Partite IVA diminuite del 40% in 3 anni: tasse e controlli insostenibili

crisi partite iva

L’ultima analisi condotta da Federcontribuenti sulla situazione attuale delle Partite IVA italiane non fa certo credere che la crisi sia finita. Anzi, tutto il contrario. I dati sono a dir poco allarmanti, e non fanno che peggiorare di anno in anno.

Risulta che professionisti e PMI sono sempre più sommersi da un mare di tasse da pagare. Tanto che, pagate quelle, purtroppo non resta molto altro. Stiamo parlando di un argomento parecchio scottante e problematico da ormai tanti anni, ma ancora oggi nessuno sembra voler cambiare le cose.

Federcontribuenti prova così a smuovere le acque, riportando nero su bianco tutti i dati, le analisi, i conti e i numeri. Ciò che emerso è un quadro particolarmente drammatico del nostro Paese.

I dati del report di Federcontribuenti

Il report ci dice che, nel corso degli ultimi 3 anni, l’Italia ha assistito al fallimento di circa 3 milioni e mezzo di Partite IVA. Erano più di 8 milioni, e di queste appena 5 milioni sono riuscite a sopravvivere, ovvero solo il 60%. I dati sono parecchio allarmanti da soli, ma se pensiamo che tutto questo è accaduto in appena un triennio, tutto ciò fa venire i brividi.

Si stima inoltre che negli ultimi 10 anni, non sono solo diminuite drasticamente le imprese, ma anche il loro fatturato si è abbassato di ben 7 mila euro. Il che significa che tantissimi professionisti e artigiani ancora in attività, vivono però sotto la soglia di povertà stabilita dall’ISTAT.

La Federcontribuenti ha compiuto anche un calcolo dettagliato su un’impresa di medio fatturato. È emerso che per un guadagno lordo di 45 mila euro annui, al netto poi ne rimangono circa 17 mila. Al mese quindi, risulta che quell’azienda percepisce sui 1.300 euro, somma molto al di sotto di quella indicata dall’ISTAT per una famiglia di 4 persone in media.

Tasse, burocrazie e controlli: è possibile sopravvivere?

Ma le cattive notizie non finiscono qui. L’analisi ci informa che l’effetto più negativo delle tasse va a toccare soprattutto artigiani e professionisti autonomi, che oltretutto non godono neanche del diritto di andare in ferie o di ammalarsi. Nei dati relativi agli ultimi anni inoltre, si stima che solo il 25% degli artigiani e professionisti riescono a mantenere aperta la Partita IVA fino alla pensione.

Ciò significa che tutti questi lavoratori rischiano di perdere anche tutti i contributi versati fino a quel momento all’INPS. E una volta raggiunta la vecchiaia, dopo una vita passata a lavorare e pagare tasse, tutto ciò che riceveranno sarà la pensione sociale. Insomma, oltre al danno, pure la beffa.

In realtà però, a causare tutto ciò non sono solamente le tasse, come riporta Federcontribuenti. Ci si mettono in mezzo infatti anche la complicatissima burocrazia italiana e la grande frequenza dei controlli. Ogni anno vengono effettuati circa 100 controlli aziendali da 15 enti differenti, e il 25% delle ispezioni si conclude con multe parecchio salate.

Per non parlare poi di tutte le carte, i documenti, la Cassa Edile, la Camera di Commercio, l’IRPEF, l’IRAP, il DURC, ecc ecc. Insomma, se iniziamo ad elencare ci addentriamo probabilmente in una strada senza fine.

Federcontribuenti conclude dichiarando l’impellente necessità di arrestare questa costante pressione sulle PMI. Dovrebbero essere il palo portante di questo Paese, ma la realtà è che stanno morendo una dopo l’altra, e la colpa è tutta da attribuire a quella sorta di terrorismo psicologico messo in atto dal Governo nei loro confronti.