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Il MIT punta a pubblicare in autunno il bando nazionale per i genitori separati o divorziati: fino al 50% dell’affitto, massimo 500 euro mensili. Domande non ancora aperte.
Il contributo nazionale per l’affitto dei genitori separati o divorziati si avvicina alla fase delle domande, ma il bando non è ancora aperto. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti (MIT) ha comunicato il 16 settembre 2026 l’obiettivo di pubblicarlo in autunno. La misura è rivolta ai genitori con figli a carico che non hanno ricevuto in assegnazione l’abitazione familiare; secondo l’annuncio ministeriale il sostegno potrà coprire il 50% delle spese di affitto, fino a 500 euro al mese e 6.000 euro l’anno.
È importante distinguere ciò che è già stabilito dalla legge da ciò che è stato annunciato sul funzionamento del contributo. La legge di Bilancio 2026 ha istituito il fondo e individuato la platea di base, ma affida a un decreto attuativo i criteri e le modalità di erogazione.
Al momento non c’è una finestra ufficiale per inviare le richieste, né è corretto indicare una piattaforma o una scadenza per la domanda.
Sommario
Il MIT parla di un passaggio verso l’entrata in funzione del Fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati. L’obiettivo dichiarato è pubblicare in autunno 2026 il bando per l’accesso ai contributi. “In autunno” non è una data di apertura: potrà essere precisata soltanto con gli atti e le istruzioni ufficiali.
Il Ministero indica una disponibilità di 20 milioni di euro l’anno, pari a 60 milioni nel triennio 2026-2028, e prospetta un contributo fino alla metà della spesa di locazione, entro il doppio tetto di 500 euro mensili e 6.000 annui. I 60 milioni sono la somma delle risorse dei tre anni considerati nel comunicato; la disposizione legislativa parla di una dotazione di 20 milioni annui a decorrere dal 2026, quindi non va letta come automaticamente esaurita nel 2028.
Il fondo nazionale qui trattato è una misura specifica per genitori separati o divorziati. Non coincide con i contributi locali per l’affitto, con la detrazione fiscale per gli inquilini o con i bonus rivolti ai giovani. Regole, ente competente e cumulabilità delle diverse misure non devono essere presunti identici.
L’articolo 1, commi 234 e 235, della legge 30 dicembre 2025, n. 199, istituisce il fondo per il sostegno abitativo dei genitori separati o divorziati non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà e con figli a carico fino al compimento dei 21 anni. Questa è la descrizione legislativa della platea; non è ancora l’elenco definitivo dei requisiti da verificare in sede di domanda.
La formula “non assegnatari dell’abitazione familiare di proprietà” merita attenzione. Non basta dichiarare di essere separati o di pagare un canone: occorrerà vedere come il decreto e il bando documenteranno l’assegnazione della casa familiare, la condizione dei figli a carico e la spesa di locazione. Non è prudente estendere automaticamente la misura a tutti i genitori non conviventi o a ogni genitore che abbia cambiato abitazione.
Il MIT, in una comunicazione di agosto, ha richiamato figli a carico fino a 21 anni e ha stimato una potenziale platea di circa 15mila beneficiari. È una stima ministeriale, non un numero di domande accolte o un diritto garantito a ciascun nucleo. Le risorse sono limitate e i criteri di selezione saranno decisivi.
Secondo l’annuncio del 16 settembre, il contributo potrà coprire il 50% delle spese di affitto, fino al limite di 500 euro al mese e 6.000 euro all’anno. L’importo massimo non è una somma fissa per tutti. A titolo puramente matematico, con un canone ammissibile di 600 euro mensili la metà sarebbe 300 euro; con un canone di 1.200 euro la metà sarebbe 600, ma il tetto mensile fermerebbe il contributo a 500 euro.
Questi esempi non anticipano le regole di ammissibilità: il decreto potrebbe specificare quali spese rientrano nel calcolo, come si documentano, per quanti mesi si riceve il sostegno e come si gestiscono i casi particolari. Anche il massimo annuo di 6.000 euro non significa che ogni beneficiario lo percepirà. Un importo definitivo potrà essere conosciuto solo dopo la pubblicazione delle regole applicative e l’istruttoria della domanda.
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Richiedi informazioni gratisNon risultano ancora pubblicati nel bando nazionale una soglia ISEE, un modulo di domanda, una graduatoria, l’elenco dei documenti obbligatori o una data di pagamento. Se tali elementi compariranno nel decreto e nell’avviso, andranno riportati esattamente come approvati. Non è corretto importare soglie e procedure da altri bonus affitto, anche regionali, e presentarle come già valide per questa misura.
Chi pensa di poter rientrare nella platea può comunque verificare di avere ordinati i documenti relativi alla propria situazione familiare e abitativa e controllare che il contratto di locazione sia regolare. È una preparazione prudente, non l’elenco ufficiale degli allegati richiesti. Per capire come funziona l’indicatore economico in generale, senza dedurne una soglia per il nuovo fondo, è disponibile la guida all’ISEE 2026.
La regolarità del contratto è rilevante in ogni rapporto locativo, indipendentemente dal futuro bando. La guida sulla registrazione del contratto di locazione spiega le conseguenze della mancata registrazione; non va però letta come conferma di un requisito già dettagliato per questo specifico contributo.
Alla data del 25 settembre 2026, il MIT indica l’autunno come periodo-obiettivo per la pubblicazione del bando. Non ha comunicato nel testo del 16 settembre un giorno di apertura, un termine finale o un indirizzo per presentare l’istanza. Non è dunque possibile fare oggi una domanda per il fondo nazionale sulla base di quel solo annuncio.
Il passaggio da monitorare è la pubblicazione degli atti attuativi e del bando sul sito istituzionale del Ministero. Solo allora saranno verificabili l’eventuale canale telematico, i criteri di priorità, le prove richieste, i tempi di erogazione e le regole di compatibilità con altri sostegni. Diffidare di pagine che chiedono dati personali o pagamenti per “prenotare” adesso il bonus è una cautela ragionevole: il MIT non ha annunciato una simile procedura.
Il primo controllo sarà la corrispondenza tra la situazione familiare e la formulazione ufficiale dei beneficiari. Il secondo riguarderà il canone di locazione effettivamente ammesso al calcolo del contributo; il terzo, le scadenze e il canale per l’invio. Se saranno previste priorità o una graduatoria, bisognerà leggerle prima di presumere che l’ordine di presentazione garantisca l’erogazione.
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È altrettanto importante verificare se il bando richiederà un ISEE, quali periodi di spesa considererà e se porrà limiti alla cumulabilità con altri aiuti. Fino alla pubblicazione, la notizia certa è l’avanzamento della fase attuativa e l’obiettivo ministeriale di un bando autunnale, non l’avvio del pagamento dei contributi.
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No. Il MIT ha annunciato il 16 settembre 2026 l’obiettivo di pubblicare il bando in autunno, ma non ha indicato una finestra già aperta per le domande.
No. I 500 euro sono il massimo mensile prospettato dal MIT. Il contributo potrà coprire fino al 50% della spesa di affitto ammissibile, entro il tetto di 6.000 euro annui; importo effettivo e condizioni dipenderanno dagli atti applicativi.
Il comunicato ministeriale non lo specifica. Le eventuali soglie economiche dovranno essere verificate nel decreto attuativo e nel bando, senza usare quelle di contributi locali diversi.
La legge istitutiva fa riferimento a figli a carico fino al compimento dei 21 anni. Modalità di verifica e ulteriori condizioni saranno precisate dagli atti applicativi.
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