Impostare il condizionatore a 22 °C durante una giornata estiva non fa raffreddare la stanza più velocemente: obbliga soprattutto il compressore a lavorare più a lungo per inseguire un obiettivo spesso inutile. Anche 24 °C, pur rientrando nel limite basso indicato dal Ministero della Salute, nella maggior parte delle abitazioni è più freddo del necessario e può aumentare consumi, rumore e sbalzo termico.

Come punto di partenza conviene impostare 26-28 °C, controllare l’umidità e valutare il comfort dopo almeno 30 minuti. ENEA ricorda che spesso bastano due o tre gradi in meno rispetto all’esterno e che, quando il disagio dipende soprattutto dall’umidità, può essere sufficiente la funzione di deumidificazione.

Non esiste però un numero perfetto per ogni persona e ogni casa. Esposizione al sole, isolamento, umidità, attività svolta, età e condizioni di salute cambiano la temperatura percepita. La regola utile non è “più basso è meglio”, ma trovare il valore più alto che garantisce un comfort reale e stabile.

Condizionatore a 22, 24, 26 o 28 gradi: cosa cambia davvero

Il valore sul telecomando è un setpoint: indica la temperatura che l’impianto prova a mantenere, non la temperatura dell’aria espulsa e nemmeno la velocità con cui il locale si raffredderà. Abbassarlo molto sotto la temperatura ambiente non aumenta la potenza massima disponibile; prolunga il periodo nel quale il compressore resta ad alta potenza.

Impostazione Valutazione pratica Effetto probabile
22 °C Normalmente troppo bassa in estate Compressore a lungo sotto carico, maggiore consumo e forte sbalzo con l’esterno
24 °C Limite basso del range di comfort sanitario; spesso non necessario in casa Può essere utile in situazioni specifiche, ma consuma più di un setpoint a 26-27 °C
26 °C Buon valore iniziale nella maggior parte dei casi Comfort più equilibrato se l’umidità è controllata
27-28 °C Spesso sufficiente con schermature, ventilazione e aria non troppo umida Riduce il salto termico e il lavoro richiesto al climatizzatore

Il Ministero della Salute indica generalmente 24-26 °C per il comfort estivo con umidità contenuta. Il D.P.R. 74/2013 fissa per la climatizzazione estiva una media ponderata non inferiore a 26 °C, con 2 °C di tolleranza. ENEA propone un approccio ancora più orientato al risparmio: partire da 26 °C o da una temperatura di due o tre gradi inferiore a quella esterna, senza raffreddare inutilmente.

Perché 24 °C non è “vietato”, ma spesso è uno spreco

Dire che 24 °C è sempre sbagliato sarebbe impreciso. Può risultare appropriato in presenza di particolari esigenze sanitarie, forti apporti interni, ambienti affollati o misurazioni non rappresentative. In un soggiorno domestico ben schermato, tuttavia, passare da 26 a 24 °C spesso non produce un beneficio proporzionato all’energia richiesta. Prima di abbassare il setpoint è meglio misurare l’umidità, allontanare il getto diretto e verificare che il sensore non sia influenzato dal soffitto caldo o da fonti di calore.

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Abbassare il telecomando non raffredda la stanza più in fretta

Un climatizzatore correttamente dimensionato ha una capacità massima determinata dal progetto e dalle condizioni di esercizio. Se la stanza è a 31 °C, impostare 22 °C invece di 26 °C non rende il compressore magicamente più potente. Nei modelli inverter l’elettronica modula la potenza, ma in entrambi i casi il setpoint più basso fa ritardare la modulazione o lo spegnimento.

Il risultato è semplice: la prima fase di raffreddamento è molto simile, mentre cambia ciò che accade dopo. A 26 °C l’apparecchio può ridurre la potenza e mantenere il comfort; a 22 °C continua a estrarre calore, talvolta senza raggiungere mai l’obiettivo nelle ore più calde. Se il locale non scende sotto 27-28 °C, bisogna cercare la causa — potenza insufficiente, filtri ostruiti, unità esterna surriscaldata, dispersioni o porte aperte — anziché ordinare al climatizzatore di arrivare a 18-22 °C.

Il sensore non misura dove siamo seduti

Molti split rilevano la temperatura vicino all’unità interna, in alto sulla parete. Il valore può differire da quello presente al centro della stanza o vicino al divano. Un termoigrometro indipendente, collocato lontano dal getto, dal sole e dagli elettrodomestici, aiuta a capire se il problema è la temperatura reale o la sua distribuzione.

Temperatura esterna e umidità: il metodo pratico per scegliere il setpoint

La temperatura percepita dipende molto dall’umidità e dal movimento dell’aria. In una stanza a 27 °C con umidità moderata si può stare meglio che a 24 °C con aria molto umida o con il getto freddo diretto sul corpo.

  1. chiudere finestre e porte esterne e schermare i vetri esposti al sole;
  2. impostare 27 °C e una velocità della ventola automatica o media;
  3. attendere almeno 30 minuti senza continuare a modificare il telecomando;
  4. controllare temperatura e umidità al centro della zona occupata;
  5. se persiste afa ma la temperatura è accettabile, provare la modalità deumidificazione;
  6. ridurre di un solo grado soltanto se il comfort resta insufficiente.

Quando usare la modalità “dry”

La funzione dry è utile nelle giornate afose, quando la temperatura non è estrema ma l’umidità rende difficile la traspirazione. Non è però una modalità universalmente più economica: il comportamento cambia tra i modelli e, con caldo intenso e aria già secca, il raffrescamento normale può essere più efficace. Conviene usarla sulla base di un igrometro e non come sostituto automatico della modalità freddo.

Ventilatore e climatizzatore non fanno la stessa cosa

Il ventilatore muove l’aria e migliora l’evaporazione del sudore, ma non abbassa la temperatura della stanza. Può permettere di tenere il climatizzatore uno o due gradi più alto, purché non sia puntato direttamente e la temperatura interna non sia eccessiva. Il Ministero della Salute raccomanda cautela oltre i 32 °C, soprattutto per persone fragili, perché il solo ventilatore può favorire disidratazione.

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Quanto incide la temperatura sui consumi

Non esiste una percentuale valida per ogni impianto. Il consumo dipende da temperatura esterna, umidità, isolamento, esposizione, dimensione del locale, efficienza della macchina e ore di utilizzo. Il setpoint più basso aumenta il salto termico tra interno ed esterno e il tempo durante il quale il compressore deve funzionare.

Per stimare energia e costo si possono usare due formule semplici:

Energia consumata (kWh) = potenza elettrica media (kW) × ore di funzionamento (h)

Costo (€) = energia consumata (kWh) × prezzo complessivo dell’energia (€/kWh)

Nella formula, la potenza elettrica media è l’assorbimento realmente mediato nel periodo, non la potenza frigorifera espressa in BTU/h o kW termici; le ore sono quelle effettive; il prezzo per kWh va ricavato dalla propria bolletta includendo le componenti variabili pertinenti.

Esempio di calcolo

Se un climatizzatore assorbe mediamente 0,70 kW per 6 ore, consuma 4,2 kWh. Con un costo indicativo di 0,30 €/kWh, la spesa è 1,26 euro. Se il setpoint troppo basso porta l’assorbimento medio a 0,95 kW nello stesso periodo, l’energia sale a 5,7 kWh e il costo a 1,71 euro. È un esempio, non una promessa di risparmio: per conoscere l’assorbimento reale serve un misuratore compatibile con la potenza dell’apparecchio o il monitoraggio integrato.

Come raffrescare casa senza costringere il climatizzatore a lavorare sempre

Il risparmio più efficace nasce dalla riduzione del calore che entra. Tapparelle, persiane e schermature esterne vanno chiuse sulle finestre soleggiate prima che vetri e pavimenti si scaldino. Nelle ore più fresche si può ventilare; durante il funzionamento del climatizzatore, invece, le finestre devono restare chiuse.

ENEA segnala che schermare correttamente le aperture può ridurre fino all’80% l’energia solare entrante attraverso i vetri interessati. Anche limitare forno, asciugatrice, computer potenti e illuminazione nelle ore più calde riduce il carico interno.

Uno split per la stanza utilizzata

Tenere uno split molto potente nel corridoio per raffreddare tutta la casa crea temperature disomogenee e sprechi. Nei sistemi multisplit è preferibile climatizzare gli ambienti realmente occupati, chiudendo le porte verso le stanze inutilizzate. Le bocchette non devono essere ostacolate da tende o mobili e l’unità esterna necessita dello spazio indicato dal produttore per smaltire il calore.

Meglio lasciarlo acceso o spegnerlo?

Con un inverter è inefficiente alternare accensione e spegnimento ogni pochi minuti: una volta raggiunto il setpoint, la macchina può modulare. Per assenze prolungate, però, mantenerla a 22-24 °C in una casa vuota è uno spreco. Timer e programmazione permettono di ridurre le ore di funzionamento senza chiedere poi un raffreddamento estremo al rientro.

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Uso notturno, getto d’aria e persone fragili

Di notte il metabolismo e la temperatura esterna cambiano. È preferibile usare modalità sleep, timer e un setpoint più alto, evitando il getto diretto su letto, collo e articolazioni. Bambini piccoli, anziani e persone con patologie richiedono indicazioni personalizzate del medico; una guida energetica non sostituisce una valutazione sanitaria.

Lo sbalzo entrando e uscendo da un ambiente a 22 °C durante un’ondata di calore può essere fastidioso. Un ambiente a 26-27 °C, meno umido e con aria ben distribuita, offre spesso un comfort migliore senza trasformare la stanza in una cella frigorifera.

Efficienza, dimensionamento e manutenzione

Un apparecchio sottodimensionato può lavorare sempre al massimo; uno eccessivamente grande può creare getti intensi e cicli poco confortevoli. Il dimensionamento deve considerare volume, esposizione, isolamento, superfici vetrate, numero di persone e carichi interni, non soltanto i metri quadrati.

Filtri sporchi riducono il flusso d’aria e peggiorano prestazioni e qualità dell’aria. L’utente può eseguire le operazioni previste dal manuale, mentre perdite di refrigerante, anomalie elettriche, sanificazioni profonde e controlli del circuito spettano a tecnici qualificati.

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Checklist anti-spreco

  • partire da 26-28 °C e modificare un grado alla volta;
  • non usare 18-22 °C per “fare prima”;
  • misurare anche l’umidità, non soltanto la temperatura;
  • chiudere i serramenti mentre l’impianto funziona;
  • schermare il sole prima che riscaldi i vetri;
  • raffrescare solo gli ambienti occupati;
  • non ostacolare split e unità esterna;
  • pulire i filtri secondo il manuale;
  • usare timer e modalità sleep durante la notte;
  • controllare i consumi reali anziché affidarsi alla sola potenza nominale.

Per chi sta sostituendo l’impianto: Bonus condizionatori 2026: detrazioni, requisiti ed ENEA.

Domande frequenti

Il condizionatore a 22 gradi consuma molto di più?

Normalmente sì, perché aumenta il salto termico e prolunga il funzionamento del compressore. L’aumento esatto non è uguale per tutti: dipende da edificio, clima, macchina e durata. Il modo corretto per misurarlo è confrontare i kWh in giornate simili, mantenendo uguali gli altri fattori.

Impostare 18 gradi fa raffreddare prima?

No. Il climatizzatore eroga la potenza disponibile in base alla propria logica di controllo; un obiettivo estremamente basso non moltiplica la capacità frigorifera. Fa soprattutto continuare il funzionamento ad alta potenza oltre il momento nel quale 26-27 °C sarebbero già confortevoli.

24 gradi sono sempre troppo pochi?

No: il Ministero della Salute comprende 24 °C nel range generale 24-26 °C. In una normale abitazione, però, 24 °C è il limite basso e spesso non offre vantaggi proporzionati ai consumi rispetto a 26 °C con umidità controllata. Esigenze sanitarie specifiche vanno valutate con un professionista.

Qual è la temperatura ideale con 35 gradi fuori?

Non si deve applicare meccanicamente una sottrazione. È ragionevole partire da 27-28 °C, schermare il sole e controllare l’umidità, quindi correggere di un grado se necessario. ENEA ricorda che il comfort può essere ottenuto anche con due o tre gradi in meno dell’esterno.

La modalità deumidificazione consuma meno?

Può risultare efficace e conveniente quando il disagio è dovuto all’umidità, ma non è sempre la modalità meno energivora. Algoritmi e cicli cambiano tra i modelli. Con temperatura molto elevata e aria secca, la modalità raffrescamento può essere più adatta.

Conviene accendere tutti gli split?

Solo se tutte le stanze sono occupate e devono essere climatizzate. Accendere unità in locali vuoti aumenta i consumi. È preferibile chiudere le porte e raffrescare le zone utilizzate, evitando però di pretendere che un solo split nel corridoio raffreddi uniformemente l’intera casa.

A quale temperatura tenere il condizionatore di notte?

In genere si può aumentare il setpoint rispetto al giorno e usare sleep o timer. Il valore dipende da umidità, biancheria e persone presenti; l’obiettivo è evitare getto diretto e raffreddamento eccessivo durante il sonno, non mantenere rigidamente 22-24 °C fino al mattino.

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Fonti ufficiali