Il nuovo decreto bollette 2026, approvato dal Governo guidato da Giorgia Meloni, promette risparmi per oltre 5 miliardi di euro tra benefici diretti e misure strutturali. Un provvedimento atteso da mesi, nato per alleggerire il peso di energia elettrica e gas su famiglie e imprese, in un contesto ancora segnato dagli effetti della crisi energetica del 2022.

Tra bonus rafforzati, taglio degli oneri di sistema, sterilizzazione della tassa europea sulle emissioni Ets e novità per le rinnovabili, il decreto introduce misure che avranno impatti concreti sui bilanci domestici e aziendali. Ma quali saranno i reali vantaggi? E chi pagherà il conto delle nuove coperture fiscali?

Il quadro è davvero così favorevole come annunciato dall’esecutivo oppure emergono criticità nascoste?

Le misure chiave del decreto: bonus, Ets e rinnovabili

Il cuore del provvedimento riguarda la riduzione diretta dei costi in bolletta attraverso più leve. In primo luogo, il Governo ha previsto la sterilizzazione della tassa europea sulle emissioni Ets dal costo del gas per i produttori elettrici. Si tratta di un meccanismo che dovrà comunque ottenere l’approvazione dell’Unione europea, ma che nelle intenzioni dell’esecutivo dovrebbe impedire che il prezzo delle quote di CO₂ si scarichi automaticamente sulle bollette di famiglie e imprese.

Accanto a questa misura, il decreto punta a favorire i contratti di fornitura a lungo termine da fonti rinnovabili, considerate oggi le più economiche. L’obiettivo è disaccoppiare il costo dell’energia prodotta da fonti pulite da quello del gas, evitando che le oscillazioni del mercato internazionale influenzino indiscriminatamente tutto il sistema elettrico.

Sul fronte dei sostegni diretti, vengono rafforzati i bonus:

  • possibilità per le aziende elettriche di tagliare volontariamente le bollette di almeno 60 euro ai consumatori con ISEE fino a 25mila euro;
  • un ulteriore bonus elettrico da 115 euro annui per le famiglie vulnerabili con ISEE fino a 10mila euro, che si aggiunge ai 200 euro già previsti, portando il totale a 315 euro l’anno.

Una misura che punta a rafforzare la tutela dei nuclei più fragili, ma che dovrà essere valutata alla prova dei fatti in termini di accessibilità e tempi di applicazione.

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Coperture finanziarie e novità fiscali: aumenta l’IRAP per le imprese energetiche

Accanto agli interventi di alleggerimento delle bollette, il decreto introduce anche una misura fiscale che ha suscitato non poche polemiche: un aumento del 2% dell’Irap per le imprese energetiche. L’incremento dell’imposta regionale sulle attività produttive servirà a finanziare il taglio degli oneri di sistema in bolletta, redistribuendo così parte del peso economico sul comparto energetico.

Un’altra misura rilevante riguarda la vendita del gas stoccato durante la crisi energetica del 2022, con l’obiettivo di ridurre lo spread tra il prezzo del gas scambiato sulla borsa europea Ttf e quello della borsa italiana Psv. L’intervento mira a stabilizzare il mercato nazionale e ad attenuare eventuali differenziali penalizzanti per imprese e consumatori italiani.

Il decreto prevede inoltre una “gas release” a prezzo calmierato destinata alle industrie energivore, ossia quelle con elevato consumo di energia, e introduce misure di sostegno per le piccole e medie imprese, tra cui la revisione degli incentivi del Conto energia.

Si tratta di scelte che cercano un equilibrio tra sostegno e coperture, ma che inevitabilmente aprono un confronto politico ed economico sul principio “chi paga davvero la transizione energetica”.

Il decreto introduce inoltre una norma per evitare la cosiddetta “saturazione virtuale della rete”, fenomeno che si verifica quando la capacità di connessione viene prenotata ma non effettivamente utilizzata, bloccando nuovi progetti. L’obiettivo è liberare spazio per impianti realmente cantierabili, accelerando la transizione energetica e riducendo gli ostacoli burocratici che spesso frenano il settore.

Si tratta di un passaggio cruciale anche per il comparto edilizio, perché una rete più efficiente e meno congestionata favorisce nuovi investimenti in impianti fotovoltaici, eolici e infrastrutture collegate.

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I risparmi annunciati dal governo: quanto si taglia davvero?

Secondo quanto dichiarato da Giorgia Meloni, il decreto avrà un impatto rilevante sui bilanci di famiglie e imprese, con benefici complessivi superiori ai 5 miliardi di euro.

La premier ha fornito esempi concreti:

  • un artigiano o un piccolo ristoratore potrebbe ottenere una riduzione media di oltre 500 euro l’anno sulla bolletta elettrica e circa 200 euro su quella del gas;
  • per le piccole e medie imprese di dimensioni maggiori il beneficio stimato salirebbe fino a 9 mila euro l’anno per l’elettricità e 10 mila euro per il gas;
  • per le grandi imprese, il taglio potrebbe arrivare a oltre 220 mila euro l’anno sul gas.

Anche il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha sottolineato che l’obiettivo prioritario è garantire energia a prezzi più bassi, parlando di “risparmi effettivi” per il sistema produttivo e per i nuclei familiari.

Il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, ha stimato benefici per oltre 4 milioni di imprese e 2 milioni e 700 mila famiglie.

Resta però da verificare, una volta pubblicato il testo definitivo in Gazzetta Ufficiale, la reale applicazione delle misure, i tempi di attuazione e l’effettiva incidenza sulle fatture energetiche.

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Le reazioni: tra consenso, critiche e timori ambientali

Il decreto ha immediatamente acceso il dibattito politico e istituzionale. Le forze di opposizione hanno espresso forti perplessità: i deputati del Partito Democratico hanno definito il provvedimento un “pannicello caldo”, mentre Angelo Bonelli ha criticato l’impianto complessivo, sostenendo che si favorirebbero ancora le società energetiche lasciando margini troppo ridotti per pensionati e famiglie.

Dal fronte delle imprese, invece, il giudizio è più articolato. Confindustria ha accolto con favore le misure, chiedendo però un monitoraggio costante dell’impatto sul settore energia e un confronto con l’Unione europea per contenere ulteriormente i costi a carico delle aziende.

Positiva anche la valutazione di Confcommercio, che ha sottolineato come il decreto includa tutte le categorie d’impresa, così come quella delle associazioni artigiane CNA e Confartigianato.

Di segno opposto le reazioni delle associazioni dei consumatori: il Codacons ha espresso “totale insoddisfazione”, mentre l’Unione Nazionale Consumatori ha sospeso il giudizio in attesa di analizzare il testo definitivo. Preoccupazioni ambientali sono arrivate anche dal WWF, che teme un indebolimento del principio “chi inquina paga” e possibili effetti redistributivi a svantaggio dei ceti medio-bassi.

Il decreto, dunque, si colloca al centro di un equilibrio delicato tra tutela sociale, competitività industriale e transizione ecologica.