Sono ufficialmente aperti i termini per richiedere i nuovi incentivi all’occupazione previsti per il 2026, misure che puntano a favorire l’inserimento lavorativo di giovani, donne e lavoratori residenti nelle aree economicamente più fragili del Paese. Con l’apertura delle procedure da parte dell’INPS, le imprese possono accedere a importanti agevolazioni contributive che consentono di ridurre in modo significativo il costo delle assunzioni a tempo indeterminato.

I tre strumenti introdotti dal Dl 62/2026 – bonus donne, bonus giovani e bonus ZES – rappresentano una concreta opportunità per le aziende che intendono ampliare il proprio organico e, allo stesso tempo, sostenere l’occupazione stabile.

Ma chi può beneficiare di questi incentivi? Quali sono i requisiti richiesti e come devono essere presentate le domande all’INPS?

Bonus donne 2026: fino a due anni di esonero contributivo per le nuove assunzioni

Tra le misure più interessanti introdotte nel 2026 per sostenere il mercato del lavoro figura il bonus dedicato alle lavoratrici che si trovano in condizioni di particolare difficoltà occupazionale. L’agevolazione è stata pensata per favorire l’ingresso stabile delle donne nel mondo del lavoro, soprattutto nei territori e nei settori in cui il tasso di occupazione femminile continua a registrare criticità.

Il beneficio consiste in un esonero del 100% dei contributi previdenziali dovuti dal datore di lavoro per le assunzioni effettuate con contratto a tempo indeterminato tra il 1° gennaio e il 31 dicembre 2026. Lo sgravio può essere riconosciuto per un periodo massimo di 24 mesi, alleggerendo in modo significativo il costo del personale per le imprese che decidono di investire in nuove risorse.

L’incentivo è rivolto alle donne che non hanno un’occupazione stabile da almeno 24 mesi. Il requisito temporale si riduce a sei mesi in presenza di specifiche condizioni di svantaggio individuate dalla normativa vigente. L’obiettivo è quello di facilitare il reinserimento professionale di categorie che incontrano maggiori ostacoli nell’accesso al lavoro.

Particolarmente rilevante è il trattamento previsto nelle aree comprese nella Zona Economica Speciale unica del Mezzogiorno, dove il massimale dell’agevolazione può risultare più favorevole rispetto a quello ordinariamente previsto, rafforzando così le politiche di sviluppo occupazionale nelle regioni meridionali.

Per ottenere il beneficio, le aziende devono seguire le indicazioni operative fornite dall’INPS e rispettare tutte le condizioni previste dalla disciplina sugli incentivi all’occupazione, comprese quelle relative alla regolarità contributiva e al rispetto dei contratti collettivi applicabili.

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Bonus giovani 2026: incentivo per favorire l’occupazione stabile degli under 35

Accanto alle misure dedicate all’occupazione femminile, il legislatore ha confermato per il 2026 un importante sostegno alle aziende che assumono giovani lavoratori. Il bonus giovani nasce con l’obiettivo di contrastare la disoccupazione giovanile e incentivare la trasformazione dei rapporti di lavoro in contratti stabili, favorendo una maggiore continuità professionale per le nuove generazioni.

Anche in questo caso il vantaggio per le imprese consiste nell’esonero totale dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro, applicabile alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2026. La misura rappresenta uno strumento particolarmente interessante per le aziende che intendono ampliare il proprio organico contenendo i costi legati al lavoro dipendente.

Possono rientrare nell’agevolazione i giovani con meno di 35 anni che si trovano in una situazione di difficoltà occupazionale. La normativa individua specifici requisiti legati alla mancanza di un impiego regolarmente retribuito per un determinato periodo di tempo, prevedendo condizioni differenziate nei casi considerati maggiormente svantaggiati.

La durata dell’incentivo può arrivare fino a 24 mesi, consentendo alle imprese di beneficiare di una riduzione significativa del costo contributivo per un periodo prolungato. Inoltre, nelle aree caratterizzate da maggiori difficoltà economiche e occupazionali, il beneficio può raggiungere i massimali più elevati previsti dalla disciplina, rendendo ancora più conveniente la stipula di nuovi contratti a tempo indeterminato.

L’agevolazione si inserisce all’interno di una strategia più ampia volta a favorire l’ingresso dei giovani nel mercato del lavoro attraverso rapporti occupazionali stabili e duraturi, superando la logica dei contratti temporanei e promuovendo una maggiore sicurezza economica e professionale.

Bonus ZES 2026: agevolazioni per le assunzioni nelle aree economicamente svantaggiate

Il terzo pilastro degli incentivi occupazionali per il 2026 riguarda il cosiddetto bonus ZES, una misura mirata a sostenere lo sviluppo dell’occupazione nelle aree caratterizzate da maggiori difficoltà economiche e produttive. L’intervento si inserisce nel quadro delle politiche di riequilibrio territoriale, con particolare attenzione alle regioni incluse nella Zona Economica Speciale unica per il Mezzogiorno.

Il beneficio consiste, anche in questo caso, in un esonero contributivo totale a carico dei datori di lavoro privati, applicabile alle assunzioni a tempo indeterminato effettuate nel corso del 2026. L’agevolazione è pensata per ridurre in modo concreto il costo del lavoro, favorendo così l’apertura di nuove opportunità occupazionali nelle aree più fragili del Paese.

Il bonus ZES è rivolto in particolare alle piccole imprese che occupano fino a dieci dipendenti e riguarda l’assunzione di lavoratori con almeno 35 anni di età, disoccupati da almeno due anni. La misura è quindi focalizzata su una fascia di lavoratori che spesso incontra maggiori difficoltà nel reinserimento professionale, soprattutto nei territori a minore sviluppo industriale.

La durata dello sgravio può arrivare fino a 24 mesi e, in determinate condizioni, è previsto un tetto mensile dell’agevolazione che rende l’incentivo particolarmente rilevante per le imprese del Mezzogiorno e di alcune aree del Centro Italia incluse nel perimetro ZES. L’obiettivo è quello di stimolare investimenti occupazionali stabili, riducendo il divario tra le diverse aree del Paese.

La misura rappresenta un tassello strategico delle politiche attive del lavoro, puntando non solo alla creazione di nuova occupazione, ma anche al rafforzamento del tessuto produttivo locale attraverso il sostegno alle micro e piccole imprese.

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Come presentare la domanda per i bonus occupazionali 2026

Per accedere alle agevolazioni, i datori di lavoro interessati devono inoltrare la richiesta attraverso il Portale delle Agevolazioni dell’INPS, utilizzando la piattaforma telematica dedicata alla gestione degli incentivi contributivi. Per ciascuna misura è previsto uno specifico modulo di domanda, che dovrà essere compilato seguendo le istruzioni operative pubblicate dall’Istituto previdenziale.

Una volta ottenuta l’autorizzazione, le aziende dovranno indicare correttamente gli importi spettanti all’interno delle denunce contributive periodiche. Particolare attenzione dovrà essere prestata alla corretta compilazione dei flussi Uniemens, attraverso i quali vengono trasmessi all’INPS i dati relativi ai rapporti di lavoro e ai contributi dovuti.

Le istruzioni diffuse dall’Istituto disciplinano inoltre le modalità di recupero degli eventuali arretrati maturati nei primi mesi dell’anno, consentendo alle imprese di beneficiare pienamente delle agevolazioni riconosciute dalla normativa.

Requisiti da rispettare per ottenere gli incentivi

L’accesso ai bonus occupazionali non è automatico e richiede il rispetto di una serie di condizioni previste dalla legislazione in materia di lavoro e contribuzione.

Tra i requisiti fondamentali figura la regolarità contributiva dell’azienda, attestata attraverso il Documento unico di regolarità contributiva (DURC). È inoltre necessario applicare correttamente i contratti collettivi nazionali e territoriali sottoscritti dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative.

Le imprese devono inoltre verificare l’assenza di incompatibilità con altre agevolazioni contributive eventualmente già utilizzate per i medesimi lavoratori. In alcuni casi, infatti, la normativa impedisce il cumulo tra differenti forme di esonero, rendendo necessario scegliere il beneficio più conveniente.

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Quali rapporti di lavoro restano esclusi

Non tutte le assunzioni consentono di accedere ai nuovi incentivi previsti per il 2026. La normativa esclude infatti alcune tipologie contrattuali e determinati datori di lavoro.

Tra le principali esclusioni rientrano i rapporti instaurati con le Pubbliche amministrazioni, il lavoro domestico e i contratti di apprendistato. L’obiettivo del legislatore è concentrare le risorse disponibili sulle assunzioni a tempo indeterminato nel settore privato, incentivando la creazione di occupazione stabile e duratura.

Per questo motivo, prima di procedere con una nuova assunzione, è consigliabile verificare attentamente la presenza di tutti i requisiti richiesti e la compatibilità della posizione lavorativa con il bonus che si intende richiedere.