Sottobasetta
Sottobasetta è una soluzione Dakota per attrezzature e sicurezza di cantiere. Dispositivo...
Come calcolare alzata, pedata, numero di gradini, sviluppo e pendenza di una scala, applicando correttamente la formula di Blondel e le verifiche normative.
Alzata e pedata determinano quanto una scala è comoda, sicura e ingombrante. L’alzata è il dislivello verticale tra due superfici calpestabili consecutive; la pedata è la profondità orizzontale utile sulla quale appoggia il piede. Modificare anche pochi millimetri per gradino cambia l’altezza complessiva, lo sviluppo della rampa e il ritmo del passo.
La formula di Blondel, espressa normalmente come 2a + p = 62–64 cm, aiuta a trovare una combinazione ergonomica tra alzata a e pedata p. Non è però una scorciatoia che sostituisce norme, regolamenti locali, verifica strutturale, accessibilità e prevenzione incendi. Il calcolo corretto parte dal dislivello reale finito e viene controllato nel contesto d’uso della scala.
Sommario
L’alzata si misura verticalmente dal piano finito di un gradino al piano finito del successivo. La pedata geometrica si misura in proiezione orizzontale tra due alzate successive; la profondità effettivamente utilizzabile può essere diversa se il bordo, il sottogrado o il rivestimento creano una sporgenza. Il gradino è formato dall’insieme delle due quote, mentre una sequenza continua di gradini costituisce la rampa.
Il pianerottolo interrompe la rampa e permette riposo, cambio di direzione o accesso a una porta. Il piano di partenza e quello di arrivo non si contano come normali pedate della rampa, ma partecipano al numero totale delle alzate. È qui che nascono molti errori nei calcoli fatti soltanto dividendo lo spazio disponibile.
Su smartphone la tabella può essere fatta scorrere orizzontalmente.
| Grandezza | Simbolo | Come si misura | Errore frequente |
|---|---|---|---|
| Dislivello finito | H | Verticale tra pavimento inferiore e superiore finiti | Usare la quota al grezzo senza aggiungere i pacchetti di finitura |
| Alzata | a | Verticale tra due pedate finite consecutive | Misurare il solo sottogrado o ignorare il rivestimento |
| Pedata | p | Proiezione orizzontale utile del gradino | Confonderla con la lunghezza inclinata o con il bordo sporgente |
| Numero di alzate | N | Salti verticali dal piano inferiore a quello superiore | Contare soltanto le pedate visibili |
| Sviluppo orizzontale | L | Somma delle pedate della rampa, esclusi i pianerottoli | Moltiplicare sempre la pedata per N |
La relazione nasce dall’idea che, salendo, il passo orizzontale si riduca per compensare il sollevamento del corpo. Nella forma usata dal D.M. 236/1989 per le scale comuni o di uso pubblico, la somma di due alzate e una pedata deve essere compresa tra 62 e 64 cm:
2a + p = 62–64 cm
Se l’alzata è 17 cm, una pedata di 29 cm restituisce 63 cm: 2 × 17 + 29 = 63. Se l’alzata sale a 18 cm, per mantenere lo stesso passo convenzionale la pedata scende a 27 cm. La seconda combinazione può risultare matematicamente corretta secondo Blondel, ma non è automaticamente ammessa nell’edificio considerato: il campo normativo può richiedere una pedata maggiore o un’alzata minore.
Conviene quindi usare Blondel come controllo ergonomico dopo aver individuato i limiti applicabili. Non si deve forzare la formula arrotondando ogni gradino in modo diverso: tutte le alzate della stessa rampa devono rimanere costanti, perché una variazione inattesa aumenta il rischio di inciampo.
La destinazione e il campo di applicazione vengono prima dei numeri. Il D.M. 236/1989 riguarda edifici privati nuovi, edilizia residenziale pubblica e ristrutturazioni comprese nel suo ambito; per scale comuni o di uso pubblico indica pedata minima di 30 cm e larghezza minima di 1,20 m, oltre al rapporto 2a + p tra 62 e 64 cm. Per rampe non comuni e non pubbliche, interne alla singola unità, indica larghezza minima di 0,80 m e pedata minima di 25 cm, mantenendo il rapporto tra alzata e pedata.
Il D.P.R. 503/1996 estende agli edifici, spazi e servizi pubblici i riferimenti tecnici del D.M. 236/1989. Nei luoghi di lavoro il D.Lgs. 81/2008 richiede per le scale fisse a gradini pedata e alzata dimensionate a regola d’arte, resistenza ai carichi e larghezza adeguata al transito. Per l’esodo si applicano il Codice di prevenzione incendi e le eventuali regole tecniche dell’attività: geometria, larghezza e numero delle vie d’uscita derivano dalla valutazione del caso.
I valori non sono intercambiabili: va verificato il campo di applicazione.
| Contesto | Indicazione da verificare | Che cosa non concludere |
|---|---|---|
| Parte comune o uso pubblico nel D.M. 236/1989 | Pedata almeno 30 cm, larghezza almeno 1,20 m, 2a + p tra 62 e 64 cm | Che ogni scala privata esistente debba essere ricostruita con queste sole quote |
| Scala interna non comune e non pubblica | Pedata almeno 25 cm e larghezza almeno 0,80 m nel relativo campo | Che 25 cm sia sempre una misura consigliabile o sufficiente |
| Luogo di lavoro | Regola d’arte, carichi, transito e requisiti del D.Lgs. 81/2008 | Che la sola formula di Blondel dimostri la conformità |
| Via d’esodo | Codice antincendio, attività, affollamento e progetto | Che una misura residenziale valga automaticamente per l’esodo |
| Edificio esistente | Epoca, intervento, uso, regolamento locale ed eventuali deroghe | Che la tolleranza costruttiva autorizzi gradini irregolari |
Il dato iniziale è H, misurato tra i due pavimenti finiti. Se la soletta è ancora al grezzo, si sommano separatamente massetto, pavimento e adesivo dei due livelli. Una differenza di 3 cm distribuita male può rendere la prima o l’ultima alzata diversa dalle altre.
Si ipotizza inizialmente un’alzata di 17 cm. Il rapporto 285 / 17 restituisce 16,76, quindi si provano 17 alzate:
La combinazione 16,76/29,48 soddisfa un passo di 63 cm, ma una scala comune nel campo del D.M. 236/1989 richiederebbe almeno 30 cm di pedata. Si può verificare il limite superiore del passo: con p = 30 cm si ottiene 2 × 16,76 + 30 = 63,52 cm, quindi la combinazione rientra nel range 62–64. Lo sviluppo diventa 480 cm.
Se il vano non offre 4,80 m, non si riduce semplicemente la pedata fino a “farla entrare”. Si valuta una scala a due rampe con pianerottolo, una diversa disposizione o una modifica del foro, mantenendo tutte le verifiche. Il pianerottolo occupa spazio proprio e la suddivisione delle alzate va riportata nei disegni esecutivi.
Esempio per H = 285 cm; la conformità dipende sempre dal contesto.
| Alzate N | Alzata reale a | Pedata per 2a+p=63 | Pedate N−1 | Sviluppo rettilineo |
|---|---|---|---|---|
| 16 | 17,81 cm | 27,38 cm | 15 | Circa 411 cm |
| 17 | 16,76 cm | 29,48 cm | 16 | Circa 472 cm |
| 18 | 15,83 cm | 31,34 cm | 17 | Circa 533 cm |
La soluzione più corta non è necessariamente la migliore: 16 alzate producono gradini più alti e pedate più corte; 18 alzate sono più dolci ma richiedono molto più spazio. Il progetto bilancia fatica, ingombro, requisiti e struttura, non cerca soltanto il numero più vicino.
La pendenza geometrica di una rampa può essere descritta con il rapporto a/p. In percentuale è 100 × a/p; l’angolo rispetto all’orizzontale è arctan(a/p). Con a = 16,76 cm e p = 30 cm si ottiene circa il 55,9% e un angolo di circa 29,2°. La percentuale appare elevata rispetto a quella di una rampa accessibile perché una scala e una rampa inclinata sono elementi diversi.
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Richiedi informazioni gratisBlondel non impone direttamente un angolo. Combinazioni diverse possono rientrare nello stesso intervallo 62–64 ma produrre sensazioni differenti. Pedata più profonda e alzata più bassa riducono l’inclinazione, aumentano lo sviluppo e normalmente agevolano il passo, entro limiti progettuali coerenti.
Tra due piani, il numero totale delle alzate corrisponde ai salti verticali. Nella rampa rettilinea semplice il pavimento superiore svolge la funzione dell’ultima superficie di arrivo: per questo le pedate ordinarie sono normalmente una in meno delle alzate. Con un pianerottolo intermedio, il conteggio si esegue rampa per rampa e il pianerottolo non viene trattato come una pedata normale.
Nei disegni si indica sempre la direzione di salita e si numerano i gradini. Prima della posa dei rivestimenti si controlla la quota di ogni superficie finita, non soltanto la struttura. La prima alzata parte dal pavimento inferiore finito e l’ultima termina sul pavimento superiore finito.
Una scala a L o a U può usare pianerottoli oppure gradini sagomati per cambiare direzione. Il pianerottolo rende più leggibile il percorso e semplifica il ritmo; i gradini a ventaglio riducono l’ingombro ma hanno profondità variabile. La pedata va misurata lungo la linea di percorrenza prevista dalla disciplina applicabile, non sul bordo esterno più largo.
Il lato interno di un gradino a ventaglio può diventare troppo stretto e favorire la perdita d’appoggio. Geometria, corrimano e visuale devono guidare l’utente lungo una traiettoria continua. Non è corretto applicare Blondel alla pedata massima esterna e ignorare quella realmente percorsa.
Una scala a chiocciola concentra il percorso attorno al palo centrale e non può essere dimensionata come una rampa rettilinea. Diametro, luce utile, pedata sulla linea di cammino, foro, corrimano e funzione di collegamento vanno verificati insieme. Una misura commerciale del diametro non coincide automaticamente con la larghezza utile.
Le scale retrattili o molto ripide sono adatte a usi occasionali e locali compatibili, non sostituiscono automaticamente una scala ordinaria per ambienti abitabili o aperti al pubblico. Anche se il prodotto è marcato e correttamente installato, resta da verificare se il tipo di collegamento è ammesso per l’uso edilizio concreto.
Una scala può essere regolare al grezzo e diventare irregolare dopo le finiture. Se si aggiungono 2 cm di pavimento al piano inferiore ma non si modifica la struttura, la prima alzata si riduce; se il pacchetto superiore cambia, varia l’ultima. Il rivestimento di ogni pedata influisce sulle quote successive, mentre quello verticale dell’alzata non cambia il dislivello.
Il rilievo deve registrare spessori di adesivo, pietra, legno, resina o profili antiscivolo. I bordi sovrapposti non devono ridurre la profondità utile né creare inciampo. Prima di ordinare elementi tagliati, si misura ogni gradino esistente: compensare grandi differenze soltanto con adesivo o malta può creare vuoti e distacchi.
Alzata e pedata sono solo una parte della sicurezza. Il D.M. 236/1989 richiede, nel proprio campo, parapetti e corrimano con caratteristiche geometriche precise; il parapetto deve proteggere il vuoto e non essere facilmente attraversabile. La continuità del corrimano aiuta a mantenere equilibrio e ritmo.
L’altezza libera si verifica lungo la linea di salita, sotto solai, travi e bordi del foro. Una porta non dovrebbe aprirsi direttamente occupando i gradini o riducendo il pianerottolo utile. Illuminazione, contrasto del bordo, superficie antisdrucciolevole e assenza di ostacoli sono essenziali, soprattutto per bambini, anziani e persone con ridotta capacità visiva.
La geometria comoda non dimostra la sicurezza strutturale. Soletta in calcestruzzo, cosciali metallici, legno e gradini a sbalzo trasferiscono carichi in modo diverso. Collegamenti, appoggi, deformazioni, vibrazioni e parapetti vanno dimensionati dal tecnico. La UNI EN 1991-1-1:2025 comprende i carichi imposti per scale e pianerottoli in base alla categoria d’uso.
Una nuova apertura nel solaio o lo spostamento di una scala può incidere sulla struttura dell’edificio. Tagliare travetti o demolire una rampa senza progetto non è una modifica di arredo. Negli edifici esistenti si verificano materiale, armature, appoggi e stato di conservazione prima di scegliere forma e finitura.
La sostituzione del solo rivestimento, senza modifiche strutturali o geometriche, ha un inquadramento diverso dalla costruzione, demolizione o traslazione della scala. Creare un foro, intervenire sul solaio, cambiare sagoma o collegare livelli può richiedere titolo edilizio, deposito o autorizzazione strutturale e aggiornamenti finali, secondo intervento e disciplina regionale e comunale.
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Richiedi informazioni gratisNon esiste una regola nazionale per cui ogni scala richiede sempre CILA oppure sempre SCIA. Il tecnico qualifica l’opera nel suo complesso e verifica stato legittimo, vincoli, strutture, condominio, sicurezza e accessibilità. Per il quadro fiscale separato: Bonus scale 2026: detrazione per scale interne e condominiali
Ogni errore geometrico deve essere corretto nel progetto, non nascosto in cantiere.
| Errore | Conseguenza | Controllo corretto |
|---|---|---|
| Usare il dislivello al grezzo | Prima o ultima alzata diversa | Quote finite e stratigrafie dei due piani |
| Arrotondare l’alzata e moltiplicarla | La somma non coincide con H | Calcolare a = H/N con precisione |
| Contare N pedate invece di N−1 | Sviluppo sovrastimato nella rampa semplice | Disegnare piano di partenza, gradini e arrivo |
| Applicare soltanto Blondel | Scala ergonomica ma non conforme all’uso | Verificare norme, regolamento e incendio |
| Ridurre la pedata per entrare nel vano | Passo instabile e maggiore pendenza | Cambiare schema o vano, non solo il numero |
| Misurare il ventaglio sul bordo esterno | Pedata reale insufficiente | Usare la linea di percorrenza applicabile |
| Ignorare parapetto e altezza libera | Geometria inutilizzabile o pericolosa | Coordinare tutte le sezioni del progetto |
Non esiste un valore unico. In un preliminare residenziale si provano spesso quote intorno a 16–18 cm, ma misura definitiva e limite dipendono da uso, norma, regolamento e spazio.
Nel campo del D.M. 236/1989 è almeno 30 cm per scale comuni o pubbliche e almeno 25 cm per rampe non comuni e non pubbliche. Altri contesti possono avere requisiti diversi.
Si sommano due volte l’alzata e una pedata. Il D.M. 236/1989 usa il range 62–64 cm; la formula controlla il passo ma non sostituisce le altre verifiche.
Il valore può essere scelto nel range applicabile. Spesso 63 cm è usato per il calcolo iniziale, poi pedata e alzata vengono verificate con norme e ingombri.
Si divide il dislivello finito H per un’alzata ipotizzata, si arrotonda a un numero intero N e si ricalcola l’alzata esatta con H/N.
Nella rampa semplice l’ultimo salto verticale arriva direttamente al pavimento superiore, che funge da superficie d’arrivo e non da pedata ordinaria aggiuntiva.
Per una rampa rettilinea lo sviluppo indicativo è (N−1) × p. Vanno aggiunti pianerottoli e spazi di accesso e verificati foro e altezza libera.
No: una variazione inattesa altera il ritmo e aumenta il rischio d’inciampo. La quota deve essere distribuita correttamente e le finiture progettate prima della posa.
Non si applica in modo semplicistico. La pedata varia radialmente e va controllata sulla linea di cammino insieme a diametro, luce utile, foro e uso consentito.
Dipende dall’opera. Il solo rivestimento è diverso da un nuovo foro, una demolizione o una modifica strutturale; tecnico e Comune devono qualificare l’intervento concreto.
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