Elettropompe centrifughe Lowara
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Come scegliere una pompa con inverter: pressione al sensore e ai rubinetti, curve, limiti al rallentamento, consumi, standby e verifica economica.
La doccia cambia getto quando si apre un secondo rubinetto, la pompa parte spesso e il preventivo propone un inverter per «avere pressione costante e consumare meno». Le due promesse vanno verificate separatamente. La regolazione può rendere il servizio più stabile, ma non corregge una tubazione insufficiente, una sorgente che resta senza acqua o una pompa incapace di raggiungere il punto richiesto. Il risparmio, inoltre, dipende da come l’impianto lavora durante l’anno, non dalla sola presenza del display.
Una pompa con inverter adatta alla pressurizzazione domestica cambia velocità in risposta alla richiesta e ai segnali del sistema. Questa guida riguarda gruppi di rilancio di acqua fredda per abitazioni e piccoli edifici: spiega dove si mantiene la pressione, come verificare il campo di regolazione e come confrontare energia e costo a parità di servizio. Non tratta inverter fotovoltaici né circolatori per riscaldamento a circuito chiuso.
Il percorso utile parte dalle misure, prosegue sulle curve e finisce con prove alle utenze e un bilancio economico documentato. Gli esempi sono inventati per rendere controllabile il ragionamento: non rappresentano prestazioni di un prodotto, tariffe rilevate o un progetto pronto da installare.
Sommario
Un sistema tradizionale a pressostato avvia e arresta la pompa fra due soglie. Un controllore elettronico che rileva pressione o flusso può gestire avvio e arresto senza variare i giri. Il variatore di velocità interviene invece sul funzionamento del motore secondo la logica prevista. Per leggere soglie e differenziali senza confonderli con un setpoint modulante, è utile la guida al pressostato dell’autoclave e alle differenze fra i sistemi di comando.
Non basta un dispositivo chiamato «elettronico» per ottenere velocità variabile. Nel preventivo cercare il modello, il tipo di motore, il sensore utilizzato e la grandezza regolata. Una funzione che mantiene pressione in mandata non è la stessa cosa di una regolazione della portata o del livello di una vasca. Il risultato si valuta sullo schema completo, non sul nome commerciale del singolo accessorio.
Un booster può integrare pompa, azionamento, sensori e piccolo vaso in un involucro, oppure avere motore, variatore e controllo separati. Nel primo caso compatibilità e funzioni si leggono nel manuale del codice; nel secondo devono essere verificate per l’insieme proposto. Integrare gli elementi riduce alcuni collegamenti, ma non elimina aspirazione, protezioni, accessi e documenti dell’impianto.
Per un servizio comune con più pompe, continuità e gestione dell’edificio entrano in un progetto più ampio. Il riferimento generale resta la guida seguente; qui ci concentriamo sulla verifica della regolazione e sulla convenienza.
Il setpoint è il valore che il controllo cerca di mantenere nel punto misurato, entro capacità e logica del sistema. Fra quel punto e una doccia ci sono dislivello e perdite durante il prelievo. Il manuale DAB EsyBox Mini 3 avverte espressamente che una rete con tubazioni troppo piccole può conservare la pressione al sensore senza conservarla all’utenza. Non è quindi sufficiente fotografare il display mentre il rubinetto è chiuso.
Una verifica iniziale registra contemporaneamente prelievo, pressione al gruppo e pressione nel punto sfavorito. Bisogna distinguere la condizione statica da quella dinamica: il percorso di misura è approfondito nella guida alla pressione dell’acqua in casa e alla portata durante l’utilizzo. Se il difetto riguarda soltanto un rubinetto, prima si cercano cause locali; se coinvolge più rami al picco, si verifica la rete nel suo insieme.
Supponiamo, in uno schema semplificato, che il sensore alla base mantenga 3,5 bar, il punto provato sia 15 metri più alto e le perdite fra i due punti, alla portata considerata, valgano 6 metri di colonna d’acqua. Trascuriamo la differenza delle quote cinetiche. Per acqua con densità assunta di 1.000 kg/m³ e g = 9,81 m/s², 1 bar corrisponde a circa 10,19 metri di colonna d’acqua.
La pressione residua è allora circa 3,5 − (15 + 6) ÷ 10,19 = 1,44 bar. Se a prelievo minore le perdite scendono, cambia anche il valore alla doccia pur restando stabile quello al sensore. Sono numeri didattici, non valori minimi normativi: il requisito dell’apparecchio e le perdite reali vanno verificati. Il sensore non sta necessariamente mentendo; potrebbe misurare correttamente un punto diverso da quello che interessa all’utente.
Alzare il setpoint per risolvere tutto può aumentare la pressione ai piani bassi. La soluzione può coinvolgere rete, posizione del controllo o zone separate. Quando serve proteggere un ramo favorito, la guida al riduttore di pressione dell’acqua chiarisce una funzione distinta: ridurre a valle, non creare pressione dove manca.
Chiedere una pompa «da un kilowatt» non definisce il servizio. Serve un insieme di punti di lavoro: prelievo minimo, uso frequente e picco contemporaneo, con condizioni d’ingresso favorevoli e sfavorevoli. La curva deve coprire il punto richiesto alle utenze, non soltanto mostrare una grande portata massima o una grande prevalenza a portata nulla.
In un secondo esempio indipendente, con alimentazione da vasca atmosferica alla quota di riferimento, un prelievo di 30 l/min equivale a 1,8 m³/h. Se il terminale è 12 metri più alto, richiede 2 bar nella condizione considerata e le perdite complessive sono assunte pari a 5 metri, occorrono circa 12 + 20,39 + 5 = 37,4 metri di prevalenza. La coppia da cercare è dunque 1,8 m³/h a circa 37,4 m, sotto quelle ipotesi, non «37,4 m massimi» separati da «1,8 m³/h massimi».
Con un variatore si controllano le curve alle velocità utilizzabili, il campo ammesso, rendimento e potenza assorbita. Il punto di picco deve essere raggiungibile; le richieste frequenti devono restare in un funzionamento accettabile. Una macchina molto grande che riesce a servire il picco ma lavora male quasi sempre non diventa automaticamente efficiente rallentando.
Il tecnico deve considerare anche disponibilità d’acqua, aspirazione e perdita di adescamento. Se il livello della sorgente scende o la linea prende aria, il comando non ricostruisce l’acqua mancante. Se si alimenta dall’acquedotto, collegamento e protezione della rete vanno concordati nello schema ammesso dal gestore. Il variatore non autorizza di per sé aspirazione diretta o bypass.
Per una stessa pompa centrifuga, sotto le ipotesi di similitudine, ai punti corrispondenti si usano Q proporzionale a n, H proporzionale a n² e potenza proporzionale a n³, dove n è la velocità. Con un rapporto di velocità di 0,8, il cubo vale 0,512. Questo non dimostra che il contatore dell’edificio segnerà il 48,8% in meno: il servizio può non restare identico e il punto reale dipende dall’impianto e dai rendimenti.
La guida tecnica DOE, Europump e Hydraulic Institute richiama proprio il rischio di errori usando direttamente queste relazioni nei sistemi con una quota fissa di prevalenza. È un principio tecnico, non una prescrizione italiana o una previsione valida per ogni booster. Inoltre potenza idraulica, potenza all’albero e assorbimento dalla rete sono grandezze diverse.
Consideriamo un’ulteriore curva ipotetica con prevalenza a portata nulla di 50 m alla velocità di riferimento. Supponiamo che la quota fissa richiesta dall’impianto sia 28 m. A velocità pari alla metà, la relazione quadratica darebbe solo 12,5 m a portata nulla: non basta nemmeno a superare quella quota. Il cubo della velocità sarebbe piccolo, ma il servizio non sarebbe garantito.
La relazione semplificata impone almeno n/n₀ = √(28/50), circa 0,748, per raggiungere 28 m a portata nulla. È soltanto una condizione necessaria teorica, non una velocità minima da impostare: per erogare portata servono perdite aggiuntive e la curva completa; valgono inoltre i limiti del costruttore. È il motivo per cui «rallentare quanto più possibile» non è un criterio di progetto.
La gestione di portate molto basse e utenze chiuse dipende dal modello: rilevamento del flusso, soglia di ripartenza, tempi e funzione di arresto vanno letti insieme. Un numero elevato di partenze senza utilizzo consapevole richiede controllo di perdite e logica del sistema, non la disattivazione automatica degli allarmi. Annotare quando accade e cosa mostra il pannello aiuta l’assistenza senza modificare parametri riservati.
Il vaso non va eliminato perché «c’è l’inverter». Può sostenere il transitorio all’apertura e influenzare le ripartenze; la sua capacità utile non coincide con la taglia nominale. Anche precarica e pressione di riavvio dipendono dallo specifico gruppo. Non trasferire una percentuale o un differenziale fra prodotti diversi e non usare la taratura del vaso per compensare una perdita della rete.
Un controllo di marcia a secco può leggere segnali diversi da un sensore di minimo livello. Prima della consegna bisogna sapere quali eventi fermano la macchina, quali consentono un riavvio automatico e chi interviene se il difetto si ripete. Non ponticellare consensi né forzare la modalità manuale per verificare se «l’acqua torna».
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Richiedi informazioni gratisUn confronto serio registra energia dalla rete, metri cubi erogati, condizioni di pressione e durata. Il solo display istantaneo non descrive il consumo annuale; nemmeno le ore moltiplicate per i kilowatt nominali del motore. Si sommano le energie delle condizioni rappresentative, includendo l’assorbimento a pompa ferma e gli accessori nel confine di misura scelto.
Immaginiamo due soluzioni che, per ipotesi, garantiscano lo stesso servizio durante le stesse fasce di domanda. Le potenze della tabella sono medie dalla rete nella fascia, comprese le eventuali pause dei cicli, non valori di targa né dati rilevati su prodotti. Le portate medie assunte sono 2 m³/h nel picco e 0,45 m³/h nella fascia ridotta; entrambe le soluzioni erogano così 1.740 m³ l’anno. Numeri, ore e anno da 8.760 ore sono scelti soltanto per il calcolo. Su mobile scorri la tabella lateralmente.
| Fascia ipotetica | Ore | Media rete tradizionale / inverter | Energia tradizionale / inverter |
|---|---|---|---|
| Domanda elevata | 600 h | 1,10 / 1,10 kW | 660 / 660 kWh |
| Domanda ridotta | 1.200 h | 0,80 / 0,42 kW | 960 / 504 kWh |
| Fuori dalle fasce di prelievo | 6.960 h | 0,002 / 0,006 kW | 13,92 / 41,76 kWh |
| Totale annuale | 8.760 h | Non una potenza unica | 1.633,92 / 1.205,76 kWh |
Il vantaggio netto vale 428,16 kWh, circa il 26,2% della soluzione tradizionale ipotizzata. I minori consumi della fascia ridotta sono parzialmente compensati dal maggiore standby assunto. Non è un risparmio dichiarato per l’inverter in generale; nasce esclusivamente dai dati inventati della tabella. Se le curve o le misure non sostengono quelle potenze a pari servizio, il confronto non vale.
Dividendo per lo stesso volume si ottengono circa 0,939 e 0,693 kWh/m³. In un confronto reale vanno annotati anche pressione, altezza servita e composizione della domanda: due periodi con uguali metri cubi ma picchi o pressioni differenti non sono equivalenti. Se la pompa resta accesa per una perdita, il dato comprende anche un difetto che sarebbe correggibile senza sostituire il gruppo.
Con un costo variabile dell’energia assunto di 0,30 €/kWh, i 428,16 kWh dell’esempio valgono circa 128,45 euro annui. La cifra non rappresenta una tariffa attuale e non comprende componenti fisse della bolletta non evitate. Se una proposta equivalente con inverter costasse 650 euro in più, anch’essi inventati, il recupero semplice sarebbe 650 ÷ 128,45, circa 5,1 anni.
Dimezzando soltanto le ore delle due fasce di domanda, queste diventano 300 e 600; lo standby sale a 7.860 ore. Con le stesse potenze ipotetiche, il vantaggio netto scende a 196,56 kWh, circa 58,97 euro l’anno alla tariffa assunta: lo stesso sovrapprezzo richiederebbe circa 11 anni. Non è corretto dimezzare semplicemente il vantaggio precedente, perché cambia il peso dello standby.
Il ritorno semplice esclude manutenzione, guasti, interessi e valore del comfort. Va usato come controllo preliminare, non garanzia economica. Confrontare l’intero prezzo di un nuovo impianto con il solo risparmio elettrico può essere fuorviante se la sostituzione era comunque necessaria; confrontare un accessorio senza posa con un gruppo completo lo è altrettanto.
Il retrofit deve essere verificato sul codice del motore e dell’azionamento, non soltanto sulla potenza. Il documento DOE richiama rischi di incompatibilità elettrica e riscaldamento; il progetto deve considerare caratteristiche d’alimentazione, regolazione e funzionamento ammesso. Un dispositivo alimentato in monofase non è necessariamente adatto a qualsiasi motore monofase: ingresso e uscita sono specifiche distinte da controllare nella documentazione.
Un preventivo deve chiarire anche sensore, protezioni, quadro e gestione del riavvio. Collegamenti, scelta dei dispositivi di sicurezza e interventi su motore o condensatore non sono operazioni fai-da-te. Non proporre uno schema generico per eliminare parti esistenti e non presumere che il variatore contenga tutte le protezioni necessarie all’impianto.
L’elettronica e il motore devono operare nell’ambiente e nelle condizioni consentiti. Accessibilità, acqua, condensa e raffreddamento non si risolvono nascondendo il gruppo in un vano stretto. La guida ufficiale Grundfos SCALA2 sottolinea preparazione del sito, documentazione e verifiche sotto diversi carichi; le sue indicazioni restano riferite a quel prodotto, non a qualsiasi involucro con un certo grado IP.
Se la richiesta riguarda rumore, verificare il problema acustico separatamente: la guida sulla pompa autoclave silenziosa e sulle vibrazioni aiuta a distinguere sorgente, aspirazione e trasmissione. Un miglioramento energetico non dimostra da solo il comfort nella stanza adiacente.
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Chiedere all’installatore un verbale con condizioni di prova e parametri consegnati. Una sequenza utile comprende apertura di un’utenza sfavorita, prelievo contemporaneo previsto, richiesta ridotta, chiusura delle utenze e riapertura. Per ogni condizione si annotano pressioni nei punti concordati, portata, risposta del gruppo, eventuali oscillazioni e allarmi. I valori accettabili derivano dal progetto e dagli apparecchi, non da un elenco universale di bar.
Le prove dei controlli e delle condizioni anomale vanno eseguite secondo le procedure consentite, senza far funzionare deliberatamente la pompa a secco. Chiedere cosa succede dopo un’interruzione elettrica, dopo il ripristino dell’acqua e in caso di guasto del sensore. La FAQ DAB riserva le modifiche dei parametri di installazione al personale professionale o all’assistenza: non occorre fornire al lettore combinazioni di tasti per sperimentarle.
Il verbale deve consentire un confronto futuro. Conservare modello, versione del controllo, setpoint, modalità, strumenti e condizioni è più utile di «tutto funzionante». Se viene proposta una funzione di compensazione delle perdite o un sensore remoto, chiedere dove e come è verificata la prestazione e come vengono evitati valori eccessivi nei punti favoriti.
La stessa anomalia può avere cause diverse. La tabella orienta la richiesta di assistenza, non identifica un ricambio. Le osservazioni vanno raccolte senza aprire il quadro o accedere a componenti alimentati. Su mobile scorri lateralmente.
| Sintomo | Dato utile da annotare | Verifica tecnica |
|---|---|---|
| Display stabile, doccia debole al picco | Utenze aperte e punto coinvolto | Perdite, quote e posizione del sensore |
| Setpoint mai raggiunto | Prelievo e condizione della sorgente | Curva, aspirazione e obiettivo impostato |
| Ripartenze senza prelievo | Intervallo e pressione osservata | Perdite, ritegno, vaso e controllo |
| Pressione che oscilla | Condizione e frequenza del fenomeno | Sensore, rete e risposta della regolazione |
| Allarme che ritorna dopo il reset | Codice esatto e momento | Causa, non sequenza ripetuta di riavvii |
| Consumo superiore al previsto | kWh, volume, setpoint e periodo | Profilo, standby, perdite e rendimenti |
Odore di bruciato, scatti delle protezioni, perdite vicino alle parti elettriche o vibrazioni nuove e forti richiedono l’interruzione prudente dell’uso e assistenza qualificata. Un codice del pannello non autorizza a continuare il servizio forzando consensi. Prima di un reset o di una modifica si seguono le istruzioni del modello e si ricostruisce l’evento.
Una proposta confrontabile indica rilievo iniziale, curva e campo della pompa, motore e variatore, sensore, eventuale vaso, protezioni, opere, posa e prove. Deve spiegare il servizio garantito e la base del risparmio stimato. Una percentuale senza ore, portate, pressioni e confine energetico non consente una verifica; la dicitura «pressione costante» senza punto di misura è incompleta.
Il programma di manutenzione segue il manuale e le condizioni d’uso. Si conservano eventi, variazioni dei consumi e interventi; non si cambia regolarmente il setpoint per inseguire ogni sintomo. La decisione finale è concreta: scegliere una pompa capace nel campo richiesto, dimostrare il servizio alle utenze e giustificare il vantaggio sul profilo reale. Comfort ed energia possono migliorare insieme, ma vanno provati entrambi.
Descrivi il lavoro da realizzare: ti aiutiamo a inoltrare la richiesta a imprese edili pertinenti.
Non necessariamente. Può comandare soltanto avvio e arresto; la velocità variabile deve essere una funzione documentata del gruppo e del motore.
No: conta il punto del sensore. Dislivelli e perdite durante i prelievi possono rendere diverse le pressioni alle utenze; vanno provate nelle condizioni richieste.
No. Le relazioni della pompa non sostituiscono il bilancio energetico a pari servizio, con curve, rendimenti, profilo di domanda e standby.
Solo se lo schema e le istruzioni lo prevedono. Il ruolo del vaso e la sua regolazione dipendono dal gruppo; non si elimina come regola generale.
Il confronto richiede compatibilità della macchina esistente, campo idraulico, controlli, stato e costo installato. La sola uguaglianza dei kilowatt non decide il retrofit.
Non necessariamente, ma diminuendo le ore utili può pesare di più lo standby e allungarsi il recupero economico. Servono dati del proprio impianto, non il risultato di un caso diverso.
Non da solo. Bisogna leggere il significato e le condizioni del modello: anche alimentazione, aspirazione, impostazioni o misura possono richiedere verifica tecnica.
Fonti primarie consultate il 4 ottobre 2026. Il documento DOE–Europump–Hydraulic Institute è tecnico storico, non normativa italiana vigente: usato per i limiti della regolazione e del confronto energetico. Il manuale DAB è stato letto nelle sezioni italiane pertinenti e va abbinato alla versione del prodotto; le indicazioni Grundfos riguardano SCALA2. Nessun valore di fabbrica, periodicità o protezione elettrica è trasferito qui come regola universale.
Gli esempi idraulici, energetici ed economici sono elaborazioni editoriali ipotetiche, non misure o offerte commerciali. Le curve reali, il progetto e il collaudo restano necessari per selezionare e accettare il sistema.
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