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Il MASE chiarisce il nuovo PUCD per realizzare, ampliare ed esercire i data center: dieci mesi, conformità urbanistica, titoli edilizi e connessioni.
Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica ha pubblicato i primi indirizzi operativi sul nuovo procedimento unico per autorizzare la realizzazione, l’ampliamento e l’esercizio dei data center. Le indicazioni sono contenute nella nota MASE n. 155457 del 21 luglio 2026 e chiariscono alcuni dei passaggi rimasti incerti dopo l’introduzione del PUCD, il Procedimento unico per il rilascio delle autorizzazioni ai progetti di centri dati.
Il nuovo iter può concludersi entro dieci mesi e comprende anche i titoli edilizi, ma non equivale a un’approvazione automatica del progetto. Il termine decorre soltanto dopo la verifica della completezza della documentazione e la conformità urbanistica deve essere accertata prima dell’avvio. Inoltre, l’autorizzazione unica non produce da sola una variante al piano urbanistico comunale.
Le istruzioni interessano direttamente investitori, progettisti, imprese e amministrazioni coinvolti nei nuovi poli digitali. Il MASE affronta anche gli oneri istruttori, la presentazione delle domande, le opere di connessione elettrica e le varianti che possono intervenire durante o dopo il procedimento.
Sommario
Il PUCD è stato introdotto dall’articolo 8 del Decreto-legge 20 febbraio 2026, n. 21, convertito con modificazioni dalla Legge 10 aprile 2026, n. 49. La norma affida il procedimento all’autorità competente per l’Autorizzazione integrata ambientale e riunisce in un unico iter i diversi atti necessari alla realizzazione, all’ampliamento e all’esercizio del centro dati.
La disciplina richiama le tre categorie definite dal Regolamento delegato UE 2024/1364: i centri dati aziendali, utilizzati per le esigenze informatiche dell’impresa che li gestisce; quelli in co-ubicazione, nei quali i clienti installano e gestiscono le proprie apparecchiature; e quelli in co-hosting, nei quali il gestore mette a disposizione anche server, sistemi di archiviazione e infrastrutture di supporto.
L’obiettivo è superare la frammentazione delle autorizzazioni, coordinando nello stesso procedimento le valutazioni ambientali, i titoli edilizi e gli altri assensi richiesti. Rimangono però ferme le competenze tecniche delle singole amministrazioni e il rispetto delle norme urbanistiche, edilizie, ambientali, paesaggistiche e sanitarie.
Advertisement - PubblicitàIl procedimento unico ha una durata non superiore a dieci mesi. La scadenza può essere prorogata, in circostanze eccezionali legate alla natura, alla complessità, all’ubicazione o alla portata del progetto, per un massimo di altri tre mesi. Per le valutazioni di impatto ambientale la legge prevede inoltre il dimezzamento dei termini.
Il limite temporale non decorre però dal primo invio della domanda. Il conteggio comincia dalla comunicazione con cui l’autorità procedente attesta la completezza della documentazione. La verifica viene svolta con la collaborazione delle amministrazioni competenti e può quindi diventare uno dei passaggi decisivi dell’intero iter.
Per il proponente significa che una domanda incompleta non fa partire automaticamente i dieci mesi. Occorre presentare fin dall’inizio gli elaborati necessari per tutti i titoli richiesti e indicare in modo puntuale autorizzazioni, pareri, nulla osta e assensi da acquisire. Il MASE dovrà pubblicare ulteriori indicazioni con il dettaglio delle tempistiche delle singole fasi.
Uno dei chiarimenti più rilevanti riguarda il rapporto con gli strumenti urbanistici comunali. La documentazione deve comprendere la verifica della conformità del progetto ai piani vigenti e tale conformità costituisce un presupposto preliminare necessario per l’avvio del PUCD.
L’autorizzazione unica non vale automaticamente come variante urbanistica. Se l’area individuata non consente l’insediamento progettato, il PUCD non può essere utilizzato per superare da solo la destinazione incompatibile. L’eventuale adeguamento dello strumento urbanistico dovrà quindi seguire il percorso previsto dalla normativa applicabile prima che il progetto possa procedere.
Il Comune conserva perciò un ruolo centrale. Partecipa alla conferenza di servizi, verifica la compatibilità urbanistica e contribuisce all’istruttoria dei titoli edilizi. La semplificazione consiste nel coordinare gli atti, non nell’eliminare le verifiche territoriali.
Advertisement - PubblicitàIl MASE conferma che i titoli edilizi necessari alla realizzazione del data center sono compresi nel procedimento unico. Il proponente deve comunque presentare un progetto completo di tutti gli elaborati richiesti per il loro rilascio.
Nella domanda devono essere indicati anche gli ulteriori atti da acquisire, che possono comprendere, in base alle caratteristiche e alla localizzazione dell’intervento, la VIA, l’AIA, l’autorizzazione paesaggistica o culturale, i provvedimenti per l’utilizzo delle acque, le emissioni atmosferiche e gli altri nulla osta previsti dalle normative di settore.
Il provvedimento finale viene rilasciato a seguito di una conferenza di servizi alla quale partecipano le amministrazioni competenti in materia ambientale, paesaggistica, culturale, sanitaria e di pubblica incolumità. L’inclusione del titolo edilizio nel PUCD evita la necessità di concludere procedimenti completamente separati, ma non riduce la quantità e la qualità degli elaborati progettuali da produrre.
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Richiedi informazioni gratisL’autorizzazione unica comprende il data center e le relative reti di connessione di utenza, di qualunque tensione. Rientrano quindi nel PUCD le opere poste dal lato dell’utente, come i cavidotti necessari a collegare l’impianto.
Restano invece fuori dal procedimento le opere che Terna o il distributore individuano come opere di rete nella soluzione tecnica minima generale di connessione. Queste infrastrutture seguono il proprio iter autorizzativo.
La legge consente comunque di presentare inizialmente una soluzione temporanea di connessione in media tensione, senza attendere che sia disponibile il progetto definitivo di collegamento alla rete di trasmissione nazionale. Se la soluzione definitiva arriva durante l’istruttoria, la documentazione può essere integrata, con la possibilità che i tempi si allunghino. In alternativa, il procedimento può concludersi sulla soluzione temporanea e il proponente dovrà successivamente chiedere una variante per autorizzare il collegamento definitivo e il pieno esercizio del centro dati.
Advertisement - PubblicitàIl PUCD non è gratuito. Alla domanda devono essere allegate le attestazioni dei pagamenti previsti per la VIA e per l’AIA, oltre alle quietanze degli oneri richiesti dalle autorità competenti per gli altri titoli compresi nel procedimento.
Il MASE precisa che gli oneri relativi a VIA e AIA devono essere versati con due bonifici distinti. L’importo complessivo non è quindi unico e predeterminato per ogni progetto: dipende dalle procedure ambientali e dagli ulteriori provvedimenti necessari nel caso concreto.
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Nelle istruzioni del 21 luglio il Ministero chiarisce che è in fase di sviluppo una modalità online dedicata. Nel frattempo, per i procedimenti di competenza statale, la domanda deve essere indirizzata alla Direzione generale Valutazioni ambientali del MASE.
Quando la documentazione non supera complessivamente 50 MB, l’invio può avvenire tramite PEC in un unico archivio ZIP, organizzato secondo le specifiche tecniche pubblicate sul portale ministeriale delle valutazioni ambientali. Oltre 50 MB, gli indirizzi operativi prevedono la consegna su disco o altro supporto informatico, accompagnata dalla stampa dell’istanza già trasmessa via PEC.
Queste modalità sono espressamente transitorie. Prima di inviare una nuova pratica è quindi necessario controllare lo Spazio per il proponente del portale VAS-VIA-AIA, perché il Ministero ha annunciato la pubblicazione del modello di domanda, dell’avviso al pubblico e delle specifiche tecniche aggiornate.
Advertisement - PubblicitàLe modifiche progettuali intervenute durante l’istruttoria possono, in linea generale, essere gestite all’interno dello stesso procedimento. La valutazione deve però essere effettuata caso per caso. Se la modifica è rilevante, il proponente dovrà aggiornare gli elaborati e potranno ripartire alcune fasi, compresa la pubblicazione, la consultazione del pubblico o una nuova istruttoria.
Per le varianti presentate dopo il rilascio dell’autorizzazione unica, come un ampliamento del centro dati già autorizzato, può invece essere necessario attivare un nuovo PUCD. Anche su questo punto non esiste un automatismo valido per qualunque modifica: contano natura e portata dell’intervento.
Il nuovo procedimento fornisce un quadro nazionale più ordinato e introduce un termine complessivo riconoscibile. Il vantaggio potenziale è il coordinamento, attraverso un’unica conferenza di servizi, di valutazioni che in precedenza potevano avanzare con tempi e interlocutori differenti.
Non si tratta però di un titolo semplificato utilizzabile con un progetto preliminare. La soglia dei dieci mesi dipende dalla completezza iniziale della pratica e la conformità urbanistica rimane una condizione imprescindibile. Anche le opere di rete esterne al perimetro dell’utenza possono continuare a richiedere procedimenti distinti e incidere sui tempi effettivi di entrata in esercizio.
Per investitori e professionisti la fase preparatoria diventa quindi ancora più importante: scelta di un’area urbanisticamente compatibile, definizione anticipata degli atti necessari, coordinamento tra progetto edilizio, impianti, approvvigionamento energetico, raffreddamento, utilizzo delle acque e valutazioni ambientali.
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