Protocollo sicurezza: costi elevati e problematiche nei cantieri

protocollo sicurezza cantieri

La ripresa delle attività in edilizia era sicuramente necessaria, dopo il lockdown dovuto all’emergenza Covid-19. Per ridurre però i contagi al minimo, il Governo, i sindacati e le associazioni hanno sottoscritto il Protocollo di regolamentazione per il contenimento della diffusione del virus .

Non si poteva ripartire senza l’imposizione di regole decise a tutela della sicurezza dei lavoratori, questo è chiaro per tutti. Il problema però, è che da tale Protocollo è nata una grande confusione generale su come gestire la riapertura dei cantieri. E anche un’inevitabile innalzamento dei costi di gestione.

Federcoordinatori: troppi costi da affrontare per le aziende

A parlare della situazione in un’intervista rilasciata a PuntoSicuro.it è Fabrizio Lovato, Presidente di Federcoordinatori. Qui si parla delle problematiche nascenti per via del Protocollo da adottare nei cantieri. Secondo Lovato, i problemi nella nuova riapertura riguardano sostanzialmente due fattori: i soldi e la responsabilità.

Per esempio, egli pone alla luce i troppi costi e oneri richiesti ai committenti, che si aggiungono ai già corposi costi necessari per la realizzazione di un’opera. Egli pone il problema soprattutto nei cantieri già  avviati prima dell’emergenza, poi sospesi, e che ora devono riaprire.

Con la sottoscrizione delle nuove norme per la sicurezza, ad oggi è necessario che tutto il rapporto contrattuale dapprima stipulato sia rivisto e modificato integralmente. Ovviamente gli oneri a questo punto sono raddoppiati, e molti committenti potrebbero non riuscire a far fronte alle spese richieste. Questo porta ad una sola conseguenza: la chiusura dei cantieri.

Necessario responsabilizzare i lavoratori

Un altro esempio che Lovato cita è quello della misurazione della temperatura per tutti gli operai prima dell’accesso in cantiere. Egli crede che anche questa sia una spesa troppo onerosa per le aziende, che si potrebbe evitare semplicemente responsabilizzando i lavoratori.

Egli afferma: “qual è il significato di misurare la temperatura all’ingresso del posto di lavoro? il lavoratore va responsabilizzato, la temperatura deve misurarsela a casa, prima di uscire. Quando arriva al cancello e magari fa la coda con altri colleghi, è tardi. Per questa “importantissima misura”, impegniamo le aziende nel mettere a disposizione, del personale preparato per la misurazione della temperatura, oppure dei costosi Termo scanner con portale “multi rilevazione” dal costo di 5-15 mila euro, ma sono proprio necessari? La mia proposta: responsabilizzazione dei lavoratori e controlli a campione, e se a qualcuno verrà rilevata una temperatura superiore a quella fissata, l’azienda isola il lavoratore ed avvisa direttamente le autorità sanitarie.




Uretek