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Come nasce un asservimento urbanistico, quali documenti controllare e come calcolare senza errori la capacità edificatoria residua di un terreno.
Un terreno può essere classificato come edificabile dal piano comunale e, nello stesso tempo, avere una capacità edificatoria molto ridotta o già esaurita. Succede quando quella superficie è stata utilizzata per dimensionare un edificio esistente, ha ceduto diritti edificatori a un altro fondo oppure è entrata nel perimetro urbanistico di un intervento precedente.
È questo l’effetto dell’asservimento urbanistico: il terreno continua a esistere e può essere venduto o frazionato, ma la capacità impiegata non torna disponibile soltanto perché cambiano proprietario o numero catastale. Un’area materialmente libera può quindi non consentire una nuova costruzione.
Per conoscere il residuo non basta applicare l’indice alla superficie indicata in visura. Occorre ricostruire il lotto originario, leggere titoli ed elaborati, seguire le variazioni catastali, controllare atti e trascrizioni e confrontare quanto già edificato con la disciplina urbanistica applicabile. La guida spiega come eseguire questa verifica, quali formule usare e quali limiti impediscono di trasformare un residuo matematico in un progetto autorizzabile.
Sommario
L’asservimento è il collegamento urbanistico tra un’area e un intervento edilizio. La superficie asservita viene conteggiata per rispettare l’indice di edificabilità, la densità o altri parametri del piano e, per la parte già utilizzata, non può essere conteggiata nuovamente a favore di un’altra costruzione.
Il principio risponde a un’esigenza pubblica: impedire che la stessa superficie produca due volte volume o superficie edificabile, alterando il carico insediativo previsto dal piano. Per questo l’effetto non dipende dalla presenza fisica dell’edificio sulla particella asservita. L’edificio può trovarsi su un mappale vicino mentre il terreno che ha fornito capacità rimane apparentemente vuoto.
In una verifica bisogna identificare almeno tre elementi: l’area che fornisce capacità, il fondo o l’intervento che ne beneficia e la quantità effettivamente impegnata. Dire che un terreno è “asservito” senza indicare particelle, titolo edilizio, superficie e volume non consente di calcolare il residuo.
L’asservimento può essere totale, quando tutta la capacità è stata utilizzata, oppure parziale. Può inoltre riguardare un unico lotto sul quale sorge l’edificio oppure più particelle, anche appartenenti a soggetti diversi, se l’operazione è ammessa dalla disciplina applicabile.
La parola “asservimento” può ricordare una servitù, ma il vincolo urbanistico non deve essere trattato automaticamente come un diritto reale di servitù. La sua funzione principale è garantire il rispetto degli indici e del corretto governo del territorio. Nei trasferimenti di capacità tra fondi possono esistere un accordo tra privati, un atto notarile e una trascrizione, ma l’utilizzo edilizio dipende comunque dal procedimento comunale e dal titolo che riconosce l’operazione.
Questa distinzione è pratica: l’assenza di una nota intitolata “servitù” non dimostra che l’area sia libera, mentre un accordo privato trascritto non garantisce da solo il rilascio del permesso di costruire.
Advertisement - PubblicitàNon esiste un solo modello nazionale di atto di asservimento. Forma, contenuto e adempimenti dipendono dall’epoca, dalla legislazione regionale, dallo strumento urbanistico, dal regolamento comunale e dal tipo di operazione. La verifica deve quindi cercare l’effetto sostanziale nei documenti, non soltanto un titolo prestabilito.
Il caso più comune nasce quando una licenza, una concessione edilizia o un permesso di costruire calcola l’edificio utilizzando una determinata superficie fondiaria. Il lotto rappresentato negli elaborati rimane collegato alla costruzione per la quantità necessaria a giustificarla. Nei fascicoli storici può non esserci un atto separato: il perimetro del lotto, la tabella urbanistica e la relazione di calcolo mostrano quali aree hanno concorso al dimensionamento.
È il cosiddetto asservimento ricavabile dal titolo. Va accertato con prudenza, leggendo l’intera pratica e le eventuali varianti, senza attribuire agli elaborati significati che il provvedimento non contiene.
Il Comune può richiedere un atto d’obbligo o una convenzione che individui aree, quantità, intervento beneficiario e impegni dei proprietari. Nei trasferimenti tra fondi distinti viene normalmente coinvolto il notaio per dare forma all’accordo e curarne la pubblicità immobiliare. È necessario controllare sia l’atto sia il titolo edilizio al quale è collegato.
Un atto può descrivere una quantità massima, mentre il permesso ne utilizza soltanto una parte; oppure può essere stato seguito da varianti che hanno modificato il volume. Il residuo non si ricava quindi copiando un solo numero senza verificare l’esecuzione effettiva e i titoli successivi.
L’articolo 2643, numero 2-bis, del Codice civile prevede la trascrizione dei contratti che trasferiscono, costituiscono o modificano diritti edificatori comunque denominati, quando previsti da norme statali o regionali o dagli strumenti di pianificazione. La disposizione aumenta la certezza nella circolazione, ma non sostituisce le verifiche urbanistiche.
Bisogna distinguere il piano privatistico da quello amministrativo: il contratto regola i rapporti economici e gli obblighi delle parti; il Comune verifica compatibilità, quantità, localizzazione e rispetto del piano. L’acquirente della capacità non ottiene automaticamente il diritto a costruire il progetto desiderato.
Questi concetti si incontrano spesso nello stesso fascicolo, ma non sono sinonimi. Separarli evita di cercare il documento sbagliato o di conteggiare due volte la stessa quantità.
| Concetto | Funzione | Documento decisivo | Errore da evitare |
|---|---|---|---|
| Asservimento urbanistico | Impedisce il riutilizzo della capacità già impegnata | Titolo, elaborati, atto d’obbligo o convenzione | Cercare soltanto una servitù in visura |
| Area di pertinenza urbanistica | Individua il terreno considerato unitariamente per un edificio | Perimetro e calcoli del titolo originario | Confonderla con giardino o pertinenza catastale |
| Cessione di cubatura | Trasferisce capacità da un fondo cedente a uno beneficiario | Accordo, trascrizione e titolo edilizio che la utilizza | Ritenere sufficiente il contratto privato |
| Perequazione o credito edilizio | Distribuisce o attribuisce diritti secondo il piano | Disciplina comunale, registro e procedimento previsto | Applicare automaticamente le regole della cessione ordinaria |
L’area di pertinenza urbanistica è il lotto che ha partecipato al dimensionamento dell’edificio, anche se oggi è suddiviso in particelle diverse. L’asservimento descrive l’effetto di consumo e di collegamento della capacità. Nella pratica i due concetti possono sovrapporsi, ma la domanda da porre rimane concreta: quale superficie ha giustificato quale volume e quanta capacità risulta ancora disponibile?
Nella cessione un fondo si priva di una quantità edificatoria a favore di un altro. L’asservimento è l’effetto che impedisce al fondo cedente di riutilizzarla. Vicinanza, omogeneità urbanistica, compatibilità tra zone e modalità operative devono essere verificate sulle norme locali e sull’orientamento applicabile.
Advertisement - PubblicitàQuando un edificio è stato autorizzato considerando un lotto unitario, il successivo frazionamento catastale non consente di trattare ogni particella derivata come se non avesse una storia. Per calcolare la capacità residua bisogna risalire al lotto preso in considerazione nel titolo, sommare quanto complessivamente edificato e verificare l’eventuale residuo sull’area originaria.
Il Consiglio di Stato ha ribadito nel 2026 che il frazionamento e la successiva vendita non rigenerano la potenzialità consumata. I proprietari dei fondi derivati dispongono soltanto del residuo effettivo, da ricostruire rispetto all’originaria unità urbanistica.
Il Catasto aggiorna identificativi, geometrie e intestazioni, ma non attribuisce capacità edificatoria. Se da una particella di 2.000 m² vengono creati due mappali, la somma della capacità dei due non può superare quella ammessa per il lotto originario, al netto di quanto già costruito o trasferito.
Il principio impedisce che un’operazione catastale diventi un modo per eludere gli indici. La vendita separata del giardino o della porzione libera non modifica questa conclusione.
Una licenza degli anni Sessanta può indicare mappali oggi inesistenti. Servono visure storiche, tipi di frazionamento, mappe d’impianto, atti di provenienza e una ricostruzione grafica che colleghi il perimetro antico alle particelle attuali. La ricerca per il solo numero presente nell’annuncio di vendita può produrre un falso esito negativo.
La relazione dovrebbe rappresentare ogni passaggio: particella originaria, frazionamenti, fusioni, aree cedute, edifici realizzati e attuale intestazione. Solo così si capisce quale bene abbia fornito capacità.
La verifica della capacità non coincide con quella dello stato legittimo. La giurisprudenza amministrativa considera, ai fini della densità e del carico già presente, anche costruzioni esistenti che hanno inciso sul territorio; la sentenza del Consiglio di Stato n. 4151 del 22 maggio 2026 richiama espressamente la volumetria oggetto di sanatoria o condono e conferma che non si rigenera con il frazionamento.
Questo non regolarizza un abuso né attribuisce allo stesso un titolo: significa soltanto che un volume materialmente esistente non può essere ignorato quando si verifica se il lotto sopporta altra edificazione. Regolarità dell’edificio e capacità residua vanno quindi analizzate separatamente.
La capacità non è un dato immutabile ricavabile una volta per tutte. Una variante può aumentare o ridurre l’indice, cambiare la zona, introdurre lotto minimo, limiti di copertura o nuove modalità attuative. Per valutare il residuo bisogna confrontare il titolo storico con la disciplina vigente e verificare come le norme transitorie trattano quanto già edificato.
Se il piano aumenta la potenzialità dell’originario lotto, può formarsi un residuo ulteriore, ma il calcolo parte comunque dall’area unitaria e sottrae quanto già realizzato. Non si applica il nuovo indice alla sola particella rimasta libera fingendo che l’edificio storico appartenga a un’altra storia urbanistica.
Se il nuovo piano riduce la densità, l’edificio esistente può aver già saturato o superato il parametro attuale. L’eventuale conformità del vecchio titolo non comporta automaticamente un diritto a completare la capacità prevista dalla disciplina precedente. Vanno esaminati piano vigente, norme transitorie, titoli formati e situazioni eventualmente consolidate.
La destinazione edificatoria del terreno e il numero ottenuto applicando l’indice non equivalgono a un diritto incondizionato al permesso. Il progetto deve rispettare tutte le regole vigenti e il Comune conserva il compito di verificare l’operazione nel procedimento edilizio.
Advertisement - PubblicitàNon esiste una banca dati nazionale capace di dare una risposta completa con una sola ricerca. Il controllo incrocia archivio edilizio comunale, pubblicità immobiliare, atti notarili, Catasto e pianificazione vigente.
L’accesso agli atti deve riguardare il terreno e gli edifici che potrebbero averne utilizzato la capacità. Occorre chiedere provvedimenti, domande, relazioni, tavole, calcoli urbanistici, varianti, atti d’obbligo, convenzioni e documenti di fine lavori. Il solo frontespizio del permesso raramente basta.
La richiesta deve indicare identificativi attuali e storici, indirizzi, vecchi proprietari e titoli già conosciuti. Se il terreno è libero, può essere necessario cercare nei fascicoli degli edifici confinanti o provenienti dal medesimo lotto originario.
L’ispezione ipotecaria permette di individuare trascrizioni, annotazioni e titoli. La ricerca va eseguita per soggetto, immobile e, quando necessario, sui precedenti proprietari. Dopo aver trovato la nota occorre leggere il titolo, perché la sintesi della formalità può non riportare tutte le quantità o condizioni.
L’assenza di una trascrizione facilmente riconoscibile non chiude l’indagine: l’effetto può emergere dal titolo edilizio e dai suoi elaborati. Viceversa, la presenza dell’atto non dimostra che la capacità sia stata interamente utilizzata nel progetto.
Visure attuali e storiche, mappe e frazionamenti servono a seguire la genealogia delle particelle. Hanno funzione identificativa e probatoria nei limiti propri del Catasto; non certificano la destinazione urbanistica né il residuo edificatorio.
Un controllo affidabile dovrebbe disporre, per quanto reperibile, dei seguenti documenti:
Il CDU è indispensabile per conoscere la disciplina della zona, ma non certifica da solo che il terreno possieda una determinata capacità residua. Allo stesso modo, la visura catastale non sostituisce il fascicolo edilizio.
Advertisement - PubblicitàPrima di scegliere la formula bisogna capire quale parametro usa il piano. Alcuni strumenti esprimono la capacità in metri cubi di volume, altri in metri quadrati di superficie lorda o edificabile. Non si possono sommare quantità con unità diverse né convertire automaticamente metri cubi in metri quadrati dividendo per un’altezza convenzionale.
Se il piano usa l’indice fondiario volumetrico:
Vmax = SF × IF
Vres = Vmax − Ved
Nella legenda, Vmax è il volume massimo teorico in m³; SF è la superficie fondiaria urbanisticamente rilevante del lotto originario in m²; IF è l’indice fondiario in m³/m²; Ved è tutto il volume già imputabile al lotto secondo le definizioni del piano; Vres è il residuo matematico in m³.
Nel lotto originario il volume dell’edificio beneficiario va sottratto una sola volta. Non bisogna sottrarre nuovamente, come “cubatura trasferita”, la medesima quantità già compresa in Ved.
Quando un fondo ha edifici propri e ha inoltre ceduto una quantità a un intervento esterno:
Vres,ced = (SF × IF) − Vproprio − Vceduto
Vproprio è il volume già realizzato o autorizzato sul fondo; Vceduto è la capacità validamente impegnata a favore di un altro intervento. Le due quantità devono essere indipendenti: se il volume ceduto è già contato nell’edificio considerato, non va duplicato.
Se il parametro è espresso in m²/m²:
SLmax = SF × UF
SLres = SLmax − SLesistente − SLceduta
UF è l’indice di utilizzazione fondiaria in m²/m², mentre SL indica la superficie lorda o la diversa grandezza definita dal piano locale. Prima del calcolo occorre verificare inclusioni ed esclusioni: portici, sottotetti, muri, vani tecnici e superfici accessorie non sono trattati nello stesso modo da ogni disciplina.
Quando è nota una quantità volumetrica trasferita e il piano usa lo stesso indice sul fondo cedente, la superficie teoricamente necessaria può essere espressa come:
SFass = Vceduto ÷ IF
Il risultato è una superficie equivalente di calcolo, non necessariamente il perimetro giuridico dell’area vincolata. Atto e titolo possono asservire una particella più ampia, imporre lotto minimo o individuare graficamente un’area precisa.
| Dato | Unità | Dove reperirlo | Controllo necessario |
|---|---|---|---|
| Superficie fondiaria rilevante | m² | Rilievo, titolo, piano e ricostruzione catastale | Escludere aree non computabili secondo le NTA |
| Indice applicabile | m³/m² o m²/m² | NTA e disciplina temporale | Distinguere indice fondiario e territoriale |
| Volume o superficie esistente | m³ o m² | Titoli, rilievo e definizioni del piano | Includere quanto incide sul parametro |
| Capacità ceduta o acquisita | m³ o m² | Atto, trascrizione e titolo beneficiario | Evitare duplicazioni e verificare l’effettivo utilizzo |
| Residuo matematico | m³ o m² | Calcolo tecnico motivato | Verificare se è concretamente collocabile |
Un lotto originario di 2.000 m² ha indice fondiario pari a 0,50 m³/m². La capacità teorica è:
2.000 × 0,50 = 1.000 m³
Il titolo ha autorizzato un edificio di 800 m³ utilizzando l’intero lotto. Il residuo complessivo è quindi 1.000 − 800 = 200 m³. In seguito vengono venduti 700 m² come particella libera: l’acquirente non può attribuirsi 350 m³ applicando l’indice soltanto ai 700 m².
Se gli atti non stabiliscono una diversa ripartizione riconosciuta e si adotta, ai soli fini preliminari, un criterio proporzionale, la particella rappresenta il 35% dell’area originaria e la sua quota teorica del residuo sarebbe 70 m³. Il numero non è ancora una garanzia: bisogna verificare disponibilità giuridica del residuo, lotto minimo, distanze e compatibilità del nuovo progetto con l’edificio esistente.
Un terreno di 1.200 m² con indice 0,60 m³/m² genera 720 m³. Sul fondo sono già stati realizzati 180 m³ e un atto collegato a un altro permesso ha impegnato 240 m³:
Vres,ced = 720 − 180 − 240 = 300 m³
La relazione deve poi accertare che i 240 m³ siano stati effettivamente ceduti e non rappresentino una quantità massima rimasta inutilizzata. Deve inoltre verificare se il piano consente ancora di collocare 300 m³ sul fondo.
Un lotto di 1.500 m² ha indice di utilizzazione fondiaria pari a 0,35 m²/m². La superficie lorda massima è 525 m². Se 320 m² risultano già costruiti e 80 m² sono stati ceduti:
SLres = 525 − 320 − 80 = 125 m²
Non è corretto convertire questi 125 m² in volume con un’altezza scelta arbitrariamente. Il progetto deve seguire la definizione di superficie e gli altri parametri stabiliti dalle NTA.
Advertisement - PubblicitàIl residuo indica una quantità massima teorica. Prima di considerarlo valore economico o base del progetto bisogna verificarne la collocabilità. Possono impedirla o ridurla:
Un lotto può quindi avere 200 m³ residui e non consentire un fabbricato autonomo. La capacità residua va sempre accompagnata da una verifica dell’inviluppo edificabile.
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La sequenza non è puramente burocratica. Se il tecnico applica subito l’indice alla superficie attuale, rischia di costruire l’intera analisi su un presupposto sbagliato. Prima viene la storia del lotto, poi il calcolo.
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La dicitura “terreno edificabile” descrive la classificazione urbanistica, non garantisce una quantità residua né la realizzabilità di uno specifico edificio. L’acquirente dovrebbe ricevere una relazione motivata prima della proposta irrevocabile o inserire nel contratto condizioni coerenti con le verifiche ancora aperte.
La clausola non dovrebbe limitarsi all’ottenimento di un generico parere favorevole. È preferibile identificare il progetto o almeno la quantità minima, la destinazione, i tempi, il documento richiesto e le conseguenze dell’esito negativo. Tecnico, notaio e professionista legale devono coordinare il testo con il procedimento effettivamente disponibile nel Comune.
Il contratto dovrebbe riportare gli elementi conosciuti: titoli, atti di asservimento, cessioni, particelle originarie, quantità già utilizzate e relazione tecnica allegata. Una dichiarazione assoluta di “piena edificabilità” priva di dati può generare contenzioso senza risolvere l’incertezza.
Il prezzo va rapportato alla capacità concretamente utilizzabile, non alla superficie fondiaria nominale. Due terreni della stessa zona e dimensione possono avere valori molto diversi se uno conserva l’intera capacità e l’altro è quasi saturo o richiede un piano attuativo.
Quando l’operazione coinvolge più proprietari, la verifica deve accertare poteri di disposizione, consenso di tutti i soggetti necessari, quantità attribuita a ciascun fondo e continuità degli atti. Comunione, successioni non volturate o identificativi errati possono impedire la stipula o rendere incerta la pubblicità immobiliare.
La vendita non ricrea la capacità ceduta. L’acquirente subentra nella situazione urbanistica del bene e deve conoscere quantità e intervento beneficiario. La relazione e l’atto di compravendita dovrebbero rendere comprensibile il vincolo anche a chi esaminerà il terreno in futuro.
Occorre verificare che il volume acquisito sia stato correttamente utilizzato e che le aree cedenti restino identificabili. Se il fabbricato viene frazionato in più unità, il rapporto urbanistico con i terreni che ne hanno sostenuto la capacità non scompare.
Ogni operazione deve aggiornare il saldo: capacità originaria, quantità già utilizzata, precedenti cessioni e nuovo trasferimento. Una sequenza di atti espressi in unità diverse o riferiti a indici modificati richiede un prospetto storico, non una semplice sottrazione finale.
Advertisement - PubblicitàLa demolizione dell’edificio beneficiario non cancella automaticamente l’asservimento né consente al proprietario del fondo cedente di riutilizzare la quantità. Bisogna verificare titolo della demolizione, eventuale diritto alla ricostruzione, disciplina vigente, contenuto dell’atto e decisioni del Comune.
Se l’intervento conserva o ricostruisce il volume, l’area continua normalmente a svolgere la funzione urbanistica necessaria al progetto. Spostamento e diversa distribuzione devono rispettare le regole vigenti e non possono essere decisi unilateralmente tra privati.
Una scrittura privata di rinuncia non basta quando il vincolo è entrato nel titolo edilizio o tutela un equilibrio urbanistico ancora attuale. Può essere necessario un nuovo procedimento comunale, un atto notarile e la relativa pubblicità. Prima di promettere la “liberazione” dell’area occorre ottenere un inquadramento formale del Comune.
Un aumento dell’indice può generare nuova capacità, ma non rende inesistente la storia del lotto. Il tecnico deve ricalcolare l’originaria unità urbanistica con le regole applicabili, sottrarre quanto edificato e verificare chi può utilizzare l’eventuale incremento.
Nei fascicoli risalenti possono mancare tavole, relazioni o atti richiamati. L’assenza materiale del documento non prova né la libertà del fondo né l’esistenza del vincolo. La relazione deve distinguere chiaramente fatto documentato, ricostruzione indiziaria e punto non verificabile.
È possibile incrociare protocolli, registri delle licenze, atti notarili, pratiche dei fabbricati vicini, fotografie aeree, mappe storiche e precedenti catastali. Gli elementi devono convergere; una planimetria isolata o una dichiarazione del venditore non sostituiscono la prova necessaria per un investimento.
Quando la capacità è determinante, l’incertezza va trasformata in una condizione contrattuale oppure risolta con un procedimento preliminare ammesso dal Comune. Non è prudente attribuire al silenzio dell’archivio un significato favorevole.
Advertisement - PubblicitàUna relazione sulla capacità residua dovrebbe essere verificabile da Comune, notaio, progettista e acquirente. È opportuno che includa:
Un numero senza documenti e senza rappresentazione grafica è difficile da controllare e non dovrebbe essere usato come garanzia di edificabilità.
Di regola no. La visura aiuta a identificare particelle, intestazioni e variazioni, ma il vincolo può emergere da titoli edilizi, elaborati, atti d’obbligo, convenzioni e registri immobiliari. È indispensabile seguire anche i mappali soppressi o frazionati.
No. La superficie può avere già sostenuto un edificio collocato su un’altra particella oppure aver ceduto capacità. L’assenza fisica di costruzioni non dimostra che il residuo sia integro.
No. Il CDU attesta la disciplina urbanistica delle aree, ma non ricostruisce automaticamente titoli precedenti, asservimenti e quantità già consumate. È uno dei documenti necessari, non la conclusione della verifica.
No. Il frazionamento modifica la rappresentazione catastale e può separare le proprietà, ma non moltiplica la capacità del lotto originario. Il calcolo deve continuare a considerare quanto complessivamente edificato sull’area di provenienza.
No. La trascrizione dà pubblicità al contratto relativo ai diritti edificatori, ma il Comune deve verificare che l’operazione sia ammessa e che il progetto rispetti piano, indici, distanze, vincoli e ogni altra disciplina applicabile.
Ai fini della verifica del carico già presente sul lotto, la giurisprudenza considera anche costruzioni materialmente esistenti, comprese quelle oggetto di condono o sanatoria. Questo conteggio non rende legittimo l’abuso e non sostituisce la verifica dello stato legittimo.
No. Occorre esaminare titolo, diritto alla ricostruzione, atto di asservimento e disciplina vigente. La liberazione può richiedere un procedimento comunale e, se esistono atti trascritti, gli adempimenti notarili conseguenti.
Non necessariamente. Il residuo nasce rispetto al lotto originario e deve essere attribuito considerando titoli, atti, proprietà e disciplina applicabile. Una ripartizione proporzionale può essere un criterio preliminare, ma non sostituisce la ricostruzione giuridica e urbanistica.
Il tecnico ricostruisce piano, titoli, geometrie e calcoli; il notaio controlla provenienza, atti e pubblicità immobiliare. Nei casi controversi può servire un professionista legale. Le attività sono complementari e nessuna, isolatamente, garantisce il risultato progettuale.
Bisogna definire il risultato minimo necessario, ottenere una relazione documentata e collegare la proposta o il preliminare all’esito della verifica o del procedimento individuato. La condizione deve riferirsi al progetto concreto, non alla sola formula “terreno edificabile”.
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