Il conto del Superbonus certificato da ENEA resta sopra i 131 miliardi di euro, ma il nuovo bollettino contiene una novità che cambia la lettura del dato. Al 31 maggio 2026 le detrazioni maturate per i lavori conclusi ammontano esattamente a 131.553.532.017,64 euro, su 502.370 edifici interessati.

Rispetto ad aprile, però, il valore non aumenta: diminuisce di circa 416,6 milioni di euro. Scendono anche il numero degli edifici e gli investimenti ammessi. Non significa che lo Stato abbia recuperato quelle somme, né che siano stati cancellati lavori già eseguiti. ENEA spiega che il bollettino di maggio mostra gli effetti delle attività avviate nel 2026 per migliorare la coerenza della banca dati del Portale SuperEcobonus.

La notizia, quindi, non è soltanto che l’onere fiscale rimane enorme. Il dato più interessante è il ricalcolo dell’intera base informativa, che interrompe almeno contabilmente la crescita osservata nei bollettini precedenti e permette di distinguere meglio tra investimenti, lavori conclusi e detrazioni maturate.

Superbonus, i dati ENEA aggiornati al 31 maggio 2026

Il bollettino nazionale ENEA riporta 126,64 miliardi di euro di investimenti complessivi, includendo anche le somme non ammesse al beneficio. Gli investimenti ammessi alla detrazione sono 124,85 miliardi, mentre quelli riferiti a lavori conclusi raggiungono 122,66 miliardi.

Il livello di realizzazione è arrivato al 98,2% degli investimenti ammessi. Rimangono quindi circa 2,19 miliardi di euro associati a lavori non ancora contabilizzati come conclusi. L’avanzamento è molto simile tra le principali categorie: 98,1% nei condomìni, 98,6% negli edifici unifamiliari e 98,5% nelle unità funzionalmente indipendenti.

Le detrazioni maturate per i lavori conclusi sono invece pari a 131,55 miliardi, circa 8,89 miliardi in più rispetto agli investimenti conclusi ammessi. Il rapporto è del 107,25%. La differenza dipende dalla struttura dell’incentivo e dal fatto che la banca dati comprende spese agevolate con aliquote differenti: 110%, 90%, 70% e 65%.

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Il confronto con aprile: perché i numeri sono diminuiti

Indicatore ENEA 30 aprile 2026 31 maggio 2026 Variazione
Edifici interessati 505.421 502.370 -3.051
Investimenti ammessi 125,45 miliardi € 124,85 miliardi € -601,5 milioni €
Lavori conclusi ammessi 123,04 miliardi € 122,66 miliardi € -379,7 milioni €
Detrazioni maturate 131,97 miliardi € 131,55 miliardi € -416,6 milioni €

La tabella è scorrevole orizzontalmente su smartphone.

Il confronto mensile va interpretato con cautela. Il calo di 3.051 edifici e la riduzione degli importi non descrivono una normale dinamica dei cantieri: derivano almeno in parte dalla pulizia e dalla riconciliazione delle asseverazioni registrate nel portale. Lo stesso rapporto annuale ENEA, pubblicato a luglio, anticipa che l’attività di miglioramento riguarda l’intero periodo di applicazione del Superbonus, non soltanto le pratiche più recenti.

Questo chiarimento evita una conclusione sbagliata: i 416,6 milioni in meno non costituiscono un risparmio di cassa maturato nel solo mese di maggio. Sono la differenza tra due fotografie successive di una banca dati sottoposta a revisione.

Che cosa significa “onere a carico dello Stato”

ENEA definisce le detrazioni maturate per i lavori conclusi come “onere a carico dello Stato”. È però necessario non confondere questa grandezza con il valore dei lavori o con un pagamento effettuato in un’unica soluzione.

Gli investimenti ammessi rappresentano la spesa riconosciuta ai fini dell’agevolazione sulla base dei dati dichiarati nelle asseverazioni. Le detrazioni maturate traducono quella spesa nel beneficio fiscale spettante secondo l’aliquota applicabile. L’utilizzo concreto del beneficio può poi avvenire nel tempo attraverso la dichiarazione dei redditi oppure, nei casi consentiti, mediante crediti derivanti da sconto in fattura e cessione.

Il dato ENEA non calcola inoltre il saldo economico complessivo della misura. Non sottrae dall’onere le maggiori entrate fiscali eventualmente generate dai lavori, né attribuisce un valore monetario ai risparmi energetici, all’occupazione, all’emersione della spesa o agli effetti sui prezzi. Per valutare il costo netto e il moltiplicatore economico occorrono analisi diverse dal semplice bollettino delle asseverazioni.

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Il 48,7% degli edifici sono unifamiliari, ma assorbono il 22,3% degli investimenti

Uno dei dati più citati riguarda la presenza delle abitazioni unifamiliari. Sono 244.567, pari al 48,7% degli edifici censiti. A queste si aggiungono 116.766 unità immobiliari funzionalmente indipendenti, il 23,2% del totale. I condomìni sono invece 141.032, pari al 28,1%.

Il numero degli edifici, tuttavia, non coincide con la distribuzione delle risorse. Un condominio viene contato come un solo edificio anche quando comprende molte abitazioni e richiede un intervento molto più esteso. Per questo i condomìni concentrano il 68,7% degli investimenti ammessi, pari a 85,75 miliardi di euro. Gli edifici unifamiliari assorbono 27,88 miliardi, il 22,3%, mentre le unità indipendenti arrivano a 11,23 miliardi, il 9%.

Anche l’investimento medio chiarisce la differenza: 613.419 euro per edificio condominiale, 117.196 euro per unifamiliare e 98.206 euro per unità funzionalmente indipendente. Affermare che quasi metà delle risorse sia andata alle villette sarebbe quindi scorretto: quasi metà riguarda il numero degli edifici, non la quota degli investimenti.

Le Regioni con più investimenti Superbonus

La distribuzione territoriale resta fortemente concentrata. La Lombardia guida sia per numero di edifici, 78.687, sia per investimenti ammessi, 24,11 miliardi di euro. Seguono:

  1. Emilia-Romagna, con 44.929 edifici e 11,75 miliardi di investimenti ammessi;
  2. Veneto, con 59.652 edifici e 11,24 miliardi;
  3. Lazio, con 38.818 edifici e 10,41 miliardi;
  4. Campania, con 30.345 edifici e 9,59 miliardi.

Considerando anche la Lombardia, le prime cinque Regioni raccolgono complessivamente circa 67,09 miliardi, equivalenti al 53,7% di tutti gli investimenti ammessi in Italia. Il numero degli edifici non determina automaticamente l’ordine della spesa: il Veneto, per esempio, ha più immobili dell’Emilia-Romagna, ma un importo complessivo leggermente inferiore, anche per la diversa composizione tra condomìni, case unifamiliari e unità indipendenti.

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Non solo costi: il rapporto ENEA misura 16,2 TWh di risparmio energetico annuo

Il bollettino mensile fotografa soprattutto l’avanzamento economico. Il Rapporto annuale sulle detrazioni fiscali 2026 aggiunge informazioni utili sui risultati energetici degli interventi conclusi entro il 31 dicembre 2025.

Per 481.785 edifici con lavori terminati entro quella data, ENEA rileva 119,5 miliardi di investimenti complessivi, 118 miliardi ammessi e 126,7 miliardi di detrazioni maturate. Il risparmio energetico stimato raggiunge 16,2 TWh ogni anno, dei quali 14,9 TWh riconducibili ai lavori terminati entro il 2024.

Il rapporto consente anche di osservare il salto delle classi energetiche. Prima degli interventi, il 60,04% degli edifici si trovava nelle classi F o G. Dopo i lavori, il 65,62% raggiunge una classe del gruppo A e il 30,35% arriva in A4. Sono dati rilevanti per misurare il risultato tecnico della riqualificazione, ma non bastano da soli a stabilire se il rapporto tra benefici e costo pubblico sia stato conveniente.

Perché il Superbonus continua a pesare sul debito

L’effetto sui conti pubblici non termina insieme ai cantieri. I crediti e le detrazioni maturati negli anni precedenti vengono utilizzati secondo calendari fiscali che continuano a incidere su fabbisogno e debito.

Nell’audizione sul Documento di finanza pubblica 2026, l’Ufficio parlamentare di bilancio indica un rapporto debito/PIL atteso al 138,6% nel 2026. Nel quadriennio 2026-2029 l’aggiustamento stock-flussi peserebbe per 2,6 punti percentuali di PIL sulla dinamica del debito, soprattutto per gli effetti del Superbonus. Questo non significa che l’intero aumento del debito sia imputabile alla misura, ma conferma che il suo impatto finanziario prosegue oltre la fase operativa.

È quindi corretto parlare di un onere pluriennale molto elevato. È meno corretto trasformare il numero ENEA in un giudizio politico automatico o confrontarlo con altre voci del bilancio senza specificare anni, grandezze contabili e criteri utilizzati.

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Che cosa sappiamo e che cosa il bollettino non dimostra

I documenti ufficiali permettono di affermare che il Superbonus ha mobilitato oltre 124,85 miliardi di investimenti ammessi e ha prodotto 131,55 miliardi di detrazioni maturate per lavori conclusi. Dimostrano inoltre che quasi sette euro su dieci di investimento sono riferiti ai condomìni e che il livello di completamento supera il 98%.

Il bollettino non identifica invece il reddito o il patrimonio dei singoli beneficiari, non calcola il costo netto dopo le entrate fiscali e non misura autonomamente l’effetto complessivo sul PIL. Non autorizza quindi a concludere, senza ulteriori fonti, che gli interventi abbiano riguardato prevalentemente i contribuenti più ricchi o che un determinato ritorno economico abbia compensato l’intero onere.

Il dato di maggio va letto soprattutto come un consolidamento: il programma è ormai vicino alla chiusura economica, ma la banca dati può ancora oscillare per l’invio dei SAL finali e per le verifiche di coerenza. Il conto ufficiale resta sopra 131,5 miliardi, mentre la revisione introdotta da ENEA rende necessario confrontare sempre la stessa definizione e la stessa data di estrazione.

Le fonti ufficiali