Testo Unico Edilizia: La guida completa

Testo Unico Edilizia

Il nuovo Testo Unico dell’Edilizia, la cui bozza completa è prevista entro la metà di luglio, nasce con l’obiettivo di riorganizzare in maniera efficace il corpus normativo fino ad ora presente nel settore delle costruzioni.

Si tratta di un testo più snello ed al passo con i tempi, atto a favorire concretamente la ripresa e lo sviluppo sia delle attività che dei centri urbani.

La bozza dell’intero provvedimento consente già di comprendere come i 130 articoli previsti andranno a definire la prossima realtà edile.
Questi saranno suddivisi in quattro Titoli:

  • Titolo I – Contenuti e disposizioni generali
  • Titolo II – Disciplina dell’attività edilizia
  • Titolo III – Resistenza e stabilità delle costruzioni.
  • Titolo IV – Sostenibilità delle costruzioni

Le disposizioni che stanno venendo definite riguardano tematiche di grande importanza per ciò che sarà lo sviluppo del Paese nei prossimi anni.

Si tratta dunque di snellire le procedure, grazie ad esempio alla riduzione del numero dei titoli abilitativi, ma anche all’agevolazione dei processi di demolizione e di ricostruzione.

Un altro fattore importante sarà poi l’eliminazione della procedura riguardante l‘autorizzazione sismica preventiva.

Con lo scopo di aumentare la conoscenza del patrimonio edilizio e ridurre il rischio sismico, verrà istituito il concetto di classe di rischio di una costruzione, specie in zone particolarmente poco sicure.

Allo stesso tempo, le procedure per la realizzazione di opere di interesse statale saranno disciplinate in maniera più chiara e verrà istituita una nuova versione del Fascicolo del fabbricato.

Massima attenzione sarà poi rivolta alla sostenibilità, attraverso l’uso di materiali eco-sostenibili o di riciclo, in unione alla demolizione selettiva.

Una certificazione di sostenibilità degli immobili farà da garanzia per il raggiungimento di questo scopo.

In cosa consiste la nuova norma

Il nuovo Testo Unico dell’Edilizia, sul quale futuro nome ufficiale sono sorte varie ipotesi, offre numerose novità al suo interno.

Si tratta di un lavoro ambizioso, ma decisamente importante per un cambiamento efficace, ma soprattutto in linea con realtà più innovative.

Non si parla dunque di una semplice revisione al DPR 380/2001 , ma di una nuova legge pensata per riorganizzare tutto il settore delle costruzioni.

Alla luce di ciò, si avrebbe a che fare con l’abbandono di altre leggi fino ad ora in uso, come la 1086/71 e la 64/74 .

Il termine dei lavori è previsto orientativamente entro la prima metà di luglio, secondo le affermazioni dell’ Ing. Lucchese, coordinatore del Tavolo Tecnico istituzionale che si sta occupando proprio del Testo in questione.

Tra le innovazioni, come precedentemente citato, si annovera l’approccio probabilistico alle Classi di rischio. Tale aspetto non si collega più strettamente a termini di sicurezza, quanto piuttosto di ”affidabilità” stabilita in base ad un livello di rischio accettato.

Coloro che si occupano di realizzazione di opere e lavori vedranno una ridefinizione e qualificazione, così come saranno ridefinite in maniera chiara le procedure riguardanti opere di interesse statale.

Il certificato d’idoneità statica diventerà lo strumento utilizzato per la regolarizzazione delle costruzioni ad oggi difformi. Questo concetto non deve essere però inteso come una sorta di condono generalizzato.

La sostenibilità delle costruzioni acquisirà inoltre notevole valore e verrà sempre più favorita.

Le semplificazioni in materia edilizia

Come già ampiamente affermato, il nuovo Testo Unico dell’Edilizia ha il preciso obiettivo di rendere gli interventi in questo campo notevolmente più rapidi e senza insormontabili complicazioni.

Le proposte punteranno quindi sia a realizzare subito le opere legittimamente fattibili, che ad incentivare la rigenerazione urbana.

Alla luce di ciò, i punti essenziali riguarderanno:

  • Le demolizioni e le ricostruzioni.
    Tali interventi, nel caso in cui riguardanti un piano di rigenerazione urbana, non necessiteranno più di aderire al vincolo del rispetto della sagoma, nè dell’area di sedime relativi all’edificio preesistente.
  • La modifica dei prospetti.
    Tale operazione verrà eseguita in maniera più rapida e semplice, andando a considerare questi aspetti come opere di manutenzione straordinaria, se necessari a garantire accessibilità o agibilità alle unità immobiliari.
  • Una nuova classificazione delle strutture leggere.
    Si parla di attività classificate nell’ambito dell’edilizia libera, da rimuovere al termine del loro uso stagionale.
  • La richiesta di proroga dei titoli edilizi.
    Tra le modifiche diventerà possibile anche chiedere una proroga riguardante la validità dei titoli edilizi entro i termini per l’inizio o la fine dei lavori. Questo vuol dire, rispettivamente, di un anno e tre anni dal rilascio dei titolo.
  • La semplificazione della conferenza dei servizi.
    Tale fattore porta all’acquisizione degli atti di assenso, delle altre amministrazioni, per la realizzazione dell’intervento.
    Si pone così l’obiettivo di standardizzare e rendere più rapide le tempistiche di svolgimento delle procedure edilizie.

Riduzione dei titoli abilitativi

Un ulteriore scopo del Testo Unico dell’Edilizia è quello della limitazione dei titoli abilitativi ad un massimo di due.

Il DPR 380/2001 aveva già visto nel 2016 la loro riduzione, con la scomparsa di DIA (Denuncia di Inizio Attività), Super DIA (nata con lo scopo di velocizzare l’iter burocratico alla luce di determinati requisiti) e CIL (Comunicazione di Inizio Lavori).
I titoli abilitativi erano rimasti però ben quattro: PdC (Permesso di Costruire), SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività), super SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività alternativa al permesso di costruire), CILA (Comunicazione Inizio Lavori Asseverata).
A tutto ciò si accompagna anche l’edilizia libera, cioè priva della necessità di avere alcun titolo.

Con le innovazioni in arrivo, il Permesso di costruzione dovrebbe essere richiesto esclusivamente nel caso in cui i lavori o le opere includano l’utilizzo di suolo non edificato, oppure modifiche significative all’assetto urbanistico. Per tutti gli altri casi dovrebbe essere sufficiente la SCIA.

A tal proposito, è prevista una rivisitazione per la definizione degli interventi edilizi. Questi saranno infatti riaggregati per ciò che riguarda gli interventi volti a modificare permanentemente il suolo inedificato. Si parla dunque sostanzialmente di nuove costruzioni ed adeguamento o trasformazione di strutture già esistenti.
Addizione volumetrica e sostituzione edilizia saranno quindi termini con i quali avere sempre più a che fare.

Alla luce di quanto esposto, è possibile affermare che lo SCIA 2 si vada ad armonizzare con le novità in atto.




Nuovo fascicolo digitale delle contribuzioni

Il termine Fascicolo digitale delle costruzioni sarà utilizzato per andare a sostituire il Fascicolo del fabbricato utilizzato fino ad ora.

Tale documento tecnico contiene le informazioni relative allo stato di sicurezza e di agibilità dell’immobile, ponendo attenzione alla stabilità, all’impiantistica ed alla manutenzione.

Tutto questo con lo scopo di ottenere un quadro conoscitivo completo dello stato di fatto dell’edificio e dei suoi precedenti interventi.

In tal modo si può andare a verificare la legittimità edilizia-urbanistica, chiarendo lo stato di conservazione e dando informazioni utili per quanto riguarda anche la programmazione di attività di manutenzione.

Il Fascicolo digitale delle contribuzioni non potrà ovviamente diventare obbligatorio subito dopo l’uscita del Testo Unico dell’Edilizia per tutte le costruzioni esistenti.

Per questo motivo, la proposta prevede la sua redazione all’atto di una nuova costruzione, pubblica o privata che sia. Allo stesso modo, un intervento su un edificio già esistente richiederà una redazione o un aggiornamento del Fascicolo.

La modalità di archiviazione, i soggetti incaricati a redigere il documento ed il formato stesso saranno definiti a seguito di un’intesa tra Autonomie locali, Regioni e Governo.
L’obiettivo sarebbe l’adozione di uno schema di Fascicolo digitale delle costruzioni che faccia da base per ogni possibile scenario, al fine di rendere le norme e gli adempimenti più semplici ed uniformi.

L’autorizzazione sismica preventiva

Con buona probabilità, il Testo Unico dell’Edilizia non comprenderà più l’autorizzazione sismica preventiva.
Allo stesso tempo è comunque importante sottolineare che verranno considerate tutte quante le modifiche positive che sono state elaborate nel corso degli anni. Queste dovranno comunque essere aggiornate e perfezionate, per aderire ai principi base della chiarezza e della semplificazione.

L’asseverazione, che attesta la presenza di determinati requisiti, non viene più considerata come una semplice dichiarazione di rispetto delle norme.
Un primo importante passo è senza dubbio il rafforzamento della sussidiarietà dei professionisti: il Testo permetterà di affermare conclusioni tecniche riguardanti il proprio operato in autonomia. Alla luce di ciò, il professionista prende quindi piena responsabilità del suo lavoro e ne risponde personalmente.

Questa soluzione può consentire in tal modo di far fronte a situazioni già esistenti e molto confuse, con uno snellimento nell’iter fino ad ora necessario per quanto riguarda ad esempio il reperimento della documentazione di edifici datati.

L’asseverazione acquista così rilievo ed importanza.

A coloro che operano in ambito edilizio non sarà più chiesto dunque solo se hanno aderito genericamente o meno a determinate norme, ma vengono insigniti della responsabilità del proprio lavoro. Tutto ciò comporta un aumento della qualità della prestazione stessa ed un necessario incremento di attenzione alla qualità ed alla sicurezza del proprio operato.

L’obiettivo della rigenerazione urbana e la sostenibilità delle costruzioni

Un fattore decisamente in primo piano nel Testo Unico dell’Edilizia è la facilitazione di tutti quanti gli interventi orientati alla rigenerazione urbana, con particolare attenzione ai temi di demolizione e ricostruzione.

La certificazione di sostenibilità degli immobili difficilmente potrà essere obbligatoria fin dal primo momento per quanto riguarda gli edifici già in esistenza, ma potrà ovviamente essere richiesta per le nuove costruzioni.
L’ottica è orientata verso l’istituzione di forme di premialità, che seguano anche la nuova ottica su altri aspetti come ad esempio la vulnerabilità sismica.

Grande importanza viene data all’impiego di materiali eco-sostenibili, così come al riciclo ed alla demolizione selettiva.
Lo scopo è quello di un’armonizzazione dell’edilizia con l’ambiente, nel rispetto di questo, attraverso tutte le tecniche che sono a disposizione.
Comfort abitativo, basso impatto ambientale ed efficienza energetica, collegata anche alla riduzione dei consumi, sono senza dubbio i punti di forza di un’ottica più moderna e consapevole per quanto riguarda il mondo edile.

Numerosi Paesi hanno sviluppato un protocollo ben preciso, cosa che invece in questo caso non risponderebbe alle precise esigenze della situazione.
Una forma più equilibrata sembrerebbe essere la risposta più idonea: nessuna imposizione di un solo ed unico modus operandi, ma allo stesso tempo neanche l’adozione di una soluzione qualsiasi offerta a livello internazionale.
Protocolli riconosciuti e validati in base a criteri generali condivisi sarebbero dunque la scena ideale portata avanti dal provvedimento.

Il Testo Unico dell’Edilizia, a cura del Tavolo tecnico istituito appositamente presso il Consiglio Superiore dei lavori pubblici ed in procinto di essere ufficializzato, rappresenta così un vero cambiamento di prospettiva e potrebbe realmente offrire al Paese un buon punto di partenza per una ripresa necessaria.
Senza ombra di dubbio si tratta di un obiettivo complesso ed ambizioso, che va verso un sostanzioso rinnovamento al DPR 380/2001 ormai non più pienamente adattabile alle esigenze dei giorni nostri.



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