Lo scaldabagno a pompa di calore produce acqua calda sanitaria usando soprattutto calore prelevato dall’aria e una quota di energia elettrica per compressore, ventilatore e controlli. Per questo può consumare molto meno di un boiler elettrico a resistenza, ma il risultato reale dipende da temperatura dell’aria, quantità d’acqua richiesta, volume dell’accumulo, dispersioni e frequenza con cui interviene la resistenza integrativa.

Scaldabagno, scaldacqua e boiler a pompa di calore sono espressioni spesso usate per lo stesso prodotto domestico. Non va però confuso con una pompa di calore per riscaldamento: il primo è progettato principalmente per l’acqua di docce, lavabi e cucina, accumulata in un serbatoio; la seconda alimenta radiatori, fan coil o pannelli radianti e può eventualmente produrre anche ACS.

La scelta non si riduce al numero di litri. Bisogna leggere profilo di carico, quantità di acqua miscelata a 40 °C, tempi di ripristino, COP, assorbimento della resistenza, rumore e condizioni di prova.

Questa guida mostra come dimensionare l’apparecchio, stimarne i consumi e preparare correttamente il locale.

Come funziona uno scaldabagno a pompa di calore

Un ventilatore fa passare aria sull’evaporatore, dove il fluido refrigerante assorbe calore ed evapora. Il compressore ne aumenta pressione e temperatura; nel condensatore l’energia viene ceduta all’acqua del serbatoio. Dopo la valvola di espansione il ciclo ricomincia. L’aria in uscita è più fredda e più secca di quella aspirata e durante il funzionamento si forma condensa da smaltire.

L’apparecchio non crea calore dal nulla. Se prende aria da un locale riscaldato, sottrae energia alla casa e può aumentare il lavoro dell’impianto invernale. Se usa aria esterna, le prestazioni cambiano col clima. In un locale tecnico che dispone di calore disperso, invece, può recuperare energia altrimenti inutilizzata.

Quasi tutti i modelli domestici dispongono di una resistenza elettrica. Serve per integrazione, emergenza, cicli igienici o richieste rapide, ma quando lavora a lungo il vantaggio rispetto a un boiler tradizionale diminuisce. Le modalità “eco”, “auto”, “boost” e “vacanza” vanno comprese prima di confrontare i consumi.

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Monoblocco, canalizzato o split

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Configurazione Da dove prende il calore Vantaggio Attenzione principale
Monoblocco su aria interna Locale in cui è installato Installazione compatta senza unità esterna Raffredda il locale e richiede volume e ricambio adeguati
Monoblocco canalizzato Aria esterna o altro ambiente tramite condotti Separa meglio l’effetto termico dal locale Perdite di carico, diametri, condensa e attraversamenti
Split Unità esterna collegata al serbatoio interno Minore sottrazione di calore al locale tecnico Linea frigorifera, rumore esterno e installatore qualificato
Integrato con serpentino Pompa di calore più solare o altro generatore Possibilità di usare più fonti Controlli, scambiatori e priorità da coordinare

Nel monoblocco circuito frigorifero e accumulo sono riuniti. Nei modelli canalizzabili, diametri e lunghezze massime sono stabiliti dal produttore: ridurre i tubi per nasconderli aumenta rumore e perdita di portata. Nello split il collegamento frigorifero deve rispettare il Regolamento (UE) 2024/573 sui gas fluorurati e gli obblighi applicabili a impresa e personale.

Differenza rispetto al boiler elettrico a resistenza

La resistenza converte circa un kWh elettrico in un kWh termico nel serbatoio. La pompa di calore, nelle condizioni di prova, può trasferire più kWh termici per ogni kWh elettrico assorbito: il rapporto è espresso dal COP. Un COP pari a 3 significa tre unità di calore trasferite per una di elettricità, non un rendimento del 300% ottenuto dalla sola corrente: le altre due provengono dall’aria.

La pompa di calore scalda però più lentamente di una resistenza potente, occupa più spazio, produce rumore, genera condensa e ha prestazioni variabili. Il confronto economico deve quindi includere consumi annui dichiarati, profilo di prelievo, comfort richiesto e costo installato.

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Come leggere l’etichetta energetica

Il Regolamento delegato (UE) 812/2013 prevede sull’etichetta degli scaldacqua informazioni come profilo di carico, classe di efficienza per il riscaldamento dell’acqua, consumo annuo e potenza sonora. Per le pompe di calore sono considerate anche condizioni climatiche. Il profilo, indicato per esempio con M, L o XL, descrive una sequenza standardizzata di prelievi e aiuta più del solo volume nominale.

Due apparecchi da 200 litri possono avere quantità di acqua miscelata, tempi, dispersioni e profili diversi. Vanno confrontati sullo stesso profilo di carico e nelle stesse condizioni. La UNI EN 16147:2023 disciplina metodi di prova e valutazione delle prestazioni degli scaldacqua a pompa di calore collegati a un accumulo o che lo integrano.

Quanti litri servono

Il volume dipende da numero di persone, docce contemporanee o ravvicinate, vasca, temperatura dell’acqua fredda, setpoint, abitudini e tempo disponibile per il ripristino. Una stima preliminare può partire da 40-60 litri al giorno di acqua miscelata a 40 °C per persona, ma consumi reali e portate delle docce possono essere molto diversi.

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Utilizzo indicativo Accumulo da valutare Profilo frequente Cosa può richiedere più volume
1 persona 80-120 litri M Vasca, doccia ad alta portata o ripristino lento
2 persone 110-150 litri M-L Docce consecutive e temperatura bassa dell’acqua di rete
3 persone 150-200 litri L Uso concentrato al mattino o alla sera
4 persone 200-250 litri L-XL Due bagni, vasca e prelievi sovrapposti
5 persone o più 250-300 litri e oltre XL o superiore Elevata contemporaneità e grandi portate

Gli intervalli non sostituiscono il calcolo. Un accumulo troppo piccolo fa intervenire spesso la resistenza o lascia senza acqua calda; uno eccessivo occupa spazio e aumenta le dispersioni. Il professionista deve verificare anche peso a pieno carico: 250 litri d’acqua significano circa 250 kg ai quali si aggiungono apparecchio e accessori.

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Quanta acqua a 40 °C produce davvero

L’acqua nell’accumulo è normalmente più calda di quella usata nella doccia e viene miscelata con acqua fredda. In prima approssimazione:

V40 = Vaccumulo × (Taccumulo − Tfredda) ÷ (40 − Tfredda)

Con 200 litri a 55 °C e acqua fredda a 15 °C si ottengono teoricamente 320 litri miscelati a 40 °C. Il valore reale è inferiore o comunque diverso per stratificazione, dispersioni, posizione delle sonde e caratteristiche del prodotto. Per questo è preferibile leggere il dato “acqua mista a 40 °C” misurato secondo la normativa, quando disponibile.

Aumentare il setpoint fa crescere l’acqua miscelabile, ma riduce il COP e può aumentare dispersioni e calcare. La temperatura deve essere scelta coordinando comfort, igiene, sicurezza contro le ustioni e istruzioni del produttore.

Tempo di riscaldamento e ripristino

L’energia per scaldare l’acqua si stima con:

E = V × 0,001163 × ΔT

dove E è l’energia termica in kWh, V il volume in litri e ΔT l’aumento di temperatura. Portare 200 litri da 15 a 55 °C richiede teoricamente circa 9,3 kWh termici. Con una potenza termica media di 2 kW occorrono almeno 4,7 ore, oltre agli effetti di dispersioni e controllo. Con resistenza e compressore insieme il tempo diminuisce, ma il consumo aumenta.

La scheda tecnica può riportare un tempo di riscaldamento misurato a specifiche temperature di aria e acqua. Con aria più fredda la macchina può impiegare più tempo, ridurre potenza o usare integrazione. Confrontare tempi ottenuti in condizioni differenti porta a conclusioni errate.

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COP: perché cambia durante l’anno

Il COP migliora quando la sorgente d’aria è più calda e la temperatura richiesta all’acqua è più bassa. Peggiora con aria fredda, setpoint alto, evaporatore sporco e cicli che richiedono la resistenza. Il valore pubblicitario massimo non rappresenta necessariamente il funzionamento invernale.

Per il confronto annuale sono più utili consumo dichiarato sul profilo di carico e prestazioni misurate secondo UNI EN 16147. Anche le dispersioni del serbatoio contano: l’energia persa deve essere ripristinata, pure quando nessuno apre il rubinetto.

Quanto consuma

Una famiglia che usa 200 litri al giorno di acqua miscelata a 40 °C, partendo da acqua fredda a 15 °C, richiede teoricamente circa 5,8 kWh termici al giorno. Con COP medio 2,8 il compressore richiederebbe circa 2,1 kWh elettrici, ai quali aggiungere dispersioni, elettronica e possibili integrazioni. Un boiler a resistenza richiederebbe circa 5,8 kWh più le dispersioni.

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Scenario semplificato Energia termica giornaliera Elettricità stimata Consumo annuo teorico
Resistenza elettrica 5,8 kWh Circa 5,8 kWh/giorno Circa 2.120 kWh
Pompa di calore con COP 2,2 5,8 kWh Circa 2,64 kWh/giorno Circa 960 kWh
Pompa di calore con COP 2,8 5,8 kWh Circa 2,07 kWh/giorno Circa 755 kWh
Pompa di calore con COP 3,2 5,8 kWh Circa 1,81 kWh/giorno Circa 660 kWh

I valori non includono dispersioni, cicli igienici, resistenza, standby né variazioni stagionali. Il consumo annuo riportato nell’etichetta sul profilo pertinente è una base migliore per confrontare modelli. Per stimare la spesa, i kWh vanno moltiplicati per il costo complessivo effettivo dell’energia in bolletta, non per la sola componente energia pubblicizzata.

Aria interna, aria esterna e locale di installazione

Un monoblocco che aspira e scarica nel locale lo raffredda e lo deumidifica. In lavanderia l’effetto può essere utile in estate, ma in inverno sottrae calore alla casa. Il volume minimo, le aperture e l’intervallo di temperatura sono indicati dal produttore. Un ripostiglio piccolo e chiuso può raffreddarsi rapidamente, peggiorando il COP o bloccando la macchina.

La canalizzazione verso l’esterno evita parte dell’effetto sul locale, ma introduce fori, condotti e perdite di carico. Aspirazione e scarico vanno disposti per evitare il ricircolo dell’aria fredda espulsa. I tubi in ambienti freddi possono richiedere isolamento e gestione della condensa.

Nel sistema split l’unità esterna scambia con l’aria aperta. Occorre valutare distanze, rumore, condensa, accessibilità, regolamento condominiale e vincoli. Il serbatoio interno richiede comunque spazio di manutenzione e pavimento idoneo al peso.

Condensa, scarichi e collegamento idraulico

L’evaporatore produce condensa, che deve defluire con pendenza verso uno scarico idoneo e protetto da odori e riflussi secondo il progetto. Un tubo appoggiato in un secchio non è una soluzione permanente. Scarico ostruito o privo di pendenza può causare perdite e arresti.

Sul circuito sanitario servono componenti coerenti con pressione di rete e istruzioni: gruppo di sicurezza, valvole, eventuale vaso di espansione sanitario, riduttore, miscelatore antiscottatura e dispositivi contro riflusso. Durante il riscaldamento l’acqua si dilata e lo scarico della valvola di sicurezza non deve essere tappato.

Il ricircolo sanitario aumenta il comfort ai rubinetti lontani ma può moltiplicare le dispersioni se tubazioni, isolamento e orari non sono progettati. Va considerato nel dimensionamento, non aggiunto dopo l’installazione.

Rumore

Compressore e ventilatore producono rumore e vibrazioni. L’etichetta indica il livello di potenza sonora, che non coincide direttamente con i decibel percepiti in una stanza: distanza, pareti, riverbero e trasmissione strutturale modificano il risultato.

È prudente evitare pareti leggere confinanti con camere da letto, usare appoggi e fissaggi previsti, non comprimere i condotti e lasciare spazio per la manutenzione. La modalità notturna può ridurre rumore e potenza, allungando però il ripristino.

Resistenza elettrica e potenza disponibile

Il compressore di molti apparecchi domestici assorbe alcune centinaia di watt, mentre la resistenza può richiedere 1-2 kW o più secondo il modello. Va verificata la potenza massima simultanea, soprattutto se la casa utilizza piano a induzione, forno, climatizzazione o ricarica dell’auto.

Servono linea, protezioni e collegamento elettrico conformi al progetto e al manuale. Disattivare stabilmente la resistenza per risparmiare può compromettere funzioni di emergenza, cicli igienici o comfort; è preferibile configurare correttamente orari e modalità.

Temperatura, Legionella e sicurezza

Abbassare molto la temperatura migliora il COP ma non è una scelta da fare ignorando il rischio microbiologico. Accumulo, ristagni, rete, uso e categorie di occupanti influenzano la valutazione della Legionella. I programmi automatici portano periodicamente l’acqua a temperatura più alta, spesso usando la resistenza.

Vanno seguite istruzioni del fabbricante, norme sanitarie e valutazione dell’impianto. Le Linee guida del Ministero della Salute costituiscono il riferimento nazionale per prevenzione e controllo. Quando si accumula acqua a temperatura elevata, un miscelatore termostatico correttamente installato aiuta a ridurre il rischio di ustione ai punti d’uso.

Pompa di calore e fotovoltaico

L’accumulo permette di concentrare parte del funzionamento nelle ore di produzione fotovoltaica. Scaldare l’acqua a metà giornata può aumentare l’autoconsumo rispetto all’avvio serale. La funzione smart o un contatto esterno deve però essere compatibile con inverter e logica del prodotto.

Non è sempre utile portare ogni giorno il serbatoio al massimo per assorbire eccedenze: temperature alte riducono il COP e aumentano dispersioni e calcare. Conviene confrontare energia disponibile, fabbisogno reale, capacità di accumulo e limiti igienici.

Integrazione con caldaia e solare termico

Alcuni accumuli hanno uno o più serpentini per solare termico o generatore ausiliario. La stratificazione e la posizione degli scambiatori influenzano quanta parte del volume viene riscaldata da ciascuna fonte. Collegare generatori senza una logica comune può provocare accensioni inutili o temperature che penalizzano la pompa di calore.

Se una caldaia combinata continua a produrre ACS, occorre definire quando interviene e come viene evitata la circolazione indesiderata. Progetto idraulico, sonde e regolazione devono appartenere allo stesso schema.

Installazione, documenti e pratiche edilizie

L’installazione riguarda impianto idrico-sanitario, elettrico, scarico condensa e, nei modelli split, circuito frigorifero. Le imprese abilitate rilasciano le dichiarazioni previste dal D.M. 37/2008 per le parti di competenza. Se il circuito frigorifero viene aperto, si applicano gli obblighi F-gas pertinenti.

La semplice sostituzione interna senza opere rilevanti può non richiedere un titolo edilizio, ma fori esterni, unità in facciata, cavedi, modifiche strutturali o interventi più ampi cambiano il quadro. Quando le opere ricadono nella manutenzione straordinaria non strutturale va verificata la CILA. Restano ferme disciplina locale, vincoli e autorizzazioni condominiali eventualmente necessarie.

Installazione in condominio

Un monoblocco completamente interno è in genere meno invasivo, ma presa e scarico dell’aria possono interessare facciata o parti comuni. Lo split richiede l’unità esterna e linee di collegamento. Vanno controllati regolamento, decoro, rumore, distanze, percorso della condensa e articolo 1122 del Codice civile.

La delibera non è automaticamente necessaria per ogni intervento dentro l’appartamento, ma l’amministratore deve ricevere preventiva notizia quando previsto e le opere non possono danneggiare parti comuni né pregiudicare stabilità, sicurezza o decoro.

Quanto costa nel 2026

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Voce Ordine di grandezza 2026 Variabili principali
Monoblocco 80-150 litri Circa 1.100-2.200 € Profilo, classe, rumore e funzioni
Monoblocco 180-300 litri Circa 1.700-3.500 € Capacità, serpentini e canalizzazione
Sistema split Circa 2.500-5.000 € Unità esterna, accumulo e collegamenti
Installazione standard Circa 500-1.500 € Rimozione, idraulica, elettricità e condensa
Condotti e opere accessorie Circa 300-1.500 € e oltre Fori, lunghezze, ripristini e facciata
Totale tipico monoblocco Circa 1.800-4.500 € Apparecchio e condizioni del locale

I valori sono indicativi e vanno verificati con preventivo. Occorre chiarire IVA, rimozione del vecchio apparecchio, adeguamenti elettrici, gruppo di sicurezza, vaso, miscelatore, scarico condensa, canalizzazioni, prima accensione, pratiche e documenti.

Ecobonus, Bonus Casa e Conto Termico 3.0

Nel 2026 la sostituzione può accedere a misure diverse se rispetta requisiti soggettivi, tecnici e documentali. La canonica fiscale di Edilizia.com distingue Ecobonus, Bonus Ristrutturazione e Conto Termico e chiarisce che un nuovo boiler elettrico a resistenza non ottiene automaticamente lo stesso trattamento.

Incentivo e risparmio energetico sono valutazioni separate: un apparecchio agevolabile ma sovradimensionato o installato in un locale sfavorevole può offrire consumi e comfort deludenti.

Manutenzione e durata

Vanno controllati evaporatore, filtro aria se presente, scarico condensa, valvola di sicurezza, anodo, calcare, collegamenti e integrità dell’accumulo. L’acqua dura può ridurre lo scambio e aumentare i tempi; il trattamento deve rispettare qualità dell’acqua potabile e indicazioni del produttore.

Rumori nuovi, calo dell’acqua disponibile, resistenza sempre attiva, condensa a terra o tempi molto più lunghi richiedono diagnosi. La durata dipende da qualità del prodotto, acqua, cicli, installazione e manutenzione; sostituire soltanto il compressore o l’intero apparecchio va deciso considerando età, refrigerante, accumulo e ricambi.

Quando conviene

È spesso conveniente quando sostituisce un boiler elettrico a resistenza, dispone di un locale adatto, lavora molte ore in pompa di calore e copre un fabbisogno abbastanza regolare. Fotovoltaico e calore disponibile nel locale possono migliorare il bilancio.

Può essere meno adatto in spazi piccoli vicini alle camere, con aria molto fredda, scarico condensa impossibile, necessità di ripristino rapidissimo o consumi di acqua minimi che non giustificano l’investimento. Il confronto deve includere costo installato, energia annua, manutenzione, vita utile e comfort.

Checklist prima dell’acquisto

  • Numero di persone e prelievi contemporanei.
  • Profilo di carico e acqua miscelata a 40 °C.
  • Volume, peso pieno e spazio di manutenzione.
  • Tempo di riscaldamento nelle condizioni realistiche.
  • COP e consumo annuo dichiarato sul profilo corretto.
  • Potenza della resistenza e assorbimento massimo.
  • Temperatura e volume del locale o progetto dei condotti.
  • Potenza sonora e vicinanza alle camere.
  • Scarico condensa e gruppo di sicurezza.
  • Durezza dell’acqua, anodo e manutenzione.
  • Strategia contro Legionella e protezione dalle ustioni.
  • Integrazione con fotovoltaico o altri generatori.
  • Impresa abilitata, F-gas se applicabile e documenti finali.
  • Requisiti dell’incentivo verificati prima di ordinare.

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Domande frequenti

Quanto consuma uno scaldabagno a pompa di calore?

Dipende da acqua utilizzata, COP, aria, setpoint e dispersioni. Nell’esempio di 200 litri miscelati al giorno, con COP 2,8 servono circa 2,1 kWh più perdite e integrazioni.

Quanti litri servono per quattro persone?

Spesso si valutano 200-250 litri, ma profilo XL, docce, vasca, temperatura e tempo di ripristino possono richiedere una scelta diversa.

Può essere installato in bagno?

Solo se volume, ventilazione o canalizzazione, zone elettriche, rumore, condensa, peso e distanze di manutenzione rispettano manuale e norme applicabili.

Raffredda il locale?

Sì, se aspira e scarica aria nello stesso ambiente. L’effetto può essere evitato o ridotto con canalizzazione o sistema split correttamente progettati.

Quanto tempo impiega a scaldare l’acqua?

Un accumulo domestico può richiedere diverse ore. Il tempo dipende da volume, salto termico, potenza della pompa, aria e uso della resistenza.

Funziona anche in inverno?

Sì entro l’intervallo di temperatura del modello, ma con aria più fredda COP e potenza possono diminuire e può aumentare l’integrazione elettrica.

È meglio tenerlo sempre acceso?

In genere l’accumulo viene gestito automaticamente. Spegnimenti e accensioni vanno programmati in base a prelievi, dispersioni, igiene e fotovoltaico, non improvvisati.

Serve aumentare la potenza del contatore?

Non sempre. Va controllato soprattutto l’assorbimento simultaneo di compressore, resistenza e altri elettrodomestici.

Serve la CILA?

Non per ogni semplice sostituzione interna. Può diventare pertinente se l’intervento comprende opere di manutenzione straordinaria; fori, facciata e strutture richiedono una verifica specifica.

Quale incentivo spetta nel 2026?

Dipende da apparecchio sostituito, edificio, beneficiario e requisiti. Ecobonus, Bonus Casa e Conto Termico 3.0 non sono automaticamente applicabili né cumulabili sulla stessa spesa.

Fonti normative e tecniche