Decreto Fiscale: niente obbligo di conto corrente per i professionisti autonomi

forfettari conto corrente

All’interno della Bozza del Decreto Fiscale 2020, approvata il 16 ottobre dal Consiglio dei Ministri, era stata inserita una nota molto importante che riguardava forfettari e semplificati. Si sanciva che, a partire dal prossimo anno, anche per questi regimi sarebbe diventata obbligatoria l’apertura di un conto corrente dedicato esclusivamente all’attività. Normalmente infatti, solo le aziende che appartengono al regime ordinario hanno questo dovere.

L’articolo però, dopo qualche giorno, è sparito dalla Nota, e non è mai riapparso neanche all’interno della pubblicazione ufficiale del Decreto Fiscale 2020 sulla Gazzetta Ufficiale, il 26 ottobre 2019. Si trattava quindi di un falso allarme. Se però fosse diventato realtà, avrebbe interessato circa 2,2 milioni di imprese appartenenti alla tassazione semplificata e 1,4 milioni di contribuenti in regime forfettario.

Professionisti autonomi salvi dall’aumento delle tasse

Il provvedimento avrebbe dovuto far parte dei numerosi progetti introdotti dal governo per far fronte alla lotta contro l’evasione fiscale. Obbligando infatti anche i regimi semplificato e forfettario ad avere un conto corrente unico e distinto per le entrate e le uscite dell’impresa. La novità avrebbe dovuto avere un effetto deterrente verso i nuovi regimi, in quanto avrebbe obbligato anche loro ad eseguire solo transazioni tracciabili. In questo modo, la probabilità di evasione fiscale si sarebbe ridotta al minimo.

Il problema però, almeno per l’anno che arriva, non esiste più. Come abbiamo detto infatti, sul documento ufficiale del Decreto non appare l’articolo 24, e la sua cancellazione è stata definitiva.

Il motivo è stato spiegato da Massimo Miani, presidente del CNDCEC (Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili). Egli ha ammesso la soddisfazione nell’aver evitato l’approvazione di quella che definisce una “norma inutile”, interessata solo ad incrementare i guadagni dello Stato. Miani sottolinea infatti come i provvedimenti della manovra si siano interessati ai lavoratori autonomi solo col fine di prelevare risorse dalle loro tasche, favorendo invece altre sezioni.

Niente incrementi statali, la regola rimane la stessa

Se infatti l’articolo 24 della bozza nel Decreto fosse diventato realtà, lo Stato italiano avrebbe ottenuto un sostanziale incremento delle entrate fiscali. Attualmente, i regimi semplificato e forfettario, contribuiscono al bilancio pubblico con: 2,6 miliardi di imposta sostitutiva, 19,1 miliardi di IRPEF, 12,3 miliardi di Competenza IVA, 1,3 miliardi di IRAP.

Nel caso fosse entrato in vigore il nuovo provvedimento invece, si sarebbero aggiunti: 5,2 milioni per l’imposta sostitutiva, 38,2 milioni per l’IRPEF, 24,6 milioni per la Competenza IVA e 2,7 milioni per l’IRAP.

Per tutto il 2020 quindi, si continuerà con la regola per cui l’apertura di un conto corrente distinto sarà obbligatorio solo per:

  • Tutte le società di capitali;
  • Le aziende individuali o società di professionisti il cui fatturato annuo supera i 400.000 euro.