Come l’Italia ha scoperto i vantaggi della firma elettronica

firma elettronica


Per le P.A. e tutto il settore terziario, il 2020 è stato senza dubbio l’anno dello smart working: una scoperta indotta da cause contingenti per alcuni, una sorta di epifania per altri.

La pandemia ha obbligato migliaia di aziende e milioni di lavoratori (considerando la sola Italia) a riconfigurare, in alcuni casi radicalmente, la propria attività. Da soluzione d’emergenza dai contorni estremi o ripiego a basso costo per lavoratori autonomi a partita IVA impossibilitati a permettersi il lusso di un ufficio tutto loro, il lavoro da remoto è divenuto in breve tempo una prassi più che consolidata: vero è che lo è diventato per necessità e non per scelta, ma molte aziende sembrano avere avuto una specie di folgorazione, al punto da non volere più tornare indietro.

Detto in altri termini: una volta scoperto il lavoro a distanza, molti uffici hanno imparato ad apprezzarne i vantaggi, fino a riconoscerlo come una risorsa. Un riconoscimento tardivo rispetto ad altri paesi europei, ma le cui ricadute sono ormai irreversibili.

Tra gli strumenti più utilizzati in questi mesi di smart working più o meno forzato, la firma elettronica si differenzia da tutti gli altri per via dello status che ha assunto con il passare del tempo. Se infatti la maggior parte dei dispositivi messi a disposizione dalle moderne tecnologie – si pensi ai sistemi di direct messaging e alle videochiamate – sono stati “semplicemente” dei coadiuvanti preziosi nello svolgimento dell’ordinaria amministrazione, la firma elettronica è stata la chiave di volta per far continuare a girare l’economia.

È stata lo strumento che ha permesso di firmare contratti e siglare accordi a distanza, che ha velocizzato alcune decisioni apicali (anche nell’ambito della gestione dell’emergenza sanitaria) e che ha contenuto i disagi derivanti dall’impossibilità di spostarsi fisicamente da un luogo all’altro.

In sostanza, quali sono i vantaggi che gli italiani hanno scoperto in questi mesi? Affidandosi a un provider di firme elettroniche di comprovato valore (ad esempio Yousign, che opera su scala europea), un dipendente o un libero professionista ha la possibilità di trarre alcuni benefit che rendono meno farraginoso il suo lavoro da casa. In primis, ovviamente la velocità: i documenti possono essere spediti, firmati e rispediti potenzialmente nel giro di pochi minuti, abbattendo notevolmente i tempi di trasmissione degli stessi. E inferendo un colpo significativo alle ormai proverbiali lentezza e macchinosità della burocrazia (quante volte ne abbiamo sentito parlare?), destinate a dissolversi da un protocollo talmente veloce da agire praticamente in tempo reale.

Il secondo aspetto che gli italiani hanno avuto modo di apprezzare è legato a quanto accennato in precedenza: la destituzione della necessità di una compresenza fisica dei contraenti nell’ambito della stipula di un accordo. Basti pensare ai vantaggi che ne hanno tratto le aziende che operano a livello internazionale: grazie alla firma elettronica, esse hanno potuto continuare a operare con i propri partner stranieri senza ulteriori intralci se non quelli dettati dalla contingente situazione globale.

Il terzo aspetto che merita di essere considerato è il meno scontato e al tempo stesso il più prezioso: la sicurezza. Contraffare un documento elettronico provvisto di relativa firma è praticamente impossibile, anche per l’hacker più esperto. Ciò rappresenta un sigillo di garanzia non soltanto per le aziende ma anche (per non dire soprattutto) per gli operatori della P.A. e per gli organismi di governo nazionale. Un aspetto, quest’ultimo, che non può essere relegato in secondo piano, soprattutto nel momento in cui esso afferisce a decisioni che comportano lo spostamento di ingenti capitali da uno stato all’altro così come delle modifiche sostanziali nella vita di intere comunità.





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