Chiarite le modalità di utilizzo del credito Transizione 5.0 residuo: ripartizione in cinque quote dal 2026 al 2030, compensazione tramite F24 e controlli automatizzati dell’Agenzia delle Entrate.

Con la Risoluzione n. 1/E del 12 gennaio 2026, l’Agenzia delle Entrate ha chiarito un passaggio cruciale per le imprese che hanno aderito al Piano Transizione 5.0: come utilizzare correttamente il credito d’imposta residuo al 31 dicembre 2025. Il documento nasce dall’esigenza di dare continuità a un’agevolazione centrale per la transizione digitale ed energetica prevista dall’articolo 38 del decreto-legge n. 19/2024, convertito dalla legge n. 56/2024, fornendo istruzioni operative precise per evitare errori in fase di compensazione.
Ma cosa cambia davvero dal 2026? In che modo il credito residuo viene ripartito e quali accortezze devono adottare le imprese per non vedersi scartare il modello F24?
Sommario
La Risoluzione n. 1/E interviene su un aspetto operativo molto concreto: la gestione del credito d’imposta non utilizzato entro il 31 dicembre 2025. L’Agenzia delle Entrate chiarisce che l’importo residuo non va perso, ma viene automaticamente suddiviso in cinque quote annuali di pari importo, utilizzabili a partire dal 2026 e fino al 2030.
Questa ripartizione discende direttamente dal comma 13 dell’articolo 38 del decreto-legge 2 marzo 2024, n. 19, che disciplina le modalità di fruizione del beneficio fiscale previsto dal Piano Transizione 5.0. In sostanza, il legislatore ha voluto evitare concentrazioni eccessive del credito in un unico periodo d’imposta, garantendo al tempo stesso alle imprese una fruizione graduale e programmabile nel medio periodo.
Un aspetto rilevante sottolineato dalla Risoluzione è che, una volta effettuata la ripartizione quinquennale, il plafond riferito agli anni 2024 e 2025 viene azzerato: il credito residuo diventa pari a zero per tali annualità e “rinasce” sotto forma di nuove quote annuali dal 2026 in avanti, visibili direttamente nel cassetto fiscale del contribuente.
Un altro passaggio fondamentale della Risoluzione n. 1/E riguarda le modalità pratiche di utilizzo delle quote annuali del credito d’imposta. L’Agenzia delle Entrate ribadisce che ciascuna quota può essere fruita esclusivamente in compensazione, ai sensi dell’articolo 17 del decreto legislativo n. 241/1997, mediante presentazione del modello F24 attraverso i servizi telematici dell’Amministrazione finanziaria.
Per l’utilizzo corretto, il contribuente deve indicare il codice tributo “7072”, già istituito con la risoluzione n. 63/E del 18 dicembre 2024, e specificare come anno di riferimento quello dal quale la singola quota annuale risulta utilizzabile, nel formato “AAAA”. Questo dato è consultabile direttamente nel cassetto fiscale, dove l’importo delle quote è reso visibile per ciascuna annualità dal 2026 al 2030.
La Risoluzione sottolinea inoltre che, in fase di elaborazione dei modelli F24, vengono effettuati controlli automatizzati per verificare che l’importo compensato non superi la quota disponibile per l’anno di riferimento. In caso di utilizzo eccedente, il modello F24 viene scartato, con apposita comunicazione trasmessa al soggetto che ha effettuato l’invio tramite i canali telematici.
Un meccanismo che impone particolare attenzione alle imprese, soprattutto a quelle del settore edile, spesso caratterizzate da una gestione complessa dei crediti fiscali.
Le indicazioni fornite dalla Risoluzione n. 1/E hanno un impatto diretto sulla pianificazione finanziaria e fiscale delle imprese, in particolare di quelle che hanno effettuato investimenti rilevanti nell’ambito della transizione digitale ed energetica. La possibilità di utilizzare il credito residuo in cinque quote annuali dal 2026 al 2030 impone infatti una gestione più strutturata dei flussi di compensazione, evitando utilizzi “a saldo” concentrati in un singolo esercizio.
Dal punto di vista operativo, la visibilità delle quote nel cassetto fiscale consente alle imprese di monitorare con precisione l’importo disponibile anno per anno, riducendo il rischio di errori e scarti del modello F24.
Tuttavia, la riduzione a zero del plafond riferito agli anni 2024 e 2025 rende indispensabile una verifica preventiva delle compensazioni già effettuate, soprattutto per chi ha programmato l’abbattimento del carico fiscale su base pluriennale.
Per il settore edilizio e per le imprese impegnate in interventi di efficientamento energetico, la misura rappresenta un’opportunità importante ma anche una responsabilità: una gestione non corretta delle quote può comportare ritardi nell’utilizzo del beneficio e problemi di liquidità, mentre una pianificazione attenta permette di integrare il credito Transizione 5.0 all’interno di una strategia fiscale coerente e sostenibile nel tempo.




