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Guida completa alla Certificazione Unica 2026: scadenze, dati da controllare, download da Agenzia delle Entrate e INPS, errori e più CU.
La Certificazione Unica 2026, abbreviata in CU 2026, è il documento che riepiloga i redditi corrisposti nel 2025, le ritenute fiscali, le detrazioni riconosciute e i contributi previdenziali. La ricevono, a seconda dei casi, lavoratori dipendenti, pensionati, collaboratori, autonomi e altri percettori di somme soggette a certificazione.
Non è soltanto un documento da archiviare: i suoi dati alimentano la dichiarazione precompilata e servono a verificare che redditi, giorni di lavoro, ritenute e agevolazioni siano corretti. Un errore nella CU può produrre un 730 inesatto, un conguaglio inatteso o la perdita temporanea di una detrazione.
Nel 2026 la scadenza di consegna al contribuente è stata il 16 marzo. Per la trasmissione all’Agenzia delle Entrate esistono invece termini diversi: 16 marzo, 30 aprile oppure 31 ottobre, a seconda della tipologia di reddito. Questa distinzione è importante perché la data di consegna al percipiente non coincide sempre con quella concessa al sostituto per l’invio telematico.
Questa guida spiega come leggere e scaricare la CU 2026, cosa controllare, come comportarsi se non arriva o contiene errori, quando più certificazioni rendono opportuno presentare la dichiarazione e quali obblighi ricadono sul datore di lavoro o sull’ente erogatore.
Sommario
La Certificazione Unica è la certificazione fiscale rilasciata dal sostituto d’imposta o dall’ente che ha corrisposto determinate somme. Attesta quanto è stato pagato al percipiente nell’anno precedente e come quelle somme sono state trattate ai fini fiscali, previdenziali e assistenziali.
Per il contribuente svolge tre funzioni essenziali:
La CU non è però una quietanza che dimostra, da sola, che ogni imposta sia definitivamente pagata. Le ritenute sono acconti o trattenute operate dal sostituto. Il calcolo finale dipende dal reddito complessivo, dalle altre entrate, dalle detrazioni e dagli eventuali conguagli.
Il numero indicato nel nome del modello identifica l’anno in cui la certificazione viene rilasciata, non quello in cui il reddito è stato guadagnato. La CU 2026 certifica i redditi corrisposti nel 2025; la CU 2025 riguarda invece i redditi 2024.
Il criterio è quello di cassa: in linea generale conta il momento in cui la somma è stata corrisposta. Per il lavoro dipendente opera anche il principio di cassa allargato, in base al quale gli emolumenti riferiti all’anno precedente ma pagati entro il 12 gennaio possono essere imputati fiscalmente a quell’anno. Nei casi dubbi è opportuno confrontare CU, cedolini e data effettiva di pagamento.
Il termine CUD è ancora molto usato, soprattutto dai pensionati, ma identifica il vecchio certificato dedicato principalmente ai redditi di lavoro dipendente e di pensione. Dal 2015 è stato sostituito dalla Certificazione Unica, che ha un perimetro più ampio e comprende anche lavoro autonomo, provvigioni, redditi diversi e altri dati previsti dal modello annuale.
Quando si chiede il “CUD 2026” si sta quindi cercando, in pratica, la CU 2026.
Esistono due versioni dello stesso adempimento:
Il dipendente non deve compilare o inviare la CU ordinaria. Deve ricevere il modello sintetico, controllarlo e conservarlo.
La CU può riguardare situazioni molto diverse. I destinatari più frequenti sono i lavoratori dipendenti, i pensionati, i collaboratori coordinati e continuativi, i tirocinanti quando l’indennità è fiscalmente assimilata al lavoro dipendente, i percettori di alcune borse di studio, i lavoratori autonomi, gli agenti e rappresentanti, i percettori di redditi diversi e i proprietari interessati da corrispettivi di locazioni brevi certificati dagli intermediari.
Il datore di lavoro certifica retribuzioni imponibili, ritenute IRPEF, addizionali, detrazioni, contributi, eventuali premi, fringe benefit, trattamento integrativo e altri dati fiscali. Per co.co.co. e altri redditi assimilati la struttura è simile, ma cambiano la natura del reddito e alcuni campi.
L’INPS rilascia la CU a chi ha percepito pensioni e prestazioni fiscalmente imponibili, come numerose indennità di disoccupazione o di sostegno al reddito. Se nello stesso anno sono state erogate più prestazioni dall’Istituto, l’INPS produce normalmente un’unica certificazione che le riepiloga.
Chi ha lavorato e ha anche ricevuto una prestazione INPS può avere almeno due CU: una del datore di lavoro e una dell’Istituto.
La CU può certificare compensi di lavoro autonomo, provvigioni e redditi diversi, con le ritenute operate. Dal 2024, però, è stato eliminato l’obbligo di Certificazione Unica per i compensi corrisposti a soggetti che applicano il regime forfettario o il regime fiscale di vantaggio, perché i dati sono acquisiti tramite fatturazione elettronica. Un professionista forfettario, quindi, non deve presumere che l’assenza della CU sia necessariamente un’omissione.
Restano da distinguere il lavoro autonomo abituale, il lavoro autonomo occasionale e le provvigioni, perché nel 2026 seguono scadenze telematiche differenti.
Il datore di lavoro domestico privato non opera normalmente come sostituto d’imposta. Colf, badanti e baby-sitter ricevono una dichiarazione delle somme corrisposte e dei contributi versati, non la normale CU telematica di un’azienda. Questi redditi devono comunque essere valutati nella dichiarazione annuale.
Il modello è articolato in sezioni. Non tutte vengono compilate per ogni contribuente: dipende dal tipo di rapporto e dalle somme erogate. Tra le informazioni più importanti rientrano:
Non è necessario conoscere tutti i punti del modello per eseguire un primo controllo utile. Conviene procedere per blocchi e confrontare la CU con i documenti già posseduti.
Controllare nome, cognome, codice fiscale, domicilio fiscale e dati del sostituto. Un codice fiscale errato può impedire il corretto abbinamento della certificazione alla dichiarazione precompilata.
Verificare che il reddito sia esposto nella sezione corretta e che sia compatibile con i cedolini o i compensi ricevuti. L’importo indicato in CU non coincide necessariamente con la somma dei netti accreditati: il documento espone valori fiscali lordi o imponibili, mentre il netto risente di imposte, contributi, trattenute e rimborsi.
I giorni incidono sulle detrazioni. Se si possiedono più CU, i periodi sovrapposti non devono essere contati due volte nella dichiarazione. È uno dei controlli più importanti quando si è cambiato datore di lavoro durante l’anno.
Confrontare le ritenute IRPEF e le addizionali con i progressivi presenti negli ultimi cedolini o nei prospetti di pensione. Differenze non sono sempre errori, perché il conguaglio di fine anno può correggere gli importi trattenuti nei mesi precedenti.
Controllare detrazioni da lavoro o pensione, trattamento integrativo, familiari indicati e altre agevolazioni riconosciute. La presenza dell’Assegno unico non rende inutili tutti i dati dei figli: alcune informazioni restano necessarie per detrazioni, deduzioni e oneri sostenuti nel loro interesse.
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Richiedi informazioni gratisI dati previdenziali devono essere coerenti con il rapporto di lavoro o la gestione di appartenenza. La CU non sostituisce però l’estratto conto contributivo: per verificare che i contributi risultino effettivamente accreditati occorre consultare la posizione previdenziale INPS.
Le annotazioni sono parte integrante del documento. Possono spiegare conguagli, redditi esenti, somme non riconosciute, periodi di lavoro, agevolazioni per impatriati o altre situazioni che non si comprendono guardando soltanto gli importi.
Il modello 2026 recepisce le regole fiscali applicate ai redditi 2025. Tra i dati da osservare con maggiore attenzione ci sono le nuove misure sul cuneo fiscale previste dalla legge di Bilancio 2025:
La CU 2026 espone inoltre, quando ricorrono i presupposti, i fringe benefit del 2025: la soglia generale è stata di 1.000 euro, elevata a 2.000 euro per i lavoratori con figli fiscalmente a carico. Possono rientrare nei limiti anche rimborsi per utenze domestiche, affitto dell’abitazione principale e interessi sul mutuo dell’abitazione principale, secondo le condizioni previste dalla norma.
Un’ulteriore sezione riguarda le somme erogate o rimborsate, entro il limite annuo previsto, ai lavoratori assunti a tempo indeterminato nel 2025 che hanno trasferito la residenza per avvicinarsi alla sede di lavoro, quando risultano soddisfatti i requisiti reddituali e di distanza. Restano poi i dati relativi a premi di risultato, mance nel settore turistico e della ristorazione, lavoro sportivo e regimi agevolati.
Queste voci non spettano automaticamente a tutti. Se un beneficio manca, occorre prima verificare se ricorrevano i requisiti e se il datore lo ha già riconosciuto in busta paga.
Le istruzioni ufficiali distinguono la consegna al contribuente dalla trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate.
| Adempimento | Tipologia | Scadenza 2026 |
|---|---|---|
| Consegna della CU sintetica al percipiente | Tutte le certificazioni | 16 marzo 2026 |
| Invio telematico all’Agenzia delle Entrate | Lavoro dipendente, pensione, assimilati, lavoro autonomo non abituale, redditi diversi e dati destinati alla precompilata | 16 marzo 2026 |
| Invio telematico all’Agenzia delle Entrate | Lavoro autonomo abituale e provvigioni non occasionali indicate dalle istruzioni | 30 aprile 2026 |
| Invio telematico all’Agenzia delle Entrate | Certificazioni contenenti esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili con la precompilata | 31 ottobre 2026; essendo sabato, il termine passa al primo giorno feriale successivo |
Il termine del 30 aprile è una novità rispetto al calendario 2025, quando per il lavoro autonomo abituale era previsto il 31 marzo. Nel 2026 comprende anche determinate provvigioni non occasionali relative a rapporti di commissione, agenzia, mediazione, rappresentanza di commercio e procacciamento d’affari.
In caso di cessazione, il dipendente può chiedere la certificazione senza attendere l’anno successivo. Le istruzioni prevedono il rilascio entro 12 giorni dalla richiesta. Se il documento viene prodotto prima dell’approvazione del modello annuale definitivo o prima del completamento dei dati, potrà essere necessario ricevere successivamente la CU conforme e aggiornata.
La CU può essere consegnata su carta, inviata per posta o resa disponibile in formato elettronico, ad esempio via email o nel portale aziendale. Il formato digitale è ammesso se il destinatario può effettivamente ricevere, consultare e stampare il documento. Chi non dispone degli strumenti necessari può chiedere una copia cartacea.
Dopo la trasmissione, le certificazioni sono consultabili nell’area riservata dell’Agenzia delle Entrate. L’accesso avviene con SPID, Carta d’identità elettronica o Carta nazionale dei servizi. Dal Cassetto fiscale personale si raggiunge la sezione dedicata alle dichiarazioni fiscali e alle Certificazioni Uniche.
La presenza nel Cassetto fiscale conferma che il file è stato acquisito dall’Agenzia, ma non garantisce che ogni dato sia corretto. Bisogna confrontare il documento con quello ricevuto dal sostituto e con l’eventuale versione rettificata.
L’INPS ha reso disponibile la CU 2026 relativa ai redditi 2025. Il percorso principale è:
I pensionati possono utilizzare anche il servizio “Cedolino della pensione”; il documento è disponibile inoltre nell’app INPS Mobile.
Chi non riesce a usare i servizi digitali può rivolgersi a una sede INPS, a un CAF, a un patronato o a un professionista abilitato. L’Istituto consente anche la richiesta tramite PEC all’indirizzo richiestacertificazioneunica
Una persona di fiducia può operare con delega. Anche l’erede può richiedere la CU del contribuente deceduto, presentando la documentazione e la dichiarazione sostitutiva richieste dall’Istituto.
La mancata consegna non va ignorata, soprattutto se si deve presentare la dichiarazione. È utile seguire questa procedura:
Il fatto che il sostituto non abbia consegnato o trasmesso la CU non elimina l’eventuale obbligo del contribuente di dichiarare correttamente il reddito. Non è però prudente ricostruire importi e ritenute senza assistenza quando mancano dati o ci sono incongruenze.
Gli errori più comuni riguardano codice fiscale, reddito, giorni di lavoro, ritenute, familiari, contributi o agevolazioni. Il contribuente deve contattare il soggetto che ha emesso la certificazione e chiedere una rettifica scritta, allegando i documenti che dimostrano l’errore.
Il sostituto può annullare o sostituire telematicamente la certificazione. Il contribuente deve utilizzare l’ultima versione corretta e verificare che anche la precompilata recepisca i dati aggiornati. Se la dichiarazione è già stata inviata, il rimedio dipende dal tipo di errore e dal momento in cui viene rilevato: possono servire un 730 integrativo, un 730 rettificativo o un modello Redditi correttivo o integrativo.
Per una CU INPS errata bisogna chiedere la rettifica direttamente all’Istituto. L’INPS ricorda che la dichiarazione precompilata va controllata sulla base dell’ultima certificazione rilasciata.
È normale ricevere più CU se durante il 2025 si è cambiato lavoro, si sono avuti più datori contemporaneamente, si è percepita una pensione insieme a un reddito di lavoro oppure si sono ricevute prestazioni imponibili dall’INPS.
Ogni sostituto calcola le ritenute conoscendo soltanto i redditi che ha corrisposto, salvo che abbia effettuato il conguaglio considerando anche quelli precedenti. Quando si sommano i redditi, l’aliquota effettiva, le detrazioni e le addizionali possono cambiare.
Un lavoratore riceve 18.000 euro dal primo datore e 17.000 euro dal secondo. Se ciascuno applica imposte e detrazioni come se quello fosse l’unico reddito dell’anno, la tassazione complessiva potrebbe risultare insufficiente rispetto al reddito totale di 35.000 euro. La dichiarazione ricalcola l’IRPEF sull’insieme dei redditi e può generare un debito.
Il possesso di due CU, da solo, non rende sempre obbligatoria la dichiarazione: si può essere esonerati quando l’ultimo sostituto ha conguagliato anche i redditi precedenti e ricorrono tutte le altre condizioni di esonero. In assenza di un conguaglio complessivo, è opportuno far verificare la situazione.
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Richiedi informazioni gratis| Documento | Funzione | Chi lo produce o presenta |
|---|---|---|
| Certificazione Unica | Certifica redditi e ritenute corrisposti da un sostituto o ente | Datore di lavoro, ente pensionistico, committente o altro soggetto obbligato |
| Modello 730 o Redditi | Determina il risultato fiscale complessivo del contribuente | Contribuente, CAF, professionista o sostituto che presta assistenza |
| DSU e ISEE | Misurano la situazione economica del nucleo per bonus e prestazioni | Contribuente tramite INPS, CAF o altri canali abilitati |
La CU è quindi una fonte di dati, non la dichiarazione dei redditi e neppure l’attestazione ISEE. I dati fiscali possono essere acquisiti nelle procedure ISEE, ma periodo di riferimento, nucleo e patrimonio seguono regole proprie.
Il sostituto deve compilare correttamente la certificazione, consegnare il modello sintetico al percipiente e trasmettere il flusso ordinario all’Agenzia entro il termine applicabile.
Per ogni CU omessa, tardiva o errata la normativa prevede una sanzione di 100 euro, con il limite massimo previsto per ciascun sostituto. Non si applica la sanzione per l’errore se la certificazione corretta viene trasmessa entro cinque giorni dalla scadenza. Se la correzione avviene entro sessanta giorni, la sanzione è ridotta a un terzo e opera un limite massimo più basso.
Queste sanzioni riguardano il soggetto obbligato all’invio, non il lavoratore che non ha ricevuto il documento. Il contribuente resta comunque responsabile della correttezza della propria dichiarazione e deve attivarsi quando si accorge che una CU manca o contiene dati incoerenti.
È prudente conservare la CU insieme alla dichiarazione e ai relativi documenti almeno fino alla scadenza dei termini ordinari di controllo fiscale, tenendo conto di eventuali proroghe, dichiarazioni integrative o contenziosi. In pratica, per evitare di perdere documenti utili, molti contribuenti mantengono l’intero fascicolo fiscale per un periodo più ampio.
La CU contiene dati personali, reddituali e previdenziali. Non va inviata tramite canali non sicuri né lasciata accessibile su dispositivi condivisi. Prima di consegnarla a un intermediario occorre verificare l’identità e l’abilitazione del destinatario.
Il termine ordinario di consegna al percipiente è stato il 16 marzo 2026. L’invio può avvenire su carta, per posta, via email o tramite un portale che consenta di scaricare e stampare il documento.
Si riferisce ai redditi e alle somme fiscalmente attribuite al 2025. Il numero 2026 indica l’anno del modello e della consegna.
In MyINPS, nella sezione “I tuoi servizi e strumenti”, aprendo “Servizi fiscali e pagamenti ricevuti da INPS” e poi “Certificazione Unica 2026”. È disponibile anche nell’app INPS Mobile e, per i pensionati, tramite il servizio del cedolino.
Sì, nell’area riservata e nel Cassetto fiscale, se il sostituto ha trasmesso la certificazione e l’Agenzia l’ha acquisita. L’accesso richiede SPID, CIE o CNS.
Il formato elettronico è ammesso se il lavoratore dispone degli strumenti per riceverlo, consultarlo e stamparlo. In caso contrario il sostituto deve assicurare una consegna utilizzabile, anche cartacea.
No, non automaticamente. Bisogna verificare se l’ultimo sostituto ha conguagliato tutti i redditi e se ricorrono le altre condizioni di esonero. Senza conguaglio complessivo è frequente che la dichiarazione sia necessaria o comunque conveniente per calcolare correttamente l’imposta.
Sì, l’INPS certifica le prestazioni imponibili erogate, tra cui la NASpI. Chi nello stesso anno ha lavorato e percepito la disoccupazione deve controllare sia la CU del datore sia quella INPS.
CU e ISEE sono documenti diversi. Molti dati fiscali vengono acquisiti automaticamente, ma il CAF o la procedura DSU possono richiedere documenti aggiuntivi. Bisogna seguire l’elenco previsto per l’ISEE dell’anno richiesto.
Per i compensi corrisposti a soggetti in regime forfettario o di vantaggio è stato eliminato l’obbligo di Certificazione Unica a partire dai compensi 2024. L’assenza del modello, in questa situazione, non indica necessariamente un errore del committente.
Il lavoratore deve richiederla per iscritto, controllare il Cassetto fiscale e conservare la prova della richiesta. Se non viene rilasciata, è opportuno rivolgersi a un intermediario fiscale e valutare la segnalazione dell’inadempimento. Il reddito deve comunque essere dichiarato correttamente quando sussiste l’obbligo.
La correzione deve essere effettuata dal soggetto che l’ha emessa, mediante una certificazione sostitutiva o l’annullamento del file errato. Il contribuente deve usare l’ultima versione e controllare l’eventuale dichiarazione già predisposta o inviata.
Non come semplice totale dei bonifici ricevuti. La CU espone redditi fiscali, ritenute, contributi e altre componenti. Per ricostruire il netto bisogna considerare anche trattenute e voci presenti nei cedolini.
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