione, in un vano ispezionabile nel pavimento o in un pozzetto esterno compatibile con carichi, falda e istruzioni del produttore. Non deve essere murato, coperto da un mobile fisso o sepolto senza accesso.
La freccia di flusso deve seguire il verso verso la fognatura; corpo e coperchio rispettano l’orientamento prescritto. Quota, pendenza, profondità di posa e raccordi devono evitare contropendenze e tensioni. Una riduzione improvvisata di diametro crea un punto di deposito proprio dove il meccanismo ha bisogno di rimanere libero.
Le colonne dei piani superiori, i pluviali e gli altri scarichi sopra il livello di riflusso vengono raccordati a valle della protezione. Per le acque meteoriche si parte dalla portata e dal recapito ammesso: la guida al dimensionamento di grondaie e pluviali spiega il calcolo, ma non autorizza la connessione alla fognatura nera.
Una valvola motorizzata con sensore può richiedere un tratto di calma a monte, distante dalla caduta della colonna, per evitare che spruzzi e turbolenza provochino falsi allarmi. Lunghezza, pendenza e geometria si prendono dal manuale del modello. Unità di comando, cavi, allarme e batteria vanno collocati in ambiente accessibile e protetto dal possibile allagamento.
Il pozzetto esterno allontana dall’abitazione apertura e odori, ma deve restare raggiungibile, drenato e protetto da terreno, acqua di falda e carichi. Il chiusino deve avere classe coerente con area pedonale o carrabile; il corpo valvola non deve sopportare direttamente i carichi del veicolo se il sistema non lo prevede. Scavo, letto di posa e rinfianco seguono progetto e manuale.
Se occorre aprire il terreno, la guida allo scavo di sbancamento aiuta a valutare accessi, terre e sicurezza. Prima di scavare si localizzano tutti i sottoservizi; dopo il montaggio si controllano quote e tenuta prima del reinterro.
L’installazione interna permette controlli più semplici, ma l’apertura deve essere ermetica agli odori e integrata nell’impermeabilizzazione del pavimento. Il vano non va confuso con una vasca di raccolta: eventuali infiltrazioni esterne devono avere un percorso separato e non possono essere scaricate automaticamente contro una fognatura in rigurgito.
Il DN della valvola si coordina con la condotta calcolata, non si sceglie aumentando o riducendo a intuito. Devono essere noti numero e unità di scarico degli apparecchi, contemporaneità, pendenza, riempimento previsto e materiale della tubazione. La sezione libera del dispositivo e le perdite locali devono essere compatibili con la portata di progetto.
Un diametro molto grande non garantisce autopulizia, mentre uno piccolo può causare rigurgito anche in esercizio normale. Per reflui neri è essenziale che solidi e carta attraversino il dispositivo senza incontrare flap inadatti o restringimenti. Curve ravvicinate, innesti contrari al flusso e lunghi tratti quasi piani aumentano i depositi.
Nel rifacimento di un impianto esistente non si assume che il tubo visibile rappresenti tutta la linea. Videoispezione, rilievo delle quote e prova con scarichi selezionati possono rivelare diramazioni, deformazioni, radici, sifonamenti e pozzetti nascosti che la sola valvola non risolve.
La chiusura manuale di emergenza non deve restare inserita durante l’uso ordinario. Se viene azionata per un’assenza prolungata o un’emergenza, tutti gli utenti devono sapere che gli apparecchi a monte non possono scaricare. Al ripristino si controllano camera, guarnizioni e libertà dei piattelli prima di riaprire.
Il solo passaggio di un secchio d’acqua dimostra poco. Il collaudo segue le istruzioni del fabbricante e verifica accessibilità, verso, chiusura automatica, blocco di emergenza, tenuta contro pressione, segnale e ritorno alla posizione di esercizio. Nei dispositivi predisposti si usa l’apposito imbuto o attacco di prova e si registra l’esito.
Per un tipo motorizzato si simula l’allarme secondo manuale, si verifica la chiusura comandata, l’autodiagnosi e l’alimentazione di emergenza. Non si espone l’edificio a un riflusso reale improvvisando tappi a valle. Dopo ogni smontaggio le guarnizioni devono essere pulite, riposizionate e controllate.
La valvola lavora in un ambiente con carta, capelli, grassi, sabbia e depositi. Se rimane aperta per anni senza controllo, potrebbe non chiudere proprio durante l’evento critico. Il manuale tecnico Aliaxis consultato raccomanda un’ispezione ogni sei mesi in condizioni normali: è un riferimento coerente con la manutenzione periodica, ma frequenza e procedura definitive sono quelle del modello installato e dell’uso reale.
Detergenti aggressivi, utensili abrasivi e grassi non compatibili possono rovinare elastomeri e superfici. I ricambi devono corrispondere al codice del dispositivo. Se il corpo è deformato o la sede lesionata, cambiare soltanto la guarnizione può dare una falsa sicurezza.
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| Sintomo | Cause possibili | Controllo | Intervento |
|---|---|---|---|
| Scarico lento | Detriti, flap inadatto, contropendenza o tubo ostruito | Camera e videoispezione a monte e valle | Pulire e correggere la causa idraulica |
| Odore dal vano | Coperchio, guarnizione o raccordo non ermetici | Sedi, serraggi e ventilazione | Ripristinare tenuta con ricambi corretti |
| Piattello non chiude | Depositi, cerniera usurata o deformazione | Movimento e prova di tenuta | Pulire, sostituire componenti o dispositivo |
| Allarme frequente | Riflusso reale, sensore sporco o spruzzi dalla colonna | Registro eventi, sonda e geometria a monte | Pulire e correggere layout o taratura prevista |
| Acqua esce mentre è chiusa | Scarichi superiori collegati a monte o uso non sospeso | Mappatura di tutte le utenze | Separare le linee o adottare sollevamento |
Prima di tagliare una colonna o una condotta comune bisogna stabilire proprietà e funzione del tratto. Una valvola privata non può ridurre il deflusso delle altre unità o rendere inaccessibile un impianto comune. Il tema delle parti comuni e dello smaltimento dei reflui è approfondito nell’articolo sull’impianto fognario condominiale.
Il tecnico verifica titolo edilizio, eventuale occupazione o scavo su suolo pubblico, autorizzazione del gestore e vincoli. Per le modifiche all’impianto interno si applica il D.M. 37/2008 secondo ambito e caratteristiche del lavoro: impresa abilitata, progetto quando richiesto e dichiarazione di conformità con allegati. Un prodotto marcato non rende conforme un’installazione sbagliata.
La consegna dovrebbe comprendere planimetria con livello di riflusso, scarichi protetti ed esclusi, scheda e marcatura del dispositivo, foto prima della chiusura, prova, manuale, dichiarazione dell’impianto e registro manutenzioni. In caso di danno, questa documentazione aiuta a distinguere difetto della rete, scelta errata, posa non conforme e mancata manutenzione.
Un preventivo utile non riporta soltanto “valvola DN 125”. Deve indicare rilievo e strategia, tipo di refluo, classe EN 13564, marca e codice, diametro e connessioni, punto di posa, separazione delle linee, opere di scavo o demolizione, pozzetto e chiusino, eventuale alimentazione e allarme, prova, ripristino e documenti.
Vanno quotati separatamente videoispezione, deviazione degli scarichi superiori, smaltimento dei materiali, impermeabilizzazione, ricambi e prima manutenzione. Una valvola economica installata su una linea mista può costare meno, ma creare un rischio maggiore. Se la continuità è necessaria, il confronto deve includere stazione di sollevamento o sistema ibrido, energia, allarme e manutenzione pluriennale.
Impedisce che il refluo in pressione dalla rete ritorni negli scarichi vulnerabili dell’edificio. Non risolve però ostruzioni e mancanza di pendenza e durante la chiusura blocca anche il deflusso a monte.
Sul ramo degli scarichi posti sotto il livello di riflusso, in posizione accessibile e secondo orientamento e quote del produttore. Gli scarichi superiori devono normalmente raccordarsi a valle.
Solo un dispositivo dichiarato per acque reflue con materia fecale, normalmente della famiglia tipo 3 EN 13564. Un semplice clapet per acque grigie può ostruirsi.
Nel contesto fognario vengono spesso usati come sinonimi. Occorre però distinguerle dalle valvole di ritegno per acqua potabile e verificare la conformità EN 13564.
Si parte dalle indicazioni del gestore e dal rilievo. In assenza di prescrizioni, il livello stradale è un riferimento generale, da correggere per pendenze, chiusini e configurazione locale.
Quando manca pendenza naturale o lo scarico deve continuare durante il riflusso. La pompa invia il refluo sopra la quota critica mediante un’ansa antiriflusso progettata.
Solo se a monte ci sono esclusivamente le utenze vulnerabili e sospendibili. Collegare i piani superiori può causare auto-allagamento quando la valvola chiude.
Secondo manuale e uso. Molti produttori indicano almeno un controllo semestrale, con pulizia, verifica di guarnizioni, movimento, blocco e prova di tenuta.
Possibili cause sono detriti, dispositivo inadatto, diametro ridotto, contropendenza o ostruzione. Occorre ispezionare valvola e tubazioni, non rimuovere semplicemente un piattello.
Dipende dal tratto coinvolto. Se la condotta è comune o l’opera incide su parti comuni, funzione e autorizzazioni vanno chiarite prima del taglio; l’intervento non deve danneggiare gli altri utenti.
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