Capire se l’impianto di riscaldamento è adeguato alla casa non significa confrontare i metri quadrati con i kilowatt scritti sulla caldaia. Un impianto è correttamente dimensionato quando, nelle condizioni invernali di progetto, riesce a compensare le dispersioni di ogni ambiente, distribuisce l’acqua nelle portate necessarie e alimenta termosifoni, pannelli radianti o fan coil alla temperatura per cui sono stati scelti. Generatore, terminali, tubazioni, regolazione ed edificio devono quindi essere letti come un unico sistema.

Due abitazioni di 100 m² possono richiedere potenze molto diverse. Cambiano zona climatica, esposizione, altezza interna, isolamento, serramenti, superfici verso l’esterno, infiltrazioni e temperatura desiderata. Anche un generatore abbondante non corregge automaticamente un radiatore piccolo, una portata insufficiente o un circuito sbilanciato; può anzi lavorare con accensioni brevi e frequenti, riducendo regolarità e rendimento.

La verifica seria parte dal carico termico ambiente per ambiente secondo criteri tecnici, poi confronta quel fabbisogno con la resa reale dei terminali e con il campo di funzionamento del generatore. Questa guida permette di raccogliere i dati, eseguire controlli preliminari e interpretare i sintomi, chiarendo quando occorre il calcolo di un termotecnico.

Che cosa significa dimensionare un impianto di riscaldamento

Il dimensionamento stabilisce quanta potenza termica deve essere fornita nei locali quando fuori si raggiunge la temperatura di progetto della località. Il riferimento per il calcolo del carico termico di progetto è la UNI EN 12831-1; per gli impianti di riscaldamento ad acqua fino a 105 °C, la UNI EN 12828 tratta invece progettazione, sicurezza e requisiti dei sistemi. Non basta quindi scegliere un apparecchio con una potenza nominale superiore a una stima sommaria.

La potenza si esprime in kilowatt e descrive un flusso istantaneo di calore. L’energia consumata o fornita nel tempo si misura invece in kWh. Un’abitazione può avere un carico di progetto di 6 kW e richiedere molta o poca energia stagionale a seconda del clima, degli orari, delle temperature interne e del rendimento. Confondere kW e kWh porta a conclusioni errate sia sulla taglia della macchina sia sulla bolletta.

Il progetto deve inoltre essere locale per locale. Se il soggiorno ha ampie vetrate a nord e una camera è protetta da altri appartamenti, distribuire la potenza soltanto in proporzione ai metri quadrati può lasciare fredda la prima stanza e sovrariscaldare la seconda. Il totale dell’edificio serve per il generatore; i carichi delle stanze servono per terminali, circuiti e portate.

Perché i metri quadrati non bastano

Le formule commerciali del tipo “tot watt per metro quadrato” possono dare un ordine di grandezza, ma non descrivono l’edificio. Il calcolo considera superfici disperdenti, trasmittanze, differenza tra temperatura interna ed esterna, ponti termici e perdite per ventilazione o infiltrazione. Deve distinguere pareti esterne, copertura, pavimento, finestre e divisori verso ambienti non riscaldati.

Anche il volume conta: a parità di superficie, un locale alto 3,2 metri contiene più aria e spesso più parete esterna di uno alto 2,5 metri. Esposizione al vento, orientamento, ombreggiamento e adiacenze incidono ulteriormente. L’APE è utile per descrivere la prestazione energetica complessiva, ma non sostituisce automaticamente un calcolo di potenza ambiente per ambiente destinato alla progettazione dell’impianto.

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Dato Effetto sul calcolo Dove reperirlo Errore comune
Superfici e volume Definiscono l’estensione degli scambi e l’aria del locale Rilievo, planimetria e sezioni Usare solo i m² catastali
Trasmittanze Quantificano le perdite attraverso pareti, tetto, solaio e finestre Relazione energetica, stratigrafie o indagine Attribuire valori moderni a pareti vecchie
Temperature di progetto Determinano il salto termico tra interno ed esterno Dati climatici e norma applicabile Usare la minima assoluta registrata
Ricambi e infiltrazioni Aggiungono il calore necessario all’aria esterna Uso, tenuta, ventilazione meccanica Ignorare spifferi o sovrastimarli
Adiacenze Distinguono esterno, terreno e spazi riscaldati o freddi Rilievo dell’intero involucro Trattare ogni parete come esterna

Il calcolo semplificato delle dispersioni

Per comprendere il metodo, la perdita per trasmissione di un elemento può essere rappresentata come Φ = U × A × ΔT, dove U è la trasmittanza in W/(m²K), A la superficie in m² e ΔT la differenza di temperatura. I contributi di pareti, finestre, copertura e pavimento vengono sommati, integrando ponti termici e condizioni verso gli spazi confinanti secondo il metodo di calcolo.

Una stima didattica della ventilazione naturale è Φv ≈ 0,34 × n × V × ΔT: V è il volume in m³, n il numero indicativo di ricambi orari e 0,34 la capacità termica volumica approssimata dell’aria in Wh/(m³K). Il valore reale dipende da ventilazione, tenuta e condizioni di progetto. Questa relazione aiuta a capire le grandezze, ma non sostituisce la UNI EN 12831-1 né la valutazione dei ponti termici e dei fattori correttivi.

Supponiamo, a solo scopo illustrativo, un appartamento di 90 m² alto 2,70 m, quindi 243 m³, con coefficiente complessivo di dispersione per trasmissione pari a 115 W/K. Con 20 °C interni e −2 °C esterni, il salto è 22 K: la trasmissione vale circa 2,53 kW. Con 0,5 ricambi/ora, la ventilazione vale circa 0,91 kW. Prima delle verifiche e delle correzioni di progetto si ottengono circa 3,44 kW, molto meno dei 9 kW prodotti dalla scorciatoia di 100 W/m².

L’esempio non dice che ogni casa ristrutturata richieda 38 W/m². Dimostra invece perché un coefficiente fisso può sovradimensionare un edificio efficiente o sottodimensionare una casa dispersiva in clima rigido. Il tecnico ricostruisce dati attendibili e applica le condizioni previste, senza aggiungere margini arbitrari a ogni passaggio.

I quattro controlli che devono tornare insieme

Una verifica completa mette in fila quattro risultati. Il primo è il carico dell’edificio e di ogni stanza. Il secondo è la potenza effettiva dei terminali alle temperature di esercizio. Il terzo è la portata che tubazioni, circolatore, valvole e collettori riescono a distribuire. Il quarto è il campo di modulazione del generatore nelle condizioni reali, non soltanto la potenza massima dichiarata.

  1. Edificio: calcolo delle dispersioni nelle condizioni invernali di progetto.
  2. Terminali: verifica della resa a temperatura media dell’acqua e temperatura ambiente previste.
  3. Distribuzione: portate, perdite di carico e bilanciamento di circuiti e colonne.
  4. Generatore e regolazione: potenza disponibile, minimo modulabile, curve climatiche, zone e priorità dell’acqua calda sanitaria.

Se uno solo dei quattro livelli non è coerente, aumentare la temperatura di mandata può mascherare il problema e far salire i consumi. Un bilanciamento corretto dei termosifoni, per esempio, può risolvere stanze alimentate male senza cambiare generatore; non può però trasformare un terminale insufficiente in uno adeguato.

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Come verificare la potenza reale di termosifoni e altri terminali

La resa indicata nel catalogo di un radiatore vale a precise condizioni di prova. Per i radiatori conformi alla EN 442 è comune trovare la potenza nominale riferita a ΔT 50 K, cioè alla differenza fra temperatura media dell’acqua e temperatura ambiente. Se l’impianto lavora con acqua più fredda, la resa diminuisce in modo non lineare.

La correzione viene spesso espressa come Q = Qn × (ΔT/ΔTn)n, usando l’esponente dichiarato dal produttore. Un radiatore da 1.500 W a ΔT 50, con esponente 1,3, fornisce circa 770 W a ΔT 30. Dimensionare una pompa di calore a bassa temperatura contando ancora 1.500 W lascerebbe quindi scoperta una parte consistente del carico.

Per ogni stanza si confrontano carico calcolato e somma delle rese corrette dei terminali. Nei pannelli radianti contano superficie attiva, passo, temperatura e resistenze degli strati; nei fan coil contano temperatura dell’acqua e velocità della ventola. La guida ai fan coil e ventilconvettori chiarisce perché la potenza di catalogo cambi al variare delle condizioni.

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Terminale Dati necessari Segnale di incongruenza Possibile verifica
Radiatore Modello, elementi, altezza, resa nominale, esponente, mandata e ritorno Stanza fredda con radiatore uniformemente caldo Correggere la resa al ΔT reale
Pavimento radiante Passo, lunghezze, massetto, rivestimento, portate e temperature Zone fredde o ritorni molto diversi Progetto circuiti, collettore e resistenze
Fan coil Tabella di resa alle varie temperature e velocità Ventola sempre alta senza raggiungere il setpoint Portata d’acqua, filtro e condizioni di catalogo
Ventilazione con batteria Portata aria, temperatura e potenza della batteria Aria tiepida ma carico ambiente non coperto Bilancio aria e potenza sensibile

Portata d’acqua, salto termico e bilanciamento

La potenza viene trasportata dall’acqua. In forma pratica, P ≈ 1,163 × q × ΔT, con P in kW, q in m³/h e ΔT tra mandata e ritorno in kelvin. Per trasferire 6 kW con un salto di 10 K servono circa 0,516 m³/h, cioè 516 litri/ora. Con ΔT 5 K la portata raddoppia; tubazioni, valvole e circolatore devono poterla sostenere senza rumore o perdite di carico eccessive.

La temperatura non racconta da sola la potenza. Un radiatore molto caldo nella parte alta ma quasi freddo nella parte bassa può avere poca portata, aria o deposito; uno uniformemente tiepido può essere coerente con una regolazione climatica a bassa temperatura. Prima di intervenire occorre osservare mandata e ritorno in condizioni stabili e confrontare più circuiti.

Negli impianti chiusi, la prevalenza del circolatore serve a vincere le perdite di carico del circuito, non ad “alzare” continuamente l’acqua fino al piano più alto. La pressione statica e il vaso di espansione sono un altro tema. Se la lettura a freddo è anomala, va verificata seguendo le indicazioni sulla pressione della caldaia, senza confonderla con la portata.

Generatore sovradimensionato o sottodimensionato

Un generatore sottodimensionato non riesce a compensare il carico nei giorni di progetto anche lavorando a lungo, purché terminali, portata e regolazione siano corretti. Un generatore sovradimensionato raggiunge rapidamente il limite, si arresta e riparte spesso quando la richiesta è bassa. Il fenomeno è più evidente nelle mezze stagioni e nelle case riqualificate.

Per una caldaia combinata, la potenza di targa può essere determinata dalla produzione istantanea di acqua calda sanitaria e risultare molto superiore al carico di riscaldamento. In questo caso è importante la potenza minima modulabile e la regolazione, non soltanto il massimo. Per una pompa di calore la capacità varia invece con temperatura esterna e temperatura di mandata: il confronto va fatto sulla tabella prestazionale nel punto di progetto, considerando eventuale integrazione.

La potenza non si aumenta per compensare terminali inadatti. Prima di sostituire la macchina, conviene controllare la compatibilità tra carico e temperature. La guida alla pompa di calore con termosifoni mostra perché prova a bassa mandata, resa dei radiatori e curva climatica vengono prima della scelta commerciale.

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Sintomo Cause compatibili Dato da controllare Conclusione da non anticipare
Tutta la casa resta sotto setpoint nei giorni freddi Carico superiore alla potenza, mandata limitata, regolazione o portata Temperatura esterna, ore continue, mandata/ritorno, potenza resa “La caldaia è sicuramente piccola”
Una sola stanza è fredda Terminale piccolo, aria, valvola, portata o dispersione locale Resa corretta, temperature e bilanciamento “Serve più potenza generale”
Accensioni molto brevi e frequenti Minimo elevato, poca acqua, zone piccole o regolazione Durata cicli, minimo modulabile, zone aperte “È normale perché la macchina è potente”
Primi radiatori caldi, ultimi freddi Sbilanciamento, perdita di carico o circolatore Portate e preregolazioni “Gli ultimi radiatori sono sottodimensionati”
Consumi alti ma comfort corretto Mandata alta, orari, involucro, regolazione o rendimento Gradi-giorno, setpoint, energia e curva climatica “Basta una caldaia più piccola”

Una prova pratica durante una settimana fredda

Una registrazione ordinata aiuta il tecnico più di impressioni isolate. Per alcuni giorni annotare temperatura esterna, setpoint, temperatura reale di ogni stanza, mandata e ritorno letti dagli strumenti disponibili, orari, numero approssimativo di avviamenti e posizione delle valvole. Le misure vanno prese in condizioni confrontabili, senza cambiare continuamente setpoint.

Se il generatore lavora quasi senza interruzioni e tutti i terminali sono alimentati, ma l’intera casa perde progressivamente temperatura quando fuori si avvicina alla condizione di progetto, è plausibile un deficit di potenza o di temperatura di mandata. Se invece si ferma spesso mentre alcuni locali restano freddi, è più probabile un problema di distribuzione, controllo di zona o lettura del termostato.

Il termostato non dovrebbe essere esposto a sole, correnti, fonti di calore o zone non rappresentative. La posizione e la logica di comando sono approfondite nella guida al termostato della caldaia. Non aprire la caldaia, non modificare parametri protetti e non intervenire su gas, elettricità o circuito frigorifero: sono attività per personale abilitato.

Come leggere i consumi senza confonderli con il dimensionamento

Una bolletta elevata non dimostra da sola che il generatore sia troppo grande. I consumi dipendono da clima reale, temperatura interna, ore, acqua calda, involucro, rendimenti e prezzo dell’energia. Per confrontare stagioni differenti servono almeno periodo, gradi-giorno, combustibile o elettricità dedicata e cambiamenti d’uso.

Un impianto sovradimensionato può perdere efficienza per cicli brevi, ma una casa molto dispersiva consuma molto anche con macchina perfettamente scelta. Viceversa, un generatore sottodimensionato può funzionare a lungo senza sprecare energia per questo solo motivo, pur non garantendo il comfort nei picchi. Potenza, energia e costo devono restare distinti.

La regolazione climatica modifica la mandata in funzione delle condizioni esterne e consente al sistema di lavorare alla temperatura necessaria, evitando valori costantemente elevati. ENEA ricorda inoltre che temperature ambiente più alte aumentano sensibilmente i consumi: prima di giudicare l’impianto si verificano setpoint e orari effettivi.

Dopo cappotto o nuovi serramenti bisogna rifare i conti

Un intervento sull’involucro riduce il carico e può rendere sovradimensionati generatore e terminali rispetto alla situazione originaria. Non è però obbligatorio sostituire tutto: radiatori abbondanti possono diventare un vantaggio perché consentono di abbassare la mandata. Il generatore va valutato per minimo modulabile, controllo e capacità di lavorare nel nuovo campo.

Dopo la riqualificazione si ricalcolano i carichi, si aggiorna la curva climatica, si bilanciano i circuiti e si rivedono gli orari. Se l’impianto ha depositi o portate irregolari, il tecnico valuta anche la necessità del lavaggio dell’impianto di riscaldamento; non è un’operazione automatica né una cura per ogni difetto.

Documenti e rilievi da preparare

  • planimetrie e altezze nette, con destinazione e temperatura prevista dei locali;
  • stratigrafie o informazioni attendibili su pareti, tetto, solaio e serramenti;
  • località, esposizioni e ambienti confinanti;
  • relazione energetica, APE, libretto di impianto e dichiarazioni disponibili;
  • marca, modello e schede di generatore, circolatore, valvole e regolazione;
  • misure e modello dei terminali, oppure fotografie e interassi per identificarli;
  • schema delle zone, collettori, colonne e diametri accessibili;
  • bollette o letture mensili, setpoint e orari di esercizio;
  • difetti stanza per stanza e misure raccolte nei giorni freddi.

Per nuovi impianti e trasformazioni si applicano gli obblighi di progetto, esecuzione a regola d’arte e dichiarazione di conformità previsti dal DM 37/2008 secondo ambito e caratteristiche dell’intervento. Una semplice sostituzione e una modifica sostanziale non hanno sempre lo stesso perimetro documentale: l’impresa abilitata e il professionista devono definirlo prima dei lavori.

Quanto costa una verifica e che cosa chiedere nel preventivo

Non esiste una tariffa unica: incidono numero di locali, disponibilità delle stratigrafie, necessità di rilievo, complessità dei circuiti e livello di progetto richiesto. Una diagnosi strumentale limitata, un calcolo dei carichi ambiente per ambiente e un progetto completo con rete, terminali e generatore sono prestazioni diverse; confrontare soltanto il totale può nascondere attività mancanti.

Il preventivo dovrebbe indicare sopralluogo, ricostruzione dell’involucro, norma e condizioni di calcolo, tabella dei carichi per locale, verifica dei terminali alle temperature reali, portate e perdite di carico, selezione del generatore, schema di regolazione ed elaborati consegnati. Va chiarito anche se sono inclusi bilanciamento, misure in esercizio e aggiornamento della documentazione.

Un conteggio basato solo sui metri quadrati e concluso con una taglia commerciale non equivale a un dimensionamento. Per una sostituzione importante, chiedere che siano esplicitati potenza di progetto, potenza minima e massima utile, condizioni di funzionamento, temperatura di mandata e margini applicati.

Tre esempi di verifica, dal sintomo alla causa

Nel primo caso, una casa raggiunge 20 °C con 5 °C esterni ma si ferma a 18 °C quando la temperatura scende vicino al valore di progetto. Il generatore resta acceso, mandata e ritorno sono coerenti e tutti i radiatori si scaldano. Il tecnico confronta allora il carico dell’edificio con la potenza resa dal generatore in quelle condizioni e con la somma delle rese corrette dei terminali. Solo questo percorso distingue una macchina insufficiente da una mandata limitata o da radiatori sottodimensionati.

Nel secondo caso, soggiorno e cucina sono caldi mentre le camere in fondo alla rete restano fredde. La caldaia si spegne perché il termostato nel soggiorno raggiunge presto il setpoint. La potenza totale può essere abbondante: il problema plausibile è la distribuzione, aggravata dalla posizione del comando. Si misurano portate e temperature, si controllano preregolazioni e detentori e si valuta una regolazione rappresentativa delle zone.

Nel terzo caso, dopo nuovi serramenti la caldaia si accende per pochi minuti decine di volte nelle mezze stagioni. Il carico è diminuito, alcune valvole termostatiche chiudono e il volume attivo si riduce. Il controllo riguarda potenza minima, isteresi, curva climatica, circolatore e gestione delle zone. Aggiungere un accumulo inerziale o sostituire la macchina sono possibili soluzioni progettuali, non rimedi automatici.

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Fase Domanda Evidenza utile Decisione
1. Comfort Quali locali non raggiungono il setpoint e quando? Temperature interne ed esterne con orari Separare difetto generale e locale
2. Edificio Quanto disperde ogni ambiente? Calcolo del carico nelle condizioni di progetto Definire la potenza richiesta
3. Emissione I terminali erogano quella potenza? Schede e temperature reali Adeguare superficie o regime
4. Idraulica La potenza arriva a tutti i circuiti? Portate, ΔT e perdite di carico Bilanciare o correggere la rete
5. Generazione La macchina copre il carico e modula? Curve prestazionali, minimo e cicli Scegliere taglia e regolazione

Errori da evitare nella scelta della potenza

Somma di margini, arrotondamenti e coefficienti prudenti può produrre una macchina molto più grande del necessario. Anche aggiungere la potenza sanitaria al carico di riscaldamento senza considerare la priorità di funzionamento può essere scorretto. Il progettista dichiara ipotesi e margini, così è possibile capire dove entrano e non contarli più volte.

Non si dimensiona neppure sulla potenza del vecchio generatore: potrebbe essere stato scelto per acqua calda, ampliamenti mai realizzati o regole empiriche. L’etichetta del componente esistente è un dato dell’impianto, non la prova del fabbisogno. Allo stesso modo, il consumo massimo di un inverno non si divide semplicemente per le ore per ricavare il carico senza normalizzazione climatica e rendimento.

Infine, non si valuta una pompa di calore con la sola potenza riportata nel nome del modello. Occorrono curve a temperatura esterna e mandata di progetto, capacità di sbrinamento, campo di modulazione e strategia dell’eventuale integrazione. Per una caldaia, rendimento a carico parziale, potenza minima e compatibilità con la regolazione pesano quanto il valore massimo.

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Quando chiamare il termotecnico

Il calcolo professionale è opportuno prima di sostituire il generatore, passare da caldaia a pompa di calore, cambiare terminali, dividere l’impianto in zone, ampliare l’abitazione o riqualificare l’involucro. Serve anche quando i sintomi coinvolgono più cause: stanze fredde, cicli brevi, rumori, consumi anomali e temperature molto alte non si risolvono scegliendo un solo componente.

Il tecnico può eseguire rilievo, calcolo secondo UNI EN 12831-1, verifica delle rese, bilancio idraulico e confronto tra alternative. Per una pompa di calore occorre leggere capacità e COP alle condizioni di progetto, non il solo valore nominale; la guida generale alle pompe di calore aiuta a preparare le domande corrette.

Checklist finale per capire se l’impianto è coerente

  • Il carico è calcolato per ogni locale e non stimato solo dai metri quadrati.
  • La temperatura esterna di progetto è quella pertinente alla località.
  • Le rese dei terminali sono corrette alla mandata e al ritorno previsti.
  • Le portate richieste sono compatibili con tubazioni, valvole e circolatore.
  • I circuiti sono bilanciati e le stanze ricevono la portata necessaria.
  • Il generatore copre il carico nelle condizioni reali di funzionamento.
  • La potenza minima evita, per quanto possibile, cicli brevi nelle mezze stagioni.
  • Termostato, sonde, zone e curva climatica rappresentano correttamente l’edificio.
  • Consumi e comfort vengono confrontati con clima, orari e setpoint.
  • Dopo lavori sull’involucro, calcolo e regolazione sono stati aggiornati.

Domande frequenti

Quanti kW servono per riscaldare 100 m²?

Non esiste un valore affidabile basato sui soli metri quadrati. Servono zona climatica, volume, trasmittanze, superfici disperdenti, ventilazione e temperature di progetto. Due case di 100 m² possono avere carichi molto diversi.

Come capisco se la caldaia è sottodimensionata?

Il sospetto è fondato se, vicino alla temperatura esterna di progetto, l’impianto lavora continuativamente con terminali e portate corretti ma tutta la casa non raggiunge il setpoint. La causa va confermata con calcolo e misure.

Una caldaia troppo potente consuma sempre di più?

Non automaticamente, ma può lavorare con cicli brevi quando la potenza minima supera la richiesta, peggiorando regolarità e talvolta rendimento. Contano modulazione, regolazione, volume d’acqua e condizioni di esercizio.

L’APE indica la potenza della caldaia da installare?

L’APE descrive la prestazione energetica dell’edificio, ma non sostituisce necessariamente il calcolo del carico termico ambiente per ambiente richiesto per dimensionare generatore, terminali e rete.

Perché un termosifone grande scalda poco con la pompa di calore?

La resa dipende dalla differenza tra temperatura media dell’acqua e ambiente. A mandata più bassa un radiatore eroga meno della potenza nominale dichiarata a ΔT 50; la resa va corretta con i dati del produttore.

Se una stanza è fredda serve una caldaia più potente?

Di solito non è la prima conclusione. Si controllano carico locale, dimensione del terminale, aria, valvola, portata e bilanciamento. Aumentare la potenza generale può non cambiare la distribuzione.

Qual è la differenza corretta tra mandata e ritorno?

Dipende dal progetto e dal terminale. Radiatori, pannelli e fan coil possono essere progettati con salti diversi. Il valore va letto insieme a portata e potenza, non applicato come regola universale.

La caldaia deve restare sempre accesa nei giorni più freddi?

Un funzionamento lungo e modulato può essere normale vicino alla condizione di progetto. Il dato diventa critico se il setpoint non viene mantenuto oppure se la macchina alterna avviamenti brevissimi nonostante una domanda stabile.

Il cappotto rende la caldaia sovradimensionata?

Riducendo le dispersioni, il carico cala e la macchina esistente può risultare più grande del necessario. Prima di sostituirla si valutano minimo modulabile, regolazione, nuova curva climatica e possibilità di abbassare la mandata.

Si può dimensionare l’impianto dalle bollette?

Le bollette aiutano a verificare gli ordini di grandezza, ma incorporano clima, orari, acqua calda, rendimento e abitudini. Da sole non attribuiscono il carico alle singole stanze e non sostituiscono il calcolo.

Chi può verificare il dimensionamento?

Per un controllo progettuale occorre un professionista competente in impianti termici; installazione e modifiche spettano a imprese abilitate nel perimetro del DM 37/2008. La portata dell’incarico va definita prima del sopralluogo.

Fonti normative e tecniche