Recovery Plan approvato dall’UE: 25 miliardi entro luglio

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Ormai tutto è ufficiale, il Recovery Plan italiano ideato dal Governo Draghi e inviato per la valutazione alla Commissione Europea, è stato promosso a pieni voti con l’ufficializzazione arrivata in data 22 giugno 2021.

Secondo l’UE, il PNRR dell’Italia rispetta in tutto e per tutto le direttive europee e la strategia del Green Deal. Insomma, ormai i giochi sono fatti e il progetto cosiddetto “Italia Domani” può finalmente partire.

Con il fondo Next Generation EU, al nostro Paese spetteranno circa 191 miliardi di euro, dei quali 25 miliardi dovrebbero arrivare tra 3-4 settimane al massimo.

Recovery Plan: ottimo il PNRR, grande soddisfazione dall’UE

L’incontro tra il nostro Presidente Mario Draghi e la Presidente europea Ursula von der Leyen, avvenuto a Roma il 22 giugno in occasione dell’approvazione del Recovery Plan, ha dato sicuramente i risultati sperati.

A seguito dell’incontro, si è tenuta una conferenza stampa dove la Presidente ha confermato l’approvazione del testo da parte dell’UE, riconoscendo grande soddisfazione per “l’ambizione e la lungimiranza” mostrata nell’ideazione del PNRR italiano.

Ursula von der Leyen ha garantito a Draghi il massimo supporto da parte della Commissione UE, al fine di assicurare che il potenziale di Italia Domani possa essere espresso al massimo.

La pagella consegnata a Draghi dalla Presidente von der Leyen ha mostrato un resoconto completo. Ogni riforma proposta ha ottenuto lo stesso punteggio della maggior parte dei testi presentati dai Paesi Europei: A per tutte le misure, e solo una B per il fatto che mancano delle voci specifiche indicanti i costi necessari per portare avanti ogni operazione.

Il problema in realtà ha accomunato tutte le pagelle, per via della mancanza di tempo nel configurare le spese esatte.

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Draghi: ora riforme strutturali per spendere bene il denaro

Draghi, nonostante la soddisfazione indubbia, rimane con i piedi per terra, chiarendo come ora sia necessario pensare a portare a termine le riforme strutturali. Ovvero, quelle che servono per mettere realmente in atto le idee proposte.

Senza di queste, dichiara il Presidente, il grande progetto del Recovery Plan italiano rimarrebbe nient’altro che un annuncio, come purtroppo è già accaduto troppe volte in passato. Draghi ricorda infatti come:

Anche nel recente passato, finanziamenti molto ingenti non sono stati spesi o lo sono stati solo in piccola parte. Il Fondo coesione e sviluppo ammontava tra i 44 e i 46 miliardi. Nel periodo tra il 2014 e il 2020 ne sono stati spesi circa 3”.

Ma il Presidente non ha nessuna intenzione di ripetere gli errori fatti negli anni passati, e afferma infatti che: “I provvedimenti adottati dal governo negli ultimi mesi hanno l’obiettivo di mettere le amministrazioni nelle condizioni di spendere, e di spendere bene, questo denaro”.

Visto dunque l’entusiasmo generale, non crediamo ci saranno grandi obiezioni da parte del Consiglio Europeo riguardo alla valutazione definitiva del PNRR italiano, che dovrebbe avvenire entro un mese.

Il cuore del progetto: digitalizzazione, innovazione, investimenti

Veniamo dunque al nocciolo della questione. Il Recovery Plan del Governo Draghi è ambiziosamente mirato a colmare la distanza che c’è tra l’Italia e l’Europa in ambito digitale ed energetico, come ha sempre sostenuto il nostro Presidente già nei primi giorni del suo arrivo a Palazzo Chigi.

Il PNRR infatti basa le sue fondamenta proprio su questi due criteri, con il 37% delle misure incentrate sullo sviluppo della transizione ecologica ed un altro 25% che mira invece ad ottenere un’Italia “più digitale”.

Ricordiamo che all’Italia spetteranno fondi pari a 191 miliardi di euro, e tra 3-4 settimane si attende l’arrivo dei primi 25 miliardi come pre-finanziamento.

Se tutto andrà come deve, il PNRR italiano verrà approvato anche dal Consiglio UE entro un arco temporale di un mese. Intanto, vediamo quali sono le misure punto per punto.

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Recovery Plan: il PNRR punto per punto

Sono ben 191 miliardi i fondi spettanti all’Italia, e nel testo del Recovery Plan si prevede di utilizzarli come segue.

Un importo pari a 59,47 miliardi sarà destinato alla transizione ecologica e la rivoluzione Green. In particolare per:

  • Favorire lo sviluppo dell’energia da fonti rinnovabili;
  • Investire sull’idrogeno con la creazione delle Hydrogen Valley;
  • Potenziare la rete energetica e la mobilità sostenibile;
  • Ridurre le emissioni di CO2 nel settore agricolo sviluppando “impianti agro-voltaici di medie e grandi dimensioni”.

Altri 40,32 miliardi di euro andranno invece a potenziare i settori di “digitalizzazione, innovazione, competitività, cultura e turismo” per:

  • Finanziare le reti ultraveloci, partendo dal 5G e dalla banda ultra-larga;
  • Portare connessioni a 1 Gbps sull’intero territorio nazionale entro il 2026;
  • Istituire il “Servizio civile digitale” con l’idea di potenziare la conoscenza degli strumenti informatici, assumendo al contempo migliaia di giovani;
  • Facilitare i meccanismi di selezione del personale della PA, con una spinta all’incremento del personale femminile;
  • Semplificare le procedure e i processi amministrativi;
  • Investire nel capitale umano;
  • Rafforzare in generale tutto il comparto digitale.

Un importo pari a 30,88 miliardi di euro sarà destinato invece all’istruzione e alla ricerca al fine di:

  • Potenziare l’offerta di servizi negli istituti scolastici, dagli asili alle università;
  • Investire nell’edilizia scolastica, con costruzione di nuove scuole e riqualificazione e messa in sicurezza di quelle già esistenti;
  • Potenziare il servizio mensa e le infrastrutture sportive negli istituti scolastici;
  • Potenziare il funzionamento delle borse di studio per gli universitari, aumentandone sia la quantità che l’importo.

Non mancano inoltre i fondi mirati a sostenere e finanziare il settore delle infrastrutture e della mobilità sostenibile, che sono pari a 25,4 miliardi. Qui si punta a:

  • Rafforzare ed ampliare il servizio di alta velocità ferroviaria nazionale;
  • Potenziare le reti ferroviarie regionali, soprattutto al Sud;
  • Ridurre l’utilizzo e la circolazione di automobili.

Con il Recovery Plan, una delle missioni più significative è quella mirata all’incremento (e ad un miglior funzionamento) del mondo del lavoro e del sistema di housing sociale. L’importo è di 19,81 miliardi di euro, gli obiettivi principali sono i seguenti:

  • Investire nelle politiche attive del lavoro e nella formazione professionale;
  • Istituire un progetto nazionale per la lotta contro il lavoro sommerso;
  • Potenziare il funzionamento dei centri per l’impiego;
  • Istituire un fondo dedicato all’incremento di imprese femminili ed un sistema di certificazione per assicurare la parità di genere;
  • Investire nella rigenerazione urbana e nell’housing sociale;
  • Ridurre al minimo l’emarginazione e il degrado sociale;
  • Migliorare la qualità del decoro urbano, tenendo conto sia del contesto sociale che di quello ambientale.

Arriviamo quindi all’ultimo punto fondamentale del Recovery Plan, ovvero quello riguardante il settore della sanità, al quale sono destinati 15,63 miliardi di euro. Qui si mira a:

  • Potenziare il funzionamento dell’assistenza sanitaria nazionale, creando reti di prossimità, strutture e telemedicina;
  • Investire sull’innovazione, la ricerca e la digitalizzazione del servizio sanitario nazionale;
  • Assicurare servizi adeguati di assistenza sanitaria su tutto il territorio nazionale;
  • Istituire 1.288 “Case della Comunità”, che si occuperanno di gestire e coordinare i servizi sanitari, con particolare riguardo per i malati cronici;
  • Acquistare 3.133 grandi apparecchiature sanitarie ad alto contenuto tecnologico per ammodernare l’intero settore ospedaliero in ambito digitale e tecnologico.

Tutto il progetto ammonta a 191,51 miliardi di euro.