Lo stucco per fughe delle piastrelle completa il rivestimento, protegge i bordi e rende pulibile la superficie. Non è però un riempitivo capace di correggere una posa irregolare né una guaina impermeabile. Tipo di prodotto, larghezza, profondità, colore, acqua d’impasto, tempi e lavaggio devono essere coerenti con piastrella, ambiente e movimenti del supporto.

Una fuga che scolorisce, si polverizza o si stacca può dipendere dallo stucco, ma anche da acqua eccessiva, adesivo ancora fresco, giunti sporchi, movimento del sottofondo o detergenti aggressivi. Per scegliere e ripristinare bene bisogna prima distinguere il difetto estetico da quello tecnico.

Che cosa fa la fuga e che cosa non può fare

La fuga assorbe le tolleranze dimensionali delle piastrelle, permette di comporre la modularità e rende ispezionabili i primi segnali di movimento. Distribuisce alcune sollecitazioni locali, ma non sostituisce i giunti di movimento. Perimetri, frazionamenti, cambi di supporto e giunti strutturali richiedono dettagli elastici o profili previsti dal progetto: riempirli con stucco rigido può provocare fessure e distacchi.

Le fughe riducono inoltre il rischio che bordi adiacenti urtino tra loro, ma la loro larghezza non si decide soltanto per gusto. Contano formato e tolleranze delle piastrelle, schema di posa, destinazione, ambiente interno o esterno, riscaldamento, dimensione del campo e indicazioni di progettista e fabbricanti.

La fuga accompagna il campo, il giunto ne governa il movimento

Una rete regolare di fughe non rende superflui i giunti elastici. Se una campitura attraversa un cambio di supporto o ingloba un giunto strutturale, lo stucco rigido finisce per ricevere un movimento che non può assorbire. Prima di scegliere il colore conviene quindi riportare sulla pianta perimetri, frazionamenti e discontinuità, così da non confondere il disegno estetico con quello funzionale.

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Classi CG e RG secondo UNI EN 13888-1

La UNI EN 13888-1:2022 distingue gli stucchi cementizi, indicati con CG, e quelli a base di resine reattive, indicati con RG. La norma stabilisce requisiti prestazionali; la parte 2 descrive prove per resistenza a flessione e compressione, assorbimento d’acqua, ritiro, abrasione e resistenza chimica.

Per i cementizi, la sigla CG2 identifica prestazioni migliorate rispetto a CG1. Le caratteristiche aggiuntive possono essere indicate con W per assorbimento d’acqua ridotto e A per alta resistenza all’abrasione. La marcatura aiuta a confrontare prodotti, ma non sostituisce la scheda tecnica: campo di larghezza, acqua, temperature, tempo di utilizzo e pulizia restano specifici.

Famiglia Composizione e uso Punti di forza Attenzioni
CG1 Stucco cementizio con requisiti normali Lavorazione tradizionale Verificare ambiente e prestazioni richieste
CG2 Cementizio migliorato Prestazioni superiori definite dalla norma Non tutti i CG2 hanno identiche caratteristiche
CG2 W Cementizio con assorbimento ridotto Minore ingresso d’acqua nella prova prevista Non rende impermeabile la piastrellatura
CG2 A Cementizio ad alta resistenza all’abrasione Adatto a usura più severa se previsto Preparazione e maturazione restano decisive
CG2 WA Entrambe le caratteristiche aggiuntive Assorbimento ridotto e alta abrasione Compatibilità da verificare sulla scheda
RG Resina reattiva, spesso bicomponente Basso assorbimento e resistenza chimica dichiarata Dosaggio, tempo aperto e pulizia più rigorosi

La sigla si legge insieme al campo d’impiego

Due prodotti CG2 WA possono differire per intervallo di fuga, granulometria, resa, temperature e compatibilità con pietra o superfici sensibili. La classe costituisce una soglia prestazionale, non una ricetta universale. Il confronto corretto affianca sigla, scheda tecnica e condizioni del cantiere; se uno dei tre elementi manca, la scelta resta incompleta.

Cementizio o epossidico: come scegliere

Lo stucco cementizio è versatile, disponibile in molti colori e generalmente più semplice da applicare e ripristinare. In docce, cucine, esterni o zone molto lavate si sceglie una classe e una formulazione compatibili con acqua, gelo, abrasione e detergenti. “Idrorepellente” non significa impermeabile e non elimina la guaina sotto il rivestimento: le due funzioni devono restare separate nel progetto.

Lo stucco a resina reattiva, comunemente chiamato epossidico quando quella è la chimica del prodotto, offre resistenza a macchie e agenti chimici nelle condizioni dichiarate. È utile in cucine professionali, laboratori e docce molto sollecitate, ma richiede miscelazione completa dei componenti, applicazione entro il tempo utile e lavaggio con utensili e modalità specifici. Un residuo indurito sulla piastrella è difficile da rimuovere.

Pietra naturale, cotto, superfici porose, levigate o strutturate richiedono una prova preliminare. Pigmenti o resine possono entrare nei pori, creare aloni o modificare la finitura. Si verifica anche la compatibilità con mosaici, metalli, agglomerati e materiali sensibili agli acidi.

Come determinare la larghezza della fuga

Non esiste una larghezza universale. La UNI 11493-1:2025 inquadra progettazione, installazione e manutenzione delle piastrellature ceramiche; il progetto deve considerare dimensioni effettive, tolleranze, ambiente, supporto e schema. Una “fuga zero” reale non consente di assorbire le variazioni dimensionali né di riempire correttamente il giunto.

Le piastrelle rettificate permettono in genere fughe più regolari e contenute, non necessariamente nulle. All’esterno, su fondi riscaldati o con grandi formati si valutano deformazioni e campiture. La larghezza ammessa dallo stucco deve includere il valore progettato; prodotti per fughe sottili e larghe possono avere granulometria e comportamento diversi.

Fattore Verifica Conseguenza sul progetto
Tolleranza delle piastrelle Calibro e dimensioni reali del lotto Fuga sufficiente a mantenere l’allineamento
Formato Lato, rettifica e planarità Schema e giunto compatibili con la geometria
Supporto Stabilità, giunti e maturazione Campiture e dettagli di movimento
Ambiente Interno, esterno, acqua, gelo e calore Prodotto e ampiezza coerenti con le sollecitazioni
Destinazione Traffico, sporco, igiene e pulizia Prestazioni e colore manutenibili
Scheda stucco Intervallo di larghezza dichiarato Esclude usi fuori campo

Colore: campione, luce e manutenzione

Una fuga tono su tono rende la superficie continua; un colore contrastante evidenzia formato e schema, ma rende più visibile ogni variazione. Il risultato asciutto può differire dalla cartella per assorbimento, acqua, temperatura, quantità lavata e luce. Il confronto va fatto con un campione maturato sullo stesso materiale, non con il solo colore stampato.

Colori molto chiari mostrano sporco e residui; quelli molto scuri possono evidenziare calcare e variazioni d’idratazione. Su piastrelle porose o smaltate delicate si esegue una prova in zona non visibile. Le piastrelle della cucina richiedono inoltre una scelta coerente con grassi, calore e frequenza di pulizia.

Un pannello campione anticipa colore e pulibilità

Su un ritaglio o in una zona nascosta si riproducono piastrella, larghezza, profondità, acqua e lavaggio previsti. Il campione va osservato dopo maturazione, con luce naturale e artificiale, e poi pulito con il detergente d’uso. Questo piccolo test mostra prima della posa se la fuga macchia la superficie, perde pigmento o produce un contrasto diverso da quello atteso.

Calcolo indicativo del consumo

Il consumo cresce quando la piastrella è piccola, la fuga è larga o profonda. Una stima geometrica semplificata è C = [(A + B) / (A × B)] × L × P × ρ, con A e B lati della piastrella in millimetri, L larghezza, P profondità e ρ densità del prodotto. Il risultato va riportato nelle unità coerenti e confrontato con la formula del fabbricante.

La stima non comprende perdite, riempimenti irregolari e differenze di spessore. Si misura l’intera superficie, si sottraggono aperture significative, si aggiunge lo sfrido indicato e si compra materiale dello stesso lotto per evitare variazioni di colore. Il dato definitivo resta quello della scheda tecnica.

Esempio: il formato piccolo moltiplica i metri di fuga

A parità di superficie, un mosaico presenta molti più giunti di una lastra grande e può consumare parecchio prodotto anche con fughe strette. Inserire nella formula soltanto i metri quadrati porta quindi a ordini sottostimati. Per un calcolo attendibile si usano dimensioni reali del pezzo, larghezza e profondità effettive, densità dichiarata e una maggiorazione motivata per sfrido e irregolarità.

Preparare le fughe prima della stuccatura

L’adesivo deve avere raggiunto il tempo minimo indicato e non deve risalire nel giunto. Distanziatori, residui, polvere e parti friabili si rimuovono senza scheggiare i bordi né danneggiare membrane e cavi riscaldanti. La profondità deve essere uniforme: zone piene d’adesivo asciugano e colorano diversamente.

Il fondo e le piastrelle devono essere nelle condizioni previste dalla scheda. Bagnare indiscriminatamente può alterare lo stucco; su supporti assorbenti si segue soltanto la procedura ammessa. Si proteggono profili, sanitari, metalli e materiali sensibili. L’adesivo corretto e la sua maturazione sono descritti nella guida sulla colla per piastrelle.

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Impasto e applicazione dello stucco cementizio

  1. Dosare l’acqua: pesare la quantità prevista, senza correzioni a occhio.
  2. Miscelare: usare utensile pulito e velocità indicata, limitando aria inglobata.
  3. Rispettare la maturazione: attendere e rimescolare solo se richiesto.
  4. Riempire: lavorare con frattazzo di gomma in diagonale, comprimendo nella profondità.
  5. Rimuovere l’eccesso: mantenere l’attrezzo inclinato senza svuotare le fughe.
  6. Attendere il momento di lavaggio: verificare la consistenza, non seguire un tempo fisso.
  7. Lavare: spugna ben strizzata, passate diagonali e acqua cambiata spesso.
  8. Rifinire: rispettare maturazione e protezione da acqua, sole, gelo e traffico.

Aggiungere acqua quando l’impasto indurisce altera rapporti e prestazioni. Anche un lavaggio troppo precoce o con spugna satura trascina legante e pigmento, abbassa la fuga e crea chiazze. Si preparano quantità compatibili con il tempo di utilizzo e le condizioni del cantiere.

La finestra di lavaggio si riconosce sul materiale

Il tempo indicato in scheda è un riferimento legato a condizioni definite. In cantiere si prova una piccola area: lo stucco deve reggere nel giunto mentre il residuo superficiale si rimuove senza trascinare pigmento. Se la spugna scava, è presto; se serve forza e resta un velo tenace, è tardi. Campiture compatibili con questa finestra rendono più uniforme il risultato.

Applicazione dello stucco a resina reattiva

I componenti si miscelano interamente nel rapporto fornito; dividere confezioni senza pesatura accurata può lasciare zone morbide. Temperatura e quantità influenzano il tempo utile. Si lavora per superfici piccole con frattazzo idoneo e si emulsiona il residuo nel momento e con i prodotti indicati.

Spugne e acqua si cambiano frequentemente per non distribuire un velo resinato. Luce radente e prova su una piastrella aiutano a vedere residui. Guanti e protezioni seguono scheda di sicurezza; utensili e rifiuti non si lavano negli scarichi senza verificare le istruzioni applicabili.

Giunti elastici, angoli e cambi di materiale

Negli angoli tra pareti, nel raccordo pavimento-parete, intorno a sanitari e nei cambi di supporto può essere necessario un giunto elastico. Lo stucco cementizio rigido in questi punti tende a fessurarsi quando le parti si muovono diversamente. Sigillante, fondo giunto, dimensioni e adesione si progettano per il movimento previsto.

I giunti strutturali non si coprono con piastrelle e stucco. Devono proseguire nel rivestimento mediante un dettaglio coerente. Anche la stabilità del massetto e del sottofondo condiziona la durata delle fughe.

Fughe esterne: dove va lo stucco e dove serve un sigillante elastico

Su balconi e terrazzi la parola «fuga» viene usata per due dettagli diversi. Le fughe tra le piastrelle del campo si riempiono con uno stucco per piastrelle idoneo all’esterno, scelto per larghezza, acqua, abrasione e condizioni della posa. Nei giunti di movimento, perimetrali e di collegamento serve invece un dettaglio deformabile: spesso un sigillante elastico con fondogiunto, oppure un profilo previsto dal sistema. Mettere silicone in tutte le fughe ordinarie non trasforma la pavimentazione in una guaina; riempire di stucco rigido il giunto che deve muoversi lo blocca. Il sistema tecnico Sika per terrazze e balconi distingue esplicitamente stuccatura delle fughe, sigillatura dei giunti e impermeabilizzazione sotto il rivestimento.

La UNI EN 15651-4:2017 riguarda i sigillanti elastici non strutturali per i giunti di dilatazione delle pavimentazioni, compresi balconi e terrazze. Non è la norma che classifica gli stucchi cementizi CG o a resina RG: per quelli si guarda la UNI EN 13888-1. Sul terrazzo esposto a sole, pioggia e gelo servono dunque due verifiche separate, oltre al progetto dei giunti della piastrellatura. Anche un sigillante dichiarato impermeabile protegge quel giunto nelle condizioni previste; non ripara una membrana sottostante assente o guasta. Se compaiono infiltrazioni al piano inferiore, va esaminata l’intera stratigrafia di impermeabilizzazione del terrazzo, non solo il colore della fuga.

Punto del rivestimento esterno Funzione Prodotto da verificare Errore frequente
Fuga ordinaria fra piastrelle Riempimento e finitura del campo Stucco CG o RG dichiarato per il supporto e l’esposizione Usare sigillante elastico come stucco di tutta la superficie
Giunto perimetrale o di frazionamento Accogliere il movimento previsto Sigillante elastico idoneo per esterni e pavimentazioni, con sezione e fondogiunto corretti, oppure profilo progettato Chiudere con stucco rigido o far aderire il sigillante al fondo
Giunto strutturale Conservare la discontinuità della struttura Dettaglio specifico continuo attraverso gli strati Coprirlo con piastrelle o con una sigillatura superficiale
Raccordo con soglia, scarico o bordo Proteggere una discontinuità critica Particolare coordinato con guaina, profilo e smaltimento dell’acqua Affidare la tenuta a una passata di sigillante sopra un difetto di pendenza

Elasticità: leggere la capacità di movimento nel dettaglio giusto

Un sigillante per pavimenti può riportare la classificazione EN 15651-4 e una capacità di movimento dichiarata. La percentuale non dice da sola quanto largo debba essere il giunto: occorrono movimento atteso, geometria del campo, profondità, supporti e istruzioni del prodotto. Un giunto largo 10 mm con capacità nominale ±25% non autorizza a «recuperare» qualsiasi fessura di 2,5 mm: la prestazione vale nel dettaglio di prova e nella sezione prescritta. Prima del materiale si individua il tipo di giunto e il movimento da gestire. Se la fessura attraversa un giunto strutturale, non si decide il ripristino con una cartuccia comprata per colore.

Il fondogiunto regola la profondità e impedisce l’adesione del sigillante al fondo; il cordone deve lavorare sui due fianchi, salvo sistema specifico. I lati vanno resi sani e puliti; primer, umidità ammissibile, temperatura e tempi di polimerizzazione dipendono dalla scheda. La scheda Kerakoll Silmat Color, per esempio, indica impieghi su balconi e terrazzi, un rapporto larghezza/profondità e l’adesione ai soli lati. È un esempio di dato da leggere, non un’indicazione che ogni sigillante ibrido abbia gli stessi limiti. Nei giunti soggetti a traffico intenso o detergenti aggressivi va verificata anche la resistenza meccanica e chimica, non solo l’elasticità.

Gelo, raggi UV e ristagno: tre prove diverse

«Per esterni» è un punto di partenza, non una scheda prestazionale completa. Il gelo può danneggiare una fuga o il sistema quando l’acqua penetra e ristagna; gli UV possono alterare colore e proprietà del sigillante esposto; il ristagno prolungato può superare il campo d’impiego di un prodotto idoneo solo a bagnature occasionali. Si cercano dichiarazioni esplicite del fabbricante su gelo, esposizione UV e contatto con acqua, insieme alla destinazione pavimento esterno. La scheda Kerakoll citata dichiara resistenza al gelo e agli UV per quel prodotto e, nello stesso tempo, esclude la piscina: la distinzione fra esposizione climatica e immersione è importante.

Prima di attribuire una perdita alle fughe bisogna osservare dove l’acqua resta dopo la pioggia. Se scarichi, pendenze o gocciolatoi non funzionano, la sigillatura superficiale può soltanto ritardare il sintomo. La guida su pendenze e scarichi del terrazzo aiuta a separare il difetto idraulico da quello del giunto. Sulle pietre naturali è inoltre necessaria una prova di compatibilità per evitare macchie ai bordi: la classificazione del sigillante non garantisce che ogni pietra rimanga inalterata.

Ripristino su terrazzo: decidere che cosa rimuovere

Una fuga ordinaria sfarinata si ripristina rimuovendo lo stucco debole fino alla profondità richiesta, senza intaccare piastrelle e guaina, e poi applicando il prodotto coerente con il rivestimento. Un cordone elastico distaccato richiede invece la rimozione del vecchio sigillante, la verifica dei due fianchi e del fondogiunto, la correzione di dimensioni e adesione e una nuova posa. Non si applica un velo nuovo sopra un cordone sporco o degradato. Un giunto che riapre dopo il rifacimento indica movimento non gestito, supporto instabile o infiltrazione che continua; serve una diagnosi prima di ripetere l’intervento.

Per il ripristino di un balcone si documentano con foto posizione e andamento dei difetti, si esegue una prova di bagnatura o un’indagine solo quando appropriata al caso e si verifica la continuità dei dettagli presso soglia, scarico e bordo. Il preventivo dovrebbe distinguere metri di fuga ordinaria e metri di giunto elastico, rimozione, eventuali piastrelle da sostituire, verifica della guaina, profili, protezione durante la maturazione e controllo finale. Se il degrado è diffuso o ci sono infiltrazioni al solaio, una semplice «risigillatura delle fughe» non è un capitolato sufficiente.

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Difetti: riconoscere la causa prima del rimedio

Difetto Cause possibili Controllo Rimedio coerente
Colore irregolare Acqua, lavaggio, profondità o lotti diversi Uniformità sotto la superficie Pulizia o rifacimento dopo prova
Polverizzazione Rapporto errato, lavaggio precoce, gelo Durezza in più punti Rimuovere materiale debole e rifare
Fessura lineare Movimento del supporto o giunto mancante Tracciato e apertura nel tempo Correggere il dettaglio, non solo riempire
Distacco dai bordi Polvere, poca profondità o deformazione Adesione e pulizia del giunto Scavo sufficiente e prodotto compatibile
Alone superficiale Residuo cementizio o resinato Tipo di stucco e sensibilità piastrella Metodo specifico dopo test
Muffa ricorrente Umidità, ventilazione, sporco o sigillante Origine dell’acqua Risolvere causa e sostituire parti degradate

Come ripristinare le fughe rovinate

Prima si pulisce una piccola area con metodo compatibile e si lascia asciugare. Se colore e durezza tornano uniformi, può bastare la manutenzione. Se lo stucco è friabile, staccato o fessurato in profondità, una vernice coprifuga maschera il difetto ma non ricostruisce la sezione.

Per rifare si rimuove lo stucco fino alla profondità minima richiesta dal nuovo prodotto, proteggendo bordi, impermeabilizzazione e impianti. Aspirazione e pulizia devono lasciare il giunto solido. Prima di riempire si correggono infiltrazioni, movimento, adesivo risalito o giunti mancanti. Il nuovo stucco si prova su una zona e si applica per campiture complete, perché un ritocco puntuale può restare visibile.

Su vecchio epossidico la semplice sovrapposizione raramente offre presa affidabile: si seguono preparazione e primer eventualmente previsti. Acidi forti, utensili metallici e mole possono danneggiare smalto, bordi, profili e guaina; la rimozione meccanica richiede controllo della profondità.

Una fessura che ritorna indica un problema ancora attivo

Se il nuovo stucco si apre lungo la stessa linea, il difetto non era soltanto nel riempimento. Si controllano movimento del supporto, giunti omessi, piastrelle non aderenti e infiltrazioni prima di ripetere il lavoro. Fotografare il tracciato, misurare l’apertura e osservare se cambia nel tempo aiuta a decidere se basta il ripristino locale o serve correggere la stratigrafia.

Pulizia e manutenzione

Dopo la maturazione si usano detergenti compatibili, diluiti e risciacquati. Prodotti acidi ripetuti possono intaccare matrici cementizie; sgrassatori molto alcalini o solventi possono alterare pigmenti, sigillanti e finiture. La resistenza dichiarata di un RG riguarda reagenti e condizioni di prova, non ogni miscela domestica.

In doccia ventilazione e asciugatura riducono deposito organico. Spazzole morbide puliscono senza scavare la fuga. Perdite, efflorescenze o muffa che ritorna rapidamente richiedono ricerca dell’umidità, non soltanto un trattamento superficiale.

Tempi, protezione e consegna del lavoro

Il programma non si costruisce sommando tempi generici. Prima della stuccatura deve essere trascorso il tempo richiesto dall’adesivo nelle reali condizioni di temperatura, umidità, formato e supporto. Dopo il riempimento si rispettano intervalli distinti per primo lavaggio, pedonabilità, contatto con acqua, detergenti, gelo e pieno esercizio. Le indicazioni della confezione devono essere lette insieme alla scheda tecnica aggiornata.

Durante la maturazione la superficie va protetta da polvere, sole diretto, correnti calde, pioggia e traffico. Coperture impermeabili appoggiate sullo stucco fresco possono trattenere condensa e modificare l’asciugatura; eventuali protezioni devono permettere le condizioni richieste. Nei locali occupati si delimitano percorsi e si pianificano campiture che non costringano a camminare sul materiale.

Fase Dato da verificare Errore da evitare
Prima dell’impasto Lotto, scadenza, temperatura e quantità d’acqua Mescolare lotti o dosare a occhio
Durante l’applicazione Tempo utile e superficie lavorabile Recuperare impasto già in presa
Primo lavaggio Consistenza della fuga e metodo del fabbricante Scavare il giunto o dilavare pigmenti
Pulizia finale Tipo di residuo e compatibilità della piastrella Usare acidi o solventi non previsti
Protezione Clima, acqua e traffico Coprire in modo ermetico o aprire troppo presto
Consegna Uniformità, durezza, giunti elastici e documenti Accettare difetti senza registrarli

Che cosa deve specificare il preventivo

Un preventivo utile indica superficie, formato delle piastrelle, larghezza e profondità delle fughe, classe e prodotto, colore e lotto, preparazione, sigillanti elastici, profili, protezioni e pulizia finale. Nel ripristino deve precisare come sarà rimosso il materiale esistente, fino a quale profondità e con quali cautele per bordi e impermeabilizzazione.

Vanno separati eventuali interventi su supporto, piastrelle distaccate, perdite e giunti di movimento. Il prezzo al metro quadrato da solo non descrive una rete fitta di mosaico né il tempo necessario per un epossidico su superficie strutturata. La consegna dovrebbe includere schede, colore e lotto impiegati, istruzioni di maturazione e detergenti compatibili, oltre a una piccola quantità di prodotto conservabile quando previsto.

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Domande frequenti sullo stucco per fughe

CG e RG che cosa significano?

CG indica uno stucco cementizio, RG uno stucco a base di resina reattiva secondo UNI EN 13888-1.

CG2 WA è impermeabile?

No. Indica prestazioni migliorate con assorbimento ridotto e alta resistenza all’abrasione, non sostituisce l’impermeabilizzazione.

Qual è la larghezza minima della fuga?

Non esiste un valore unico: dipende da piastrella, tolleranze, ambiente, supporto, progetto e campo dichiarato dello stucco.

Si possono posare piastrelle a fuga zero?

Una fuga realmente nulla impedisce la corretta gestione delle tolleranze e il riempimento; va seguito il progetto della piastrellatura.

Perché le fughe diventano di colori diversi?

Acqua, profondità, assorbimento, lavaggio, temperatura e lotti differenti possono produrre variazioni.

Si può aggiungere acqua allo stucco che indurisce?

No. Reimpastare con acqua altera il rapporto previsto e può ridurre uniformità e prestazioni.

Quando si lavano le piastrelle dopo la stuccatura?

Quando il prodotto raggiunge lo stato indicato dalla scheda; un tempo fisso non vale per ogni clima e formulazione.

Lo stucco epossidico non si macchia mai?

No. Ha resistenze elevate nelle condizioni dichiarate, ma residui, detergenti e agenti non previsti possono alterarlo.

Si può stuccare sopra una fuga esistente?

Solo se il sistema lo consente e dopo una preparazione adeguata; un velo sottile su materiale debole tende a staccarsi.

La muffa dipende sempre dallo stucco?

No. Umidità, ventilazione, sporco, perdite e sigillanti degradati possono essere la causa principale.

Negli angoli si usa lo stesso stucco?

Non automaticamente: dove sono previsti movimenti serve spesso un giunto elastico progettato.

Su un terrazzo si può sigillare con silicone ogni fuga?

No. Le fughe ordinarie tra piastrelle richiedono uno stucco idoneo alla posa; silicone o altro sigillante elastico serve nei giunti di movimento e raccordi per cui è previsto, con geometria e fondogiunto corretti. Non sostituisce la guaina.

Un sigillante resistente agli UV è automaticamente adatto al gelo?

No. Sono condizioni diverse: la scheda deve dichiarare sia la destinazione esterna sia le prestazioni richieste per esposizione, temperatura e acqua. Va verificato anche se il prodotto è adatto al traffico della pavimentazione.

Se una fuga del balcone perde acqua basta riempirla?

Non necessariamente. Prima si distinguono stucco ordinario, giunto elastico, pendenza, scarico, profili e impermeabilizzazione. Una perdita al solaio può richiedere il ripristino della stratigrafia, non una riparazione superficiale.

Come si confrontano due preventivi?

Confrontando classe, colore, larghezza, preparazione, quantità, campiture, sigillanti, pulizia, protezione e garanzia.

Fonti tecniche e normative