Spatola per stucco cartongesso in acciaio inox flex 127 mm
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Guida alla pompa sommersa: acque chiare e sporche, calcolo di portata e prevalenza, curva Q-H, diametro del tubo, galleggiante e protezioni.
Una pompa sommersa può svuotare un locale allagato, mantenere asciutto un pozzetto, trasferire acqua da una vasca o sollevare acque grigie. Non basta però scegliere il modello con più watt o con la prevalenza massima più alta: la pompa deve fornire la portata necessaria alla prevalenza reale dell’impianto, lasciar passare gli eventuali solidi e lavorare senza cicli troppo brevi, marcia a secco o strozzature nella mandata.
La domanda corretta non è quindi “quanti metri solleva?”, ma “quanti metri cubi all’ora eroga nel punto in cui dovrà lavorare?”. Prevalenza massima e portata massima sono gli estremi della curva e non si verificano insieme. A valle della scelta idraulica vengono pozzetto, galleggiante, diametro del tubo, valvola di ritegno, alimentazione elettrica e allarme: trascurare uno di questi elementi può rendere inefficace anche una buona macchina.
Questa guida riguarda soprattutto pompe da drenaggio per acque chiare o sporche, installazioni domestiche e piccoli cantieri. Le elettropompe multistadio per pozzi profondi costituiscono un’applicazione diversa, legata al livello dinamico della falda, al raffreddamento del motore e alla tubazione verticale; questi aspetti sono introdotti nella guida al pozzo in giardino e non vanno confusi con lo svuotamento di un pozzetto.
Sommario
Il motore e la parte idraulica lavorano immersi nel liquido. La girante imprime energia all’acqua e la convoglia nella bocca di mandata; il liquido circostante contribuisce al raffreddamento secondo le condizioni indicate dal produttore. L’adescamento è più semplice rispetto a una pompa di superficie perché il corpo idraulico è già sotto il livello dell’acqua, ma immersione non significa funzionamento senza limiti: profondità massima, temperatura, servizio continuo o intermittente e livello minimo sono dati di targa.
Il galleggiante o il sensore di livello avvia la pompa quando l’acqua sale e la arresta prima che il livello diventi insufficiente. Una valvola di ritegno può impedire che la colonna d’acqua ricada nel pozzetto allo spegnimento. Il tubo di mandata trasporta il flusso fino al punto di scarico, ma curve, restringimenti e valvole generano perdite di carico che la pompa deve vincere.
Hanno luce di passaggio ridotta e possono lasciare pochi millimetri d’acqua sul fondo. Sono adatte a vasche, piscine, infiltrazioni relativamente pulite e trasferimenti di acqua non aggressiva. Un velo di limo o piccoli detriti può già compromettere una griglia fine: “chiara” descrive il contenuto di solidi, non il colore apparente.
Consentono il passaggio di particelle più grandi, spesso nell’ordine di 20–30 mm nei modelli domestici, ma il valore varia. La scheda di un modello non vale per tutta la categoria. Foglie, stracci e fibre lunghe possono avvolgersi anche quando il diametro nominale del corpo estraneo sembra ammissibile; sabbia e materiale abrasivo usurano girante e tenute.
Acque nere, solidi fecali e reflui richiedono macchine e stazioni specificamente progettate. Una comune pompa da drenaggio non diventa idonea perché riesce a far passare un sassolino. I trituratori affrontano solidi previsti dal progetto, ma salviette, corde e materiali fibrosi restano una causa frequente di blocco. Lo scarico in fognatura deve rispettare configurazione, autorizzazioni e prescrizioni del gestore: la guida all’allaccio alla fognatura chiarisce il quadro generale.
Sono normalmente strette e multistadio, progettate per prevalenze molto superiori e per lavorare in un rivestimento. La scelta considera diametro del pozzo, livello statico e dinamico, portata sostenibile della falda, raffreddamento, cavo, giunzioni e sostegno. Non sono la soluzione standard per pozzetti larghi e bassi, dove servono grande passaggio e comando di livello.
| Applicazione | Tipo da valutare | Dato decisivo | Errore frequente |
|---|---|---|---|
| Svuotare una vasca pulita | Acque chiare, anche a basso residuo | Livello minimo di aspirazione | Lasciarla in manuale fino alla marcia a secco |
| Pozzetto con acqua piovana e piccoli detriti | Drenaggio o vortex | Passaggio libero e spazio del galleggiante | Confondere il diametro dei solidi con la resistenza alla sabbia |
| Scavo di cantiere fangoso | Pompa da cantiere compatibile con abrasivi | Materiali, girante e concentrazione di solidi | Usare un modello domestico per acqua pulita |
| Acque grigie domestiche | Pompa o stazione omologata per il liquido | Temperatura, fibre e composizione | Ignorare detergenti, grassi e picchi di temperatura |
| Acque nere | Stazione reflui o trituratore specifico | Impianto completo e requisiti dello scarico | Installare la sola pompa da drenaggio |
La portata si esprime normalmente in litri al minuto o metri cubi all’ora; 1 m³/h equivale a circa 16,7 l/min. Per svuotare un volume noto si può partire da Q = V / t, dove V è il volume in metri cubi e t il tempo in ore. Se una vasca contiene 8 m³ e deve essere svuotata in 90 minuti, la portata media è 8 / 1,5 = 5,33 m³/h. Aggiungendo un margine del 20% per ingresso d’acqua e variazioni operative, il riferimento diventa circa 6,4 m³/h.
Per un pozzetto che riceve infiltrazioni o pioggia, il dato più importante è invece la massima portata entrante plausibile. Se l’acqua arriva più velocemente di quanto venga espulsa, il livello continuerà a salire. Il margine non si sceglie in modo arbitrario: aumenta quando un allagamento avrebbe conseguenze gravi, quando la stima dell’afflusso è incerta o quando la pompa deve garantire un servizio essenziale. Nei casi critici si prevedono due pompe, alternanza, alimentazione e allarme indipendenti.
La prevalenza rappresenta l’energia per unità di peso che la pompa trasferisce al liquido ed è espressa in metri di colonna d’acqua. In una linea che parte e termina a pressione atmosferica, una stima utile è:
Htot = Hgeo + Hdistribuite + Hlocalizzate
Hgeo è la differenza verticale fra il livello dell’acqua nel pozzetto e il punto di scarico; le perdite distribuite dipendono da lunghezza, diametro, materiale e velocità nel tubo; quelle localizzate derivano da curve, valvole, raccordi e ritegno. Se la mandata deve alimentare un recipiente pressurizzato o garantire pressione a un utilizzo, si aggiunge la differenza di pressione convertita in prevalenza. Per l’acqua, 1 bar corrisponde a circa 10,2 metri di colonna d’acqua.
La prevalenza geodetica non va calcolata soltanto dal fondo. All’avvio il livello può essere alto; allo spegnimento è più basso e la pompa deve superare una colonna leggermente maggiore. Anche il punto di scarico conta: un tubo che sale per 5 metri e poi scende fino a uno scarico libero non richiede automaticamente la somma di ogni tratto verticale, ma il profilo può creare sifonamento, sacche d’aria o ritorni e va verificato nel progetto reale.
Per un calcolo tecnico si può usare Darcy-Weisbach: hf = f × (L/D) × v²/(2g), aggiungendo per i raccordi ΣK × v²/(2g). f è il fattore d’attrito, L la lunghezza, D il diametro interno, v la velocità e g l’accelerazione di gravità. Nella pratica domestica si consultano tabelle o software del produttore, usando il diametro interno effettivo e includendo tubo flessibile corrugato, gomiti, valvola e riduzioni.
Riprendendo la portata di 6,4 m³/h, si considerino 4,5 m di dislivello, 1,8 m di perdita nel tubo e 0,7 m fra curve e valvola di ritegno. La prevalenza totale stimata è 4,5 + 1,8 + 0,7 = 7,0 m alla portata di 6,4 m³/h. Questo è il punto da cercare sulla curva della pompa. Un modello dichiarato “10 m e 12 m³/h” può non essere adatto se i due valori sono soltanto le intercette estreme e la sua curva scende sotto 7 m prima di raggiungere 6,4 m³/h.
| Dato | Valore dell’esempio | Come si ottiene | Perché conta |
|---|---|---|---|
| Volume da evacuare | 8 m³ | Area per altezza media dell’acqua | Definisce il lavoro totale |
| Tempo richiesto | 1,5 h | Obiettivo operativo | Portata base 5,33 m³/h |
| Portata di progetto | 6,4 m³/h | Portata base più 20% | Punto orizzontale sulla curva |
| Dislivello | 4,5 m | Quote dei livelli utili | Parte statica della prevalenza |
| Perdite stimate | 2,5 m | Tubo, curve, ritegno e raccordi | Crescono con portata e strozzature |
| Punto richiesto | 6,4 m³/h a 7,0 m | Portata e prevalenza insieme | Si confronta con la curva Q-H |
La curva Q-H di una pompa centrifuga scende: quando la portata aumenta, la prevalenza disponibile tende a diminuire. La curva dell’impianto parte dalla prevalenza statica e sale con le perdite. La loro intersezione è il punto di lavoro effettivo, come spiegano le definizioni tecniche di KSB. Scegliere sulla sola potenza elettrica o sull’estremo “metri massimi” non mostra dove funzionerà il sistema.
Il punto dovrebbe ricadere nel campo ammesso dal costruttore, non troppo vicino alla portata nulla né fuori curva. Vanno lette anche tolleranze, rendimento, potenza assorbita, numero di avviamenti, servizio e diametro della mandata. Due pompe da 750 W possono avere curve molto diverse perché cambiano girante, passaggio libero e progetto idraulico.
La bocca della pompa non impone automaticamente il diametro di tutta la linea. Ridurre il tubo aumenta la velocità e, in genere, le perdite; un tubo molto grande costa di più e può trattenere maggior volume di riflusso. Il dimensionamento considera portata, lunghezza, materiale, solidi e raccomandazioni della macchina. Il diametro nominale commerciale non coincide sempre con quello interno utile.
Partendo da una velocità preliminare v, il diametro interno si stima con D = √(4Q / πv), con Q in m³/s. A 6,4 m³/h e 1,5 m/s il risultato è circa 39 mm interni. Un tubo da circa 32 mm interni porterebbe la velocità oltre 2,2 m/s e potrebbe far crescere sensibilmente le perdite, soprattutto se lungo o corrugato. Il valore finale si verifica con il calcolo delle perdite e con il diametro minimo ammesso per i solidi.
| Portata | Diametro interno teorico a 1,5 m/s | Controllo successivo |
|---|---|---|
| 2 m³/h | Circa 22 mm | Minimo della pompa e rischio di occlusione |
| 4 m³/h | Circa 31 mm | Lunghezza e tipo di tubo |
| 6 m³/h | Circa 38 mm | Curva Q-H con perdite reali |
| 10 m³/h | Circa 49 mm | Valvole, raccordi e passaggio solidi |
| 15 m³/h | Circa 60 mm | Dimensionamento professionale della linea |
La tabella è un pre-dimensionamento geometrico, non una prescrizione universale. Liquidi con solidi, tubi molto lunghi e istruzioni del produttore possono richiedere diametri differenti.
Il pozzetto deve permettere l’ingresso dell’acqua senza trascinare materiale grossolano, offrire una base stabile e lasciare libero il galleggiante. In un vano stretto il cavo del galleggiante può appoggiarsi alla parete e impedire l’avvio; in altri casi resta sollevato e la pompa non si ferma. I modelli con sensore verticale o integrato lavorano in spazi più piccoli, ma hanno livelli di attacco e arresto propri.
Un pozzetto di ispezione fognario e un pozzetto di pompaggio non sono automaticamente equivalenti. Il secondo deve considerare volume utile, accesso sicuro, tenuta, ventilazione quando necessaria, manutenzione, allarme e passaggi delle tubazioni. Non si entra in un vano confinato senza una valutazione specifica.
Il volume fra livello di avvio e arresto vale approssimativamente area in pianta × differenza di livello. In un pozzetto da 40 × 40 cm, con soli 15 cm fra ON e OFF, il volume è 0,40 × 0,40 × 0,15 = 0,024 m³, cioè 24 litri. Una pompa che eroga 100 l/min li sposta teoricamente in circa 14 secondi, senza considerare l’acqua entrante: un ciclo molto breve che può moltiplicare gli avviamenti. Aumentare il volume utile, regolare correttamente il livello o scegliere una portata più coerente può migliorare l’affidabilità, entro i limiti del manuale.
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Richiedi informazioni gratisQuando l’allagamento può danneggiare impianti, archivi o locali abitati, un galleggiante unico non è una strategia completa. Un sensore di alto livello indipendente segnala pompa bloccata, mancanza di corrente o afflusso eccessivo. Due pompe possono lavorare in alternanza e avviarsi insieme in emergenza; quadro, alimentazione e scarico devono però essere progettati affinché un guasto comune non le renda entrambe inutili.
La pompa si posa verticalmente sulla base prevista o si sostiene con il sistema ammesso dal costruttore: mai dal cavo elettrico. Una fune resistente e non degradabile può agevolare l’estrazione quando il manuale la consente. Il tubo deve essere fissato senza caricare la bocca, con raccordo smontabile per manutenzione. Curve strette, riduzioni immediate e flessibili schiacciati sottraggono prevalenza.
La valvola di ritegno riduce il ritorno d’acqua e i riavvii, ma aggiunge perdita di carico e può bloccarsi con detriti. Una valvola di intercettazione a valle permette la manutenzione, purché non venga lasciata chiusa durante il servizio. Nei sistemi soggetti a riflusso dalla rete esterna, posizione dello scarico, quota antiriflusso e stazione di sollevamento richiedono un progetto: la sola valvola non risolve ogni scenario.
Il grado IP68 della pompa riguarda l’involucro nelle condizioni di immersione dichiarate; non rende impermeabili una prolunga, una spina o una giunzione improvvisata. Presa, sezionamento e quadro restano fuori dalla zona esposta all’acqua e sopra la quota di possibile allagamento. Il cavo non va usato per sollevare la macchina, schiacciato dal chiusino o accorciato e giuntato senza il sistema specifico previsto.
L’alimentazione deve rispettare dati di targa, manuale e impianto: messa a terra quando prevista, protezione contro sovracorrenti, contatti indiretti e guasti a terra, differenziale adeguato e coordinamento con la linea. La nona edizione della CEI 64-8 è il riferimento italiano corrente per gli impianti elettrici di bassa tensione; negli edifici, installazione o modifica dell’impianto rientrano nel D.M. 37/2008 e devono essere eseguite da soggetti abilitati nei casi previsti.
Una protezione termica incorporata tutela il motore da alcune condizioni, ma non sostituisce le protezioni dell’impianto. Se il salvavita scatta durante pioggia o pompaggio, non va riarmato ripetutamente: si seziona l’apparecchio e si fa verificare isolamento, cavo, connessioni, pompa e circuito.
Molte pompe sommerse usano il liquido per raffreddare il motore e lubrificare o proteggere le tenute. Il funzionamento a secco può surriscaldare componenti e danneggiare la tenuta meccanica. Il livello di arresto del galleggiante deve quindi rispettare il minimo del modello. La modalità manuale, spesso utile per svuotare fino a pochi millimetri, richiede sorveglianza e non va lasciata attiva come automatismo permanente.
Temperatura massima, pH, densità e compatibilità chimica non sono dettagli. Acqua calda di lavatrice, detergenti, idrocarburi, sale o liquidi corrosivi possono richiedere materiali e pompe dedicate. In atmosfere potenzialmente esplosive servono apparecchiature e progetto idonei: una comune pompa domestica non può essere usata solo perché fisicamente entra nel pozzetto.
Il collaudo non consiste nel sentire il motore girare. Si misura il tempo necessario a spostare un volume noto oppure la variazione di livello in un pozzetto di geometria conosciuta. Da volume e tempo si ricava la portata reale, confrontandola con la curva alle condizioni stimate. Si osservano rumore, vibrazioni, vortici, aria nella linea, stabilità del tubo e ritorno allo spegnimento.
Si prova il galleggiante più volte, senza usare le mani in acqua con circuito alimentato. L’arresto deve avvenire sopra il livello minimo ammesso; l’avvio deve lasciare margine prima dell’allagamento. Se presente, si testa separatamente l’allarme. Assorbimento e intervento delle protezioni sono controlli da tecnico con strumenti idonei.
| Sintomo | Cause possibili | Controllo in sicurezza | Intervento |
|---|---|---|---|
| La pompa non parte | Manca alimentazione, galleggiante bloccato, termica intervenuta | Sezionare e verificare libertà del sensore; tecnico per l’elettrico | Pulire, raffreddare e rimuovere la causa; non bypassare il galleggiante |
| Il motore gira ma non esce acqua | Aria intrappolata, mandata chiusa, girante bloccata, livello insufficiente | Controllare tubo e posizione dopo aver tolto tensione | Ripristinare configurazione e procedura del manuale |
| Portata molto bassa | Prevalenza eccessiva, tubo piccolo, griglia ostruita, tensione anomala | Misurare portata reale e ricontrollare curva e perdite | Pulire o ridimensionare sistema e macchina |
| Parte e si ferma di continuo | Pozzetto piccolo, differenziale di livello ridotto, riflusso | Contare avviamenti e misurare volume utile | Correggere livelli, ritegno o volume secondo progetto |
| Non si arresta | Galleggiante incastrato, sensore sporco, afflusso superiore alla portata | Sezionare; confrontare ingresso e pompaggio | Liberare o sostituire sensore, aumentare capacità del sistema |
| Scatta il differenziale | Dispersione, cavo o connessione danneggiati, acqua nella parte non protetta | Non riarmare ripetutamente; scollegare l’apparecchio | Verifica strumentale di pompa e impianto |
| Rumore di ghiaia o vibrazioni | Detriti, vortice, aria, girante usurata o punto fuori campo | Ispezione a macchina sezionata e verifica livelli | Pulizia, correzione posa o assistenza |
La frequenza dipende dalla qualità dell’acqua e dalla criticità del servizio. Si controllano griglia, girante accessibile secondo manuale, galleggiante, cavo, raccordi, valvola di ritegno, sedimenti e allarme. Una prova mensile può essere prudente per un impianto antiallagamento che resta inattivo a lungo; il produttore può prescrivere intervalli differenti.
Prima di estrarre la pompa si toglie alimentazione, si chiude la mandata dove previsto e si usa la maniglia o il sistema di sollevamento, non il cavo. I reflui richiedono protezione igienica e procedure adeguate. Per lo stoccaggio invernale si pulisce, asciuga e protegge dal gelo secondo il manuale; una pompa fissa può richiedere misure diverse.
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L’energia dipende da potenza assorbita e tempo: E = P × t. Una pompa che assorbe 0,75 kW e lavora complessivamente 20 minuti al giorno consuma teoricamente 0,75 × 1/3 = 0,25 kWh al giorno, circa 7,5 kWh in 30 giorni. Il dato di targa, la curva e una misura reale sono più attendibili della sola potenza nominale; cicli brevi e linea strozzata peggiorano l’uso senza necessariamente aumentare l’acqua evacuata.
Nel mercato domestico 2026, una pompa compatta per acque chiare si colloca indicativamente fra 50 e 150 euro; un modello per acque sporche con galleggiante fra 90 e 300 euro; macchine robuste da cantiere o servizio gravoso possono superare 300–800 euro. Pompe trituratrici, quadri con due macchine e stazioni complete partono da cifre superiori e possono arrivare a diverse migliaia di euro. Gli intervalli sintetizzano listini e promozioni disponibili a settembre 2026: sono ordini di grandezza, non preventivi, e vanno aggiornati al momento dell’acquisto.
Al prezzo della pompa vanno aggiunti pozzetto, tubo, valvole, raccordi, quadro, protezioni, allarme, eventuale seconda unità, posa e manutenzione. Spendere meno sulla macchina ma usare una mandata troppo piccola può produrre un sistema più costoso da gestire e meno affidabile. Per un confronto corretto si richiede il punto Q-H garantito, non soltanto watt, metri massimi e prezzo.
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Un tecnico è opportuno quando la pompa protegge un locale dal rischio di allagamento, solleva reflui, scarica verso la fognatura, richiede modifica dell’impianto elettrico o deve essere installata in uno spazio confinato. Lo stesso vale se portata entrante e perdite non sono stimabili, se la linea è lunga o se occorrono due pompe con quadro e allarme.
Un preventivo completo dovrebbe indicare liquido, punto Q-H, modello e curva, diametro interno della mandata, volume del pozzetto, livelli di avvio e arresto, valvole, protezioni elettriche, allarme, gestione del riflusso, collaudo e manutenzione. In questo modo la scelta è verificabile e non dipende da una generica potenza commerciale.
Si sommano dislivello utile, perdite nel tubo e nei raccordi ed eventuale pressione richiesta a destinazione. Il risultato va associato alla portata e cercato sulla curva Q-H, non confrontato soltanto con la prevalenza massima.
Non esiste una conversione fissa tra metri orizzontali e verticali. Il tratto orizzontale genera perdite in funzione di portata, diametro, rugosità e raccordi. Si calcolano le perdite e si aggiungono al dislivello.
Dipende dalla portata e dal diametro interno reale. A parità di flusso, 40 mm riduce la velocità e generalmente le perdite rispetto a 32 mm; devono però essere rispettati attacco, passaggio dei solidi e manuale.
È il valore vicino a portata nulla. Una pompa con prevalenza massima di 10 m non fornisce la sua portata massima a 10 m. Bisogna leggere la curva nel punto richiesto.
Serve un modello che dichiari tipo di liquido e passaggio libero compatibili. Il diametro dei solidi non garantisce resistenza a sabbia, fibre, grassi o sostanze aggressive, che vanno verificati separatamente.
Sì soltanto se il liquido resta entro i limiti del modello e la griglia non può ostruirsi. Un pozzetto che raccoglie foglie, limo o detriti richiede spesso una pompa da drenaggio più adatta.
In manuale alcuni modelli possono farlo sotto sorveglianza, ma perdono l’arresto automatico contro il livello basso. Per installazioni fisse si usa il controllo di livello previsto dal progetto e dal produttore.
Il volume fra avvio e arresto può essere troppo piccolo oppure l’acqua può rifluire dalla mandata. Si controllano dimensioni del pozzetto, livelli, ritegno e portata, rispettando il numero di avviamenti ammesso.
Dipende dalla configurazione. È utile quando la colonna d’acqua tornerebbe nel pozzetto, ma aggiunge perdita e manutenzione. Il manuale e il progetto stabiliscono tipo e posizione.
Non si improvvisano prolunghe o giunzioni in zone bagnate. Cavo, presa e linea devono rispettare manuale e norme dell’impianto; le connessioni restano protette e fuori dalla possibile quota d’acqua.
Deve contenere la pompa, lasciare libero il galleggiante e offrire volume fra ON e OFF sufficiente a limitare i cicli. Si calcola sul modello, sull’afflusso e sul numero di avviamenti ammesso, non su una misura universale.
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