Kenya primo in Africa per rinnovabili: raggiunto il 70%

Africa energia rinnovabile

Si tratta del più grande investimento privato della storia kenyota, che ha portato il Paese a raggiungere il primo posto in Africa per la produzione di energia rinnovabile.

Grazie a questo nuovo progetto, il Kenya è riuscito in pochissimo tempo a raggiungere risultati straordinari per quanto riguarda l’emissione di CO2 nell’ambiente. Il 70% del Kenya ora usufruisce delle risorse rinnovabili per la fornitura di elettricità. Ma si punta ancora più in alto.

Kenya rinnovabile: si punta al 100%

Tutto è iniziato nel settembre 2018, con l’installazione di 365 turbine eoliche in un parco che occupa 160 km2 di superficie. Il Wind Power Lake Turkana è nato in un vasto spazio all’interno della contea di Marsabit, nel distretto di Loiyangalani.

Sono passati solo 8 mesi dall’installazione delle turbine, ma già si possono registrare delle statistiche che vanno al di sopra di ogni standard. In questo lasso di tempo infatti, il parco eolico ha permesso al Kenya di ridurre i costi della produzione di energia di 70 milioni di euro (più di 8 miliardi di KES). L’impianto inoltre, fino ad ora, è stato in grado di generare più di 1,2 miliardi di kWh di energia.

Insomma, un risultato davvero soddisfacente, che pone il Kenya come leader africano nella produzione di energia rinnovabile, con il 70% raggiunto. Ma l’obbiettivo è arrivare molto più in alto. Il Kenya infatti desidera presto arrivare al 100% di fonti con basse emissioni di CO2, e conta di riuscirci per il 2020.

Oltretutto, il nuovo parco ha fatto salire il Paese africano al nono posto nella classifica mondiale della maggiore capacità produttiva installata, con ben 700MW. C’è da dire che in Kenya, solo la metà circa della popolazione ha accesso all’elettricità, tutti gli altri generano più che altro energia da biomassa. La zona però si rivela comunque una di quelle con il più alto tasso di crescita, e registra un 19% nel 2010, e un incremento del 56% nel 2016.

Le critiche della popolazione

Insomma, tutto fa ben sperare per la realizzazione dei nuovi obbiettivi. Anche se non tutta la popolazione locale ha accolto di buon grado questi 160 km2 di terreno occupato nella propria zona. L’area in cui è stato sviluppato il Wind Power Lake Turkana infatti, in passato è stata sempre utilizzata come campo pastorale, e gli indigeni pastori praticavano lì la loro attività.

Per l’istituzione del parco, diverse tribù di indigeni hanno dovuto spostare altrove le loro attività. Oltretutto, il processo di costruzione del Lake Turkana non ha previsto il riconoscimento giuridico di intere popolazioni, come i Samburu o i Turkana, che vivono lì come indigeni. In questo modo, il processo burocratico si è concluso più velocemente, anche se con princìpi un po’ lontani da quelli che solitamente si accostano al rispetto dei diritti umani e sociali.




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