Un box doccia in vetro non si sceglie partendo soltanto dalla misura commerciale del piatto. Perché funzioni devono essere compatibili vano finito, fuori piombo delle pareti, bordo utile, tipo di apertura, passaggio, direzione dei getti, vetro, profili, ferramenta, supporti e sistema di sigillatura.

Un modello indicato come “90 × 90” può quindi non adattarsi a un piatto nominalmente uguale, mentre una parete molto essenziale può richiedere un rilievo e una posa più precisi di una soluzione intelaiata.

Il metodo utile è questo: prima si disegna lo spazio realmente disponibile, poi si sceglie il movimento dell’anta, quindi si verifica l’intervallo dimensionale del modello e infine si controllano supporti e istruzioni di montaggio. Lo spessore del vetro e l’aspetto “senza profili” vengono dopo. Questa sequenza evita porte che urtano i sanitari, profili fuori campo, vetri ordinati con misure sbagliate e perdite attribuite al silicone quando dipendono dalla geometria.

Parete doccia, box e cabina: che cosa si sta comprando

Nel linguaggio commerciale “box doccia” comprende prodotti diversi. Una parete in nicchia chiude un vano fra due muri; un box angolare usa due lati del bagno e completa gli altri con vetro; una configurazione a tre lati si appoggia a una sola parete. La parete walk-in è invece uno schermo prevalentemente fisso e aperto, non una chiusura completa. Una cabina integrale può includere piatto, pareti posteriori, copertura e impianti: non coincide con la parete doccia trattata dalla UNI EN 14428.

La distinzione conta perché cambia il numero di pannelli, la stabilizzazione e il modo in cui l’acqua viene contenuta. La UNI EN 14428:2018 definisce le caratteristiche funzionali delle pareti doccia per impieghi domestici, ma non stabilisce forme, misure o qualità estetiche universali. L’idoneità va quindi letta nella configurazione e nell’intervallo dichiarati dal fabbricante.

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Configurazione Quando è utile Nodo da misurare Limite tipico
Porta in nicchia Doccia compresa fra due pareti Larghezza a più quote e fuori piombo di entrambi i lati Il vano può restringersi verso l’alto
Box angolare Piatto addossato a due muri Due lati finiti, diagonale, squadra e bordo utile L’angolo reale raramente è perfetto
Box a tre lati Piatto contro una sola parete Tre ingombri, collegamenti e irrigidimenti Richiede più componenti e stabilità propria
Walk-in Accesso ampio e pochi movimenti Lunghezza dello schermo, varco e traiettoria degli spruzzi Non chiude completamente l’acqua
Sopra vasca Uso combinato vasca-doccia Bordo, rubinetteria, apertura e tenuta sul piano Non è intercambiabile con un box per piatto
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Le misure si rilevano sul bagno finito

Per un ordine definitivo servono normalmente piatto o pavimento doccia posati, rivestimenti completati e fughe mature. Misurare sulla muratura grezza e sottrarre a mente colla e piastrella trasferisce sul vetro tutte le incertezze del cantiere. Se il produttore ammette un rilievo anticipato, deve fornire quote di riferimento e tolleranze esplicite.

In una nicchia la larghezza si misura vicino alla base, a metà altezza e alla quota superiore del box. Per un angolo si ripete il controllo su entrambi i lati, dal vertice finito al punto esterno di appoggio previsto. Si annotano inoltre altezza disponibile, sporgenza del bordo, pendenza, fuori bolla del piatto, fuori piombo dei muri, battiscopa, nicchie, rubinetti, soffioni, scaldasalviette, finestre e sanitari nel raggio dell’anta.

Il numero più piccolo non è automaticamente “la misura da ordinare”. Ogni modello possiede un intervallo di estensibilità e un piano di riferimento propri: per esempio il nominale può riferirsi al filo esterno del piatto, all’asse del vetro o alla faccia del profilo. Bisogna confrontare tutte le quote con la scheda di rilievo del prodotto, non adattarle a una convenzione immaginata.

Esempio: nicchia larga 88,7, 88,2 e 87,8 cm

La differenza fra massimo e minimo è 9 mm e segnala una parete fuori piombo o un vano irregolare. Un box è compatibile soltanto se il suo campo di regolazione comprende la geometria reale alla quota e sul lato previsti; non basta che sulla confezione compaia “90 cm”. Se il compensatore disponibile non assorbe il difetto, si corregge il supporto oppure si sceglie una soluzione su misura. Riempire 9 mm con silicone non trasforma una posa fuori tolleranza in un’installazione corretta.

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Dato Dove rilevarlo Strumento Perché serve
Larghezze Base, metà e sommità Metro rigido o laser verificato Rivela restringimenti e allargamenti
Verticalità Su ogni linea di fissaggio Livella lunga o laser Definisce la compensazione necessaria
Orizzontalità Bordo del piatto o soglia Livella Influenza scorrimento, chiusura e deflusso
Squadra Angoli e diagonali del piatto Squadra e diagonali Evita pannelli disallineati
Ingombro anta Dentro e fuori dal box Sagoma o disegno quotato Previene urti con sanitari e rubinetti
Supporto Dietro rivestimento e profili Elaborati e verifica in sito Permette di scegliere fissaggi corretti

Misura standard, estensibile o su misura

Un prodotto standard non corrisponde a un’unica quota geometrica: spesso copre un intervallo grazie ai profili di compensazione. L’intervallo deve includere la misura finita senza portare regolazioni, sovrapposizioni o viti oltre i limiti indicati. Le prolunghe previste dal sistema sono componenti progettati; listelli improvvisati e spessori nascosti nel silicone non lo sono.

Il su misura è utile per nicchie trapezoidali, pareti molto irregolari, altezze fuori standard, mansarde, piatti sagomati o ferramenta in posizioni obbligate. Non elimina però il bisogno di tolleranze: anche una lastra tagliata appositamente deve avere giochi, guarnizioni e appoggi compatibili. Poiché il vetro temprato viene tagliato, forato e molato prima della tempra, un errore nelle quote non si corregge in cantiere accorciando l’anta.

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Passaggio utile e tipo di apertura

La larghezza del piatto non coincide con il passaggio. Profili, pannelli fissi, sovrapposizione delle ante e maniglie sottraggono spazio. La scheda deve dichiarare o consentire di ricavare il varco effettivo. È importante anche simulare il corpo dell’utilizzatore, l’ingresso per assistere una persona e l’eventuale uscita verso un tappeto, non soltanto disegnare l’anta in pianta.

Una porta a battente offre un varco ampio ma richiede raggio libero e può portare gocce all’esterno quando si apre. Il pivot riduce in parte lo sbalzo distribuendo il movimento dentro e fuori. La scorrevole non invade il bagno, ma sovrappone i pannelli e introduce binari, carrelli e zone da pulire. Porte pieghevoli o a libro recuperano spazio in vani piccoli, a costo di più cerniere e guarnizioni.

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Apertura Ingombro esterno Passaggio Controllo decisivo Manutenzione
Battente laterale Elevato se apre verso fuori Generalmente ampio Urti con lavabo, WC, porta e scaldasalviette Cerniere e guarnizione inferiore
Pivot Diviso dentro e fuori Dipende dall’asse Interferenze su entrambi i lati Allineamento e ritorno in chiusura
Scorrevole Nullo Ridotto dalla sovrapposizione Accessibilità al binario e sgancio per pulizia Carrelli, guide e finecorsa
Pieghevole o a libro Contenuto Buono in piccoli vani Pacchetto delle ante e punti di schiacciamento Più snodi e guarnizioni
Walk-in aperta Nessuna anta Molto ampio Lunghezza del vetro e direzione dei getti Stabilizzatore e bordo libero

Altezza, soffione e contenimento degli spruzzi

L’altezza non è soltanto estetica. Va coordinata con soffitto inclinato, finestra, colonna doccia, braccio del soffione, mensole e portata del rivestimento. Il getto non dovrebbe colpire direttamente giunti, fessure di apertura o bordo libero della walk-in. Un soffione grande montato alto e vicino all’ingresso può spingere acqua oltre uno schermo che sarebbe adeguato con una doccetta orientata verso la parete.

La parete doccia è progettata per limitare la fuoriuscita di acqua durante l’uso previsto, non per diventare una vasca stagna. Soglia, profilo inferiore, deflettore, sormonto, magneti e guarnizioni gestiscono gocce e spruzzi; pendenza e scarico devono smaltire l’acqua prima che raggiunga il bordo. Una walk-in privilegia il varco aperto e richiede quindi una valutazione più severa di lunghezza, pressione, posizione dell’utilizzatore e zona bagnata attesa.

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Vetro di sicurezza: “cristallo” e millimetri non bastano

Nel catalogo la parola “cristallo” è spesso usata come sinonimo commerciale di vetro; non identifica da sola una prestazione speciale. Per scegliere servono tipo di vetro, spessore, lavorazioni, marcatura del prodotto e compatibilità con la configurazione provata. La UNI EN 12150-1 descrive caratteristiche, planarità, bordi e frammentazione del vetro di sicurezza temprato termicamente. Il vetro temprato è diffusissimo nei box perché offre maggiore resistenza e, se si rompe, si frammenta in elementi piccoli invece delle grandi schegge tipiche del vetro ricotto.

Sei, otto o dieci millimetri non formano una graduatoria assoluta. Un pannello fisso alto e largo con pochi vincoli può richiedere una soluzione diversa da un’anta piccola intelaiata. Spessore, dimensioni massime, numero di cerniere, barra stabilizzatrice, profili e pesi ammessi appartengono allo stesso sistema. Non si sostituisce quindi un vetro da 6 mm con uno da 8 mm “per sicurezza” senza verificare ferramenta, giochi e portata.

Bordi e angoli sono zone sensibili. Una sbeccatura prodotta nel trasporto o il contatto con vite, piastrella o metallo può concentrare le tensioni. Prima del montaggio ogni lastra va controllata e non deve essere appoggiata direttamente su un angolo. Fori, tacche e molature sono eseguiti prima della tempra: tentare di forare o rettificare dopo il trattamento provoca la rottura del pannello.

Il vetro temprato può rompersi senza un urto evidente?

Sì, anche se l’evento è poco frequente. Le cause possibili includono danni al bordo, contatti rigidi, errori di posa, sollecitazioni termiche e rare inclusioni di solfuro di nichel. Il processo heat-soak secondo la famiglia EN 14179 può ridurre il rischio legato a tali inclusioni, ma non azzera tutte le cause di rottura e non sostituisce una posa corretta. Se le conseguenze della caduta dei frammenti sono rilevanti, per esempio accanto a persone vulnerabili o superfici delicate, il requisito va discusso e documentato prima dell’ordine.

Trasparente, satinato, fumé, stampato e trattato

Il trasparente amplia visivamente il bagno ma rende visibili calcare, gocce e oggetti. Satinato e acidato aumentano la privacy; la faccia lavorata può avere istruzioni specifiche di orientamento e pulizia. Vetro fumé o colorato riduce la luminosità e va valutato sul campione reale. Superfici cannettate o stampate nascondono meglio le gocce ma hanno una trama che può essere più impegnativa da pulire se rivolta verso l’interno.

I trattamenti superficiali “anticalcare” riducono l’adesione dei depositi o la corrosione della superficie: non rendono il vetro autopulente. Occorre sapere quale lato è trattato, quali detergenti sono compatibili, quanto dura la protezione e se può essere rinnovata. Anche un vetro protetto deve essere risciacquato e asciugato con regolarità.

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Profili, cerniere e barre: cosa cambia davvero

Un telaio perimetrale distribuisce i vincoli, offre maggiore compensazione e contiene guarnizioni e soglie, ma ha più scanalature. Un box semi-intelaiato riduce i profili mantenendo regolazioni utili. Il cosiddetto frameless usa cerniere e morsetti puntuali e richiede pareti, piatto e quote più accurati; “senza telaio” non significa vetro privo di sostegno. Pannelli fissi ampi possono aver bisogno di una barra stabilizzatrice o di un irrigidimento previsto dal produttore.

I profili di compensazione correggono soltanto entro il campo dichiarato. Esistono sistemi con regolazioni di pochi millimetri e altri più tolleranti: non si può trasferire il valore di un modello a un altro. Anche cerniere, magneti, carrelli e guarnizioni hanno spessori di vetro, pesi e geometrie compatibili. Mescolare ricambi universali senza queste verifiche può compromettere chiusura e sicurezza.

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Struttura Tolleranza al vano Punti di forza Punti da controllare
Intelaiata Generalmente maggiore Regolazione, contenimento e protezione dei bordi Binari, drenaggi e pulizia delle scanalature
Semi-intelaiata Intermedia Equilibrio fra leggerezza e compensazione Campo reale dei profili e stabilizzatori
Frameless Generalmente minore Superfici semplici e trasparenza Fuori piombo, supporti, cerniere, giochi e irrigidimento
Su misura sagomata Adatta a geometrie speciali Gestisce mansarde e vani non standard Rilievo definitivo: il temprato non si rilavora

Pareti e fissaggi: la piastrella non è il supporto

Le viti attraversano rivestimento e collante, ma devono lavorare nel materiale resistente individuato. Calcestruzzo, laterizio pieno, laterizio forato, blocco alleggerito e parete in lastre richiedono fissaggi e preparazioni differenti. Per una controparete leggera può servire un rinforzo predisposto nella posizione del profilo; un tassello genericamente fornito per parete piena non diventa idoneo perché entra nel foro.

Prima di forare si controllano tubazioni di acqua, scarichi, cavi e serpentine. La posizione del profilo deve inoltre rispettare l’area utile del bordo del piatto e la continuità dell’impermeabilizzazione. Forare il pavimento della zona bagnata è ammesso soltanto se previsto dal sistema e coordinato con il dettaglio impermeabile; scegliere una posizione casuale può creare una via d’acqua nascosta.

Se il bagno è ancora in lavorazione, il box va coordinato con la guida all’impermeabilizzazione sotto le piastrelle. Membrana, nastro negli angoli e raccordo al piatto devono essere risolti prima di nasconderli dietro profili e sigillanti.

Sequenza di posa: dal controllo a secco alla prova d’acqua

  1. Controllare consegna e vano: confrontare codice, verso, campo dimensionale, vetri e ferramenta; verificare piatto, pareti e ostacoli.
  2. Leggere il manuale specifico: individuare punti di fissaggio, sequenza, giochi, lato trattato del vetro e schema del silicone.
  3. Tracciare a secco: presentare profili o dime senza forare e simulare apertura, varco e posizione dei pannelli.
  4. Localizzare impianti e supporti: scegliere punte e ancoranti adatti, proteggendo piatto, bordi e membrana.
  5. Fissare e mettere a piombo: installare profili, pannelli e stabilizzatori entro le regolazioni consentite, senza contatti rigidi sul vetro.
  6. Montare e regolare le ante: controllare giochi, magneti, sormonti, finecorsa, cerniere e guarnizione inferiore.
  7. Sigillare come da disegno: pulire e asciugare le superfici, applicare il prodotto compatibile soltanto nei lati e nei punti indicati.
  8. Rispettare la maturazione: non usare la doccia prima del tempo prescritto per il sigillante.
  9. Provare in condizioni realistiche: verificare scarico, spruzzi, apertura e fuoriuscite senza indirizzare artificialmente il getto nei giunti.

La posizione del silicone non è una regola da copiare da un video generico. Alcuni sistemi prescrivono sigillature esterne per consentire all’acqua penetrata nei profili di tornare verso il piatto; altri adottano dettagli differenti o non richiedono silicone in determinati punti. Sigillare entrambi i lati o chiudere fori di drenaggio può intrappolare acqua. Prevalgono sempre istruzioni e componenti del modello installato.

Perdita d’acqua: trovare il percorso prima di risigillare

Una goccia sul pavimento non identifica l’origine. L’acqua può superare il bordo libero, passare sotto una guarnizione usurata, seguire un profilo non drenato, uscire da un raccordo parete-piatto o provenire dall’impermeabilizzazione dietro le piastrelle. Asciugare tutto e bagnare per zone separate aiuta a distinguere il percorso; aggiungere silicone sopra superfici umide e sporche spesso nasconde il sintomo per poco tempo.

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Sintomo Causa da verificare Prova utile Intervento scorretto
Acqua sotto la porta Guarnizione, deflettore, pendenza o anta fuori quota Getto normale con porta chiusa e controllo per tratti Alzare una soglia senza regolare l’anta
Gocce dal profilo a muro Sigillatura, drenaggio o parete irregolare Bagnare prima il raccordo e poi il resto Siliconare ogni fuga anche all’interno
Pavimento bagnato oltre la walk-in Schermo corto, getto orientato al varco o scarico lento Osservare traiettoria e accumulo durante l’uso Attribuire tutto a un difetto del vetro
Umidità nel locale vicino Membrana, raccordo al piatto o tubazione Prove separate di impianto e zona bagnata Rifare solo il cordolo di silicone visibile
Perdita dopo mesi Guarnizione indurita, carrelli, movimento o sigillante distaccato Ispezione di componenti, giochi e adesione Coprire il vecchio sigillante degradato

Walk-in e accessibilità non sono sinonimi

L’assenza della porta facilita il passaggio, ma una doccia accessibile richiede un progetto più ampio: avvicinamento, varco, assenza di dislivelli pericolosi, spazio di manovra, pavimento, sedile, sostegni, rubinetteria raggiungibile, doccetta, scarico e possibilità di assistenza. Il D.M. 236/1989 indica, nei casi pertinenti, doccia a pavimento, sedile ribaltabile e doccia a telefono, oltre agli spazi necessari per l’accostamento.

Una lastra molto lunga può ostacolare l’assistenza; una troppo corta lascia bagnare l’area di trasferimento. Barre stabilizzatrici e profili non devono diventare ostacoli o appigli non progettati. Per questo il box viene scelto dopo aver disegnato movimenti e attrezzature, non usando “walk-in” come certificazione implicita di accessibilità.

Pulizia e manutenzione senza danneggiare vetro e ferramenta

Dopo l’uso conviene risciacquare i residui e passare una tergivetro morbida; asciugare profili e zona esterna riduce depositi e umidità persistente. Per la pulizia periodica si seguono le istruzioni del fabbricante e dell’eventuale trattamento superficiale. Panni abrasivi, lame, polveri, prodotti molto acidi o alcalini, cloro e solventi possono opacizzare finiture, aggredire guarnizioni o danneggiare il coating.

Binari e fori di scarico vanno tenuti liberi. Carrelli, cerniere e magneti si controllano per rumori, gioco e chiusura, senza stringere viti sul vetro a tentativi. Le guarnizioni si identificano per modello, sagoma e spessore della lastra: una striscia “universale” può entrare nel profilo ma non lavorare nella posizione corretta.

Se il calcare ricompare rapidamente su tutte le utenze, la guida ai sistemi anticalcare domestici aiuta a distinguere filtrazione, inibizione e vera riduzione della durezza. Nessun trattamento dell’acqua elimina comunque la necessità di asciugare le gocce.

Se il vetro è scheggiato, crepato o si muove

Un bordo sbeccato, una crepa, una cerniera che ha perso assetto o un pannello che oscilla più del normale non sono difetti da ignorare. Si interrompe l’uso, si evita di toccare o sollecitare la lastra e si tiene lontano chi potrebbe ferirsi. Un vetro temprato può frammentarsi improvvisamente dopo un danno al bordo.

Il ricambio deve riprodurre tipo, spessore, dimensioni, fori, bordi e compatibilità con la ferramenta. Prima di montarlo si ricerca la causa: contatto rigido, telaio deformato, arresto assente, anta che urta, vite sporgente, supporto mobile o difetto di posa. Sostituire soltanto la lastra senza correggere il punto che l’ha danneggiata può ripetere il guasto.

Quanto costa: confrontare il sistema, non il solo vetro

Il prezzo dipende da configurazione, numero e dimensione delle lastre, spessore, finitura, trattamento, ferramenta, profili, altezza, sagome, lato di apertura, rilievo, trasporto, accesso e posa. Il su misura non significa soltanto “qualche centimetro in più”: può comprendere disegno, lavorazioni prima della tempra, imballaggio dedicato e responsabilità sul rilievo.

Un preventivo confrontabile separa prodotto, accessori, profili aggiuntivi, misurazione, rimozione del vecchio box, preparazione dei supporti, installazione, sigillante, smaltimento e IVA. Deve indicare chi risponde delle quote e che cosa accade se piatto o muri risultano fuori tolleranza. Il costo più basso può escludere proprio rilievo, adattamenti e montaggio che rendono il sistema utilizzabile.

Permessi e detrazioni

La sostituzione isolata del box senza modifiche edilizie o impiantistiche è normalmente una finitura di portata limitata, ma il quadro cambia se si rifà il bagno, si spostano scarichi, si interviene su pareti, strutture, parti comuni o immobili vincolati. La qualificazione va verificata sul lavoro complessivo e sulle regole locali, non sul nome del prodotto.

Anche sul piano fiscale il semplice acquisto o cambio del box non genera automaticamente una detrazione. Può essere assorbito da un intervento maggiore realmente agevolabile e documentato. La guida dedicata spiega quando il box doccia può rientrare nel Bonus ristrutturazioni; per la trasformazione completa è utile anche l’approfondimento su come sostituire la vasca con una doccia.

Checklist per ordine e preventivo

  • Configurazione esatta: nicchia, angolo, tre lati, walk-in o sopra vasca.
  • Quote finite a più altezze, fuori piombo, bolla, squadra e bordo utile.
  • Intervallo reale del prodotto e profili di compensazione previsti.
  • Passaggio utile, verso, raggio dell’anta e ostacoli dentro e fuori.
  • Tipo, spessore, finitura e trattamento del vetro; bordi e fori.
  • Profili, cerniere, carrelli, magneti, guarnizioni e stabilizzatori.
  • Conformità alla UNI EN 14428, marcatura CE e dichiarazione di prestazione pertinente.
  • Materiale delle pareti, rinforzi, fissaggi e posizione degli impianti.
  • Schema di posa, silicone, tempi di maturazione e prova finale.
  • Garanzia, manutenzione, ricambi e responsabilità del rilievo.

Errori da evitare

  • Ordinare dalla misura nominale del piatto senza leggere il campo del box.
  • Misurare prima di rivestimenti e piatto senza quote esecutive affidabili.
  • Scegliere il battente senza simulare l’apertura contro sanitari e rubinetti.
  • Confondere millimetri del vetro con sicurezza dell’intero prodotto.
  • Eliminare barra o profilo perché sembrano soltanto estetici.
  • Fissare alla piastrella senza identificare il supporto retrostante.
  • Forare impermeabilizzazione, tubazioni o cavi non localizzati.
  • Siliconare ogni lato e chiudere drenaggi contro le istruzioni.
  • Presentare un trattamento anticalcare come assenza di manutenzione.
  • Continuare a usare un vetro con bordo scheggiato o ferramenta mobile.

Domande frequenti

Un box 90 × 90 va bene su ogni piatto 90 × 90?

No. Il nominale non identifica il piano di riferimento né l’intervallo di regolazione. Vanno confrontate misure finite e scheda del modello.

Quando si prendono le misure definitive?

Di norma dopo posa di piatto o pavimento e rivestimenti, misurando a più quote. Un rilievo anticipato richiede dettagli esecutivi e tolleranze del produttore.

È meglio vetro da 6, 8 o 10 mm?

Non esiste uno spessore migliore in assoluto. Dipende da dimensione, tipo di anta, vincoli, ferramenta e configurazione provata dal fabbricante.

Il vetro temprato si può accorciare in cantiere?

No. Tagli, fori, tacche e molature devono essere eseguiti prima della tempra; una lavorazione successiva provoca la frammentazione.

Un box senza profili è più facile da installare?

Non necessariamente. Ha meno telaio ma tollera meno irregolarità e richiede supporti, quote, cerniere e stabilizzazione molto precisi.

La parete walk-in impedisce sempre agli spruzzi di uscire?

No. Il risultato dipende da lunghezza dello schermo, varco, posizione e portata del soffione, pendenza, scarico e comportamento dell’utilizzatore.

Il silicone va applicato dentro e fuori?

Solo nei punti indicati dal manuale specifico. Una sigillatura aggiuntiva può bloccare drenaggi e trattenere acqua nei profili.

Il trattamento anticalcare rende il vetro autopulente?

No. Riduce l’adesione dei depositi o protegge la superficie, ma richiede risciacquo, asciugatura e detergenti compatibili.

Una piccola sbeccatura sul bordo è solo estetica?

No. Il bordo del vetro temprato è sensibile; il box non va usato finché installatore o fabbricante non hanno valutato e sostituito la parte danneggiata.

La sostituzione del solo box doccia è detraibile?

Non automaticamente. In genere serve un intervento maggiore realmente agevolabile al quale il box sia necessario e documentalmente collegato.

Fonti normative e tecniche

Misure, vetro, ferramenta e sigillatura devono appartenere alla configurazione dichiarata dal fabbricante. Nei vani irregolari o con supporti leggeri è prudente affidare rilievo e posa a un installatore qualificato prima di ordinare lastre non modificabili in cantiere.