Il calcolo della volumetria di un edificio è uno degli aspetti più importanti in ambito edilizio e urbanistico, perché incide direttamente sulla possibilità di costruire, ampliare o ristrutturare un immobile. I metri cubi determinano infatti il rispetto degli indici di edificabilità, dei limiti imposti dai piani regolatori e delle normative comunali. Capire come si calcola correttamente la volumetria evita errori progettuali, sanzioni e contenziosi con il Comune.

Ma quali superfici vanno considerate? Da dove si parte per ottenere un dato corretto? E quali sono gli errori più comuni da evitare nel calcolo dei metri cubi?

Cos’è la volumetria edilizia e perché è così importante

In edilizia, la volumetria rappresenta il volume complessivo di un edificio espresso in metri cubi (mc). Non si tratta di un semplice dato geometrico, ma di un parametro urbanistico fondamentale, utilizzato dai Comuni per stabilire quanto e come si può costruire su un determinato lotto. La volumetria, infatti, è alla base del calcolo degli indici di edificabilità, dei limiti di espansione e delle possibilità di sopraelevazione o ampliamento.

Dal punto di vista pratico, conoscere la volumetria di un edificio serve in molte situazioni: dalla redazione di un progetto edilizio, alla verifica della conformità urbanistica, fino alla presentazione di una pratica come SCIA o permesso di costruire. Un errore nel calcolo può comportare il superamento dei limiti consentiti e portare a abusi edilizi, anche involontari, con conseguenze amministrative e, in alcuni casi, penali.

La formula base per calcolare i metri cubi di un edificio

Il calcolo dei metri cubi di un edificio si basa su una formula apparentemente semplice, ma che richiede attenzione nella corretta individuazione delle misure da utilizzare. In linea generale, la volumetria si ottiene moltiplicando la superficie per l’altezza:

Volumetria (mc) = Superficie (mq) × Altezza (m)

La superficie da considerare è solitamente quella lorda, cioè comprensiva dei muri perimetrali, mentre l’altezza viene misurata secondo i criteri stabiliti dai regolamenti edilizi comunali. Nella maggior parte dei casi, l’altezza si calcola dal piano di calpestio fino all’estradosso del solaio di copertura oppure fino alla linea di gronda, escludendo eventuali volumi tecnici non computabili.

Quando l’edificio è composto da più piani, il calcolo va effettuato separatamente per ciascun livello, sommando poi i singoli volumi. Questo metodo consente di evitare errori soprattutto in presenza di altezze diverse tra piano terra, piani superiori e locali seminterrati.

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Quali superfici e altezze vanno considerate nel calcolo della volumetria

Uno degli aspetti più delicati nel calcolo della volumetria edilizia riguarda l’individuazione corretta delle superfici e delle altezze da utilizzare. Non sempre, infatti, coincidono con quelle percepite visivamente o con le superfici calpestabili interne.

In genere, la superficie da prendere come riferimento è la superficie lorda di piano, comprensiva dei muri perimetrali e delle murature interne. Restano invece esclusi, salvo diversa previsione del regolamento comunale, balconi aggettanti, terrazzi scoperti e sporti di gronda.

Per quanto riguarda l’altezza, il criterio più diffuso prevede la misurazione dal piano di calpestio fino all’estradosso del solaio o alla linea di gronda. Tuttavia, ogni Comune può stabilire regole specifiche: in alcuni casi si considera l’altezza media, in altri l’altezza massima, soprattutto per edifici con coperture inclinate.

Una corretta lettura delle norme locali è quindi fondamentale per evitare di includere o escludere volumi in modo errato, con il rischio di superare la volumetria massima consentita.

Esempio pratico di calcolo dei metri cubi di un edificio

Per chiarire meglio come funziona il calcolo della volumetria di un edificio, vediamo un esempio pratico e semplificato, utile per comprendere il metodo corretto.

Immaginiamo un edificio residenziale composto da due piani fuori terra, ciascuno con una superficie lorda di 100 mq. L’altezza di ogni piano, misurata secondo il regolamento edilizio comunale, è pari a 3 metri.

Il calcolo della volumetria sarà il seguente:

  • Piano terra: 100 mq × 3 m = 300 mc
  • Primo piano: 100 mq × 3 m = 300 mc

La volumetria complessiva dell’edificio sarà quindi:

300 mc + 300 mc = 600 metri cubi

Se l’edificio presenta parti con altezze differenti, come un piano terra più alto o una copertura inclinata, il calcolo va effettuato separatamente per ciascuna porzione, sommando poi i volumi ottenuti. Questo approccio consente di rispettare i criteri urbanistici e di evitare contestazioni in fase di verifica.

Volumetria e locali accessori: cosa si include e cosa si esclude

Un altro punto spesso fonte di dubbi riguarda il computo della volumetria dei locali accessori, come cantine, garage, sottotetti e vani tecnici. In linea generale, non tutti gli spazi presenti in un edificio concorrono automaticamente al calcolo dei metri cubi, ma molto dipende dalle norme urbanistiche comunali e dalla loro destinazione d’uso.

Di norma, i volumi fuori terra destinati ad abitazione o ad attività principali sono sempre computati. Diverso è il discorso per i locali seminterrati o interrati: in molti Comuni non vengono conteggiati nella volumetria se rispettano determinate condizioni, come l’assenza di affaccio libero o una specifica altezza massima. Tuttavia, se questi spazi vengono trasformati in locali abitabili, il volume diventa quasi sempre rilevante ai fini urbanistici.

Anche i sottotetti rappresentano un caso particolare. Se non sono abitabili e hanno un’altezza ridotta, possono essere esclusi dal calcolo; se invece sono recuperabili o già destinati a uso residenziale, la loro volumetria viene generalmente conteggiata. I volumi tecnici (vano ascensore, centrale termica, cavedi) sono spesso esclusi, purché abbiano dimensioni strettamente necessarie alla funzione che svolgono.

Entrando più nel dettaglio, il calcolo della volumetria dei locali accessori varia sensibilmente in base alla tipologia dello spazio e alla sua funzione urbanistica, più che alla semplice collocazione fisica all’interno dell’edificio.

Garage e autorimesse

I garage possono essere esclusi o inclusi nella volumetria a seconda che siano pertinenziali e della loro posizione. In molti regolamenti edilizi:

  • i garage interrati o seminterrati non concorrono alla volumetria;
  • i garage fuori terra vengono spesso conteggiati, soprattutto se superano determinate superfici o altezze.

Attenzione: se il garage è strutturalmente assimilabile a un piano abitabile (per altezza e volume), il Comune può considerarlo volumetria a tutti gli effetti.

Locali seminterrati e interrati

I locali interrati sono generalmente esclusi dal calcolo dei metri cubi, mentre i seminterrati rappresentano un’area grigia. Spesso non vengono conteggiati se:

  • l’altezza è inferiore ai limiti di abitabilità;
  • la quota del solaio rimane sotto il piano di campagna.

Se però il seminterrato ha ampie superfici finestrate o viene destinato a uso abitativo o lavorativo, la volumetria diventa rilevante.

Sottotetti

Il sottotetto è uno degli elementi più delicati. Se non abitabile e con altezza media ridotta, può essere escluso dalla volumetria. Tuttavia:

  • un sottotetto recuperabile ai fini abitativi;
  • oppure già accatastato come abitazione

viene quasi sempre computato. In presenza di coperture inclinate, alcuni Comuni utilizzano il criterio dell’altezza media ponderale per il calcolo.

Volumi tecnici

I volumi tecnici (vano ascensore, extracorsa, centrale termica, cavedi impiantistici) non concorrono alla volumetria solo se:

  • sono indispensabili al funzionamento dell’edificio;
  • hanno dimensioni contenute e non utilizzabili per altri scopi.

Un volume tecnico sovradimensionato può essere contestato e conteggiato come volume edilizio.

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Normativa urbanistica e regolamenti comunali: perché fanno la differenza

Quando si parla di calcolo della volumetria di un edificio, è fondamentale chiarire che non esiste una regola unica valida ovunque. Il metodo di calcolo, infatti, è sempre subordinato alle disposizioni contenute negli strumenti urbanistici comunali, come il Piano Regolatore Generale (PRG), il PGT o il Regolamento Edilizio.

Ogni Comune può stabilire:

  • cosa rientra o meno nella volumetria;
  • come misurare l’altezza degli edifici;
  • quali volumi escludere (tecnici, interrati, pertinenze);
  • eventuali premialità volumetriche o riduzioni.

In caso di dubbi interpretativi, la giurisprudenza amministrativa ha più volte chiarito che prevale sempre la disciplina urbanistica locale, anche rispetto a criteri tecnici generali. Per questo motivo, prima di procedere a un progetto o a un ampliamento, è indispensabile una verifica puntuale delle norme vigenti e, nei casi più complessi, il supporto di un tecnico abilitato.

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Il criterio del “vuoto per pieno” nel calcolo della volumetria

Nel calcolo della volumetria edilizia, uno dei criteri più utilizzati – e spesso richiamato espressamente dalle norme urbanistiche – è quello del vuoto per pieno. Questo principio stabilisce che il volume di un edificio deve essere calcolato considerando l’ingombro complessivo esterno del fabbricato, senza effettuare alcuna sottrazione per i vuoti interni.

In pratica, il volume viene determinato misurando la sagoma dell’edificio lungo il perimetro esterno e moltiplicandola per l’altezza di riferimento prevista dal regolamento edilizio. Rientrano quindi nel calcolo:

  • lo spessore dei muri perimetrali e interni;
  • vani scala e ascensori;
  • corridoi, disimpegni e cavedi;
  • spazi non abitabili o non utilizzabili.

Richiami normativi e orientamento urbanistico

Il criterio del vuoto per pieno è adottato dalla maggior parte dei regolamenti edilizi comunali perché consente un controllo oggettivo e uniforme del rispetto degli indici di edificabilità. La giurisprudenza amministrativa ha più volte ribadito che, in assenza di indicazioni diverse, la volumetria va intesa come volume geometrico esterno, indipendentemente dalla reale fruibilità degli spazi interni.

Dal punto di vista urbanistico, infatti, ciò che rileva non è il volume “utile”, ma l’impatto fisico dell’edificio sul territorio. Proprio per questo motivo, il vuoto per pieno rappresenta il parametro di riferimento quando si verificano ampliamenti, sopraelevazioni o nuove costruzioni.

Esempio pratico di calcolo a vuoto per pieno

Si consideri un edificio con una superficie lorda di 120 mq e un’altezza urbanistica di 3 metri. Anche se all’interno sono presenti:

  • muri molto spessi,
  • un vano scala ampio,
  • locali tecnici non abitabili,

la volumetria sarà comunque calcolata così:

120 mq × 3 m = 360 mc

Non è possibile sottrarre i vuoti interni o le superfici non utilizzabili, salvo che il regolamento comunale preveda esclusioni espresse (ad esempio per specifici volumi tecnici o locali completamente interrati).