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Guida alle tegole marsigliesi: dimensioni utili, misura del passo dei listelli, pendenza, gronda, fissaggio, ventilazione, quantità, posa ed errori.
Le tegole marsigliesi sono elementi piani in laterizio stampato, riconoscibili per le nervature longitudinali e per gli incastri laterali e di testa. Formano un manto ordinato e relativamente leggero, ma funzionano correttamente solo quando geometria della falda, passo dei listelli e sovrapposizione coincidono con il modello effettivamente fornito. Due tegole chiamate “marsigliesi” possono avere lunghezze, larghezze utili e campi di scorrimento diversi: copiare la listellatura di un tetto vicino o ricavare il passo dalla sola misura esterna è quindi un errore.
Prima della posa si controllano struttura, pendenza, impermeabilizzazione secondaria, ventilazione, azione del vento e dettagli di gronda, colmo, bordi e attraversamenti. Solo dopo si traccia il reticolo usando un campione del lotto. Questa guida spiega come leggere misure e schede tecniche, calcolare quantità e passo, posare le file e riconoscere i difetti senza confondere la marsigliese con tegole portoghesi, coppi o lastre continue.
Sommario
La marsigliese classica ha un corpo rettangolare pressoché piano, canali e rilievi che guidano l’acqua, un nasello inferiore per l’aggancio al listello e incastri che regolano il sormonto. Il profilo è diverso da quello ondulato della portoghese e dalla coppia coppo-canale della copertura tradizionale. Questa differenza non è soltanto estetica: determina direzione di posa, larghezza di copertura, tolleranza laterale e comportamento nei nodi.
Nei modelli tradizionali il gioco verticale è contenuto e il passo utile si concentra in un intervallo ristretto. I prodotti più recenti possono offrire un campo di scorrimento più ampio per adattarsi alla lunghezza di falda. Per esempio, una scheda BMI della Marsigliese riporta 241 × 414 mm e listelli a 345 mm, mentre la Vario 5 dichiara 245 × 411 mm e un campo 300–350 mm. Una Marsigliese Klinker di grande formato arriva invece a 258 × 458 mm e 335–395 mm. Sono esempi di prodotto, non valori da trasferire ad altri modelli.
La portoghese combina una parte curva, simile al coppo, con una parte piana. Ha quindi un disegno di deflusso e incastri propri. La guida sulle misure e posa delle tegole portoghesi è utile per il confronto, ma non fornisce automaticamente il passo della marsigliese: anche quando la lunghezza nominale appare simile, cambiano larghezza utile, appoggio e campo di sovrapposizione.
La misura nominale descrive l’ingombro fisico della tegola. La misura utile è la porzione che rimane visibile e coprente dopo gli incastri. In verticale corrisponde al passo di posa; in orizzontale alla larghezza di copertura. Il fabbisogno per metro quadrato deriva dal prodotto delle due misure utili, non da lunghezza e larghezza esterne.
Una tegola da 41 × 24,5 cm non copre 0,100 m²: parte del corpo scompare sotto gli elementi adiacenti. Se il passo è 34,5 cm e la larghezza utile 20,9 cm, la copertura teorica è 0,345 × 0,209 = 0,0721 m², pari a circa 13,9 pezzi/m². Il dato ottenuto coincide solo approssimativamente con la resa dichiarata perché tolleranze, giunti e geometria degli incastri vengono definiti dal produttore.
Su schermi piccoli la tabella può essere scorsa orizzontalmente.
| Dato | Che cosa rappresenta | Come si usa | Errore da evitare |
|---|---|---|---|
| Lunghezza nominale | Ingombro totale dalla testa al piede | Movimentazione e verifica del modello | Assumerla come passo dei listelli |
| Larghezza nominale | Ingombro laterale totale | Stoccaggio e identificazione | Usarla per contare le colonne |
| Passo o ricoprimento verticale | Distanza fra punti omologhi di due corsi | Tracciamento dei listelli | Copiarlo da una tegola diversa |
| Larghezza utile | Modulo orizzontale dopo l’incastro | Tracciamento e larghezza delle file | Forzare gli incastri per chiudere il bordo |
| Pezzi per m² | Resa media del modello posato | Preventivo e approvvigionamento | Non aggiungere sfrido e ricambi |
| Peso per m² | Massa del solo manto | Verifica dei carichi permanenti | Considerarlo peso dell’intero pacchetto |
Il passo è la distanza, misurata lungo la falda, fra punti corrispondenti di due listelli consecutivi. Va ricavato dalla scheda tecnica e verificato su più tegole del lotto. Le tolleranze del laterizio, le finiture e le serie produttive rendono poco affidabile una prova fatta su un solo pezzo.
Su un piano si accostano almeno dieci o dodici tegole nella direzione della falda, portando gli incastri prima alla posizione più chiusa e poi a quella più aperta senza forzarli. Si misura la distanza complessiva fra punti omologhi e la si divide per il numero degli intervalli, non per il numero delle tegole. Con undici elementi ci sono dieci passi. La media fra configurazione chiusa e aperta individua un valore di lavoro, purché rientri nel campo dichiarato dal fabbricante.
La stessa prova si ripete affiancando una fila di tegole. Serve a stabilire il modulo orizzontale e a evitare un taglio stretto sul bordo opposto. Gli incastri devono appoggiarsi senza tensioni: stringerli oltre il gioco previsto può sollevare un lembo, aprire il canale d’acqua o produrre rotture durante le variazioni termiche.
Misurata la lunghezza utile della falda, si sottraggono le quote specifiche della prima fila e dell’ultima presso il colmo. Il tratto residuo viene diviso per un numero intero di corsi, scegliendo un passo compreso nel campo ammesso. Se la distanza utile è 6,55 m e il modello consente 33,5–34,7 cm, 19 intervalli richiederebbero 34,47 cm e possono risultare compatibili; 20 richiederebbero 32,75 cm e sarebbero fuori campo. Le quote esatte di gronda e colmo vengono comunque dal sistema scelto.
La prima tegola non poggia su un corso sottostante e deve essere sostenuta all’altezza corretta. Il listello di gronda, o un elemento sagomato equivalente, compensa lo spessore mancante e mantiene la stessa inclinazione delle file successive. Se è troppo basso, la prima fila “cade” e scarica male nella gronda; se è troppo alto, crea una contropendenza locale e apre i giunti.
Il bordo della tegola deve convogliare l’acqua nella gronda senza ridurne eccessivamente la sezione né lasciare scoperta la linea di raccolta. La quota dipende da profilo, diametro della gronda, posizione della staffa e intensità delle precipitazioni. Prima di fissare la listellatura si monta un tratto campione con membrana, pettine parapasseri e gronda reale.
L’ultimo corso deve lasciare lo spazio previsto per listello di colmo, sottocolmo ventilato e ganci. Tagliare sistematicamente la testa delle tegole per recuperare un errore di tracciamento indebolisce il dettaglio e può interrompere gli incastri. Il passo variabile serve proprio a distribuire piccoli scostamenti su tutta la falda, non a concentrarli nell’ultima fila.
La pendenza percentuale è il rapporto fra dislivello e proiezione orizzontale moltiplicato per 100; l’angolo è l’arcotangente dello stesso rapporto. Una pendenza del 35% corrisponde a circa 19,3°, non a 35°. Diverse schede di tegole marsigliesi correnti indicano 35% o 19° come minimo, ma il valore applicabile resta quello del prodotto e del sistema, valutato con lunghezza della falda, esposizione, vento, pioggia e impermeabilizzazione secondaria.
Avvicinarsi al limite riduce la velocità di smaltimento e aumenta la sensibilità a pioggia battente, neve e rigurgiti. Una membrana sottotegola gestisce l’acqua accidentale, ma non trasforma una posa fuori campo in una copertura corretta. La UNI 9460:2023 definisce i criteri di progettazione, esecuzione e manutenzione delle coperture discontinue; il progettista li coordina con istruzioni del fabbricante e condizioni locali.
Su un tetto esistente si misura il dislivello lungo una base orizzontale sufficientemente ampia oppure si usa un inclinometro verificato. Il dato va raccolto in più punti: avvallamenti, rotazioni dei correnti e deformazioni possono creare zone con pendenza minore della media. La decisione non si basa sulla sola inclinazione apparente vista da terra.
Le marsigliesi vanno agganciate a un supporto continuo di listelli, lignei o metallici, fissato alla struttura o al sistema isolante previsto. Posarle direttamente su malta o su una superficie continua elimina la possibilità di regolare e sostituire i pezzi, può ostacolare il drenaggio e interrompe la microventilazione. La documentazione di sistema deve definire sezione, classe e fissaggi dei listelli.
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Richiedi informazioni gratisI controlistelli creano canali continui dalla gronda al colmo e trasferiscono alla struttura i fissaggi dei listelli orizzontali. Membrana, controlistelli e punti di perforazione vanno coordinati affinché l’acqua secondaria possa defluire. Per capire funzioni e limiti della camera d’aria è utile la guida al tetto ventilato e alla sua stratigrafia.
Pettini e griglie impediscono l’accesso di volatili senza chiudere l’aria. Al colmo un elemento ventilato continuo protegge dalla pioggia e permette l’uscita del flusso; la malta piena può ostruire il passaggio e rendere difficili le manutenzioni. Tegole di aerazione aggiuntive vengono distribuite secondo lunghezza di falda e indicazioni del sistema, non concentrate casualmente.
Prima di posare si controllano diagonali, rettilineità di gronda e colmo, parallelismo dei bordi e presenza di compluvi o abbaini. Una falda fuori squadra non si corregge deformando tutti gli incastri. Si stabilisce invece una linea di riferimento e si distribuiscono gli scarti nei margini o nei tagli progettati.
Oltre ai listelli orizzontali si marcano moduli verticali ogni poche colonne. Servono a evitare la deriva laterale, particolarmente visibile sulle marsigliesi per la trama regolare. Si posa a secco un campione fra i due bordi, verificando che il modulo permetta pezzi terminali sufficientemente larghi e raccordi compatibili.
La direzione laterale dipende dal verso degli incastri del modello; non è corretto imporre sempre destra-sinistra o sinistra-destra. Si parte dalla gronda, si segue il verso indicato e si controllano periodicamente allineamento e battuta. Le tegole non devono essere martellate nell’incastro: un pezzo che non chiude segnala sporco, deformazione, passo errato o modello mescolato.
Il nasello mantiene la tegola sul listello ma non risolve ogni sollevamento. Numero e tipo di fissaggi dipendono da pendenza, altezza e forma dell’edificio, zona del tetto, vento, esposizione e supporto. Bordi, angoli, gronda, colmo e tegole tagliate sono normalmente più sollecitati. La scelta deve seguire calcolo, UNI 9460:2023 e schema del fabbricante, non una regola fissa come “una tegola ogni cinque” applicata senza contesto.
I dispositivi devono essere compatibili con foro o profilo della tegola e con il listello. Serraggi eccessivi rompono il laterizio o impediscono i movimenti; metalli incompatibili possono corrodersi. Il fissaggio a secco mantiene smontabilità e ventilazione. Le file terminali, i pezzi speciali e i tagli ricevono il sostegno specifico previsto dal sistema.
La superficie corrente è la parte più semplice; le infiltrazioni nascono spesso nei raccordi. La membrana secondaria deve scaricare in gronda e raccordarsi a pareti, lucernari e comignoli. Converse e scossaline restano sotto o sopra il manto secondo il dettaglio, con quote che non bloccano il canale di deflusso. La guida alla lattoneria del tetto approfondisce questi nodi.
I tagli devono avere larghezza sufficiente, bordo stabile e fissaggio indipendente. Una striscia stretta appoggiata soltanto per attrito può scivolare o sollevarsi. Il canale metallico conserva la sezione idraulica e resta ispezionabile; schiume e malta non sostituiscono un dettaglio di compluvio progettato.
Il colmo viene sostenuto da un listello regolato alla quota corretta e fissato con ganci o viti previsti. Terminali, mezze tegole, laterali, aeratori e raccordi della stessa famiglia evitano adattamenti fragili. La compatibilità va verificata sul codice prodotto, perché colore simile e nome commerciale non garantiscono lo stesso incastro.
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Su schermi piccoli la tabella può essere scorsa orizzontalmente.
| Fase | Controllo | Segnale di errore | Correzione |
|---|---|---|---|
| Campione | Incastri liberi e modulo misurato | Tegole sollevate o serrate | Ricalcolare passo e larghezza utile |
| Gronda | Prima fila alla stessa inclinazione | Bordo basso o acqua oltre la gronda | Regolare rialzo e sporgenza |
| Faldata | File parallele e colonne verticali | Deriva progressiva | Riprendere dalle linee di controllo |
| Bordi e nodi | Pezzi sostenuti e fissati | Tagli stretti o mobili | Ridisegnare modulo e usare accessori |
| Colmo | Uscita d’aria e fissaggio meccanico | Malta piena o colmi instabili | Usare sottocolmo e ganci compatibili |
La superficie da coprire è quella inclinata. Se si conosce la proiezione orizzontale Ap e la pendenza in rapporto decimale i, per una falda regolare vale A = Ap × √(1 + i²). Con 100 m² in pianta e pendenza 35%: A = 100 × √(1 + 0,35²) ≈ 105,9 m².
Con una resa dichiarata di 14 pezzi/m² servono 105,9 × 14 ≈ 1.483 tegole. Aggiungendo il 5% per tagli, selezione e scorta si ordinano circa 1.557 pezzi, arrotondando a confezioni o bancali interi. La percentuale cresce su padiglioni, compluvi, abbaini e geometrie irregolari; pezzi speciali e aeratori si conteggiano separatamente.
Quattordici tegole da 2,8 kg sviluppano circa 39 kg/m² per il solo manto. A questo si sommano listelli, membrane, accessori, neve e azioni di esercizio. Sostituire un manto o aggiungere strati non autorizza a dare per scontata la portanza: su strutture deformate, storiche o degradate serve una valutazione tecnica.
La sovrapposizione si riduce, gli incastri lavorano al limite e può comparire una fessura in testa. La pioggia spinta dal vento raggiunge più facilmente il sottomanto. Non si corregge sigillando ogni giunto: si smonta il tratto e si ripristina una listellatura compatibile.
Le tegole si accavallano oltre il campo previsto, sollevano il piede o trasmettono compressioni. Le file diventano ondulate e i pezzi possono rompersi camminandoci sopra o per dilatazione. Anche qui la causa è geometrica, non una carenza di adesivo.
Una tegola di ricambio può avere colore simile ma nasello, nervature e incastri differenti. Prima della sostituzione si confrontano marchio, codice, dimensioni e prova di accostamento. Se il modello non esiste più, si valuta una zona omogenea di recupero invece di inserire elementi che restano sollevati.
Riempire gronda e colmo può bloccare ventilazione e drenaggio, trattenere umidità e rendere distruttiva la manutenzione. I sigillanti hanno impieghi puntuali nei dettagli compatibili, non sostituiscono ganci, viti, listelli o accessori di sistema.
Una tegola non è un piano di lavoro né un punto di ancoraggio. Il rischio comprende caduta dal bordo, sfondamento di parti fragili, scivolamento sulla falda e caduta di materiali. Accesso, protezioni collettive, ponteggi, parapetti, sistemi anticaduta e recupero vengono pianificati prima di salire. La presenza di una linea vita non elimina la necessità di verificarne progetto, ancoraggi, compatibilità del DPI e tirante d’aria.
I pacchi non si concentrano su una porzione non verificata della struttura. Si distribuiscono secondo piano di carico e si impedisce lo scivolamento. Taglio e foratura producono polvere e frammenti: si usano attrezzature, aspirazione e protezioni adeguate, mantenendo libera la zona sottostante.
L’ispezione controlla elementi rotti o scivolati, fissaggi, colmo, bordi, compluvi, scossaline, gronde e presenza di detriti o vegetazione. Le efflorescenze superficiali non equivalgono automaticamente a perdita di prestazione, mentre sfaldamenti, crepe passanti e incastri rotti richiedono valutazione. Si interviene dalla posizione protetta senza caricare localmente le tegole.
La sostituzione puntuale è plausibile se supporto, membrana, listelli e pezzi circostanti sono integri e si trova un ricambio compatibile. Infiltrazioni diffuse, listelli marci, membrana interrotta o deformazioni della falda richiedono invece aprire un’area più ampia e diagnosticare la stratigrafia. Per bonus, titoli e voci di costo si può consultare la guida sulla sostituzione di tegole e guaina del tetto.
Il prezzo unitario delle tegole non rappresenta il costo della copertura. Il preventivo dovrebbe distinguere ponteggi e sicurezza, rimozione e smaltimento, riparazioni del supporto, membrane, controlistelli, listelli, tegole correnti, pezzi speciali, fissaggi, lattonerie, colmo ventilato, trasporto e sollevamento. Devono risultare modello, colore, resa, quantità, percentuale di ricambi, garanzie e verifiche finali.
Su schermi piccoli la tabella può essere scorsa orizzontalmente.
| Voce | Dato da chiedere | Perché conta |
|---|---|---|
| Tegola | Produttore, codice, finitura, resa e peso/m² | Evita equivalenze generiche |
| Listellatura | Materiale, sezione, trattamento, passo e fissaggi | Definisce geometria e stabilità |
| Sottomanto | Tipo, raccordi, nastrature e scarico in gronda | Gestisce acqua accidentale e vapore |
| Accessori | Colmi, laterali, aeratori, fermaneve e ganci | Completa i nodi senza adattamenti |
| Sicurezza | Opere provvisionali, accessi e protezioni | Non è una voce eliminabile |
| Consegna | Controlli, foto, schede, ricambi e garanzia | Rende il lavoro verificabile e manutenibile |
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Non esiste una misura unica. Molti modelli sono lunghi circa 40–46 cm e larghi 24–26 cm, ma passo, larghezza utile, peso e resa cambiano. Si usa sempre la scheda del codice acquistato.
Dipende dal modello: esempi correnti dichiarano valori fissi intorno a 34–35 cm o campi variabili più ampi. Il passo va ricavato dalla scheda e verificato su più tegole del lotto.
Si accostano più tegole nella direzione della falda, si misurano insieme più intervalli in posizione chiusa e aperta e si divide la lunghezza per il numero degli intervalli. Il risultato deve restare nel campo ammesso.
Diverse schede indicano 35%, circa 19°, ma non è un valore universale. Contano modello, lunghezza della falda, clima, esposizione e sistema sottotegola.
No. Il 35% è il rapporto fra dislivello e base orizzontale; corrisponde a circa 19,3°. Confondere le due unità porta a errori importanti.
La resa tipica varia con formato e incastri: alcuni modelli dichiarano circa 11 pezzi/m², altri 14–14,5. Fa fede la scheda tecnica, aggiungendo tagli e scorta.
Normalmente no: servono supporti di aggancio e una configurazione che consenta drenaggio e ventilazione. La stratigrafia esatta dipende dal sistema progettato.
Lo schema di fissaggio dipende da vento, pendenza, altezza, geometria e zona della falda. Bordi, gronda, colmo e pezzi tagliati richiedono particolare attenzione secondo progetto e produttore.
La chiusura piena può ostacolare ventilazione e manutenzione. I sistemi contemporanei impiegano listello, sottocolmo ventilato e fissaggi meccanici compatibili.
No: profilo, incastri, larghezza utile e appoggio sono differenti. Anche fra marsigliesi di marche o serie diverse occorre una prova di compatibilità.
File sollevate, incastri al limite, bordi non complanari e deriva degli allineamenti sono segnali tipici. Si confrontano le distanze reali con scheda e campione del lotto.
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