Antisismica


A causa della sua posizione geografica, l’Italia è una delle nazioni più esposte a rischio sismico nel mediterraneo, infatti la frequenza con cui si susseguono eventi sismici di media – alta gravità è abbastanza intensa, e molto spesso provoca numerosi morti e feriti. La nostra nazione è situata in una zona dove convergono il continente africano e la zona eurasiatica, per questo motivo è fortemente esposta a spinte che tendono a schiacciarla fra i due continenti.

I numeri parlano chiaro, in circa 2500 anni la Penisola è stata vittima di oltre 30.000 terremoti di intensità media superiore al quarto – quinto grado della scala Mercalli. Gli eventi sismici totali che hanno colpito la nazione con intensità uguale o superiore dell’ottavo grado della scala Mercalli, sono circa 560, ossia un terremoto ogni 4 anni e 6 mesi.

I terremoti con un grado pari o superiore al nono e decimo sono stati circa 7. La zona dell’Italia che presenta un elevato grado di pericolosità sismica è la parte centro meridionale, ossia Lazio, Campania, Marche, Calabria e Sicilia.

Le normative antisismiche nascono circa 400 anni fa, e si rinnovano negli anni per migliorare la vivibilità degli edifici soprattutto nelle zone di maggiore rischio. Alcuni interventi per migliorare gli edifici in caso di scosse sismiche sono fondamentali per la sopravvivenza degli abitanti, soprattutto nelle zone più frequentemente colpite, definite rischiose dalla classificazione di pericolosità sismica.

Storia della nascita delle normative antisismiche

La storia delle normative antisismiche ha inizio nel 1627 con il primo decreto promulgato successivamente al terremoto che colpì la regione Campania. Questo, fu definito come decreto costruttivo, conosciuto con il nome di Sistema Braccato alla Beneventana, e prevedeva strutture intelaiate in legno con infissi ritti basati su murature con le specchiature chiuse con materiali tipo canne o legname, l tutto cementato con malta e intonacato.

Nel 1784, Ferdinando IV di Borbone emanò la Legge del Marzo in seguito al terremoto che un anno prima colpì Messina e la Calabria. Questo decreto definiva attraverso una circolare illustrata l’altezza del ripiano di fondazione, che doveva essere di circa 130cm, inoltre definiva lo spessore delle murature e lo fissava a 65cm circa.

Nel 1884 la normativa fu migliorata fissando il limite massimo di altura delle strutture e il limite minimo di spessore della muratura, successivamente fu anche migliorato il posizionamento delle strutture e vietata la costruzione in posizioni sporgenti. Negli ultimi 120 anni sono state fatte molte migliorie per quanto riguarda l’antisismica delle strutture edilizie, soprattutto nei territori ad alta pericolosità, come l’Italia.

Normativa tecnica relativa all’antisismica

La prevenzione antisismica è di fondamentale importanza e viene attuata attraverso due strumenti principali: la normativa antisismica e la classificazione sismica. Questi documenti ricostruiscono attentamente un quadro dettagliato della normativa in questa materia a livello nazionale e regionale, e pongono un’attenzione particolare sulle misure che ogni Regione nello specifico, prevede nel settore della prevenzione sismica.

La normativa antisismica

Questo tipo di normativa si occupa dei criteri generali di costruzione di una struttura edilizia, in modo da ridurre al minimo il rischio di subire una danno in seguito ad un terremoto. Dall’anno 1908 in cui si verificò il terremoto devastante di Reggio Calabria e Messina, fino all’anno 1974, tutti i comuni italiani sono stati sottoposti a speciali norme restrittive, e classificati come sismici in seguito ai danni subiti.

Nel 1981 fu adottata un proposta di riclassificazione, inerente soprattutto ai comuni irpini che chiesero la declassificazione e poi subirono nel 1982 un evento sismico di notevole importanza che provocò molti danni. Fra il 1981 e il 1984, i decreti ministeriali classificano il 45% del territorio italiano come soggetto a obbligo di norme specifiche.

Un ulteriore riclassificazione viene fatta nel 2002 da un’Ordinanza del Presidente del Consiglio dei Ministri, che in seguito al terremoto in Molise e Puglia, suddivide il territorio italiano in 4 diverse zone con differente margine di pericolosità di rischio sismico. Le zone non classificate vengono eliminate totalmente dal decreto. 

Questo è un momento di fondamentale importanza per la gestione e la responsabilizzazione delle aree italiane, in quanto nessuna di queste può dimostrarsi non interessata al problema. Nel 2008 vengono approvate nuove norme tecniche che mirano a migliorare le caratteristiche delle strutture in tema antisismico. Nel 2009 l’applicazione d queste norme diviene obbligatoria. I principali provvedimenti contenuti riguardano l’approvazione delle nuove norme tecniche di costruzione e i criteri generali di classificazione sismica con le relative norme di modalità costruttiva nella zona indicata.

Queste norme vengono aggiornate periodicamente in modo da garantire la riduzione dei danni collaterali provocati da eventi sismici in Italia. I criteri di valutazione riguardano l’intensità sismica registrata attraverso la frequenza dei terremoti che si sono verificati nel passato. Le legislazione italiana in materia antisismica, prevede che ogni edificio debba sopportare terremoti lievi senza subire gravi danni, e senza crollare quando si verificano eventi sismici di entità più intensa. L’obbiettivo è quello di salvaguardare nel miglior modo possibile la vita umana.




Classificazione sismica

Fino all’anno 2003 il territorio italiano veniva classificato attraverso tre zone sismiche regolate da diversa intensità. La precedente classifica emanata tramite i decreti degli anni 1981 – 1984, comprendeva 2965 comuni su 8102, il 40% della superficie italiana in cui risiedeva il 40% degli abitanti totali.

Nel 2003 i criteri di valutazione del rischio sismico del territorio, sono stati migliorati attraverso l’elaborazione dei dati più recenti, rispetto alla pericolosità sismica del territorio. L’analisi delle probabilità è stata effettuata analizzando un tempo più breve, ossia 50 anni, in cui si verifichi un evento sismico che superi una determinata intensità o soglia di magnitudo. Ecco la classificazione delle quattro zone.

Zona 1. Rappresenta la zona con una maggiore percentuale di pericolosità sismica, la percentuale che l’evento si verifichi è molto alta.

Zona 2. Questa rappresenta un’area dove forti terremoti sono meno probabili ripetto alla zona 1, ma comunque possibili.

Zona 3. Qui i terremoti forti registrano un margine più basso di probabilità, rispetto alla zona 1 e 2.

Zona 4. La probabilità che si verifichi un forte terremoto è molto bassa, pertanto è l’area meno pericolosa.

Ristrutturazione antisismica degli edifici: come procedere in maniera efficace?

La ristrutturazione antisismica degli edifici per contrastare i danni che un terremoto potrebbe provocare, è diventata negli ultimi anni un’esigenza inderogabile, a causa anche dei fenomeni sismici sempre più frequenti. Oggi è possibile rendere un edificio conforme alle norme e regole antisismiche senza dover necessariamente demolirlo e ricostruirlo. 

Questo sta rendendo le pratiche di ristrutturazione più efficaci, in sostanza basta intervenire modificando la struttura dell’edificio che lo rende dinamico quando si verificano le scosse sismiche, in questo modo prediligerà una posizione di stabilità durante questo tipo di eventi. Affidarsi ad esperti professionisti del settore edile come progettisti, architetti, ingegneri, è un ottimo modo di procedere senza arrecare danni alla struttura.

Quali sono gli interventi antisismici più efficaci per la casa?

Esistono vari tipi di interventi in diverse zone della struttura di una casa, un appartamento o un edificio, che devono essere sostenuti per mettere in sicurezza la propria abitazione. Per quanto riguarda i tetti leggeri e i solai, devono rispettare la capacità di sostenere i carichi della struttura, a questo proposito il legno leggero è una scelta buona.

Nel caso di una copertura fatta in cemento, deve essere verificata la presenza di un cordolo perimetrale. Per rinforzare i soffitti a volta, basta applicare degli strati sottili a base di carbonio, anche l’acciaio e la fibra di vetro costituiscono ottimi materiali rinforzanti.

La struttura dell’edificio deve essere ancorata al terreno in maniera salda e comportarsi in caso di eventi sismici come una scatola assemblata bene. Questo è possibile inserendo e potenziando la struttura con tramezzi e catene fissati ai muri portanti. Un altro aspetto da curare in maniera dettagliata è il consolidamento delle fondamenta, è molto utile predisporre la struttura al rinforzo delle fondazioni, inserendo sistemi di sostentamento che ammortizzano le scosse, isolando il terreno dell’edificio.

Conclusione

La sismicità che interessa l’Italia ne fa una nazione vulnerabile alle scosse di terremoto, per questo è molto importante informarsi e aggiornarsi sempre sulle nuove normative in materia antisismica. Più un edificio è vulnerabile a causa di una progettazione inadeguata, scarsa manutenzione, bassa qualità dei materiali impiegati, più le oscillazioni a cui sarà sottoposto durante i terremoti si riveleranno letali per gli abitanti e peggiori saranno le conseguenze.

Ogni terremoto presenta un conto molto salato da pagare, soprattutto in termini di vite umane prima che economici e relativo ai beni culturali, per questo è sempre più importante essere aggiornati sulle norme antisismiche che tendono a migliorare sempre di più la qualità delle strutture per prevenire ogni tipo di evento sismico, anche molto forte.

Esistono nazioni come il Giappone o la California che presentano un rischio sismico ancora più elevato rispetto all’Italia, nonostante ciò la nostra nazione è un paese ad elevato rischio sismico, inteso come perdite preventivate n caso di terremoto, con conseguenti danni indiretti e diretti a tutta la nazione. Prevenire questi danni rispettando le norme di sicurezza antisismiche e monitorando la qualità antisismica degli edifici è un passo importante per rimediare in anticipo alle gravissime conseguenze irreversibili.




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