Il Governo si prepara a sostituire il Reddito di cittadinanza con una nuova misura di sostegno sociale chiamata MIA, ovvero “Misura di inclusione attiva”. La ministra del Lavoro, Elvira Calderone, dovrebbe portare in Consiglio dei ministri il decreto legge nelle prossime settimane.

La riforma prevede una serie di novità, tra cui un cambiamento nella durata del nuovo sostegno e nella platea dei beneficiari, che sarà divisa in due categorie con quote a scalare: occupabili e famiglie povere senza possibilità di lavorare. Ci saranno nuovi importi, con un tetto Isee ridotto, e saranno previsti maggiori controlli sulla corretta fruizione dei benefici.

Approfondiamo di seguito.

Le modifiche: i nuovi criteri di accesso a MIA

La riforma del reddito di cittadinanza è pronta e, secondo quanto anticipato dal quotidiano Corriere della Sera, la ministra del Lavoro, Elvira Calderone, dovrebbe portare in Consiglio dei ministri il decreto legge nelle prossime settimane.

La nuova misura di sostegno sociale si chiamerà Mia: “Misura di inclusione attiva” e scatterà già quest’anno, dopo i sette mesi di proroga accordati ai beneficiari del Reddito di cittadinanza con la Legge di Bilancio 2023.

Il nuovo sussidio vedrà un cambio nei criteri di accesso e nella platea dei beneficiari. I potenziali beneficiari, in linea con quanto deciso con la manovra, verranno divisi in due platee: famiglie povere senza persone occupabili e famiglie con occupabili. Le prime sono quelle dove c’è almeno un minorenne o un anziano over 60 o un disabile. Le seconde quelle dove non ci sono queste situazioni ma almeno un soggetto tra 18 e 60 anni d’età. In entrambi i casi, però, la riforma prevede una stretta negli importi e nella durata del sussidio.

Le famiglie continueranno a ricevere un sussidio, la Mia appunto, il cui importo base (per un single) dovrebbe restare di 500 euro al mese, come nel Reddito. C’è invece ancora discussione sulla quota aggiuntiva nel caso in cui il beneficiario debba pagare l’affitto. Il Reddito prevede fino a 280 euro al mese.

Con la Mia questa quota potrebbe essere alleggerita e modulata sulla numerosità del nucleo familiare. Ma la stretta maggiore colpirà gli occupabili. Qui l’ipotesi che ha più chance è quella che vede l’assegno base ridotto a 375 euro. Inoltre, mentre per i poveri tout court la Mia durerà, in prima battuta, fino a 18 mesi (come ora il Reddito), per gli occupabili non più di un anno.

Il nuovo sussidio non potrà essere richiesto continuamente come per il Reddito di Cittadinanza, infatti nella bozza si legge che “Per le famiglie senza occupabili, dalla seconda domanda in poi, la durata massima della Mia si ridurrà a 12 mesi”, mentre “per i nuclei con persone occupabili, invece, la Mia scadrà al massimo dopo un anno la prima volta e dopo sei mesi la seconda e una eventuale terza domanda di sussidio si potrà presentare solo dopo una pausa di un anno e mezzo”.

I requisiti di ISEE per ottenere la Mia subiranno una forte stretta rispetto a quelli per il Reddito. Il tetto, attualmente fissato a 9.360 euro, dovrebbe scendere a 7.200 euro, con un taglio di oltre 2 mila euro dell’indicatore della ricchezza familiare. Questo rischia di escludere una fetta significativa di potenziali beneficiari.

Nonostante la stretta nei requisiti e nei criteri di accesso, la riforma prevede anche un aumento dell’importo del sussidio in base al numero dei componenti della famiglia, per migliorare l’assistenza ai nuclei numerosi. Inoltre, è in programma la correzione del requisito della residenza in Italia, che dovrebbe scendere da 10 a 5 anni, per non incorrere nelle censure della Consulta e di Bruxelles.

La piattaforma e le offerte di lavoro

Per migliorare l’incrocio tra domanda e offerta di lavoro, sarà creata una piattaforma nazionale sotto la regia del ministero del Lavoro dove gli occupabili dovranno obbligatoriamente iscriversi e dove potranno ricevere le offerte congrue di lavoro. Tuttavia, basterà rifiutare una sola offerta per decadere dalla prestazione.

Infine, la riforma prevede anche un rafforzamento ulteriore dei controlli sulla decadenza dal beneficio per chi non rispetta gli impegni previsti dai patti di inserimento al lavoro o di inclusione sociale e sulle sanzioni per chi dichiara il falso o lavora in nero pur prendendo il sussidio.

In sintesi, la riforma del reddito di cittadinanza si presenta come una misura più selettiva e mirata a supportare le famiglie povere e gli occupabili che si trovano in difficoltà, ma al contempo più rigorosa nella sua applicazione e nei controlli sulla corretta fruizione dei benefici.