Filiera edilizia e arredamento: si richiede il Piano Bridge

Piano Bridge

Il settore dell’edilizia è stato, ed è, da sempre il palo portante dell’economia italiana. Per tale motivo, in questo periodo che ha portato alla chiusura forzata della maggior parte dei cantieri italiani, è necessario pensare già a come ripartirà il mondo delle costruzioni quando l’emergenza Coronavirus sarà conclusa.

Ovviamente chi di dovere sta già ragionando sul da farsi. La filiera di edilizia e arredamento chiede l’attuazione del Piano Bridge.

Vediamo in cosa consiste la proposta.

Filiera edilizia e arredamento: un settore da 135 miliardi

A presentare la proposta è Confcommercio Imprese per l’Italia, che associa più di 700.000 imprese italiane. Possiamo affermare quindi che le richieste arrivano dall’intera filiera di edilizia e arredamento. A rappresentare tutte le aziende sono le principali organizzazioni:

  • ANGAISA (Associazione Nazionale Commercianti Articoli Idrosanitari, Climatizzazione, Pavimenti, Rivestimenti ed Arredobagno);
  • FEDERCOMATED (Federazione Nazionale Commercianti Cementi, Laterizi e Materiali da Costruzione Edili);
  • FEDERMOBILI (Federazione Nazionale Negozi Arredamento);
  • FME (Federazione Nazionale Grossisti Distributori Materiale Elettrico).

Le quattro organizzazioni rappresentano le imprese per quanto riguarda tutte le fasi di costruzione e arredamento del settore edilizio, compresa l’installazione degli impianti, le finiture interne, la fornitura di mobili e arredi.

La filiera di edilizia e arredamento produce un fatturato annuo pari a 135 miliardi di euro. E genera lavoro per più di 1 milione di cittadini italiani.

Le proposte della filiera

Le richieste delle organizzazioni rappresentative del settore di edilizia e arredamento per il Governo sono le seguenti:

  • Sostegno alle imprese tramite lo sblocco immediato dei fondi statali, con contributi a fondo perduto e/o prestiti a tasso zero con garanzia statale;
  • Rafforzamento della moratoria fiscale, con integrazione dei tributi locali e della TARI;
  • Congelamento dell’esaminazione del merito creditizio (ovvero dell’affidabilità economica) delle imprese. Dal momento in cui l’emergenza è iniziata, fino a tutto il periodo della sua sussistenza.

Quello che chiede la filiera di edilizia e arredamento quindi è una sorta di Piano Bridge. Ovvero, la manovra finanziaria di cui abbiamo tanto sentito parlare nell’ultimo periodo, proposta da vari organi per “salvare l’Italia” dalla crisi del Covid-19.

Questo prevedrebbe lo stanziamento di un credito aggiuntivo a tasso zero in favore di tutti gli operatori economici. Con contributi pari al 3/12 del fatturato dell’anno 2019, rimborsabili in un massimo di 100 rate a partire dal 1° gennaio 2022. E, ovviamente, con garanzia di copertura al 100% dallo Stato a titolo gratuito.

Ma in realtà, che sia il Piano Bridge oppure no, le organizzazioni chiedono delle scelte responsabili e immediate da parte del Governo. Perché, come ha detto Mario Draghi “i costi dell’esitazione potrebbero essere irreversibili”.

Perché è necessario salvaguardare il settore edile

Luca Berardo, Presidente di SERCOMATED e consigliere di FEDERCOMATED, conclude spiegando un semplice concetto:

Sappiamo che saremo il solo settore che, seppur martoriato e ferito come tutti gli altri, potrà mettersi a lavorare da subito per tutti, con ricadute positive anche per altri settori della nostra economia ai quali servirà necessariamente più tempo per ripartire, perché legati alla ripresa dei consumi interni oltre che internazionali”.

E quindi:

Per questi motivi, dopo un attento esame della memoria inoltrata da Confcommercio alla Commissione Bilancio del Senato in merito ai contenuti del decreto ‘Cura Italia’, oltre a condividerne pienamente l’analisi e le proposte avanzate per FARE DI PIÙ, la nostra filiera sottopone a Confcommercio e al Governo, alle forze politiche e al mondo finanziario, le proposte di intervento che ritiene di priorità immediata e imprescindibile per riuscire a mantenere i livelli occupazionali delle proprie imprese e fare da subito la propria parte per la tenuta economica e sociale dell’Italia”.




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