Ponte Morandi, la demolizione è costata il 25% in più di quanto previsto

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È un totodemolizione, quello del Ponte Morandi, con percentuali di rincaro che si susseguono nell’etere. Le notizie ufficiali parlano di un 25% in più del previsto ma le stime dei politici locali si attestano a +31%.

Le denunce corrono su Facebook ed è subito scandalo.

Ponte Morandi: il crollo

È il 14 Agosto 2018 quando, alle 11.36, in una giornata di pioggia incessante un boato segna lo squarcio di una delle principali arterie di collegamento della città di Genova. Il bilancio definitivo è di 43 vittime. Il video del crollo sarà reso disponibile dai Vigili del Fuoco soltanto un anno dopo, l’1 luglio 2019.

Il ponte Morandi (lungo poco più di un chilometro e alto 45 metri) passava sopra la ferrovia e il torrente Polcevera, tra i quartieri Sampierdarena e Cornigliano di Genova. Progettato da Riccardo Morandi, era uno dei fiori all’occhiello della rete autostradale e collegava la nuova A10 all’A7 in Italia e l’Italia alla Francia del sud.

Il Ponte Morandi fu considerato un’eccellenza estetica e strutturale ai tempi della sua inaugurazione (1967). Purtroppo, in quell’epoca molte nozioni erano sconosciute.

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Ponte Morandi: le cause del crollo

La tragedia del Ponte Morandi rimbalza anche all’estero. Negli Stati Uniti è il New York Times a fare una prima ricostruzione del crollo ad appena qualche settimana dall’evento.

Ma l’ipotesi più verosimile arriva il 6 Novembre 2018, all’Istanbul Bridge Conference, che con una simulazione filmata choc fa rivivere istante per istante il dramma.

Il cortometraggio è frutto del lavoro indipendente di una serie di ricercatori italiani e statunitensi che pubblicheranno poi la loro tesi sul Structural Engineering International.

Ponte Morandi: le indagini

Nei giorni immediatamente successivi al collasso del Ponte Morandi, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti viene istituita una Commissione incaricata di capire quale sia stata la causa del crollo. La relazione conclusiva arriva 40 giorni dopo.

Ma è solo il 22 dicembre 2020, a due anni dalla tragedia che, nel corso del maxi processo, i periti nominati dal giudice Angela Maria Nutini consegnano la relazione chiave: le conclusioni del lavoro, lungo 467 pagine, è che il ponte è crollato a causa dell’assenza di interventi di manutenzione: gli unici lavori effettuati sul ponte risalgono a 25 anni prima del collasso.

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Ponte Morandi: la petizione popolare

Mentre la prima perizia ufficiale sullo stato del ponte Morandi, ad agosto 2019, attesta il pessimo stato della struttura (i fili dei trefoli presentano uno stato di corrosione tra il 50 e il 100% e altri difetti esecutivi riguardano addirittura il progetto originario), i referenti di Federbeton (la federazione che rappresenta la filiera del cemento e del calcestruzzo in Confindustria) lanciano una petizione popolare per salvare il viadotto.

Secondo Federbeton salvare il ponte Morandi non solo si può (ricostruendo la parte crollata e sgombrando il terreno dalle macerie) ma si deve.

Secondo l’architetto Francesco Karrer e gli ingegneri Tullia Iori e Roberto Realfonzo la questione è prima di tutto di carattere culturale: il Ponte Morandi è simbolo del Paese e può essere ripristinato utilizzando materiali di nuova generazione.

Purtroppo la petizione popolare non avrà mai seguito e il destino del ponte Morandi è la demolizione.

Ponte Morandi: la demolizione

A febbraio 2019 comincia il lungo percorso di “smontaggio lento” verso la demolizione, che si compirà il 28 giugno successivo in quattro fasi. Alle 9.37 l’implosione delle campate 10 e 11 segna l’inizio della fine del ponte Morandi.

Per consentire le operazioni, 2967 persone che risiedono entro 300 metri dal ponte vengono evacuate, vengono sospese le viabilità ferroviaria, extraurbana e urbana.

L’evento viene ripreso dalle tv di tutto il mondo. È un’esplosione colossale: vengono utilizzati 650 chili di dinamite e 30 chili di Semtex.

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Ponte Morandi: la ricostruzione

L’1 ottobre 2019, 414 dopo il collasso del Ponte Morandi si procede a posare il primo impalcato del viadotto che lo sostituirà, progettato da Renzo Piano. Si tratta di una struttura lunga 50 metri, larga 26 e alta 5, che somiglia alla carena di una nave. È la prima di 19 campate (16 da 50 metri e 3 da 100 metri) che costituiranno il nuovo viadotto.

A febbraio 2020 sul Polcevera viene innalzata la prima maxitrave: un colosso da 2mila tonnellate di acciaio alto 40 metri, che trova posto fra le pile 8 e 9 e che ha il gravoso compito di sostenere tutto il pettine del nuovo ponte.

Nei mesi successivi arrivano anche le tre travi da 100 metri l’una e si compiono i primi 500 metri del ponte che sarà lungo poco più di un chilometri (1.067 metri per l’esattezza).

Genova saluta l’inverno 2020 con l’arrivo del secondo impalcato, il 10 marzo: stavolta la campata misura 100 metri e pesa 1800 tonnellate. Un mese e mezzo più tardi, il 27 aprile, viene posizionata l’ultima campata ma la cerimonia di inaugurazione si tiene un giorno più tardi, il 28 aprile.

Il ponte è compiuto. Il suono delle sirene saluta la conclusione dei lavori che hanno dato vita a un mostro da 17.500 tonnellate di acciaio, da cui pende la croce di san Giorgio, patrono della città. Alla cerimonia è presente anche il premier, Giuseppe Conte.

Per il collaudo dell’opera, però, tra ritardi e rallentamenti dovuti allo scoppio della pandemia Covid-19, si dovrà aspettare il 21 luglio. Pochi giorni dopo, il sindaco di Genova, Marco Bucci, fissa la data di inaugurazione del nuovo ponte di Genova – San Giorgio il 3 agosto.

All’inaugurazione, oltre al premier Conte che taglia il nastro tricolore, partecipano anche il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e i presidenti di Camera e Senato, Roberto Fico e Maria Elisabetta Casellati. La tragedia del Ponte Morandi sembra ormai solo un ricordo.

Ponte Morandi: le polemiche sui costi

Sarebbe dovuta costare 19 milioni di euro più IVA, ma a conti fatti, i soldi spesi sarebbero stati 23,7 milioni di euro che, ivati, diventano 26.430.000 euro, il 25% in più rispetto alla spesa prevista originariamente.

Le polemiche sui costi di demolizione del ponte Morandi irrompono chiassose alle porte dell’estate italiana.

Le cifre emergono dall’accordo bonario che il Commissario tecnico e sindaco di Genova, Marco Bucci, sigla con le ditte esecutrici dei lavori, colpevoli di aver addebitato una lunga lista di extra costi. Mentre le agenzie di stampa battono la notizia, dal suo profilo Facebook, il consigliere comunale del Pd Alessandro Terrile rincara la dose.

La percentuale non sarebbe del 25% ma del 31,6%, secondo quanto scrive Terrile nel suo post, mentre la ricostruzione avrebbe fatto registrare un aumento dei costi di oltre il 49% (302 milioni di euro anzicché 202).

Pronta la smentita di Bucci, che parla di cifre al di fuori di ogni conoscenza. Il sindaco di Genova tiene il punto: la spesa prevista per la ricostruzione è stata rispettata e pagata per il 99,6% da Autostrade. Fine delle polemiche.



Autore: Andrea Dicanto

Autore Andrea Dicanto
Appassionato Progettista esperto nel settore dell'Edilizia, delle Costruzioni e dell'Arredamento. Fin da giovane ho sempre studiato ed analizzato problematiche che vanno dalle questioni statiche di edifici e costruzioni fino al miglior modo di progettare ed arredare gli spazi interni, strizzando l'occhio alle nuove tecnologie soprattutto in ambito sismico.

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